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DIGITAL FREESAT FORUM / News Only / Multa milionaria a Apple: è l'ultimo episodio dell Moderat de grass
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megam
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FEDERICO GUERRINI                                          
                    
Negli Usa è scoppiata l’ennesima guerra per la violazione di un brevetto software. Apple è appena stata condannata a pagare la bellezza di 625 milioni di dollari, (poco più di 450.000 milioni di euro) per aver usato senza autorizzazione nei suoi prodotti la tecnologia CoverFlow, quella che viene usata per visualizzare file nei Mac, e negli iPod e iPhone, e altre due funzionalità del suo sistema operativo: SpotLight, che serve a fare ricerche nel sistema operativo, e TimeMachine che salva in automatico copie dei dati.

L’azienda di Cupertino ha già annunciato che farà ricorso contro il verdetto, sostenendo fra l’altro di essere stata condannata ingiustamente tre volte per lo stesso reato (per ogni violazione, il giudice ha stabilito una multa attorno ai 208 milioni di dollari). Staremo a vedere come si concluderà la vicenda, ma colpisce la velocità con cui ormai si susseguono questo tipo di cause. Qualche mese fa, il co-fondatore di Microsoft Paul Allen, aveva chiamato in giudizio vari pezzi grossi dell’Ict (Google, Yahoo, Facebook, Aol, fra gli altri) rei, a suo dire, di aver rubato alcune idee alla sua vecchia società Interval Research.

Più di recente, la battaglia dei brevetti si è concentrata sul versante smartphone: pochi giorni fa, Apple ha intentato un’azione legale contro Nokia nel Regno Unito, per nove licenze relative al suo iPhone; questo dopo che nell’ottobre scorso era stato il colosso finlandese a citare Cupertino per ragioni opposte e speculari. Microsoft è partita da poco all’attacco di Motorola, accusata di utilizzare per i suoi telefonini a marchio Android nove applicazioni che infrangono brevetti di Redmond. E l’elenco potrebbe continuare.

Ma questa frenetica attività di Ad e legulei non riesce a far scomparire un dubbio: i brevetti di qualcosa di immateriale come un software hanno senso? O non sono piuttosto un freno alla creazione della conoscenza, che nasce oggi più che mai dalla collaborazione e dalla condivisione? E chi ci guadagna realmente, dalla tutela della proprietà intellettuale; solo le grandi aziende o purei consumatori?

“Nessun brevetto ormai ha più senso. E a maggior ragione i brevetti software – taglia corto Angelo Raffaele Meo, professore di Computer Science al Politecnico di Torino, e presidente della Commissione nazionale per promuovere l’Open Source nella Pubblica amministrazione. Questo perché la percentuale di innovazione che si fa oggi è l’uno per mille di quanto già prodotto. I brevetti non sono altro che uno strumento dei più potenti per soffocare le aziende più piccole, come dimostrano i tanti accordi di licenza negoziati fra le varie società. Sono inoltre un grande freno all’innovazione”.

“Nel caso specifico dell’ultimo maxi risarcimento– aggiunge Carlo Piana, general counsel di Free Software Foundation Europe – va detto che Apple non è immune dal vizio di iniziare azioni al limite del ridicolo, in campo brevettuale. Constatare che “Chi di brevetto ferisce di brevetto perisce” non è però una grande consolazione, visto che a rimetterci sono comunque e sempre gli utenti. Comunque, di cause ce ne sono state tantissime anche in passato – conferma Piana - ma il fatto è che il mercato degli smartphone è in rapida espansione ed è lì che si gioca il futuro dell'IT”.

“Quello che è cambiato negli ultimi tempi – conferma Florian Mueller, esperto del settore, animatore fra il 2004 e il 2005 della popolarissima campagna europea NoSoftwarePatents.com – è che la maggior parte del valore aggiunto si è trasferito dalla parte “radio” (connettività di base e chiamate vocali) alla parte “smartphone”, che comprende funzionalità molto più ampie (email, produttività, giochi, ecc.). In questo caso, il costo legato alla proprietà intellettuale delle licenze è molto più grande e i brevetti diventano un’importante moneta di scambio”.

In altre parole, chi detiene maggiori brevetti ha una maggiore forza contrattuale, e se questa chiave di lettura è azzeccata, nubi oscure si stendono sul futuro del Sistema Operativo Android.

“L’ecosistema Android – continua Mueller – dovrebbe essere molto preoccupato perché Google, che ne è la forza trainante, è molto debole in termini di brevetti. Questo significa che non può risolvere i problemi che lo riguardano con degli accordi di scambio di licenze, perché non è in posizione di trattare coi concorrenti, almeno non da pari a pari”.

Sul piano legislativo, i litigi per i brevetti avvengono per lo più negli Stati Uniti perché si tratta della maggiore economia con una normativa unica in materia.

In Europa la situazione è più frammentata. “Apple ha appena esteso la sua disputa con Nokia anche al Regno Unito per aumentare la pressione – prosegue Mueller – ma una decisione di un tribunale inglese varrebbe soltanto all’interno del mercato britannico. Tuttavia, l’Ue sta lavorando a una proposta di riforma che darebbe vita a un unico sistema di tutela dei brevetti a livello europeo. Il governo belga, che ricopre attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione, ha posto questa questione fra le sue priorità”.


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