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DIGITAL FREESAT FORUM / Other Countries & Languages / Il batterio killer spaventa la Germania: tre morti Moderat de grass
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XeddnDo
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Cresce l'allarme in Germania per l'improvviso e rapido diffondersi di un'epidemia causata da un ceppo del batterio fecale Esterichia coli (Ehec),
che ha già causato tre morti sospette e contagiato un numero "spaventosamento" alto di persone. Il ministero della Salute della Bassa Sassonia ha reso noto che l'autopsia realizzata sulla donna morta sabato, dopo una settimana di diarrea sanguinante, ha confermato il contagio con il batterio enteromorragico Esterichia Coli (non è ancora confermato però se sia stato anche la causa della morte). Nella citta' di Brema, una giovane donna con sintomi di contagio, è morta lunedì notte (i test devono ancora confermare la causa); e nello stato dello Schleswig-Holstein, un'ottantenne contagiata è morta domenica dopo un'operazione.
Nelle ultime due settimane, secondo i dati del Robert Koch Institute, sono stati registrati piu' di 80 casi di sindrome uremica emolitica potenzialmente letale, causate dall'Ehec; ma ci sono 200 casi sospetti nello Schleswig-Holstein, un centinaio in Bassa Sassonia e 42 ad Amburgo. Presente nella parte inferiore dell'intestino degli animali, il batterio ha colpito per lo piu' adulti (mentre precedenti epidemie, avevano contagiato soprattutto bambini), nella maggior parte dei casi donne, soprattutto nel nord del Paese.
Quaranta delle persone ricoverate in ospedale si trovano attualmente tra la vita e la morte; e i medici non sono ancora riusciti a individuare l'origine di un'epidemia che si sta rapidamente estendendo verso il sud della Germania. Secondo i dati dell'Oms (l'Organizzazione Mondiale della Sanita'), la sindrome -che si sviluppa nel 10 per cento dei pazienti contagiati- è caratterizzata da un'acuta crisi renale e problemi ematici ed è letale nel 3/4 per cento dei casi. Le autorità sanitarie suppongono che il batterio colpisca attraverso la catena alimentare, in particolare attraverso frutta e verdura non lavate, ma anche latte non pastorizzato o carne cruda; e adesso i mezzi radiotelevisivi lanciano appelli alla popolazione per lavare con la massima cura i cibi, rinunciando per il momento alle verdure crude.


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Escherichia Coli, il batterio killer arriverà in Italia? Le ripercussioni sul mercato alimentare


Escherichia Coli è il nome di un pericoloso batterio, che sta causando un’epidemia in Germania (al momento, si contano 3 morti e oltre 400 infetti), causati dalla Sindrome Emolitica Uremica, provocata dal alcune forme mutate dello stesso batterio, che può portare rapidamente al decesso per insufficienza renale o Anemia.
Il contagio della Escherichia coli arriverà anche in Italia?

Solo alcuni ceppi della Escherichia Coli veramente pericolosi
Attualmente, il focolaio di Escherichia Coli sta provocando veri e propri isterismi di massa. 19 delle persone infette in Germania sono rimaste infettate dopo aver consumato un pasto presso la mensa aziendale della PriceWaterhouseCoopers. E’ doveroso rappresentare che il batterio è normalmente presente nell’intestino umano, e che solo alcuni ceppi posso provocare la Sindrome letale anzidetta.

Cosa potrebbe succedere nell’immediato futuro
Anche se non esistono rischi immediati, in molti potrebbero disertare già da ora ristoranti o mense aziendali, adducendo al pericolo di contagio. Devono sicuramente essere previsti il calo di consumi di carne, specie quella bovina, nonché una riduzione delle importazioni dalla Germania, Paese ove si sono verificati i primi casi. Attediamo, fiduciosi, comunque, ulteriori notizie sulla Escherichia Coli.


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XeddnDo
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Il batterio killer fa strage

Domenica 29.05.2011 Sono diversi i casi sospetti di contagio da batterio E.Coli in Europa, dopo l'allarme giunto dalla Germania, dove secondo alcune informazioni non ancora confermate ufficialmente le vittime sarebbero salite a dieci. Il domenicale svizzero 'Der Sonntag' cita domenica due nuovi casi nella Confederazione elvetica, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo (Ecdc) ha riferito di altri 25 casi sospetti in Svezia, sette in Danimarca, tre in Gran Bretagna, due in Austria e uno in Olanda. Intanto, cetrioli spagnoli incriminati sarebbero stati importati anche dalla Repubblica ceca, ha reso noto la locale autorità per l'agricoltura e l'alimentazione. «I tedeschi hanno fatto sapere che i cetrioli sono stati distribuiti anche in Ungheria, Austria e Lussemburgo», ha detto il portavoce dell'autorità sanitaria ceca, Michal Spacil. Il batterio Ehec provoca diarree o diarree emorragiche, fino a produrre una sindrome emolitica e uremica, potenzialmente letale. Le autorità tedesche hanno avvertito che la causa della contaminazione della verdura con il batterio non è stata ancora identificata. «Fino a quando gli esperti in Germania e in Spagna non saranno capaci di identificare con certezza l'origine dell'agente patogeno, l'allarme generale resterà in vigore», ha dichiarato il ministro tedesco per l'Alimentazione, l'Agricoltura e la tutela dei consumatori, Ilse Aiger, in un'intervista al quotidiano domenicale Bild am Sonntag. «Le autorità competenti stanno facendo tutto quanto è in loro potere per chiarire questa vicenda, sul piano nazionale e internazionale», ha aggiunto.


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Con la riapertura dei mercati non si e' riscontrato nessun effetto sui consumi di cetrioli ed altri tipi di verdure in Italia anche grazie alle positive rassicurazioni sul fatto che nessun caso di infezione legato ai cetrioli contaminati arrivati dalla Spagna e' stato finora segnalato in Italia e all'avvio di controlli a tappeto sui prodotti importati. E' quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sui mercati italiani dopo le dichiarazioni del Ministro della Salute Ferruccio Fazio, sull'epidemia del batterio E.coli provocata in Europa dal consumo di cetrioli contaminati provenienti dalla Spagna. Forte preoccupazione desta nei coltivatori italiani la situazione nei mercati esteri come la Germania dove - sottolinea la Coldiretti - si e' praticamente dimezzato il consumo di verdure fresche con effetti ingiustificati anche sulle spedizioni di prodotti Made in Italy da primato per qualita' e sicurezza alimentare. La Germania - precisa la Coldiretti - e' il primo mercato di sbocco delle esportazioni italiane di verdure e legumi freschi per un valore di 460 milioni nel 2010. L'Italia - continua la Coldiretti - e' il principale produttore europeo di ortofrutta fresca che esporta in tutto il mondo per un valore di 4,1 miliardi di euro, la principale voce positiva del commercio estero agroalimentare nazionale. Se all'estero le autorita' europee e tedesche devono fare al piu' presto chiarezza per evitare che si verifichino pesanti effetti sui mercati, in Italia il consiglio della Coldiretti e' quello di preferire prodotti Made in Italy che in questa stagione sono peraltro disponibili con grande varieta' nel nostro Paese. Meglio ancora - sottolinea la Coldiretti - e' acquistare prodotti a chilometri zero, direttamente dai produttori agricoli o nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, che non devono percorrere lunghe distanze e subire intermediazioni che potrebbero essere responsabili delle contaminazioni che si sono verificate. Grazie alla battaglia della Coldiretti per la trasparenza dell'informazione e' possibile riconoscere su tutti i banchi di mercati, negozi e supermercati la provenienza della frutta e verdura in vendita poiche' e' in vigore l'obbligo di riportare le informazioni relative all'origine, alla categoria, alla varieta', nonche' al prezzo della frutta e verdura messe in vendita. L'Italia ha importato cetrioli e cetriolini dalla Spagna per un quantitativo che ha superato gli 8 milioni di chili nel 2010 con l' ortofrutta fresca - conclude la Coldiretti - rappresenta una delle principali voci per 591 milioni di euro e in questo momento il nostro Paese e' invaso da pesche, albicocche, ciliegie e susine provenienti dalla penisola iberica.

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Arriva la prima buona notizia dal fronte tedesco della battaglia al batterio-killer. L'epidemia da Escherichia Coli sembra si stia "stabilizzando", ha riferito un medico nella città di Amburgo, epicentro del contagio. "La situazione attuale è che il numero di nuove infezioni sembra si stia in qualche modo stabilizzando", ha spiegato Reinhard Brunkhorst, presidente della società tedesca di nefrologia e responsabile del policlinico universitario della regione di Hannover, dove si è registrato il maggior numero di decessi. Il medico ha definito questa epidemia come "la più estesa causata da un batterio negli ultimi anni".

Secondo quanto annunciato oggi dall'istituto tedesco Robert Koch per la salute Pubblica, il bilancio delle vittime 1 confermate dell'epidemia di E. Coli in Germania è salito fino a ora a quota 11, mentre nel Paese si registrano rispetto a mercoledì 50 casi accertati in più di sindrome emolitica uremica (Hus), la versione resistente e più pericolosa del ceppo Ehec del batterio. Mercoledì scorso, le vittime accertate erano nove e il numero di casi 470. Nel complesso, in Germania le vittime confermate e presunte sono 17. Il portavoce del ministero della Sanità tedesco, ha detto che la fonte dell'epidemia di E. Coli non è stata ancora identificata. Il governo tedesco continua quindi a sconsigliare i consumi di insalata, verdure crude, soprattutto cetrioli, e pomodori.

BATTERIO SUL SALAME DI CERVO ITALIANO- "E' stata segnalata la presenza di un batterio di e.Coli produttore di tossine su un salame di cervo prodotto in italia, sul quale si sta procedendo a effettuare le necessarie indagini: qualsiasi correlazione con l'epidemia nella zona di Amburgo è comunque altamente improbabile sia per la tipologia del prodotto, sia per la zona di provenienza". Lo comunica in una nota il ministero della Salute ma, come assicurato dal ministro Fazio, "sinora non è giunta alcuna segnalazione di infezione da parte di questo ceppo di batterio e.Coli, né nella popolazione italiana residente, né in turisti provenienti dalla Germania".

"ITALIA FUORI PERICOLO"- Per quanto riguarda l'Italia il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha usato toni rassicuranti: "Nel nostro Paese non c'è nessun pericolo. Stiano tutti tranquilli. Si può mangiare la verdura basta lavarla bene". "Questa non è come un'epidemia - ha spiegato Fazio - c'è una trasmissione di tipo alimentare. In Italia basta prendere le precauzioni igieniche normali, non c'è bisogno di nessuna precauzione eccezionale, dunque lavare le verdure, lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno". Sul mercato del nostro paese "il batterio non c'è, c'è solo l'eventualità - ha concluso - che qualcuno che abbia contratto l'infenzione in Germania torni qui, ma si tratta di contaminazioni al livello locale".

L'ALLARME DELL'OMS- L'Organizzazione mondiale della Sanità afferma che la variante di E.Coli trovata nei pazienti tedeschi contagiati "non è stata mai vista prima in un focolaio di infezione". Esperti cinesi che hanno analizzato i geni del ceppo di Escherichia Coli tedesco affermano che il gruppo "è nuovo e altamente tossico".


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BATTERIO KILLER, SMENTITO
UN CASO IN ALTO-ADIGE


ROMA - Nessun caso confermato di infezione da nuova forma di Escherichia coli in Alto Adige. L'azienda sanitaria regionale smentisce la notizia, circolata in queste ore, di un primo contagio in Italia, relativo ad un turista tedesco ricoverato all'ospedale di Merano. «Non c'è nessuna emergenza», spiegano fonti interne all'Adnkronos Salute. Si stanno solo attuando le procedure indicate anche dal ministero: in tutti i casi di diarrea emorragica, se il paziente è anche stato in Germania prima del 15 aprile, viene fatto l'esame delle feci per verificare l'eventuale presenza del batterio killer. Ad oggi non risultano conferme e non c'è nessun paziente con complicanze renali, indica l'azienda. Nella Regione sono circa 100 i casi di 'normalè diarrea grave, visitati dal medico di famiglia o in ospedale. «Ma si tratta di dati nella norma». Il test viene fatto, però, solo se il paziente è anche stato anche i Germania.


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XeddnDo
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Batterio killer/ Le autorità sanitarie tedesche hanno individuato una possibile causa dell'epidemia: "I germogli di soia crudi". 22 vittime




Sono stati i germogli di soia tedeschi mangiati crudi
a scatenare l'epidemia del batterio killer Escheria Choli (Ehec) in Germania. Il ministro della Sanità della Bassa Sassonia, Gerd Lindemann (Cdu) ha comunicato, in una conferenza stampa ad Hannover, i risultati delle indagini delle autorità sanitarie tedesche. "Abbiamo identificato un prodotto che è stato fornito in tutte le località in cui si sono verificate vaste infezioni di Ehec", ha spiegato il ministro, secondocui le autorità mediche si trovano adesso "sulla pista giusta".
Già alcuni anni fa i germogli di soia avevano provocato in Asia un'epidemia analoga a quella scatenatasi in Germania, che ha provocato finora 22 vittime nel Paese, con un totale di 2.263 persone infettate. Le autorità della Bassa Sassonia hanno anche individuato un'azienda di Uelzen, che ha distribuito in varie parti del paese i germogli da consumare crudi.
La Commissione Europea ha convocato per martedì 7 giugno una riunione straordinaria del Comitato di gestione, allo scopo di discutere le misure per affrontare la crisi nel settore ortofrutticolo. A causa dell'epidemia, l'Europa registra una psicosi nei consumi di generi ortofrutticoli, con danni importanti all'economia del settore in tutti gli stati membri. Inoltre, il ministero della Sanità di Berlino ha confermato che i responsabili di Sanità e Agricoltura del governo tedesco e dei laender si riuniranno in settimana per l'analisi dell'epidemia. Restano ancora da definire ufficialmente luogo e data esatta della riunione che dovrebbe tenersi mercoledì, probabilmente nella capitale. In Germania intanto non cessano le critiche dell'opposizione sulla gestione della crisi.
In Gran Bretagna, il Centre for the Protection of National Infrustructure (CPNI), agenzia paragovernativa che opera sotto l'ombrello dei servizi di sicurezza, suona il campanello d'allarme: "In Gran Bretagna, cibo e bevande sono a rischio attacco terroristico ed è quindi il caso di aumentare i controlli per scongiurare l'ipotesi di un avvelenamento doloso delle scorte alimentari". Gli esperti del CPNI, riporta oggi il Sunday Telegraph, hanno infatti messo in guardia che la diffusione del virus E.Coli ha evidenziato la vulnerabilità della catena distributiva e l'enorme rapidità con cui l'epidemia riesce a diffondersi. Il CPNI ha quindi chiesto ai produttori, ai distributori e ai supermercati di aumentare la sicurezza presso fabbriche e magazzini e identificare gli anelli deboli della filiera. "Il Regno Unito - ha detto un funzionario dell'agenzia - soffre di un modesto rischio di contaminazione da parte di squilibrati. Ora è il caso di considerare la possibilità di contaminazione da parte di gruppi mossi da una qualche ideologia". Un'analisi che porterebbe non solo nella direzione di Al-Qaida ma anche dei dissidenti dell'Ulster e degli animalisti più esagitati.
Hanno, infine, dato esito negativo in Portogallo le analisi praticate sulle tre persone, da poco rientrate dalla Germania, che presentavano sintomi simili a quelli provocati dall'infezione da E. coli negli ammalati tedeschi. I risultati delle analisi sull'ultimo caso ancora sospetto hanno escluso la presenza dello stesso batterio.


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BATTERIO KILLER, L'ORIGINE
È NEI GERMOGLI DI SOIA


                                                      
    


ROMA - Tutto è nato da una partita di germogli di soia. È questa la nuova pista degli epidemiologi tedeschi alla base dell’epidemia di Escheria Coli, che ha provocato finora 22 morti, 21 dei quali in Germania. Lo ha riferito Gert Lindemann, il ministro dell’agricoltura della Bassa Sassonia, uno dei Laender più colpiti dall’epidemia. L’azienda produttrice, a Uelzen, in Bassa Sassonia, è stata identificata e chiusa, anche se saranno solo le indagini batteriologiche, che saranno chiuse oggi, a rivelare con certezza la fonte del focolaio. È stato anche individuato «con molta precisione» il percorso di distribuzione dei germogli sospetti - fanno sapere le autorità sanitarie tedesche, convinte di essere ormai vicine alla soluzione dell’enigma, dopo la false piste dei cetrioli e di altre verdure.
Ma intanto la sezione europea dell’Oms precisa che la soia rimane ancora un’ipotesi da verificare con il Roberto Koch Institute di Berlino ed è «benvenuto ogni ulteriore progresso nell’identificazione della fonte dell’epidemia». E resta alta l’attenzione in tutta Europa.
In Gran Bretagna è scattato l’allarme per cibo e bevande, a rischio attacco terroristico. Gli esperti del Centre for the Protection of National, agenzia paragovernativa che opera sotto l’ombrello dei servizi di sicurezza, hanno infatti messo in guardia che la diffusione del virus E.Coli ha evidenziato la vulnerabilità della catena distributiva e l’enorme rapidità con cui l’epidemia riesce a diffondersi. Il CPNI ha quindi chiesto ai produttori, ai distributori e ai supermercati di aumentare la sicurezza presso fabbriche e magazzini e identificare gli anelli deboli della filiera.
Oggi il ministro della Salute Ferruccio Fazio incontrerà a Lussemburgo i suoi colleghi per concordare linee comuni di azione, mentre i Nas hanno ricevuto l’ordine di mantenere alti i controlli. Al momento, in tutto il Vecchio Continente, stando a Oms e Ecdc, sono stati rilevati 2.263 casi totali di contagio, 605 di Escherichia Coli Enteroemorragica (Ehec), 6 dei quali fatali, e 658 di Sindrome emolitico-uremica (Sue), 16 mortali. Quattro nuovi casi di Ehec si sarebbero verificati nel Regno Unito e uno in Danimarca.
Per sradicare il batterio, occorrerà eliminare la fonte di trasmissione e interrompere la catena dell’infezione.


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XeddnDo
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Per saperne di +..
al di là di terminologie scientifiche la cosa mi sembra comprensibile + o - da tutti!

Escherichia coli
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Escherichia coli (abbreviato solitamente con E. coli) è la specie più nota del genere Escherichia: al suo interno si distinguono almeno 171 sierotipi caratterizzati da diverse combinazioni degli antigeni O, H, K, F. È una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo), sono necessari per la digestione corretta del cibo. La sua presenza nei corpi idrici segnala la presenza di condizioni di fecalizzazione (è il principale indicatore di contaminazione fecale, insieme con gli enterococchi). Il nome deriva dal suo scopritore, Theodor Escherich. Appartiene al gruppo degli enterobatteri ed è usato comunemente come organismo modello dei batteri in generale.

Il numero di cellule di E. coli nelle feci che un umano espelle in un giorno va dai 100 miliardi (10^11) ai 10 trilioni (10^19)
. Il genere Escherichia, insieme altri generi (Enterobacter, Klebsiella, Citrobacter, Serratia, ecc.) vengono raggruppati insieme sotto il nome di coliformi. Tecnicamente il "gruppo dei coliformi" comprende batteri aerobi e anaerobi non sporigeni.

Nell’ambito del gruppo dei coliformi, Escherichia coli è ampiamente rappresentata ed è in esclusivo rapporto con il tratto gastrointestinale dell’uomo e degli animali a sangue caldo, a differenza dei microrganismi appartenenti a diversi generi, tra cui Enterobacter, Klebsiella e Citrobacter che si caratterizzano per una potenziale capacità di ricrescita una volta pervenuti nell’ambiente. La specie Escherichia coli è un microrganismo a forma di bastoncello, gram-negativo, aerobio ed anaerobio facoltativo, non sporigeno, che cresce alla temperatura di 44,5 °C, lattosio-fermentante, indolo-positivo in terreni contenenti triptofano, beta-D-glucuronidasi-positivo. In letteratura, la presenza di questo enzima è stata evidenziata nel 94-99,5 % dei biotipi di Escherichia coli, con l'eccezione dei sierotipi O157:H7.

Contaminazione delle acque
Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina, nelle acque adibite alla balneazione, ma anche in altri tipi di matrici (es. alimenti, cosmetici) è prescritta l’assenza obbligatoria di Escherichia coli in relazione al suo ruolo di indicatore primario di contaminazione fecale. La mancata rispondenza al valore parametrico stabilito costituisce una non conformità del prodotto (acqua, alimento, ecc.) Per la sua ricerca nell'ambiente sono stati elaborati, negli anni più recenti, metodi analitici che si basano sul rilevamento dell’attività enzimatica della beta-D-glucuronidasi, evidenziabile dall’idrolisi di beta-glucuronidi cromogeni o fluorogeni con rilascio di composti colorati o fluorescenti; o, allo stesso modo, si usa l'X-gal, facendo leva sulla sull'enzima beta-galattosidasi. Queste specifiche caratteristiche, eliminando spesso la necessità di svolgere prove di conferma, permettono di ottenere risultati in tempi più rapidi e di giungere con maggiore accuratezza alla determinazione del microrganismo ricercato.
Ruolo in patologia

Anche se rappresenta un comune abitante dell'intestino e ha un ruolo fondamentale nel processo digestivo, ci sono situazioni in cui E. coli può provocare malattie nell'uomo e negli animali. Alcuni ceppi di E. coli sono l'agente eziologico di malattie intestinali e extra-intestinali come infezioni del tratto urinario, meningite, peritonite, setticemia e polmonite.

Alcuni ceppi di E. coli sono tossigenici, producono cioè tossine che possono essere causa di diarrea. La dissenteria da E. coli è una comune tossinfezione alimentare, poiché viene contratta principalmente da alimenti contaminati. La contaminazione può avvenire da carni infette non adeguatamente cotte, da latte non pastorizzato e formaggi derivati, e da altri alimenti contaminati da feci. E. coli produce quattro tipi di tossine che si distinguono, per la diversa sensibilità al trattamento termico, in termolabile e termostabile, e per l'azione tossigena (tossine shiga e tossine emolitiche, HlyA).
La tossina termolabile, denominata LT, è molto simile nella struttura e nelle funzioni alla tossina del colera. Contiene una subunità 'A' e cinque subunità 'B' in una olotossina. Le subunità B contribuiscono all'aderenza e all'entrata della tossina nelle cellule intestinali dell'ospite, dove la subunità A stimola le cellule a rilasciare acqua, provocando diarrea.
Setticemia

E. coli è il più comune isolato nelle emocolture nei casi di batteriemia; la colonizzazione del torrente ematico può avvenire a causa di traumi intestinali, tumori del colon e del tenue. Le scarse misure igieniche nel posizionamento di cateteri o di accessi venosi centrali sono comuni cause di batteriemie da E. coli.

Infezioni dell'apparato urinario
E. coli è comune causa di uretriti e cistite in persone anziane, diabetiche e cateterizzate. Grazie alle fimbrie formanti fasci, ai pili P e alle fimbrie Dr, E. coli riesce ad ancorarsi saldamente all'epitelio di uretra e vescica, resistendo al flusso urinario. Questa condizione è necessaria ma non sufficiente all'instaurarsi dell'infezione; questa è infatti provocata maggiormente dall'emolisina A (HlyA), in grado di ledere l'epitelio urinario e promuovere chemiotassi, infiammazione e invasione dei tessuti.
Meningite

E. coli, soprattutto il sierotipo K1, è il principale isolato (insieme agli streptococchi di gruppo B) nelle emocolture di bambini con età inferiore a 5 anni affetti da meningite.
Ceppi responsabili di gastroenteriti
Fattori di virulenza propri delle
Enterobacteriaceae
Fattori comuni di patogenesi
Endotossina LPS. In grado di provocare lo shock settico.
Capsula Impedisce la fagocitosi e protegge dall'opsonizzazione.
Variazione di fase antigenica Varia antigeni H e K. In grado di eludere la risposta anticorpale.
Sistema di secrezione tipo 3 Sistema di proteine in grado di promuovere la secrezione di tossine all'interno delle cellule.
Sequestro dei fattori di crescita Proteine di membrane che trasportano ferro e altri micronutrienti all'interno del batterio.
Resistenza al killing sierico Resistenza costitutiva al complemento e agli anticorpi.
Resistenza agli antibiotici Presenza di beta-lattamasi e di variazione dei canali di membrana.
Fattori di virulenza propri di
E. coli
Adesine
CFA/1-2-3 Antigeni del fattore di colonizzazione.
AAF/1-2-3 Fimbrie di aderenza aggreganti.
Bfp Pili formanti fasci.
Intimina Media l'adesione tramite legame con il proprio recettore.
Pili P Hanno la proprietà di legare gli antigeni del gruppo sanguigno P.
Fimbrie Dr Hanno la proprietà di legare gli antigeni del gruppo sanguigno Dr.
Proteine Ipa Proteine di adesione veicolate da un plasmide.
Esotossine
STa e STb Tossine stabili al calore.
LT-1 e LT-2 Tossine labili al calore.
Stx-1 e Stx-2 Tossine Shiga. Simili a quelle secrete da Shigella.
Emolisina HlyA Lisa gli eritrociti ed altri tipi cellulari.

Un "ceppo" di E. coli è un gruppo con caratteristiche particolari in grado di renderlo riconoscibile da altri ceppi di E. coli, analogamente a come si riescono a distinguere cani appartenenti a razze diverse. Diversi ceppi di E. coli vivono in differenti specie animali, così è possibile stabilire se il materiale fecale nelle acque proviene, ad esempio, da uomini o da uccelli.

Nuovi ceppi di E. coli sorgono continuamente dal processo biologico naturale della mutazione, e alcuni di questi ceppi hanno caratteristiche che possono essere nocive per un animale ospite. Sebbene nella maggior parte degli umani adulti un ceppo patogeno non provocherebbe probabilmente altro che diarrea, e potrebbe non dare alcun sintomo, in bambini piccoli o in persone malate o debilitate da malattie recenti, o in persone sotto particolari cure, un nuovo ceppo potrebbe provocare malattie serie e persino la morte. Un esempio di ceppo particolarmente virulento di E. coli è E.coli O157:H7.

EPEC
L'E. coli enteropatogeno (EPEC) fu il primo patogeno associato con la malattia diarroica ed è tuttora una causa importante nei pazienti in età pediatrica. La tipizzazione sierologica degli antigeni O non risulta utile nel caso di EPEC. La malattia è causata dal fatto che questi ceppi sono in grado di aderire all'epitelio dell'intestino tenue e di interferire con l'assorbimento delle sostanze; questo provoca la formazione di un ambiente iperosmolare nel lume dell'intestino, un conseguente richiamo d'acqua e, infine, la diarrea. Il quadro di adesione all'epitelio e la distruzione dei microvilli giustifica la definizione di istopatologia A/E (attachment/effacement). I ceppi di E. coli che esprimono bfp possono stabilire dei blandi legami con la tonaca mucosa, consentendo al sistema di secrezione di tipo 3 di installare sulla membrana degli enterociti il recettore traslocato per l'intimina. Quest'ultimo permette il legame tenace di E. coli, grazie all'intimina espressa sulla membrana del batterio.

ETEC
Questi ceppi (E. coli enterotossigeno) sono in grado di provocare gastroenteriti molto gravi, soprattutto nei viaggiatori e nelle persone che hanno ingerito cibi o liquidi contaminati da feci. Questi ceppi producono sia tossine labili al calore (LT-1 e LT-2), sia tossine stabili al calore (StA e Stb). LT-1 è formata da una subunità A e da cinque subunità B; queste ultime sono di legare un ganglioside con un residuo di acido sialico (GM1) particolarmente espresso dagli enterociti. Il legame promuove l'internalizzazione della subunità A, una proteina con attività ADP - ribosiltransferasica nei confronti di una proteina G stimolatoria, in grado di attivare l'adenilato ciclasi. Gli elevati livelli di amp ciclico, portano ad un rapido rilascio dei soluti nel lume intestinale; questi richiamano acqua e il quadro clinico connesso è la diarrea. Analogamente a LT-1, StA lega GM1; tuttavia la sua attività influenza la guanilato ciclasi e non l'adenilato ciclasi. Si noti come l'attività di LT-1 assomigli all'attività della tossina di Vibrio cholerae; tuttavia, LT-1 ha un'attività molto minore. I geni che codificano per LT-1 e per StA si trovano in un plasmide associati ai geni che codificano per AAF/1, AAF/2 e AAF/3, importanti fattori di adesione in grado di garantire una colonizzazione più duratura dei ceppi ETEC (i fattori di virulenza sono quindi tramissibili). Negli USA vengono registrati circa 80.000 casi l'anno.

EHEC
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Escherichia coli O157: H7.
I ceppi di E. coli enteroemorragico sono i principali responsabili di malattia nei paesi industrializzati. Si calcola che questi batteri causino circa 73.000 casi d'infezione e quasi 600 morti ogni anno negli USA. Circa 50 sierotipi causano malattia; tuttavia il sierogruppo principalmente responsabile è O157:H7. L'ingestione di meno di 100 bacilli può causare la malattia; questa è stata associata al consumo di carne di manzo non ben cotta, di latte non pastorizzato, di succhi di frutta contaminati, (ad esempio, da feci bovine) e di verdura cruda.

La malattia si manifesta a carico dell'intestino crasso dopo un periodo di incubazione di 3-4 giorni durante i quali inizia a comparire una diarrea non sanguinolenta. Circa al terzo giorno compaiono forti dolori addominali accompagnati da diarrea sanguinolenta.
I ceppi EHEC sono in grado di promuovere un'istopatologia A/E (vedi EPEC) e di secernere la tossina Stx-1 (identica alla tossina di Shigella) insieme alla tossina Stx-2 (60% di analogia alla tossina di Shigella).
Entrambe le tossine sono codificate da fagi lisogeni e hanno una subunità A e cinque subunità B, in grado di legarsi al globotriaosilceramide o Gb3.
Il legame con questo recettore promuove l'internalizzazione della subunità A nell'enterocita; questa è in grado di legarsi al frammento di RNA ribosomiale 28s, bloccano la sintesi proteica. La distruzione degli enterociti, accompagnata da una diminuzione della capacità di assorbimento, comporta la presenza di una diarrea molto liquida e sanguinolenta.
La produzione di Stx-2 si associa spesso (nel 10% dei ragazzi con diarrea da EHEC) alla sindrome uremico-emolitica (HUS), caratterizzata da:

Insufficienza renale acuta
Trombocitopenia
Anemia emolitica
Microangiopatia

Infatti Stx-2 è in grado di legarsi con maggior affinità al Gb3 espresso dalle cellule renali, provocandone la distruzione. Inoltre le tossine Stx sono in grado di stimolare la produzione di TNF-α e interleuchina-6 che, oltre a sostenere il quadro infiammatorio, promuovono l'esposizione di Gb3. E. coli O157:H7, al contrario degli altri sierotipi, non fermenta il sorbitolo; questo permette l'identificazione nei terreni agar Mac Conkey contenenti sorbitolo (si valutano le colonie che mancano dell'attività fermentativa. Tuttavia l'esame colturale deve essere affiancato dall'identificazione delle tossine mediante test immunoenzimatici commerciali.

EIEC
I ceppi O124, O143 e O164 (E. coli enteroinvasivi), strettamente simili a Shigella, sono in grado provocare diarrea sanguinolenta (sono inoltre presenti leucociti), crampi addominali e febbre. Una serie di geni espressi in un plasmide, denominati pInv, codificano per una serie di proteine di membrana in grado di promuovere la fagocitosi e la lisi intracellulare del vacuolo fagocitico, con proliferazione del batterio all'interno del citoplasma degli enterociti dell'intestino crasso.
Questo comporta depolimerizzazione dell'actina (come Listeria), lisi cellulare ed emorragia. I quadri più gravi evolvono in ulcerazioni dell'intestino.

EAEC
E. coli enteroaggreganti sono coinvolti in una diarrea acquosa persistente nei viaggiatori e negli infanti dei paesi in via di sviluppo. Questi ceppi esprimono sia Bfp che AAF/1, AAF/2 e AAF/3 (tutti codificati da un plasmide), fattori di adesione in grado di promuovere la colonizzazione dell'intestino tenue, con stimolazione della produzione di muco. Questo forma un biofilm in grado di isolare ed aggregare i batteri. In seguito all'aggregazione si ha riduzione della lunghezza dei microvilli, infiltrazione mononucleata ed emorragia.

DAEC
E. coli diffusamente aderenti provocano una diarrea acquosa benigna nei bambini di età compresa tra 1 e 5 anni. Il quadro è provocato da un allungamento dei microvilli degli enterociti dell'intestino tenue, con inglobamento dei batteri negli enterociti.


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Batterio killer, germogli di soia incriminati La Ue chiede indennizzi per gli agricoltori

Chiusa l'azienda che produce prodotti biologici e da cui sarebbe partito il contagio. Finora le vittime sono 22, ma oltre 2 mila sono le persone ammalate

Una serra di germogli di soia in Germania (Ap/Lapresse)


Berlino, 6 giugno 2011 - E’ stata identificata l’azienda agricola che produce germogli di soia, in Germania, probabile fonte dell’epidemia di Escherichia Coli. La fattoria, che produce prodotti biologici, si trova a sud di Amburgo, la città epicentro del contagio che ormai ha causato la morte di 22 persone (tutti in Germania, tranne uno in Svezia) e che ha fatto ammalare più di 2 mila persone.
Le autorità tedesche sono in attesa dei test sui prodotti della fattoria che confermino in maniera inconfutabile il verdetto. L’azienda è stata chiusa e ai tedeschi è stato caldamente consigliato di smettere di mangiare ortaggi crudi, come pomodori, cetrioli, insalate e naturalmente germogli.
Il ministro della Sanità tedesco, Daniel Bahr, ha messo in guardia però da conclusioni affrettate. "Abbiamo degli indizi chiari che un’azienda di Uelzen (nord) sia la fonte dell’infezione, ma dobbiamo attendere la conferma dei test di laboratorio", ha detto alla tv Ard.
Nel frattempo, gli ospedali tedeschi fanno fatica a tener dietro all’impennata di pazienti: nel nord della Germania scarseggiano i letti e anche le cure, ha detto il ministro della sanita’, Daniel Bahr: "Stiamo affrontando una situazione di tensione nella cura dei pazienti, ma ce la faremo".
Nelle città di Amburgo e Brema, le più colpite, il personale è esausto perché lavora 24 ore su 24. "I medici vengono a lavorare volontariamente nel fine settimana e dormono anche qui", ha raccontato Oliver Grieve il portavoce dell’ospedale universitario di Kiel, nel nord della Germania.
Intanto la Commissione Europea ha annunciato che chiederà agli Stati membri di approvare "indennnizzi" agli agricoltori che hanno subito perdite per il calo delle vendite di ortaggi dovuto all’emergenza del batterio-killer. La presidenza ungherese dell’Unione europea ha deciso di convocare per domani a Lussemburgo un consiglio straordinario dei ministri Ue dell’Agricoltura, per affrontare l’emergenza che ha colpito il settore dopo lo scoppio dell’epidemia scatenata dalla versione ‘mortale’ dell'Escherichia Coli.


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BATTERIO KILLER, NEGATIVI
I PRIMI TEST SULLA SOIA


                                                      
    
       
di Claudio Fabretti


ROMA - La ricerca della fonte dell'epidemia di E. Coli si sta dimostrando «molto difficile»: finora sui 40 campioni esaminati ben 23 sono risultati negativi. Lo ha detto oggi il ministro dell'Agricoltura della Bassa Sassonia che ha riferito i primi risultati degli esami. Il ministro ha inoltre previsto che i risultati di tutti i test non si conosceranno in tempi brevi. Le ricerche della fonte dell'infezione, ha spiegato, sono difficili anche perché sono già passate diverse settimane dallo scoppio dell'epidemia. Gli ulteriori esami previsti sui campioni di germogli di soia prelevati dall'azienda della Bassa Sassonia sotto accusa, ha proseguito il ministro, verranno realizzati in collaborazione con l'istituto federale per la valutazione dei rischi (BfR).

LA SOIA NUOVA PISTA Tutto è nato da una partita di germogli di soia. È questa la nuova pista degli epidemiologi tedeschi alla base dell’epidemia di Escheria Coli, che ha provocato finora 22 morti, 21 dei quali in Germania. Lo ha riferito Gert Lindemann, il ministro dell’agricoltura della Bassa Sassonia, uno dei Laender più colpiti dall’epidemia. L’azienda produttrice, a Uelzen, in Bassa Sassonia, è stata identificata e chiusa, anche se saranno solo le indagini batteriologiche, che saranno chiuse oggi, a rivelare con certezza la fonte del focolaio. È stato anche individuato «con molta precisione» il percorso di distribuzione dei germogli sospetti - fanno sapere le autorità sanitarie tedesche, convinte di essere ormai vicine alla soluzione dell’enigma, dopo la false piste dei cetrioli e di altre verdure.
Ma intanto la sezione europea dell’Oms precisa che la soia rimane ancora un’ipotesi da verificare con il Roberto Koch Institute di Berlino ed è «benvenuto ogni ulteriore progresso nell’identificazione della fonte dell’epidemia». E resta alta l’attenzione in tutta Europa.
In Gran Bretagna è scattato l’allarme per cibo e bevande, a rischio attacco terroristico. Gli esperti del Centre for the Protection of National, agenzia paragovernativa che opera sotto l’ombrello dei servizi di sicurezza, hanno infatti messo in guardia che la diffusione del virus E.Coli ha evidenziato la vulnerabilità della catena distributiva e l’enorme rapidità con cui l’epidemia riesce a diffondersi. Il CPNI ha quindi chiesto ai produttori, ai distributori e ai supermercati di aumentare la sicurezza presso fabbriche e magazzini e identificare gli anelli deboli della filiera.
Oggi il ministro della Salute Ferruccio Fazio incontrerà a Lussemburgo i suoi colleghi per concordare linee comuni di azione, mentre i Nas hanno ricevuto l’ordine di mantenere alti i controlli. Al momento, in tutto il Vecchio Continente, stando a Oms e Ecdc, sono stati rilevati 2.263 casi totali di contagio, 605 di Escherichia Coli Enteroemorragica (Ehec), 6 dei quali fatali, e 658 di Sindrome emolitico-uremica (Sue), 16 mortali. Quattro nuovi casi di Ehec si sarebbero verificati nel Regno Unito e uno in Danimarca.
Per sradicare il batterio, occorrerà eliminare la fonte di trasmissione e interrompere la catena dell’infezione.


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Batterio Killer, ora sono 24 i morti. Vertice a Lussemburgo

Martedí 07.06.2011 Le autorità tedesche mantengono l'allerta sui germogli di soia, cetrioli, pomodori, lattuga nonostante l'esito negativo dei test preliminari sui campioni sequestrati nell'azienda del villaggio Bienenbuettel. E' salito intanto a 24 il numero dei morti per il batterio killer di "E. Coli": una donna di 90 anni deceduta nello Schleswig-Holstein è diventata la ventitreesima vittima in Germania mentre l'unico morto al di fuori del Paese era stato registrato in Svezia.
Il ministero della Difesa del consumatore della Bassa Sassonia, ha confermato che gli esami su 24 dei 40 campioni sequestrati "non hanno evidenziato la presenza del batterio E.coli", ma ha aggiunto che "non si può ancora definitivamente escludere che l'infezione sia partita da Bienenbuttel". Secondo il ministro rimane comunque valido l'invito a non consumare verdure crude (cetrioli, lattuga, pomodori) perché potrebbero essere l'origine dell'infezione.
Il ministro dell'Agricoltura tedesco, Ilse Aigner, ha sottolineato che non facile risalire al focolaio, anche perché l'azienda in cui sono stati sequestrati i campioni "potrebbe non essere la sola ad aver diffuso il batterio". Ma anche perchè, da quando è stata scoperta la malattia, sono trascorse diverse settimane. Questo aspetto ha suscitato anche le critiche dei Verdi, che hanno accusato il governo di non aver affrontato subito l'emergenza. Anche sui tempi che ci vorranno per capire da dove è partito il contagio, le autorità non si sono espresse positivamente. In Germania i casi di contagio sono 1.526, mentre i sintomi del batterio sono comparsi in 2.500 persone.
VERTICE UE PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA - Estendere ed approfondire i controlli nel nord della Germania, nell'area dove il batterio killer, E.coli ha fatto già alcune decine di vittime: è il 'Leimotiv' che - dall'Italia alla Commissione europea - è stato rilanciato al Consiglio dei ministri della salute dell'Ue dominato - oggi a Lussemburgo - dalla crisi sul batter killer. Insomma, l'Europa passa al contrattacco e chiede alla Germania di fare ancora più ricerca per poter identificare l'origine del batterio. Per l'Italia, il ministro per la salute Ferruccio Fazio parla della "necessità di un'indagine sanitaria a tappeto nella zona del Lander settentrionale, proprio per verificare la possibilità di contaminazione in sede di produzione e di confezionamento di prodotti agricoli". Anche la Commissione europea sostiene un approccio globale alla crisi quindi chiede "delle analisi batteriologiche sul terreno ed epidemilogiche", per capire il percorso del batterio sui prodotti e sull'uomo. Berlino ha assicurato che è pronta a fare la propria parte per poter dare una risposta la più veloce possibile alle attese degli europei.
24 I MORTI - Il batterio è arrivato anche in Polonia: prima contagiata, una donna residente nella regione di Amburgo e ricoverata il 23 maggio a Szczecin, nel nord-ovest del Paese. In Italia, il Codacons ha inviato un esposto a 104 Procure della Repubblica, mettendo nel mirino le misure a tutela dei cittadini adottate dal ministero della Salute e dalle altre autorita' sanitarie italiane, ritenute dal Codacons "assolutamente inadeguate e insufficienti". Secondo la Coldiretti il danno finale per il made in Italy alimentare potrebbe sfiorare i 100 milioni di euro. Le conseguenze piu' gravi si sono avute per i cetrioli con crolli anche del 90 per cento.
PRIMO CASO IN CANADA - Primo caso sospetto di infezione da E. coli in Canada. In un comunicato Arlene King, responsabile sanitario dell'Ontario, ha precisato che si tratta di un uomo, residente nella regione di Peel, che aveva viaggiato di recente in Germania. Qui il paziente, di cui non sono state rese note le generalità, ha consumato prodotti alimentari locali. Per i risultati definitivi occorrono ancora alcuni giorni, ha precisato la King, ma i test preliminari "confermano la presenza di una tossina compatibile con l'epidemia europea". Il paziente è stato dimesso dall'ospedale la scorsa settimana.


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E. Coli, primo caso sospetto in Canada "Non ha senso fare altri controlli in Italia"





Roma - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Si tratta di un uomo, residente nella regione di Peel, che aveva viaggiato di recente in Germania: è stato dimesso dall'ospedale la scorsa settimana. Fazio: "Bisogna fare controlli a tappeto sugli stabilimenti di produzione". Ue: 150 mln di euro di aiuti per gli agricoltori. Soia 'assolta' dai primi test. Ma Berlino precisa: ''Rimangono una pista importante''

Roma, 7 giu. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Primo caso sospetto di infezione da E. coli in Canada. In un comunicato Arlene King, responsabile sanitario dell'Ontario, ha precisato che si tratta di un uomo, residente nella regione di Peel, che aveva viaggiato di recente in Germania. Qui il paziente, di cui non sono state rese note le generalità, ha consumato prodotti alimentari locali. Per i risultati definitivi occorrono ancora alcuni giorni, ha precisato la King, ma i test preliminari "confermano la presenza di una tossina compatibile con l'epidemia europea". Il paziente è stato dimesso dall'ospedale la scorsa settimana.
I rischi per gli abitanti dell'Ontario legati a questa epidemia sono molto bassi", ha detto la King alla stampa locale, aggiungendo che le agenzie sanitarie sul territorio sono state incaricate di segnalare ogni caso di E. coli in persone rientrate di recente dalla Germania. Inoltre, l'esperta ha invitato tutte le persone che hanno in programma viaggi in Germania a consultare una specifica sezione del sito della Public Health Agency of Canada: phac-aspc.gc.ca.

"Per capire se c'è stata una ricombinazione spontanea o se è avvenuta in laboratorio, bisogna fare controlli a tappeto sugli stabilimenti di produzione". Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, torna sulla vicenda del batterio killer a margine di un incontro oggi al ministero per parlare di malattie digestive. "Le autorità tedesche stanno andando a vedere i buoi usciti dalla stalla - ammonisce - ma secondo me bisogna andare a vedere le stalle, cioè controllare gli stabilimenti di produzione. Questo è il modo di investigare e questa - sottolinea - è stata la strada seguita, ad esempio, da Ilaria Capua per tracciare il virus dell'aviaria".

In Germania c'è stata confusione sul nuovo batterio, sostiene Fazio in risposta a una domanda dei cronisti sulla gestione della vicenda da parte delle autorità tedesche. "Non lo dico io che c'è stata confusione - sottolinea il ministro - basta vedere la prima pagina dei giornali tedeschi".

In ogni caso, "non ha alcun senso non mangiare frutta e verdura e non ha alcun senso fare ulteriori controlli in Italia, ad eccezione di quelli di routine". E invita alla calma: "Non paragoniamo questa epidemia all'H1N1 perché sono due cose completamente diverse. Questa - conclude - non si propaga da persona a persona".

Intanto la Commissione europea proporrà oggi al Consiglio straordinario agricoltura a Lussemburgo aiuti per circa 150 milioni di euro agli agricoltori colpiti dalla crisi del batterio killer. Lo ha annunciato il commissario all'Agricoltura Dacian Ciolos al suo arrivo alla riunione.


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Batterio Killer, i morti salgono a 25. Emergenza negli ospedali. l'origine nella carne. L'intervista: come difendersi

Si aggrava il bilancio dell'epidemia di E.coli in Europa. Il batterio killer ha fatto altre due vittime in Germania, portando così a 25 il numero totale dei decessi nel Vecchio Continente. Le ultime due vittime, una donna di 74 e l'altra di 88 anni, presentavano i sintomi di una sindrome emolitica e uremica (Shu), gravi disturbi renali provocati dal batterio E.coli. La notizia dei due nuovi decessi arriva mentre si a Lussemburgo si sta per aprire un summit straordinario dei ministri dell'agricoltura della Ue. Dalla bozza della dichiarazione finale prende corpo l'ipotesi di aiuti per 150 milioni di euro all'agricoltura.
EMERGENZA OSPEDALI - Negli ospedali tedeschi ormai è allarme rosso. Il numero dei pazienti ricoverati per accertamenti sull'infezione da batterio continua ad aumentare e le cliniche faticano a stare al passo con le richieste. "La Società Ospedaliera tedesca - scrive lo Spiegel - esige un sostegno finanziario consistente per poter far fronte all'emergenza, mentre le critiche rivolte al governo per la gestione della crisi sanitaria diventano sempre più feroci".
PRIMO CASO IN CANADA - Nel frattempo un primo caso sospetto di infezione si registra in Canada. "L'Ontario ha un caso sospetto di E.coli legato all'epidemia in Europa», ha dichiarato in un comunicato Arlene King, responsabile sanitario della più popolosa fra le province canadesi. L'uomo, residente nella regione di Peel, ha viaggiato di recente in Germania dove ha consumato prodotti alimentari locali. Per analisi mediche definitive sono necessari ancora alcuni giorni, precisano i sanitari, ma i test preliminari "confermano la presenza di una tossina compatibile con l'epidemia europea".
I SEMI DI SOIA - Le autorità tedesche d'altra parte mantengono l'allerta sui germogli di soia, cetrioli, pomodori, lattuga nonostante l'esito negativo dei test preliminari sui campioni sequestrati nell'azienda del villaggio Bienenbuettel. Il ministero della Difesa del consumatore della Bassa Sassonia, ha confermato che gli esami su 24 dei 40 campioni sequestrati "non hanno evidenziato la presenza del batterio E.coli", ma ha aggiunto che "non si può ancora definitivamente escludere che l'infezione sia partita da Bienenbuttel". Secondo il ministro rimane comunque valido l'invito a non consumare verdure crude (cetrioli, lattuga, pomodori) perché potrebbero essere l'origine dell'infezione.
Il ministro dell'Agricoltura tedesco, Ilse Aigner, ha sottolineato che non facile risalire al focolaio, anche perché l'azienda in cui sono stati sequestrati i campioni "potrebbe non essere la sola ad aver diffuso il batterio". Ma anche perchè, da quando è stata scoperta la malattia, sono trascorse diverse settimane. Questo aspetto ha suscitato anche le critiche dei Verdi, che hanno accusato il governo di non aver affrontato subito l'emergenza. Anche sui tempi che ci vorranno per capire da dove è partito il contagio, le autorità non si sono espresse positivamente. In Germania i casi di contagio sono 1.526, mentre i sintomi del batterio sono comparsi in 2.500 persone.
SCENDE IN CAMPO L'UE - Centocinquanta milioni di euro per aiutare gli agricoltori europei le cui vendite sono in caduta libera dopo l'epidemia del batterio killer: è la proposta della Commissione Ue ai ministri dell'Agricoltura dei 27 che si riuniscono nel primo pomeriggio a Lussemburgo, in una riunione straordinaria (era gia' programmata per il 17 ma e' stata anticipata) proprio per decidere il piano di aiuti ai coltivatori. Le misure interessano gli agricoltori spagnoli, accusati inizialmente dalle autorita' tedesche come responsabili dell''epidemia, ma anche quelli italiani, scesi oggi in piazza con manifestazioni da Milano a Latina: a Fondi, davanti all'ingresso del piu' grande mercato ortofrutticolo italiano (Mof), sono stati distribuiti direttamente ai consumatori i prodotti ortofrutticoli invenduti a causa della psicosi che coinvolge 300mila imprese nazionali che garantiscono proprio in questa stagione lavoro per 50 milioni di giornate: una manifestazione a sostegno della richiesta italiana di risarcimento per i 100 milioni di euro di danni subiti dal Made in Italy alimentare.
Intanto, il commissario Ue alla Salute, John Dalli, ha criticato la Germania per la prematura diffusione di informazioni inesatte sull'origine del batterio-killer. Parlando dinanzi al Parlamento di Strasburgo, prima della riunione dei ministri dell'Agricoltura Ue, Dalli ha esortato le autorita' a evitare "premature conclusioni" perche' diffondono "paure ingiustificate": il commissario ha fatto un appello alla prudenza, osservando che qualsiasi informazione, prima di essere data al pubblico, deve essere scientificamente provata. Dalli ha osservato che qualsiasi misura diretta a bloccare su tutto il territorio europeo, qualsivoglia prodotto, e' "sproporzionata" perche' la crisi e' circoscrivibile ad Amburgo e ha ripetuto di essere in contatto con le autorita' russe perche' cancellino il divieto di importazione delle verdure dall'Ue (ma oggi anche l'Arabia Saudita ha bloccato l'import di verdure europee). Il commissario ha anche assicurato che tanto la Commissione che le autorita' sanitarie nazionali lavorano a pieno ritmo per cercare di individuare l'origine del batterio. Origine sulla quale rimane il buio fitto. Il batterio ha gia' fatto 25 morti (24 solo in Germania) e causato oltre 2.000 contagi, ma nessuno ancora e' stato in grado di capire l'origine della contaminazione: scagionati cetrioli e germogli di soia, i ricercatori tedeschi brancolano nel buio alla ricerca dell'agente patogeno.
I primi test sui campioni di germogli di soia prelevati da un'azienda nella Bassa Sassonia hanno dato risultato negativo, ma il numero delle vittime e' in aumento e il panico dilaga. E si registrano anche tensioni nel governo di Angela Merkel, pesantemente attaccato dall'opposizione per la gestione della crisi. La situazione in Italia, invece, e' sotto controllo e il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha detto che "non ha senso fare ulteriori controlli su frutta e verdura".


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BATTERIO KILLER: 150 MLN
DI DANNI, CONSUMI A -20%


                                                      
    
          ROMA - La fonte dell'epidemia di E. Coli continua a sfuggire alle autorità sanitarie tedesche, che sono costrette anche a rettificare il bilancio delle vittime del batterio killer. In serata, tuttavia, arriva una nota di ottimismo, quando il ministro della Salute tedesco, Daniel Bahr, ha dichiarato che il «peggio è passato». Il governo federale è stato colpito in pieno da una valanga di critiche non solo sulla gestione della crisi, ma anche sullo stesso sistema di controlli, affidato in primo luogo alle regioni. Dopo il nulla di fatto emerso ieri dai risultati dei primi test, tutti negativi, sui germogli di soia della Bassa Sassonia, molti puntano il dito contro la struttura del sistema federalista tedesco, basato appunto sulla grande autonomia dei 16 Land del paese. Come ha fatto oggi anche al ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano: «Non credo che stiano gestendo al meglio questa emergenza», ha commentato riferendosi alla Germania. Da parte sua, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha scelto una metafora: «Le autorità tedesche stanno andando a vedere i buoi usciti dalla stalla, secondo me invece bisogna andare a vedere le stalle, perchè questo è il modo di andare a investigare questa questione». Risultato: in Germania c'è stata confusione sulla gestione del batterio killer, ha aggiunto, come confermano le prime pagine dei giornali di oggi, che parlano di una situazione di 'caos'.

E nel paese l'aria è sempre più pesante. Il quotidiano di sinistra Frankfurter Rundschau scrive che «la complessità del sistema federalista ha, ancora una volta, conseguenze disastrose». Basti pensare che l'istituto pubblico Robert-Koch, «ad esempio, non può fare domande ai pazienti poichè questa è una prerogativa delle autorità regionali!». Mentre i Verdi chiedono un dibattito parlamentare e attaccano la Merkel («la gestione della crisi da parte del governo è pessima»), i socialdemocratici (Spd) chiedono una «forza di intervento mobile» a livello nazionale che sia in grado di far fronte a epidemia di questa portata. Nella confusione, l'istituto Robert-Koch è stato costretto anche a rettificare il bilancio delle vittime, che rimane invariato a quota 21 rispetto a ieri nonostante l'annuncio - in mattinata - di un altro decesso, in Baviera. La correzione è avvenuta dopo gli accertamenti eseguiti sulla presunta vittima, che non hanno confermato la presenza del batterio killer. I paesi europei colpiti dall'epidemia, invece, sono saliti a 13 con la prima infezione rilevata in Lussemburgo, mentre dall'inizio di maggio il numero complessivo di casi è salito a 2.429. Eppure, «al momento non è ancora confermato» che sono «i germogli di soia prodotti nella Germania del Nord» la fonte dell'epidemia di Eschrichia Coli, ha ribadito il Commissario europeo per la salute, John Dalli. Ma il ministro dell'Agricoltura, Ilse Aigner (Csu), continua a tenere duro: il sistema di «gestione delle crisi funziona», ha detto rispondendo alle critiche: «Le autorità stanno concentrando tutte le loro forze nella lotta a questa epidemia». I risultati dei primi test federali sui campioni di germogli di soia sono attesi entro venerdì, ha annunciato Juergen Thier-Kundke, il portavoce dell'istituto federale per la valutazione del rischio (BfR), cioè il laboratorio di riferimento per il batterio E. Coli nel cibo

CONSUMI IN CALO Sull'onda della psicosi i consumi di frutta, verdure e ortaggi hanno subito in Italia un calo del 20%, con punte del 70% per quanto riguarda i cetrioli. E così i danni per i produttori e per l'intera filiera ammontano a oltre 150 milioni di euro. È quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sottolineando l'insufficienza delle misure annunciate dalla Commissione Ue per fronteggiare l'emergenza. Secondo la Cia, per dare risposte adeguate agli agricoltori colpiti occorro interventi realmente concreti; bisogna quindi risarcire le imprese e ritirare dal mercato tutti i prodotti rimasti invenduti; gli indennizzi devono essere totali e non parziali, altrimenti c'è il rischio che molti produttori escano dal mercato. È poi urgente, aggiunge la Cia, che l'Unione europea faccia al più presto la massima chiarezza sulla vicenda e che la Germania si assuma in modo preciso le sue responsabilità. Non è possibile che a più di due settimane dal verificarsi delle prime intossicazioni, sottolinea l'associazione, non si conosca ancora la causa del batterio; l'altalena di ipotesi, dai cetrioli ai germogli di soia, ha avuto come unica conseguenza un allarmismo generalizzato tra i consumatori e, di riflesso, una netta flessione negli acquisti di prodotti ortofrutticoli. La Cia quindi sollecita il governo ad attivarsi con il massimo impegno in sede Ue per misure realmente efficaci e, eventualmente, ottenere l'autorizzazione per aiuti nazionali.


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BATTERIO KILLER, GERMANIA:
"NUOVI CASI IN NETTO CALO"


                                                      
    
          ROMA - Il ministro della Sanità tedesco, Daniel Bahr, ha dichiarato che c'è stato un netto calo di nuovi casi di contagio causati dal batterio E. Coli. «Ci saranno nuovi casi e purtroppo dobbiamo aspettarci altri morti, ma il numero di nuovi contagi è calato sensibilmente», ha detto il ministro della Sanità tedesco in un'intervista al canale televisivo Ard. «Non posso dire che l'emergenza sia passata - ha aggiunto - ma dopo aver analizzato gli ultimi dati possiamo ben sperare».

150 MILIONI DI DANNI La fonte dell'epidemia di E. Coli continua a sfuggire alle autorità sanitarie tedesche, che sono costrette anche a rettificare il bilancio delle vittime del batterio killer. In serata, tuttavia, arriva una nota di ottimismo, quando il ministro della Salute tedesco, Daniel Bahr, ha dichiarato che il «peggio è passato». Il governo federale è stato colpito in pieno da una valanga di critiche non solo sulla gestione della crisi, ma anche sullo stesso sistema di controlli, affidato in primo luogo alle regioni. Dopo il nulla di fatto emerso ieri dai risultati dei primi test, tutti negativi, sui germogli di soia della Bassa Sassonia, molti puntano il dito contro la struttura del sistema federalista tedesco, basato appunto sulla grande autonomia dei 16 Land del paese. Come ha fatto oggi anche al ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano: «Non credo che stiano gestendo al meglio questa emergenza», ha commentato riferendosi alla Germania. Da parte sua, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha scelto una metafora: «Le autorità tedesche stanno andando a vedere i buoi usciti dalla stalla, secondo me invece bisogna andare a vedere le stalle, perchè questo è il modo di andare a investigare questa questione». Risultato: in Germania c'è stata confusione sulla gestione del batterio killer, ha aggiunto, come confermano le prime pagine dei giornali di oggi, che parlano di una situazione di 'caos'.

E nel paese l'aria è sempre più pesante. Il quotidiano di sinistra Frankfurter Rundschau scrive che «la complessità del sistema federalista ha, ancora una volta, conseguenze disastrose». Basti pensare che l'istituto pubblico Robert-Koch, «ad esempio, non può fare domande ai pazienti poichè questa è una prerogativa delle autorità regionali!». Mentre i Verdi chiedono un dibattito parlamentare e attaccano la Merkel («la gestione della crisi da parte del governo è pessima»), i socialdemocratici (Spd) chiedono una «forza di intervento mobile» a livello nazionale che sia in grado di far fronte a epidemia di questa portata. Nella confusione, l'istituto Robert-Koch è stato costretto anche a rettificare il bilancio delle vittime, che rimane invariato a quota 21 rispetto a ieri nonostante l'annuncio - in mattinata - di un altro decesso, in Baviera. La correzione è avvenuta dopo gli accertamenti eseguiti sulla presunta vittima, che non hanno confermato la presenza del batterio killer. I paesi europei colpiti dall'epidemia, invece, sono saliti a 13 con la prima infezione rilevata in Lussemburgo, mentre dall'inizio di maggio il numero complessivo di casi è salito a 2.429. Eppure, «al momento non è ancora confermato» che sono «i germogli di soia prodotti nella Germania del Nord» la fonte dell'epidemia di Eschrichia Coli, ha ribadito il Commissario europeo per la salute, John Dalli. Ma il ministro dell'Agricoltura, Ilse Aigner (Csu), continua a tenere duro: il sistema di «gestione delle crisi funziona», ha detto rispondendo alle critiche: «Le autorità stanno concentrando tutte le loro forze nella lotta a questa epidemia». I risultati dei primi test federali sui campioni di germogli di soia sono attesi entro venerdì, ha annunciato Juergen Thier-Kundke, il portavoce dell'istituto federale per la valutazione del rischio (BfR), cioè il laboratorio di riferimento per il batterio E. Coli nel cibo


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BATTERIO KILLER, 2700 CASI.
UE: "IN ITALIA TRANQUILLI"


                                                      
    
          ROMA - Superano i 2.700 (2.743) in 13 Paesi europei i casi di infezione da nuovo batterio E. coli (Ehec) e della sua più grave complicanza, la sindrome emolitica uremica (Seu). Secondo l'ultimo bollettino diffuso dall'Ecdc (European Center for Disease Prevention and Control), aggiornato a questa mattina, i casi di sono arrivati rispettivamente a 2.021 e 722, con 25 morti confermate (19 e 6 rispettivamente). Tutti i decessi, tranne uno in Svezia, sono stati registrati in Germania.

UE: "IN ITALIA POSSONO STARE TRANQUILLI" L'infezione innescata dal batterio killer che sta terrorizzando i paesi del Vecchio Continente «è localizzata nel nord della Germania e le persone che sono state coinvolte sono transitate per la Germania e mangiato in questo Paese. In Italia non ci sono problemi, si può stare tranquilli. Quello che vale per tutti sono le più elementari norme igieniche: soprattutto lavare frutta e verdura». A tranquillizzare gli abitanti del Belpaese è Paola Testori Coggi, direttore generale per la salute della Commissione europea, in un'intervista sul tema a 'One-o-five livè, il canale in diretta della Radio Vaticana. «E poi - ha spiegato ancora Coggi - abbiamo attivato il nostro centro delle malattie infettive di Stoccolma e l'Autorità alimentare di Parma: sono stati messi in campo tutti gli strumenti necessari per far fronte all'emergenza. Domani, inoltre, io sarò ufficialmente a Roma per andare a visitare il laboratorio dell'Istituto superiore di sanità che ha messo in campo un innovativo protocollo per un test rapido in due giorni necessario a individuare focolai di infezione». «Il batterio - ha proseguito - ancora non è stato trovato, ma le indagini epidemiologiche sembrano indicare che il responsabile sia uno stabilimento tedesco che produce germogli di soia. Finora i morti sono 23, anche se fortunatamente si va verso una stabilizzazione dell'infezione. Si può ragionevolmente sperare che il picco dell'emergenza ormai sia passato; certamente qualche caso ancora salterà fuori perchè il periodo di incubazione varia tra i quattro ed i 10 giorni».

MINISTRO TEDESCO: "IL PEGGIO È PASSATO" Il «peggio è passato». Parola del ministro della Sanità tedesco, Daniel Bahr. Ma le vittime dell'epidemia di E. Coli continuano a salire e di cessato allarme non si parla, la fonte dell'infezione è ancora sconosciuta. E, come se non bastasse, il mistero si infittisce: per la prima volta, è stato trovato in un cetriolo il batterio killer che ha già provocato 26 morti in Europa. La scoperta l'hanno fatta le autorità sanitarie della Sassonia-Anhalt, una regione centro settentrionale della Germania. Il batterio, del ceppo mortale 0104:H4, è stato rilevato su un cetriolo nel bidone della spazzatura di una famiglia i cui componenti erano stati colpiti dalla malattia. Ma sarà difficile accertare la fonte dell'infezione: come ha detto un portavoce del ministero della Sanità del Land, il percorso del batterio non è chiaro, dato che i cetrioli si trovavano all'interno del bidone già da una decina di giorni. Ricerche, inoltre, sono state fatte anche in alcuni supermercati dove la famiglia - che non ha visitato di recente le regioni settentrionali della Germania - aveva fatto la spesa, ma non è stato trovato nulla. Non è chiaro, inoltre, se il cetriolo sotto accusa proviene o meno dalla Spagna. Aumentano i sospetti, invece, sui germogli di soia prodotti dall'azienda della Bassa Sassonia (nordovest), poichè 18 persone di Cuxhaven (Nord) che avevano mangiato i germogli incriminati in una mensa aziendale hanno contratto l'infezione del tipo Escherichia Coli Enteroemorragica (Ehec). Inoltre, è emerso che tre dipendenti della ditta di Uelzen - addette al confezionamento dei germogli - hanno sofferto di diarrea nella prima metà di maggio e una di loro si è ammalata di Ehec.

Ma il «peggio è alle nostre spalle», ha annunciato Bahr, sottolineando che si registra un netto calo di nuovi casi. «Ci saranno nuovi casi e purtroppo dobbiamo aspettarci altri morti, ma il numero di nuovi contagi è calato sensibilmente», ha detto il ministro, spiegando che il bilancio delle vittime in Germania è già aumentato a quota 25, contro le 21 di ieri. Il ministro ha partecipato oggi a Berlino a un vertice sull'epidemia con il ministro dell'Agricoltura, i loro colleghi regionali e il commissario europeo per la Salute, John Dalli. Quest'ultimo, non ha messo in dubbio il lavoro delle autorità regionali tedesche, nè la decisone di lanciare l'allarme - poi rientrato - sui cetrioli importati dalla Spagna. Tuttavia, ha esortato la Germania a cooperare in modo più stretto con gli esperti stranieri per cercare di sconfiggere il batterio killer. «Dobbiamo appoggiarci all'esperienza e all'expertise di tutta l'Europa e anche di quella al di fuori dell'Europa», ha detto Dalli prima al quotidiano tedesco Die Welt e poi durante una conferenza stampa congiunta. «Sottolineo espressamente - ha proseguito - quanto sia importante collaborare in modo stretto e condividere le nostre conoscenze per porre fine al più presto all'epidemia di Ehec». E poi ha cercato di rassicurare i cronisti che lo incalzavano sulla gestione della crisi da parte delle autorità sanitarie tedesche. «A oggi, tutte le azioni necessarie sono state prese, il lavoro si sta facendo, le risorse vengono utilizzate per risolvere il problema e sono fiducioso che, con l'aiuto di tutti gli esperti che abbiamo coinvolto in questa questione, siamo sul binario giusto per fare il nostro meglio per risolverla»: ha sottolineato. Anche secondo il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, il picco dell'emergenza legata al batterio E. Coli «è superato» e ora «sta diventando più un problema economico». Peraltro, ha aggiunto, di questi episodi in passato «se ne sono verificati oltre una ventina, tutti circoscritti, e di alcuni non è nemmeno mai stata trovata la fonte» del contagio. Il ministro ha comunque invitato a non trascurare le normali regole di igiene, ricordando di «lavarsi bene le mani», oltre a pulire bene frutta e ortaggi


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