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MELANIA, PARLA L'AMANTE DEL MARITO: "È INNOCENTE". E L'AMICO RITRATTA
ASCOLI PICENO - Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, dormì a casa dell'amico Raffaele Paciolla nella notte fra il 20 e il 21 aprile, e non il 18, giorno in cui Melania è scomparsa, per essere poi ritrovata cadavere il 20. Lo ha detto ai cronisti l'avv. Tommaso Pietropaolo, amico di Paciolla, per smentire le ricostruzioni secondo cui Parolisi avrebbe trascorso la notte della sparizione della moglie in casa dell'amico agente di custodia, allontanandosi poi all'alba del giorno successivo. Questa mattina Paciolla, al quale Salvatore telefonò subito il 18 pomeriggio, perchè lo raggiungesse e Colle San Marco e lo aiutasse nelle ricerche di Melania, è tornato a palazzo di giustizia ad Ascoli Piceno. All'arrivo dell'agente, la pattuglia di giornalisti e cameraman che da giorni staziona fuori dal tribunale a caccia di notizie si è lanciata in una rincorsa al testimone: attimi concitati, in cui è stata bloccata pure un'autocorriera. Paciolla se ne è poi andato, senza parlare con i cronisti.
L'AMANTE: SALVATORE E' INNOCENTE Dopo l’uccisione di Melania Rea sono emerse, anche pubblicamente, tutte le amanti del marito, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi. Per una in particolare, Ludovica Perrone, aveva un apposito cellulare. E mentre l’amante sognava e credeva nel grande amore, lui probabilmente raccontava le sue storielle ai colleghi tra una flessione e l’altra. Ma per essere additato come assassino, le relazioni extraconiugali non sono sufficienti. E anche la famiglia della giovane mamma uccisa a coltellate crede nella sua innocenza. «Credevo nell'amore, ho ferite che non guariscono, non merito di essere sbattuta sui giornali», dice la soldatessa 27enne che svolge il suo servizio a Lecce. Qualcuno dei suoi commilitoni si lascia sfuggire un commento sulla Perrone: «una ragazza precisa, disciplinata, mai eccessiva nelle relazioni». «Non so più chi sia Salvatore, ma sono ancora convinta che non sia un assassino», dice lei di Parolisi, che racconta di lei come «un flirt finito da un pezzo». E lei ripete a se stessa «ce la farò, ne uscirò». È arrivata a Lecce a febbraio, per un corso di addestramento sui Puma, i blindati leggeri; si allena a diventare capocarrista, andrà via a fine maggio, «nel suo futuro ci sono missioni all'estero», dicono. Il giorno del delitto era in caserma a Lecce, tra superiori e commilitoni, a centinaia di chilometri dal maledetto bosco dov'è morta Melania. Altrimenti tutti avrebbero sospettato di lei. «Ero innamorata, ora ho il dubbio che mi abbia preso in giro», dice la Perrone, che non si è mai sentita «l'amante di Salvatore», supportata dalle parole di lui: «voglio te, solo te, lascerò Melania e vivremo insieme», dette tra alberghi e la Renoult che ospitava il loro amore clandestino «pure in certi giorni», ha fatto mettere a verbale lei, per spiegare le macchioline di sangue che le appartengono e che il Ris ha trovato sul sedile del passeggero. L'ultima volta si sono incontrati a San Benedetto del Tronto nell’ennesima pensione. Si sono sentiti ancora la sera prima che Melania morisse e forse una traccia su quel cellulare segreto può avere scatenato un'ultima terribile lite tra marito e moglie. Anche il 1° maggio lei lo ha chiamato e lui le ha intimato: «Non chiamarmi più sul cellulare!». «Per ogni corso c'erano trecento ragazze e per lui almeno tre o quattro storielle», si lascia scappare un’investigatore.
LE COLTELLATE DOPO LA MORTE - Ventitré sono state le coltellate per uccidere Melania Rea. Ma un’altra decina di coltellate sono arrivate dopo la morte. Ce ne sono alcune, come dimostrano i diversi tempi di coagulazione del sangue, che sono state provocate successivamente: una messinscena per depistare, a cominciare dalla svastica incisa nella coscia, da alcuni tagli sulle braccia e dalla siringa conficcata nel seno sinistro. Il killer sarebbe quindi tornato nel bosco delle Casermette, a distanza di qualche ora. Quel boschetto è poco frequentato di giorno: di notte non ci passa nessuno. Gli inquirenti stanno controllando gli spostamenti di numerose persone, tra cui Parolisi.La sera del 18 aprile, il caporal maggiore, dopo aver partecipato fino a notte fonda alle ricerche di Melania, non ha dormito a casa sua, ma dall'amico Raffaele. Quest'ultimo ha poi raccontato di essersi svegliato la mattina, «ma Salvatore non c'era più, è uscito molto presto». Parolisi ha trascorso gran parte del 19 aprile nella caserma di Ascoli, dove lavora. Un comportamento che ha suscitato più di un interrogativo. È emerso anche che in quei drammatici giorni Salvatore e la sua amante si sono sentiti ripetutamente. Sia prima che dopo la scomparsa di Melania.
L'AUDIZIONE DI PAROLISI Potrebbe essere questione di ore l’audizione di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’esercito di stanza ad Ascoli marito di Melania Rea. Sarà riascoltato per chiarire incongruenze e punti oscuri della sua ricostruzione dei fatti. Fino ad oggi Parolisi non ha preso contatto con gli investigatori, ma ha fatto sapere di essere pronto a dare risposte e «a fare domande». Non si sa se il militare si presenterà con un avvocato. Tecnicamente non è indagato. Gli ultimi accertamenti hanno messo in luce tutta una serie di sue mancate verità. Il caporal maggiore aveva due cellulari, uno dedicato all’amante Ludovica P. di Sabaudia, dove si stava per trasferire. Tra lui e la soldatessa il legame era forte e quotidiano, tant’è che si sono sentiti la sera prima dell’omicidio di Melania e ancora il primo maggio quando le avrebbe chiesto di non parlare al cellulare ma di chiamarlo da una cabina telefonica. Un comportamento insolito, ma comprensibile se si pensa che sapeva di essere al centro delle indagini. Gli inquirenti hanno poi accertato che Melania sapeva della relazione e aveva anche parlato due volte con la rivale. «Essere un adultero, non significa essere un assassino, ma deve chiarire», spiegano i carabinieri. Per i parenti di Melania, Salvatore ha già chiarito. Lo ritengono innocente. Così ieri il fratello di Melania, Michele: «Mio cognato, tra le altre possibili destinazioni, aveva indicato Napoli e Avellino. Non solo Sabaudia. Inoltre, Melania era tranquilla, non ossessionata dall’idea del tradimento, e d’altra parte era una ragazza che non si teneva niente. Non voleva lasciare Salvatore». Se alla fine, però, il marito risultasse estraneo, l’inchiesta dovrebbe ripartire da zero? Il dubbio c’è.
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