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DIGITAL FREESAT FORUM / Other Countries & Languages / Libia: via all'attacco! Moderat de grass
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Mesaj Pagini:  1 2
#26
unczlebobee
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LIBIA IN FIAMME, PARALISI NATO:
I 28 DIVISI SUL COMANDO
"RAID SU BUNKER DI GHEDDAFI"


    
          TRIPOLI - Nessun accordo alla Nato sul ruolo dell'Alleanza all'interno della coalizione internazionale in Libia: l'ennesima riunione fiume tra i 28 ambasciatori si è conclusa in tarda serata «senza nessuna novità», ha indicato una fonte diplomatica, dando conto dell'ennesimo fallimento. Il Consiglio atlantico tornerà a riunirsi domani. Il compromesso che sembrava a portata di mano, su un ruolo di primo piano per la Nato nella condotta delle operazioni militari in Libia per imporre una no fly-zone, senza l'assunzione della guida della coalizione, si è rivelato insufficiente per chiudere oggi quella «quadratura del cerchio» che il capo dell'Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, sta cercando senza sosta da giovedì.

ALTA POSTA IN GIOCO L'ex premier danese, politico navigato, è ben consapevole della posta in gioco: sulla crisi libica, l'Alleanza sta mettendo a rischio la sua stessa ragione di esistere. Rasmussen ha incassato il superamento delle divergenze con la Turchia, che da oggi partecipa alla missione per l'embargo delle armi con cinque navi e un sottomarino, ma è stato costretto a fare i conti con le resistenze della Francia, che resta contraria ad un 'ombrellò della Nato, per la quale ipotizza solo un ruolo «tecnico». Parigi - che ha lanciato sabato il primo colpo contro Tripoli - chiede che il ruolo politico sia affidato a una sorta di «cabina di regia» tra i ministri degli esteri dei paesi della coalizione. Il ministro degli esteri Alain Juppè ha parlato di «pilotaggio politico» e ha convocato la prima riunione del gruppo di contatto dei paesi coinvolti per martedì prossimo a Londra. Secondo Juppè, la Nato interverrà in Libia come «strumento di pianificazione e di condotta operativa» nell'applicazione di una no-fly zone aerea. L'Italia anche oggi ha invece alzato la voce per pretendere un comando unificato sotto scudo Nato. Per il momento, Roma si deve accontentare di un risultato importante, ma parziale: a dirigere la componente marittima della missione Nato per il rispetto dell'embargo delle armi sarà il contrammiraglio italiano Rinaldo Veri, responsabile del comando navale della Nato a Napoli per il Mediterraneo. La Germania ha confermato che non parteciperà a nessuna operazione militare in Libia e ha affermato che anziché investire mezzi e risorse in un nuovo teatro di crisi, dagli esiti incerti, l'Alleanza dovrebbe aumentare l'impegno in Afghanistan. Da ieri le navi tedesche che pattugliano nel Mediterraneo sono state tolte dal comando Nato e riportate sotto quello nazionale.

RAID DELLA COALIZIONE VICINO TRIPOLI La coalizione internazionale ha attaccato installazioni civili e militari a Jafar, a sud ovest di Tripoli. Lo ha riferito la tv di Stato. «Installazioni militari e civili sono state attaccate dai crociati colonialisti», ha affermato la televisione, citando una fonte militare libica. I raid aerei della coalizione internazionale sulla Libia hanno provocato un «numero importante» di vittime nella periferia orientale di Tripoli, secondo quanto afferma l'agenzia ufficiale libica Jana. «I bombardamenti degli aggressori colonialisti crociati nella zona di Tajura a Tripoli - scrive la Jana - hanno preso a bersaglio un quartiere residenziale facendo un numero importante di morti fra i civili». La Jana dice che un «terzo bombardamento» ha preso di mira i soccorritori che stavano lavorando per estrarre i morti e i feriti dalle macerie. La tv panaraba Al Arabiya ha anche detto che che il compound di Muammar Gheddafi colpito stasera in un raid aereo della coalizione si trova nella città assediata di Ajdabiya, e non a Tripoli.


 
   
#27
unczlebobee
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LIBIA, RAIS PRENDE MISURATA:
MIGLIAIA STRANIERI BLOCCATI.
"COLPITA BASE DI GHEDDAFI"



    
          TRIPOLI - I caccia dell'aviazione francese hanno colpito la notte scorsa una «base» militare del regime libico di Muammar Gheddafi: lo ha detto lo Stato maggiore di Parigi. In particolare, l'aviazione francese ha condotto nella notte tra ieri e oggi un attacco contro una «base aerea» della Libia «250 chilometri a sud delle coste», ha annunciato lo Stato maggiore dell'esercito francese nel corso di una conferenza stampa a Parigi. Il raid è stato condotto con missili Scalp lanciati da pattuglie aeree composte da Rafale e Mirage 2000-D, ha precisato il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello Stato maggiore, senza precisare l'esatta localizzazione della base. L'ufficiale ha semplicemente aggiunto che l'attacco ha colpito un obiettivo ad ovest della zona nella quale i caccia francesi hanno concentrato l'essenziale dei loro sforzi dall'inizio delle operazioni, sabato scorso, in particolare, i dintorni di Bengasi. Burkhard non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui danni causati dall'attacco.

GHEDDAFI PRENDE MISURATA Le forze di Gheddafi hanno preso il porto di Misurata dopo duri scontri, sequestrandolo e impedendo ai lavoratori stranieri di uscire. La notizia è stata data alle agenzie internazionali dagli abitandi della città costiera libica, che hanno specificato che migliaia di lavoratori stranieri sono bloccati nello scalo.
18 cadaveri carbonizzati sono stati mostrati dagli ufficiali libici ai giornalisti, in un ospedale di Tripoli. I militari pro Gheddafi hanno presentato i cadaveri definendoli militari e civili vittime dei bombardamenti della coalizione. Già ieri sera l'agenzia ufficiale libica Jana aveva parlato di un «numero importante» di vittime nella periferia di Tripoli, a Tajura, a causa dei raid aerei della coalizione internazionale comandata da Usa, Francia e Gran Bretagna.
Intanto il capo della diplomazia francese Alain Juppé ha annunciato che la stessa coalizione «continuerà i raid aerei» su bersagli militari in Libia. «Colpiremo i mezzi militari e nient'altro», ha detto il ministro degli Esteri a radio RTL. «I raid continueranno il tempo necessario», ha aggiunto sottolineando che l'inizio delle operazioni lo scorso sabato è «stato un successo». «L'obiettivo è di proteggere la popolazione civile», ha ricordato Juppè. Interrogato sui tiri della coalizione che avrebbero colpito i civili, Juppè, citando i militari, ha risposto: «è esattamente il contrario».

NATO, ANCORA DISCUSSIONI SU COMANDO I partner della Nato non sono ancora riusciti a trovare un accordo sulle modalità e il ruolo dell'Alleanza nelle operazioni militari internazionali in Libia. Gli ambasciatori dei 28 paesi membri sono riuniti anche oggi con il capo della Nato Anders Fogh Rasmussen, per cercare di trovare un compromesso tra la Francia, che si oppone ad una leadership politica della Nato, e paesi come l'Italia che chiedono invece di fare passare il comando delle operazioni sotto l'ombrello dell'Alleanza Atlantica. I negoziati sembravano ieri ad un passo dalle conclusioni, dopo l'accordo politico tra Usa, Francia e Gran Bretagna sul «ruolo chiave» dell'organizzazione atlantica, ma le divergenze sul comando e il carattere della missione si sono imposte fino alla fine. «Ed ora i tempi rischiano di allungarsi», rilevano fonti dell'Alleanza. La coalizione dei volenterosi da parte sua accelera verso la creazione di una sorta di «cabina di regia» politica, proposta dalla Francia, tra tutti i ministri degli esteri dei paesi partecipanti, che sono stati convocati per martedì prossimo a Londra.

MERKEL: EMBARGO PETROLIFERO COMPLETO La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto un «embargo petrolifero completo» contro la Libia, oltre ad «ampie restrizioni al commercio» del paese. «Spero che alla fine troveremo una posizione comune su questo punto», ha detto la Merkel durante un intervento al Bundestag riferendosi al consiglio europeo di Bruxelles. Alla vigilia del summit di Bruxelles, la Merkel ha difeso ancora una volta la decisione della Germania di astenersi sul voto sulla Libia al Consiglio di sicurezza dell'Onu, spiegando che il governo ha fatto questa scelta poichè aveva «dubbi sull'attuazione militare della risoluzione». Tuttavia, ha sottolineato la Merkel, «il governo federale appoggia senza riserve l'obiettivo che è stato approvato con questa risoluzione» e si augura un rapido e «durevole successo» dell'operazione.

NAPOLITANO: SIAMO PIENAMENTE NELL'ONU «Io penso che nel Parlamento ieri si è espressa, pur nella diversità di posizioni, una convergenza fondamentale, molto significativa e importante». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lasciando il sacrario delle Fosse Ardeatine. «È una convergenza fondamentale che esprime - ha aggiunto Napolitano - comprensione della necessità che un paese come il nostro non restasse indifferente di fronte alla repressione di un moto di libertà e di giustizia sociale scoppiato anche in Libia dopo essere esploso in Tunisia e in Egitto». «Stiamo pienamente dentro la Carta delle Nazioni Unite», ha aggiunto Napolitano.

LA RUSSA: TORNADO? MAI SPARATO I caccia Tornado Ecr italiani hanno compiuto in Libia 10 missioni e 32 sortite, senza che fosse necessario neutralizzare radar nemici con i missili di bordo. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel suo intervento alla Camera.
«Fino ad ora - ha spiegato La Russa - sono stati resi disponibili alla coalizione 4 velivoli Tornado ECR impiegabili contro i radar della difesa aerea e 4 velivoli F16 impiegabili nelle operazioni di scorta in volo e di difesa aerea. Questi aerei, a partire da domenica scorsa hanno portato a termine complessivamente 10 missioni e 32 sortite, nel corso delle quali non sono state rilevate emissioni di radar della difesa aerea libica per cui non è stato necessario l'intervento attivo dei sistemi d'arma di bordo». «Tra gli assetti messi a disposizione della coalizione - ha proseguito il ministro - non figurano i Tornado nella tradizionale configurazione di attacco. Questa nostra scelta è avvenuta con la piena concordanza della coalizione, senza alcun contrasto, quindi non sono stati assegnati Tornado predisposti per missioni diverse da quelle specifiche di contrasto dei sistemi di difesa aerea, in particolare dei sistemi radar a questi asserviti». Gli aerei attualmente impiegati, «i Tornado ECR, sono i primi ad arrivare in zona di operazione e gli ultimi a lasciarla - ha spiegato La Russa - perchè sono quelli che rendono possibile l'impiego degli altri mezzi aerei, senza che questi ultimi corrano il pericolo di essere abbattuti dalla contraerea cui sono appunto asserviti i radar, che i nostri Tornado possono oscurare con un disturbo di tipo elettromagnetico generato dalle apparecchiature installate sull'aereo, ovvero distruggere con un missile di precisione che non ha normalmente effetti collaterali, ma che si aggancia sull'emissione del radar e su di essa si dirige, anche ove questa venisse nel frattempo spenta, perchè immediatamente memorizzata».
Oltre ai 4 Tornado Ecr e ai 4 caccia F-16, già messi a disposizione dall'Italia per le operazioni in Libia, «potranno essere disponibili nei prossimi giorni per le operazioni a guida Nato», un gruppo navale e altri velivoli che attualmente «stanno operando sotto comando nazionale». La Russa ha detto che il gruppo navale, che si occupa attualmente della «sorveglianza marittima e del concorso alla difesa nazionale», è quello «guidato dalla portaerei Garibaldi e composto dall'incrociatore Doria, dalla fregata Euro e dal pattugliatore Spica». Riguardo ai velivoli, si tratta di «unità della Difesa aerea», quali «intercettori Eurofighter e F-16 rischierati negli aeroporti di Trapani e Gioia del Colle, cui si aggiungono 2 Tornado e un C-130 per il rifornimento in volo». La Russa, il quale ha ribadito che «quattro caccia sono pronti ad intervenire in soli 15 minuti per la copertura dello spazio aereo italiano», ha quindi sottolineato che «questo apporto concreto fatto di aerei, navi, basi, strutture, conferisce un ruolo di grande rilievo alla partecipazione dell'Italia alla Coalizione».

LA RUSSA ALLA CAMERA: "ONOREVOLI SENATORI..." Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in apertura del suo intervento alla Camera sulla Libia ha annunciato che non si sarebbe discostato da quello fatto ieri in Senato. Ed ha cominciato: «Onorevoli senatori...». Poi si è subito corretto. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha commentato: «E non si discosta». Nell'Aula qualche brusio divertito. La Russa ha poi proseguito con le sue comunicazioni, che ricalcano appunto quelle fatte ieri a Palazzo Madama.

AMM.VERI: NATO ATTUERA' EMBARGO «La Nato attuerà un embargo severo nel Mediterraneo fino all'abbordaggio delle navi sospette». Lo ha detto il comandante navale della Nato nel Mediterraneo, ammiraglio Rinaldo Veri, incontrando i giornalisti nella base di Bagnoli. «Sono fiducioso che avremo nei prossimi giorni le forze navali sufficienti per l'attuazione completa dell'embargo». L'ammiraglio italiano Rinaldo Veri, responsabile di «Allied Maritime commander Naples», che guiderà le operazioni di embargo alla Libia, avrà sotto di sè tre comandi: quello delle navi di superficie, quello dei sottomarini, e quello degli aerei da pattugliamento. L'embargo alla Libia - ha detto l'ammiraglio Rinaldo Veri in una conferenza stampa - è cominciato ieri alle 18 e, al momento, non risulta nessuna violazione. L'operazione Nato, denominata in codice «Operation Unified protector», conta per il momento sulla presenza di unità di sei Paesi: Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Grecia, Turchia e Canada, ma nei prossimi giorni si aggiungeranno unità di altri Paesi, ha detto Veri. L'obiettivo dell'embargo è l'intercettazione di armi e mercenari diretti sulle coste libiche.

PORTAVOCE NATO: COMANDO E' GARANZIA «Affidare le operazioni ai comandi dell'Alleanza atlantica è una garanzia di serietà, perchè il suo staff tiene conto delle sensibilità di tutti e 28 i Paesi membri ed è addestrato a lavorare insieme». Lo afferma il colonnello Massimo Panizzi, portavoce del Comando Militare della Nato, in un'intervista all'Unità. Secondo il colonnello, coinvolgere la Nato nel comando significa anche «condividere i costi delle operazioni», oltre a facilitare il coordinamento e «non lasciare spazio all'improvvisazione». Per ora, fa sapere Panizzi, la Nato ha avviato l'operazione sull'embargo delle armi, denominata 'Unfied Pretector' e l'Italia vi contribuisce con «assetti navali». Il comando dell'operazione è presso la sede Nato di Bagnoli, a Napoli. «L'operazione comporta il controllo e l'ispezione di quelle imbarcazioni - afferma - sospettate di contenere armamenti, mercenari armati o materiale bellico». Quanto alla no fly zone «i piani sono stati predisposti ma non ancora attivati - aggiunge - perchè le discussioni nel Consiglio Atlantico sono in corso».

BERLUSCONI: GHEDDAFI SI FERMI, POI MEDIAZIONE Gheddafi ordini il cessate il fuoco e poi si aprirà una fase di mediazione. È il messaggio del premier Silvio Berlusconi, in un colloquio con il Corriere della Sera, nel quale il presidente del Consiglio afferma: «siamo tutti tesi a chiedere a Gheddafi un vero cessate il fuoco, la fine delle ostilità da parte del Colonnello è la condizione sine qua non per ogni mediazione. Dopo si potrà aprire la fase della diplomazia». In questo momento, secondo il premier, «nessuno può dire qualcosa di certo sugli esiti e sulla durata della missione - aggiunge - Mi sembra che ancora una mediazione non sia matura. La pensano così anche Vladimir Putin e personalità come l'ambasciatore libico Abdullahfed Gaddur che conosce bene la situazione a Tripoli». Il capo del governo, inoltre, si dice convinto che Gheddafi sia «ancora fiducioso di potercela fare perchè ha il controllo pieno della capitale».

BERLUSCONI: ITALIA NON IN GUERRA E NON VUOLE ENTRARCI «Abbiamo ottenuto non solo il pieno coordinamento Nato di tutte le operazioni della missione ma anche l'applicazione puntuale della risoluzione Onu. La coalizione è impegnata a difendere la popolazione civile, l'Italia non è entrata in guerra e non vuole entrarci». Sono le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un colloquio con il Corriere della Sera, sull'intervento militare in Libia. Quanto agli obiettivi della missione, Berlusconi sottolinea che «era già tutto chiaro da sabato, quando la missione è stata decisa». «Ne ho parlato con il premier inglese, David Cameron - aggiunge il premier - e con il segretario di stato americano Hillary Clinton ed erano perfettamente d'accordo». Rispetto all'affidamento del coordinamento delle operazioni alla Nato, il presidente del Consiglio parla di «assunzione piena di responsabilità». «Ripeto, sono tutti d'accordo - prosegue Berlusconi - c'è solo qualche resistenza da parte francese». Il capo del governo si dice poi soddisfatto dell'accordo trovato nella maggioranza sulla risoluzione che impegna il governo italiano nella crisi libica e parla di condizioni come quella «sul ritorno più rapido possibile ad uno stato di non conflittualità», oltre che ad un possibile «pattugliamento del Mediterraneo» con l'impegno dell'Unione Europea. «È una mozione pienamente in linea con quanto pensa tutta la maggioranza - afferma Berlusconi - . Domani (oggi, ndr) sarò a Bruxelles e insisterò con i colleghi europei perchè vengano accettati gli impegni previsti nel documento».


 
   
#28
unczlebobee
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LIBIA, NUOVE SANZIONI ONU.
LUNEDÌ COMANDO ALLA NATO



 
    
          TRIPOLI - La Nato ha raggiunto un accordo per assumere il comando delle operazioni militari per imporre in Libia una no fly zone. Resta però ancora da precisare un suo ruolo più ampio e per il momento - ha indicato il segretario generale Anders Fogh Rasmussen - resteranno due missioni parallele: quella della coalizione dei volenterosi, che sabato ha sferrato il primo attacco per imporre la risoluzione 1973 dell'Onu, e quella della Nato, che dopo l'embargo delle armi si appresta ad assumere il comando della missione per fare rispettare l'interdizione dei voli sopra la Libia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha però ribadito che per la Francia il coordinamento della missione deve «restare eminentemente politico». Dopo una settimana di consultazioni non-stop, che hanno registrato momenti altissimi di tensione al quartiere generale dell'Alleanza atlantica, è stata la Turchia ad annunciare per prima l'accordo raggiunto tra gli alleati. Secondo fonti diplomatiche, l'intesa prevede l'assegnazione alla Nato del coordinamento militare e la costituzione di una cabina di regia tra tutti i paesi che partecipano alle operazioni, sul modello della missione Isaf condotta in Afghanistan. Ma i dettagli del compromesso non sono stati resi noti e restano punti da chiarire. Parlando alla Cnn, Rasmussen, ha dichiarato che «per il momento ci sarà un'operazione della coalizione ed un'operazione della Nato». «Si sta ancora discutendo se la Nato prenderà un ruolo più ampio. Questa decisione non è ancora stata presa», ha aggiunto Rasmussen. Ad impedire finora l'assunzione di un ruolo maggiore della Nato sono le differenze di opinione tra i 28 sull'opportunità di condurre raid aerei anche contro le truppe di terra del colonnello Gheddafi. Francia e Gran Bretagna lo ritengono necessario e pienamente conforme al mandato della risoluzione Onu, mentre la Turchia, li ritengono controproducenti e ne chiedono lo stop. Le discussioni proseguiranno per concludersi, probabilmente, martedì a Londra alla riunione tra i ministri degli esteri dei paesi che partecipano alla coalizione dei volenterosi. Una riunione che, in sostanza, dovrebbe essere la 'primà di questa cabina di regia. Il compromesso è stato accolto con particolare soddisfazione dall'Italia, che si è battuta per imporre una catena di comando unico sotto l'ombrello della Nato. Tra l'altro, con il rientro sotto l'Alleanza del comando delle operazioni, sarebbe la base di Napoli ad ospitare il quartiere generale della missione.

UE: OK A NUOVE SANZIONI L'Ue è pronta ad adottare nuove sanzioni per evitare che gli introiti da gas e petrolio finiscano nelle tasche di Gheddafi, vuole salvaguardare l'integrità territoriale della Libia, riconosce il «contributo positivo» dato dalle azioni militari intraprese dalla coalizione per la protezione dei civili e ribadisce: il colonnello «deve andarsene immediatamente». Sono questi alcuni dei passaggi principali delle conclusioni sulla Libia adottate oggi dal Consiglio europeo. I leader dei 27 riconoscono che la riunione svoltasi a Parigi sabato scorso e che ha dato il via libera alle azioni militari della 'coalizione dei volontarì ha dato un «contributo decisivo» all'applicazione della risoluzione 1973 dell'Onu. «Quando la popolazione sarà al sicuro e al riparo dalla minaccia di attacchi - si legge nelle conclusioni - le operazioni militari termineranno». L'Ue, nelle conclusioni rese note a mezzanotte, sottolinea il ruolo «cruciale» dei Paesi arabi, e in particolare della Lega, nell'implementazione della risoluzione 1973 e nella ricerca di una soluzione politica della crisi. L'Europa, insieme ai partner regionali, intensificherà gli sforzi per rispondere alla legittima domanda di democrazia del popolo libico e per avviare un dialogo con le parti tenendo conto della necessità di salvaguardare la sovranità e l'integrità territoriale della Libia. Parallelamente, i 27 «sono pronti» ad adottare ulteriori sanzioni per impedire che gli introiti derivanti dalla vendita di gas e petrolio arrivino al regime di Gheddafi. In questa prospettiva i Paesi membri dell'Ue presenteranno opportune proposte al Consiglio di sicurezza. Ma l'Ue si è impegnata oggi anche a potenziare l'assistenza umanitaria, ricorrendo anche a mezzi navali, per una situazione che, specialmente in prossimità dei confini libici, resta motivo di «grande preoccupazione». Sul fronte dell'assistenza economia, il vertice Ue ha anche deciso di aumentare di un miliardo di euro il plafond delle operazioni Bei nei Paesi mediterranei che hanno intrapreso riforme politiche. Ed ha invitato gli 'azionistì della Berds ha considerare la possibilità di estendere il suo campo d'azione anche ai Paesi vicini del Sud.


 
   
#29
unczlebobee
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LIBIA, DALL'ITALIA 150 MLN A
TUNISI PER FERMARE SBARCHI



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         •Immigrati in fuga da Mineo
PALERMO - È arrivata all'alba a Lampedusa la prima nave cisterna con acqua inviata dalla Regione siciliana con a bordo quasi 5.000 metri cubi di acqua potabile per fare fronte alla crisi idrica. Per il pomeriggio è previsto l'arrivo di un'altra nave cisterna con 1.500 metri cubi d'acqua. «Entro giungo prossimo - ha spiegato l'assessore regionale siciliano Giosuè Marino - invieremo a Lampedusa circa 60.000 metri cubi di acqua».

I ministri degli Interni Roberto Maroni e degli Esteri Franco Frattini hanno preso accordi con le autorità tunisine per contrastare l'ondata di clandestini che da settimane sta invadendo le coste del Sud Italia. I colloqui si sono tenuti a Tunisi: in cambio dei controlli marittimi del governo di Tunisi, l'Italia fornirà uomini e mezzi di addestramento e una linea di credito di 150 milioni di euro.

IMMIGRATI IN FUGA DAL CENTRO DI MINEO
Immigrati in fuga dal centro di accoglienza di Mineo hanno messo in allarme gli abitanti di tutto il catanese. Come mostrato in un servizio di Sky Tg24 gli immigrati scavalcano la rete di sicurezza nonostante il filo spinato e si allontanano per le campagne, per evitare i controlli.

ANCORA SBARCHI A LAMPEDUSA, SONO UN CENTINAIO
  Ancora sbarchi a Lampedusa, dove si trovano ancora oltre 4mila immigrati. La notte scorsa altri 92 profughi sono approdati sull'isola. E' intanto partita la nave militare San Marco diretta a Taranto, con circa 500 migranti che dovrebbero essere trasferiti in una tendopoli a Manduria. E' arrivata una nave cisterna con 4 mila metri cubi d'acqua per fare fronte all'emergenza idrica. Per domani e' invece previsto l'arrivo di una nave passeggeri in grado di imbarcare circa mille persone.


 
   
#30
unczlebobee
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LIBIA, CITTÀ DI AJDABIYA
PRESA DAI RIBELLI
COLPITO SITO RADAR A TRIPOLI



    
         •Proteste in Siria, decine di morti
TRIPOLI - La città libica di Ajdabiya è caduta stamani nelle mani degli insorti. Lo riferiscono giornalisti della France Presse sul posto. Nella notte tre forti esplosioni hanno scosso la periferia est di Tripoli ed un sito militare è in fiamme. Lo riferiscono abitanti della zona. «Il quartiere è stato scosso da tre esplosioni consecutive. I vetri delle finestre sono andati in frantumi. Il raid ha colpito una postazione radar, che ha preso fuoco», racconta un testimone che abita a circa 300 metri dal bersaglio colpito. Diversi siti militari sono situati alla periferia est della capitale libica, bersagliata quotidianamente dai raid della coalizione dall'inizio delle operazioni militari in Libia, il 19 marzo.

SOSPESI TRASFERIMENTI DI IMMIGRATI NEL CATANESE
«Libertà, libertà, libertà»: dopo giorni di sbarchi e tensioni, sul molo di Lampedusa esplode la protesta delle migliaia di migranti accampati in condizioni inumane da una settimana. Una rabbia innescata dalle due ore di ritardo con cui è arrivato il camion che distribuisce il cibo, ma in realtà covata da tempo. E che, in assenza di soluzioni e con 4.500 stranieri ancora sull'isola, potrebbe sfociare presto in una rivolta in piena regola. Quanto accaduto al porto è, dunque l'ennesimo segnale che bisogna intervenire in maniera massiccia, perchè la situazione è ormai degenerata. Ed infatti il Viminale, al termine della riunione dell'unità di crisi per la gestione dell'emergenza, ha deciso di utilizzare navi passeggeri per svuotare Lampedusa. La prima arriverà già domenica, per prelevare i primi mille tunisini, mentre la seconda approderà martedì. Nella notte salperà invece la nave San Marco, tornata per la seconda volta a Lampedusa, che trasferirà a Taranto cinquecento migranti che verranno portati in un nuovo centro di accoglienza e identificazione che i vigili del fuoco stanno allestendo a Manduria. Un centro che, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere allestito inizialmente per circa cinquecento persone ma che potrebbe poi essere ampliato fino ad ospitarne 3-4mila. Il Viminale ha anche convocato per giovedì Regioni, Province e Comuni per mettere a punto in via definitiva il piano di accoglienza per i profughi e ha sospeso i trasferimenti dei richiedenti asilo a Mineo. «Puntiamo ad individuare tra i siti messi a disposizione della Difesa aree idonee ad ospitare i migranti che si trovano ora a Lampedusa» dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni al ritorno dalla Tunisia, ammettendo che ci sono difficoltà, dovute al fatto che in soli due mesi e mezzo sono arrivati 15 mila migranti. «Stiamo facendo ogni sforzo - assicura - per trovare una soluzione». «Lampedusa è un dramma e il governo se ne è fregato - gli risponde il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo -. Avrebbe dovuto prevenire quello che sta capitando». Lombardo ha anche detto di essersi rivolto al capo dello Stato e ha annunciato che sarà a Lampedusa «fino a quando il governo non risolve il problema».

Quel che è certo è che sull'isola ieri si è rischiato molto. Centinaia di migranti sono scesi di corsa dalla collinetta sopra il molo dove sono accampati da giorni e hanno praticamente assaltato il camion del cibo, arrivato in ritardo di due ore. È stata la scintilla che ha innescato la protesta. «Guarda qua, guarda, sono due ore che aspettiamo - dice uno di loro - portano il cibo nel camion della mondezza». In centinaia urlano «libertà, libertà» e «Sicilia, Sicilià». Le forze dell'ordine contengono a fatica la protesta, che poi fortunatamente rientra. «Da sei giorni non facciamo una doccia, siamo sporchi - dice un tunisino sui quarant' anni in perfetto italiano - dormiamo fuori, non c'è acqua, non c'è il bagno, siamo senza tende e senza coperte. Ma, Dio, mica siamo animali, vogliamo solo andare via da qua». È giallo, intanto, sul barcone carico di 330 eritrei partito da Tripoli mercoledì. L'imbarcazione, secondo alcune fonti, sarebbe stata intercettata questa mattina ad una trentina di miglia a nord da Tripoli da una nave militare canadese della Nato che sta imponendo il blocco navale alla Libia. Ma, secondo altre fonti, il barcone intercettato potrebbe non essere quello degli eritrei ma un altro salpato la scorsa notte dalla Libia. In serata, don Mosè Zerai, presidente dell'agenzia umanitaria Habeshia, ha riferito di un barcone soccorso nel pomeriggio da una unità della Nato battente bandiera canadese, e da questa abbandonato alla deriva dopo il rifiuto da parte degli occupanti (350 profughi tra cui 200 donne, di varie nazionalità ma in gran parte eritrei) di essere condotti in Tunisia. Il portavoce della Nato a Napoli David Taylor ha confermato che una nave militare dell'Alleanza Atlantica ha ricevuto un sos da un'imbarcazione in difficoltà nel Mediterraneo a causa di un'avaria al motore. Ma non ha precisato nè di che nazionalità sia la nave Nato che l'ha intercettata, nè la destinazione del barcone, nè l'esito dell'operazione di soccorso.

DECINE DI MORTI IN SIRIA
Il viso perennemente abbronzato del ministro dell'informazione siriano Mohsen Bilal appare in serata sugli schermi della tv panaraba al Arabiya per informare «i gentili telespettatori» che «a Damasco e nelle altre città del Paese la situazione è calma». In sovrimpressione appare invece la scritta «notizia urgente» che riferisce della morte di tre cittadini della capitale caduti sotto il fuoco delle forze di sicurezza governative e della chiusura dell'intero quartiere periferico da parte di agenti in tenuta anti-sommossa. È la fotografia di una nuova giornata di drammatiche notizie non confermate di decine di morti e di silenzi e smentite da parte delle autorit…, che continuano a negare quanto invece appare ormai a fiumi sui video amatoriali pubblicati sulla Rete. A Samnin, villaggio a nord di Daraa, epicentro delle proteste senza precedenti nel sud del Paese, si parla di oltre venti morti, uccisi mentre cercavano di forzare il blocco delle forze di sicurezza, schierate a impedire che i residenti delle varie localit… dell'Hawran, di cui Daraa è capoluogo, affluissero in quella che è stata gi… ribattezzata «la porta della liberazione». Circa cinque ore dopo i presunti sanguinosi scontri tra residenti e forze dell'ordine a Samnin, un'indiscrezione di stampa attribuita a una non meglio precisata fonte ufficiale, informava della «morte di dieci dimostranti» nel villaggio del sud. A essere sotto assedio ormai non è pi— soltanto Daraa ma anche altre localit… dell'Hawran: testimoni oculari riferiscono di un ingente dispiegamento di militari dell'esercito, a cui sarebbe stato affidato il compito di gestire i posti di blocco agli ingressi di tutte le localit… coinvolte, che sarebbero una decina. Alle forze speciali guidate da un cugino del presidente e ai reparti speciali della polizia è invece affidato - sempre secondo le testimonianze che giungono non confermate dal sud della Siria - il lavoro 'sporcò, entrare nei centri abitati e stanare i rivoltosi, disperdere i cortei, sparare a vista e ad altezza uomo. Ma cortei anti-regime si sono avuti in maniera minore anche in quasi tutte le citt… del Paese: da Homs a Hama al centro della striscia di territorio fertile che da Damasco conduce fino ad Aleppo, e poi a Latakia, porto simbolo dello strapotere dei clan alawiti alleati degli Assad. Alcune fonti riportano la notizia - anch'essa priva di conferme - della morte di quattro persone a Latakia, e di scontri violenti con feriti a Jabla, poco pi— a sud, e nel sobborgo di Sleibe. Ad Aleppo il tentativo di manifestare a partire dalla Grande moschea è stato represso a manganellate all'interno della sala di preghiera, con un video amatoriale pubblicato su Youtube che conferma quanto raccontato dai testimoni. A Raqqa nell'estremo nord e a Qamishli, nel nord-est curdo ai confini con Turchia e Iraq, centinaia di persone sono scese in strada scandendo lo slogan ormai celebre della mobilitazione siriana: «Iddio, Siria, libertà e basta!», mentre cortei di lealisti hanno imperversato dalla tarda mattinata e fino al pomeriggio per Damasco, ripresi dalle uniche telecamere accese: quelle della tv di Stato.


 
   
#31
unczlebobee
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LIBIA, I RIBELLI: "PRONTI A
ESPORTARE PETROLIO"



    
          TRIPOLI - Le forze di Muammar Gheddafi in ritirata dall'est del Paese, con gli impianti petroliferi strategici tornati nelle mani dei ribelli che si dicono pronti a esportare l'oro nero all'estero, e che ora puntano su Sirte, preparandosi all'offensiva contro la città natale di Gheddafi, simbolo del regime e della Rivoluzione. È la Libia oggi, nel nono giorno dall'inizio della missione «Odissey Dawn», contrassegnato dall'avanzata degli antigovernativi e dalla dura battaglia in corso a Misurata, unica città dell'ovest nelle mani degli anti-Gheddafi. Ma è anche il giorno in cui a Bruxelles il comitato militare della Nato ha trovato l'intesa sul comando delle operazioni, affidate al generale canadese Charles Bouchard, che saranno tese a «proteggere i civili e le aree popolate da civili sotto minaccia di attacco da parte del regime». La missione, denominata «Unified protector», prevede una no fly zone rafforzata (no fly zone plus), ovvero raid su bersagli di terra. All'Alleanza occorreranno circa 48 ore per assumere il pieno controllo delle operazioni. Intanto, procede anche il pressing diplomatico su Tripoli: Washington annuncia possibili colpi di scena, se è vero, come detto oggi dal ministro della Difesa Usa Robert Gates e dal segretario di Stato Hillary Clinton, che ci sarebbero «defezioni importanti» tra le fila del governo libico. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini dal canto suo ribadisce: l'esilio di Gheddafi «‚ una delle opzioni che la comunità internazionale sta valutando», dicendosi convinto che anche a Bengasi la soluzione verrebbe accettata. Mentre a Bruxelles si discuteva, l'offensiva dei ribelli supportata dai raid aerei su Sirte e Ajdabiya, ripresi in serata anche su Tripoli, ha visto cadere una dietro l'altra le principali città tra Bengasi e Sirte: i ribelli festeggiano ad Ajdabiya, dove ieri hanno ammainato le bandiere verdi del regime, e soprattutto a Ras Lanuf, considerato il secondo sito strategico per il settore energetico libico - c'è una raffineria da 220.000 barili al giorno e numerosi depositi di petrolio e gas -, e Marsa el Brega, sede di un importante terminal per l'export. I campi petroliferi riconquistati nelle ultime 48 ore consentiranno ai ribelli di «produrre almeno 100.000, 130.000 barili al giorno» con una potenzialità di «300.000», ha detto Ali Tarhoni, responsabile per gli affari economici degli antigovernativi, che affermano di aver già siglato un contratto con il Qatar per l'export. Il flusso di greggio riprenderà «in meno di una settimana». L'avanzata militare è rapida, forse anche troppo: sul loro cammino i ribelli «non vedono soldati di Gheddafi», confermando indirettamente quanto annunciato ieri dal governo, ovvero una «ritirata tattica» dei militari dall'est. Tanto che una avanguardia dei ribelli sarebbe entrata in serata Nawfaliya, circa 100 km a est di Sirte, ultima città di rilievo prima della roccaforte di Gheddafi. Ora gli armati attendono che i raid della coalizione puliscano il campo dai corazzati nemici, che stazionerebbero a circa 50 km di distanza. I fatti sembrano dar loro ragione: i raid aerei sono tornati a colpire in serata proprio Sirte, provocando almeno due forti esplosioni. La tensione è alle stelle, tanto che nella roccaforte del rais nel pomeriggio testimoni hanno visto un convoglio di 20 mezzi militari, tra cui mezzi antiaerei mobili, e dozzine di auto cariche di civili in fuga verso Tripoli. A Misurata invece, unica città dell'ovest nelle mani dei ribelli, si combatte ancora. La propaganda di entrambi i fronti ha assicurato che la città è sotto il controllo dell'una o dell'altra parte, ma i residenti che sono riusciti a far sentire la propria voce parlano di intensi bombardamenti di artiglieria, cannoneggiamenti dei carri armati, scontri a fuoco in Tripoli street, principale arteria della città, con i cecchini del governo piazzati sui tetti che sparano a tutto ciò che si muove. «Stiamo cercando un riparo, ma qui nulla è più sicuro», ha detto un testimone, assicurando che in città ci sono elementi dell'esercito libico ma anche molti mercenari in azione. Anche il leader potrebbe trovarsi lì, a guidare i suoi soldati: «Sta conducendo la battaglia. Sta guidando la nazione dappertutto nel paese», ha detto il portavoce del governo Ibrahim Mussa, evocando una delle immagini più care alla propaganda del regime, Gheddafi alla testa dei suoi carri armati che dà battaglia all'Occidente invasore.

MASSACRO A MISURATA «Qui c'‚ stato un altro massacro, ci sono almeno otto morti e 24 feriti, alcuni hanno perso parti del loro corpo e sono in condizioni gravissime». Le truppe di Muammar Gheddafi sono tornate oggi a sferrare una nuova offensiva contro Misurata, unica roccaforte degli insorti nella Libia occidentale, e un residente, che ha detto di chiamarsi Saadoun, ha raccontato al telefono a un giornalista dell'agenzia Reuters della nuova giornata di sangue vissuta da una città ormai allo stremo. Non vi è modo di verificare quanto Saadoun ha riferito ma è comunque certo che i lealisti oggi sono tornati all'attacco in forze, per cercare di eliminare quest'ultima testa di ponte nemica e riprendere il controllo di tutto l'ovest. Residenti hanno riferito alla BBC che i governativi hanno cominciato a cannoneggiare la città, con carri armati e artiglieria pesante, e sono riusciti a raggiungere il centro. Qui avrebbero preso il controllo del Palazzo del Popolo e vi avrebbero piazzato cecchini sul tetto. Sempre secondo i residenti, i lealisti avrebbero ormai il controllo del 60% della città. Fra di loro ci sono non solo soldati ma anche mercenari. Gli scontri più duri si sarebbero verificati nell'arteria principale, Tripoli Street. La situazione per la popolazione è terribile. Bombardamenti e sparatorie sono continui, mancano luce e acqua, il cibo comincia a scarseggiare. L'ospedale è intasato di feriti, mandati subito a casa dopo medicazioni o amputazioni per far spazio a nuovi pazienti. Nei giorni scorsi i ribelli sono riusciti a far arrivare rifornimenti via mare, con alcuni pescherecci partiti da Bengasi, ma ora i governativi controllano una parte del porto e anche questa via è chiusa. La Tv di stato oggi ha detto addirittura che la città «è ora sicura, le forze antiterrorismo hanno arrestato i membri delle bande armate che terrorizzavano la popolazione». Un altro degli insorti, Sami, ha detto invece alla Reuters che «i ribelli vogliono proseguire con i loro attacchi e cacciare gli uomini di Gheddafi fuori dalla città tutti insieme. Ieri gli aerei della coalizione avevano colpito duramente gli assedianti, bloccando temporaneamente i loro attacchi. Aerei francesi avevano distrutto cinque aerei militari libici e due elicotteri nella base aerea di Misurata. La popolazione della città, circa 500.000 abitanti, appartiene alla tribù dei Warfalla, una delle principali della Tripolitania. Tradizionalmente alleati di Gheddafi, dopo lo scoppio della guerra civile i Warfalla sono passati in buona parte con l'insurrezione e hanno fatto della città una delle roccaforti dei ribelli all'ovest (la parte del paese controllata dal colonnello). Misurata è la terza città della Libia, dopo Tripoli e Bengasi. Si trova sulla costa a 210 km a est della capitale e si è sviluppata fin dai tempi dei Romani intorno a una grande oasi. Ha una ricca produzione di frutta, olive e datteri e numerose fabbriche alimentari, tessili e di artigianato. Dal '79 ospita anche una delle più grandi acciaierie del Nordafrica.

COMANDO ALLA NATO  Sarà la Nato a difendere i civili e le aree popolate della Libia dalle minacce di attacchi delle forze del colonello Moummar Gheddafi. I 28 Alleati hanno approvato stasera i piani per assumere sotto la loro responsabilità l'implementazione di «tutti gli aspetti» della risoluzione Onu 1973, incluso il paragrafo 4, che autorizza la comunità internazionale a prendere «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco, escludendo solo «l'occupazione sotto qualsiasi forma» di qualsiasi parte del territorio libico. Con questa piena assunzione di responsabilità, la Nato assume da subito il comando politico e militare di tutte le operazioni in Libia e la missione internazionale 'Odissea all'albà, lanciata dalla 'coalizione dei volenterosì sotto il controllo di Usa, Francia e Gran Bretagna, passa sotto il controllo dell'Alleanza prendendo il nome di «Unified protector», protezione unificata. I piani e le regole di ingaggio messi a punto dal Comitato militare hanno passato il vaglio politico dei 28 ambasciatori dell'Alleanza che, a tarda serata, hanno raggiunto l'accordo cercato con determinazione - e molti momenti di tensione - da almeno dieci giorni. La Nato sarà in grado di assumere la guida totale delle operazioni «entro 48-72 ore», hanno indicato fonti diplomatiche. La macchina ha già i motori accesi e domani il generale canadese Charles Bouchard, che guiderà da Napoli le forze Nato e non-Nato impegnate nella missione, incontrerà la stampa nella base napoletana. Oltre all'embargo delle armi e al comando per l'interdizione dei voli nei cieli libici, l'Alleanza agirà per proteggere i civili e le aree abitate dalla minaccia di attacchi delle truppe del colonnello Gheddafi, attraverso una 'no fly zonè rafforzata (no fly zone plus) che include raid aerei e bombardamenti su bersagli di terra. La Nato non rifornirà però di armi gli insorti. C'è un embargo delle armi contro tutto il territorio della Libia e noi -ha chiarito il ministro della Difesa difesa britannico Liam Fox smentendo indiscrezioni stampa - «dobbiamo accettarlo». Anche la no fly zone sarà del resto applicata in maniera «imparziale». L'interdizione dei voli riguarderà gli aerei di Gheddafi, ma anche quelli dei ribelli, con la sola eccezione dei velivoli autorizzati. L'obiettivo militare in Libia «non è l'uscita di scena di Muammar Gheddafi», hanno dichiarato il segretario della Difesa Usa Robert Gates e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Lo scopo prioritario della missione - hanno sottolineato - è la protezione della popolazione civile. L'uscita di scena di Gheddafi resta ovviamente un obiettivo politico, che la comunità internazionale intende perseguire con gli strumenti della diplomazia, non con quelli militari. La conferenza di Londra di martedì tra i ministri degli esteri dei paesi che partecipano alla missione sarà focalizzata su questo. Sull'ampiezza e le modalità della missione, gli Alleati si erano divisi. In particolare, i raid aerei contro bersagli a terra condotti dalla coalizione dei volenterosi avevano irritato la Turchia, secondo la quale andavano oltre il mandato Onu. Ankara aveva chiesto lo stop di tutti i raid prima del passaggio del comando alla Nato della no fly-zone. Le divergenze sono poi rientrate ed è stato possibile giovedi sera raggiungere un accordo di principio che oggi si è tradotto in piani militari, regole di ingaggio e controllo politico di tutte le operazioni. Molto soddisfatto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: «è un passo molto significativo che dimostra la capacità della Nato di prendere decisioni decisive».

IL PIANO ITALO-TEDESCO «Abbiamo un piano e vedremo se si potrà tradurre in una proposta italo-tedesca. Magari da elaborare in un documento congiunto da presentare martedì», al vertice della coalizione che si terrà a Londra. Lo annuncia il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista alla Repubblica. «In questi giorni difficili - afferma il capo della diplomazia italiana - forse l'Europa ha perso dei pezzi, noi non vogliamo perdere la Germania e un'evoluzione verso il cessate il fuoco ne renderà più facile il rientro». Il ministro ricorda che «fino ad oggi sono esistiti tre comandi distinti delle operazioni: quello italiano e americano a Napoli, un secondo britannico e un terzo francese» ma da lunedì il comando passa alla Nato. Quanto allo stato di salute dei rapporti con la Francia, Frattini fa sapere che «restano immutati», ma aggiunge che «non abbiamo condiviso la scelta della coalizione dei volenterosi. Vi abbiamo partecipato in quanto misura urgente e temporanea». Ed esclude che ora esisterà una cabina di regia, «tanto meno a due». I passaggi del piano italo-tedesco prevederebbero, secondo il ministro, il cessate il fuoco che dovrà essere monitorato dalle Nazioni Unite, l'istituzione di un corridoio umanitario permanente e un «impegno forte dell'Unione africana e della Lega araba», oltre al coinvolgimento dei gruppi tribali «che lavoreranno ad una costituzione per la Libia». Quanto alla sorte del rais, Frattini esclude la sua permanenza al potere e dichiara: «altra cosa è pensare ad un esilio, l'Unione africana si è già fatta carico di trovare una soluzione» e anche nel regime libico c'è chi «sta lavorando per favorire dall'interno questa via d'uscita».

RIBELLI RICONQUISTANO CITTÀ, DECISIVI I RAID Aiutati dai raid aerei internazionali, i ribelli libici ieri hanno annunciato la riconquista di Ajdabiya e, in maniera controversa, anche di Brega, due centri strategici nel quadrante est della Sirte. Sull'altro lato del golfo le forze del colonnello Muammar Gheddafi hanno continuato a cannoneggiare l'enclave ribelle di Misurata per fermarsi solo quando in cielo sono comparsi gli aerei della coalizione. E mentre a Bruxelles la Nato sta mettendo a punto piani e regole di ingaggio per il passaggio del comando della missione all'Alleanza - proprio come auspicato dall'Italia nonostante le resistenze francesi - da Washington il presidente Barack Obama ha usato il consueto messaggio del sabato per rassicurare gli americani annunciando che la coalizione sta vincendo e ha sventato una «catastrofe umanitaria» e «un bagno di sangue». Ad essere riconquistate dai ribelli è stata prima Ajdabiya, citt… a 160 km a sud di Bengasi, considerata la 'portà verso due importanti centri petroliferi tra cui Brega, situata circa 80 km più a ovest e, almeno secondo alcune testimonianza, espugnata nel pomeriggio di ieri . Le due città erano state dapprima conquistate e poi perse dai ribelli tra il 13 marzo e una settimana fa. Questi hanno annunciato di aver inseguito per una trentina di km le truppe di Gheddafi in fuga verso ovest, dove si trova un altro importante centro petrolifero, Ras Lanuf, coprendo dunque circa 270 degli 800 km della litoranea del Golfo della Sirte. Per facilitare l'avanzata degli insorti verso ovest, in nottata la coalizione ha attaccato alcuni reparti di lealisti lungo la strada che collega Ajdabiya a Sirte, città natale di Gheddafi. E sempre nella tarda serata di ieri è stata colpita nuovamente Sabha, città della Libia centrale che rientra nella sfera di influenza della tribù del colonnello. Ribelli e fonti ufficiali (che denunciano una strage di civili) hanno attribuito un ruolo decisivo negli sviluppi sul terreno ai raid aerei della coalizione. Riferendosi solo a Ajdabiya, il viceministro degli Esteri libico Khaled Kaaim ha parlato comunque di mera «ritirata strategica» e di una prossima ulteriore riconquista della città. Il centro ieri si presentava come una città fantasma per la fuga di una rilevante parte dei suoi abitanti. Il bilancio di vittime degli scontri è incerto ma i ribelli segnalano nove morti e nove feriti, ma altre fonti parlano di almeno 21 soldati di Gheddafi uccisi nei pressi della città dove sarebbe stato catturato anche un generale dell'esercito del rais. Intanto a Misurata, città portuale circa 200 chilometri ad est di Tripoli controllata dai ribelli, è stata attaccata con carri armati e artiglieria fino a quando, in serata, sono comparsi aerei nel cielo della coalizione che hanno fatto fermare i bombardamenti. Il bilancio di una settimana di scontri sarebbe di almeno 115 morti, causati anche da cecchini del regime che - secondo testimonianze, - sparano sui civili. Oltre a quelli della tarda serata, la coalizione ha effettuato altri raid: i jet francesi hanno distrutto a terra, proprio a Misurata, cinque aerei e due elicotteri nemici. Tre missioni aeree sono state compiute tra venerdi e sabato oggi da caccia F-16 dell'Aereonautica militare italiana schierati a Trapani. «La missione in Libia sta avendo successo», ha detto Obama sotto assedio del Congresso che lo accusa di aver preso la missione alla leggera. «Quando uno come Gheddafi minaccia un bagno di sangue e la comunit… internazionale Š pronta ad agire insieme Š nel nostro interesse nazionale agire», ha argomentato il presidente sottolineando che la missione in Libia «ha evitato una catastrofe umanitaria e le vite di civili, innocenti uomini, donne e bambini, sono state salvate». Il segretario alla difesa Usa Robert Gates dal canto suo ha affermato che i governativi userebbero i cadaveri delle persone da loro stassi uccise facendoli passare per vittime civili dei raid aerei della coalizione. Il riferimento di Obama alla comunità internazionale è indirettamente anche alla Nato e quindi all'accordo politico per il passaggio sotto il comando dell'alleanza atlantica di tutte le operazioni militari in Libia. In base a tale intesa, il Comitato militare della Nato, presieduto dall'ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha lavorato per pianificare l'intervento.


 
   
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