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DIGITAL FREESAT FORUM / Other Countries & Languages / Libia: via all'attacco! Moderat de grass
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Burjny
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Via all'attacco, jet distruggono 4 tank Berlusconi: per ora solo basi, raid se serve

     Pentagono, operazione 'Odissea all'alba' in corso per distruggere la contraerea libica


Vertice Parigi Europa-Lega Araba: via libera a attacco, faremo rispettare risoluzione Onu. Per primi partono aerei francesi verso Bengasi: attaccati carri armati e veicoli blindati delle truppe fedeli a Gheddafi. Base Nato Napoli si prepara a coordinare intervento. Movimenti aerei nelle basi italiane. Van Rompuy: tempo stringe. Prima volta Usa non in prima linea ma con ruolo di appoggio. Obama: coalizione pronta ad agire con urgenza. H.Clinton: forniremo mezzi. Napolitano: compiaciuto intesa. Rais attacca Bengasi malgrado risoluzione Onu, decine di morti, migliaia di persone in fuga, ma insorti dichiarano: città è ancora in mano nostra. A Tobruk città in festa a notizia attacco francese. Colonnello a Obama: che faresti al posto mio?. A Sarkozy e Cameron: ve ne pentirete. Agenzia Jana: schierate folle di persone su obiettivi militari. Berlusconi: missili libici non sono pericolo per Italia; spero Gheddafi ci ripensi, difficile che il suo regime possa continuare dopo quello che è accaduto.

TV STATO, BOMBARDATI OBIETTIVI CIVILI A TRIPOLI -
Obiettivi civili sono stati bombardati a Tripoli da aerei delle "crociate nemiche". Lo dice la tv di stato libica.
CAMERON, FORZE BRITANNICHE IN AZIONE - Le forze britanniche sono in azione sulla Libia. Lo ha annunciato fuori da Downing Street il primo ministro britannico David Cameron. Cameron ha detto che l'azione contro la Libia è "necessaria, legale e giusta".
USA, AL VIA OPERAZIONE 'ODISSEA DELL'ALBA' - E' in corso l'operazione 'Odissea all'albà per distruggere la contraerea libica. Lo annuncia il Pentagono, precisando che oltre agli Usa sono coinvolti Gb, Francia, Italia e Canada. Le operazioni americane sono guidate dal generale Carter Ham, e hanno l'obiettivo di consentire le operazione decise dall'Onu.
TRE SOTTOMARINI USA PRONTI A INTERVENTO - La marina Usa ha schierato tre sottomarini nel Mediterraneo per preparare attacchi contro la Libia. Lo ha detto un responsabile della Difesa Usa.
LA RUSSA, PORTAEREI E CACCIA SONO PRONTI - Per fronteggiare la crisi libica "noi abbiamo già messo a disposizione le basi e, se necessario, sono disponibili gli aerei", in particolare "quattro Tornado con capacità di distruggere radar e postazioni missilistiche" e "sei caccia intercettori, che sono pronti ad alzarsi in volo in 15 minuti". Lo ha detto al Tg1 il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aggiungendo che "c'e anche la nostra portaerei con a bordo otto aerei".
ATTACCO COLPITI 4 CARRI ARMATI - Sono quattro carri armati i mezzi libici colpiti nel primo raid aereo sferrato oggi dai caccia francesi sulla Libia. Lo riferisce al Jazira con una scritta in
sovraimpressione. Un responsabile del ministero della Difesa, interrogato in merito alle informazioni diffuse dall'emittente al Jazira - che parla di quattro blindati libici distrutti dagli aerei francesi - ha dichiarato di "non poter confermare" questa cifra ma ha aggiunto che "diversi carri e veicoli blindati" sono stati distrutti. Sempre secondo Al Jazira, i veicoli distrutti si trovavano a nord ovest di Bengasi.
FREGATA BRITANNICA HA LASCIATO PORTO CAGLIARI - Ha lasciato nel primo pomeriggio il porto di Cagliari la fregata britannica Hms Cumberland (F85), che era arrivata ieri dopo essere stata dirottata sullo scalo mentre stava tornando in patria dopo aver partecipato a una missione in Mar Arabico e Golfo Persico e aver preso parte all'evacuazione dalla Libia dei connazionali. L'unità navale, che appartiene alla Classe Tipo 22, ha levato gli ormeggi una volta concluse le operazioni di rifornimento di carburante, viveri e acqua. Le autorità navali ieri avevano parlato di una sosta per consentire all'equipaggio di avere due giorni di libertà a terra. La partenza a tutta forza ha rafforzato l'ipotesi che il "Cumberland" sia stato assegnato alla forza navale Nato, o multinazionale, che sarà impegnata, in base alla risoluzione dell'Onu, nelle operazioni in Libia.
A TRAPANI BIRGI MOVIMENTO AEREI - Nella base del 37/o stormo dell'Aeronautica militare a Trapani Birgi sono da poco atterrati altri due aerei militari forse anch'essi canadesi. Mentre è rientrato un Awacs. I fotografi con lo zoom delle loro macchine fotografiche cercano di capire che tipo di aereo si alza in volo o atterra.
BERLUSCONI,PER ORA SOLO BASI,SE SERVONO RAID - "L'Italia, per il momento, mette a disposizione le basi e, attraverso la nostra partecipazione al coordinamento delle operazioni, potrà essere richiesta di una partecipazione con i suoi mezzi" e "noi abbiamo anticipato che potrebbe essere possibile tale partecipazione". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa tenuta al termine del vertice di Parigi. Il coordinamento, su proposta italiana, ha aggiunto il premier, "sarà effettuato probabilmente nella base Nato di Napoli".
Numerosi caccia 'Rafale' francesi stanno sorvolando Bengasi e l'intero territorio libico in missione di ricognizione. Lo rivelano fonti militari francesi. Intanto, secondo l'agenzia ufficiale libica Jana, il rais sta schierando cittadini libici sugli obiettivi militari che la Francia ha minacciato di attaccare. Migliaia di persone stanno fuggendo dalla città libica di Bengasi, sotto attacco questa mattina da parte delle forze pro-Gheddafi e dove sarebbero morte almeno 25 persone. Secondo gli insorti l'attacco è stato respinto. Appello del rais a Obama: 'I libici sono pronti a morire per me'. Di tutt'altro tenore il messaggio inviato a Sarkozy e Cameron: 'vi pentirete della vostra ingerenza'. Napolitano: 'faremo cio' che é necessario per la libertà e i diritti umani, come tutti i paesi del G8 e l'Onù. La Russa: 'l'Italia non si limiterà alla messa a disposizione delle basi ma sarà in prima linea nella 'coalizione dei volenterosi'. Nuova riunione Nato dopo il vertice di Parigi.
OBAMA, COALIZIONE PRONTA AD AGIRE CON URGENZA - "La coalizione internazionale che s'é riunita oggi a Parigi ha raggiunto un grande consenso sulla necessità di difedere il popolo libico ed è pronta ad agire con urgenza", se non ci saranno risposte adeguate. Lo ha detto Barack Obama dalla capitale brasiliana, prima tappa del suo viaggio in America Latina.
BERLUSCONI, MISSILI LIBIA NO PERICOLO PER ITALIA - "Vorrei tranquillizzare i nostri concittadini: le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della disponibilità di armi e di missili del regime libico, e la loro conclusione certa è che non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere il territorio italiano". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa all'ambasciata d'Italia a Parigi al termine del vertice di Parigi
BERLUSCONI: 'PER ORA SOLO BASI. SE SERVONO RAID' ''Per ora solo basi, se servono anche raid''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi. ''Vorrei tranquillizzare i nostri concittadini: le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della disponibilita' di armi e di missili del regime libico, e la loro conclusione certa e' che non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere il territorio italiano''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa all'ambasciata d'Italia a Parigi al termine del vertice.
BERLUSCONI: SPERO ANCORA IN RIPENSAMENTO - "Per quanto riguarda il momento" in cui l'Italia potrebbe partecipare direttamente alle operazioni militari "noi abbiamo ancora la speranza, visto questo schieramento globale, non solo dell'occidente ma anche del mondo arabo, che ci possa essere un ripensamento da parte del regime libico". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa tenuta al termine del vertice di Parigi sulla crisi libica. Si tratta, ha aggiunto, di una soluzione che il premier auspica sia giudicata di propria "convenienza dallo stesso regime" che così può porre fine alle sue azioni contro i civili.
NAPOLITANO COMPIACIUTO INTESA VERTICE PARIGI - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato informato telefonicamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, dell'andamento e dell'esito della riunione di Parigi. Secondo quanto riferisce un comunicato del Quirinale, il capo dello Stato si è compiaciuto dell'importante intesa raggiunta, per il contributo dato e per l'impegno assunto dall'Italia.
NUMEROSI CACCIA FRANCESI IN RICOGNIZIONE - Numerosi caccia 'Rafale' francesi stanno sorvolando Bengasi e l'intero territorio libico in missione di ricognizione. Lo rivelano fonti militari francesi.
I 'Rafale' sono decollati poco dopo mezzogiorno dalla base francese di Saint Dizier, nell'est della Francia, dove sono abitualmente di stanza, hanno spiegato le fonti militari francesi. Secondo le fonti, la missione di ricognizione dovrebbe durare tutto il pomeriggio ed i caccia non hanno finora incontrato alcuna difficoltà, dopo alcune ore di sorvolo del territorio libico. I 'Rafale' sono utilizzati in missioni di ricognizione, bombardamento e difesa aerea. I voli di ricognizione sono cominciati mentre a Parigi si teneva il vertice internazionale straordinario sulla Libia.
AEREI FRANCESI IMPEDISCONO ATTACCHI A BENGASI - I caccia francesi sulla Libia stanno impedendo attacchi aerei delle forze di Gheddafi contro Bengasi. Lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy.

SARKOZY,GHEDDAFI EVITI IL PEGGIO; RISPETTI ONU Gheddafi "é ancora in tempo per evitare il peggio conformandosi senza ritardi a tutte le richieste della Comunita internazionale". Lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine del vertice sulla Libia a Parigi. "La porta della diplomazia si riaprirà quando la sua aggressione finirà - ha aggiunto il presidente - la nostra determinazione è totale. Ognuno è messo davanti alle sue responsabilità.
SARKOZY, NOSTRI AEREI PRONTI A ATTACCARE BLINDATI RAIS Gli aerei francesi sono pronti a intervenire contro i blindati di Gheddafi: lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy.
TORNADO ITALIANI RISCHIERATI A TRAPANI Sono stati rischierati a Trapani i caccia Tornado dell'Aeronautica militare che potrebbero essere impiegati sulla Libia: si tratta - secondo quanto appreso dall'ANSA - dei Tornado ECR di Piacenza, specializzati nella distruzione delle difese missilistiche e radar, e dei Tornado IDS di Ghedi (Brescia), con capacita' di attacco. Insieme ai Tornado, sono stati schierati nella stessa base anche i caccia Eurofighter di stanza a Grosseto. Nella base di Trapani sono gia' schierati dei caccia F-16, aerei radar Awacs della Nato e aerei per il rifornimento in volo.

JANA, CITTADINI SI RADUNANO SU OBIETTIVI RAID - L'agenzia ufficiale libica riferisce che folle di cittadini libici si stanno radunando sugli obiettivi militari che la Francia ha minacciato di attaccare.

FINI, DOVEROSO CHE ITALIA FACCIA PROPRIA PARTE
- Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in Libia "è doveroso che l'Italia faccia la propria parte perché chi cerca la libertà possa ottenerla". Lo afferma intervenendo a Tolmezzo (Udine) nel corso di un incontro pubblico dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia. "Quello che accade nel Mediterraneo - spiega Fini - è la riprova di come non ci possa essere una dittatura per quanto feroce, tale da impedire ai popoli di chiedere e ottenere la propria dignità ". "Per questo - conclude - è doveroso per la comunità internazionale essere dalla parte di quel popolo ed è doveroso che l'Italia debba fare la propria parte perché chi cerca la libertà possa ottenerla".
GHEDDAFI A SARKOZY-CAMERON, VE NE PENTIRETE - Il leader libico Gheddafi ha scritto in una lettera al presidente Francese Sarkozy e al premier britannico Cameron che le potenze occidentali non hanno diritto di intervenire in Libia e che "si pentiranno" della loro ingerenza.Secondo quanto detto dal portavoce del governo libico Mussa Ibrahim in una conferenza stampa, la lettera, oltre che ai leader francese e britannico, è indirizzata anche al segretario generale dell'Onu, Ban ki-Moon. Nella missiva Gheddafi ha scritto che ogni azione militare contro la Libia sarebbe una "un'ingiustizia, una chiara aggressione... ve ne pentirete se interverrete nei nostri affari interni". "La Libia non è vostra... - prosegue la missiva, citata da Al Jazira -. Voi non avete il diritto di intervenire nei nostri affari interni. Questo è il nostro paese, non è il vostro paese. Noi non potremmo sparare un solo proiettile contro il nostro popolo".
Gheddafi ha detto in una lettera al presidente Usa Obama che "i libici sono pronti a morire per me". Lo ha riferito il portavoce del governo libico Mussa Ibrahim.
UE; VAN ROMPUY, NON POSSIAMO PIU' STARE FERMI - "Non possiamo più assistere ai massacri in Libia restando con le braccia conserte": lo ha detto il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, dopo la conclusione del vertice di Parigi.

AMR MUSSA, OBIETTIVO PRIORITARIO CESSATE FUOCO - "L'obiettivo principale in questo momento è di arrivare ad un cessate il fuoco nel più breve tempo possibile per essere sicuri che non ci sia nessuna azione contro il popolo libico". Lo ha detto il segretario generale della Lega araba Amr Mussa, al seggio per votare al referendum costituzionale, prima di partire per Parigi, dove oggi si tiene il vertice sulla Libia con Ue e Unione africana. Il segretario generale della Lega araba ha spiegato che al vertice di Parigi sosterrà la necessità di mantenere l'unità territoriale della Libia e "di non intoccare la suo sovranità, respingendo l'ingresso di qualsiasi forza sul suo territorio". Mussa ha sottolineato che la priorità è la protezione dei civili.

LEADER INSORTI, NON POSSIAMO RESISTERE A ESERCITO
- Il leader del Consiglio provvisorio libico (il governo degli insorti di Bengasi), Mustafa Abdul Jalil, ha detto ad Al Jazira che gli insorti non hanno abbastanza armi e truppe per contrastare l'esercito: "Abbiamo solo armi leggere - ha detto -. Gheddafi sembra avere nuove e potenti armi". Secondo Jalil "ora c'è un bombardamento di artiglieria e razzi su tutti i distretti di Bengasi.... Oggi ci sarà una catastrofe, se la comunità internazionale non attuerà le risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu... Ci appelliamo alla comunità internazionale, a tutto il mondo libero, perché fermi questa tirannia dallo sterminio di civili". Per il leader del Consiglio provvisorio, centinaia di persone sono in fuga dalla città e gli ospedali sono pieni di vittime dei bombardamenti a quartieri residenziali. "La strada per uscire dalla città ad est è piena per 160 km di auto con famiglie terrorizzate", ha aggiunto Jalil. Il leader del Consiglio provvisorio ha anche detto che l'aereo abbattuto stamani sopra Bengasi era degli insorti.

GOVERNO, ESERCITO ATTACCATO DA RIBELLI A BENGASI - Il governo libico ha detto che le sue forze armate sono sotto attacco a ovest di Bengasi e hanno risposto per autodifesa. Lo riferisce Al Jazira. "Le bande di Al Qaida hanno attaccato le unità delle forze armate libiche ferme a ovest di Bengasi", si legge in una dichiarazione riportata dall'agenzia ufficiale Jana. La dichiarazione accusa i ribelli di usare "un elicottero e un aereo da combattimento per bombardare le forze armate libiche, in flagrante violazione della no-fly zone imposta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite".
NATO, NUOVA RIUNIONE DOPO VERTICE PARIGI - I 28 ambasciatori della Nato si riuniranno nuovamente oggi pomeriggio a Bruxelles dopo la conclusione del vertice di Parigi.


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Burjny
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Libia, via all'operazione 'Odissea dell'alba' Partito l'attacco con missili e caccia

     Colpiti obiettivi strategici, nel Mediterraneo 25 navi e sottomarini della coalizione

E' partita l'operazione "Odissea dell'alba" per distruggere la contraerea libica. Partecipano Usa, Francia, Gran Bretagna e Italia. Il vertice a Parigi Europa-Lega Araba ha dato il via libera all'attacco. Per primi partono aerei francesi verso Bengasi. Bombardamento con missili Cruise su Tripoli lanciati da 25 fra navi da guerra e sottomarini dislocati nel Mediterraneo. Base di Capodichino coordina intervento. Movimenti aerei nelle basi italiane. Napolitano: compiaciuto intesa. Rais attacca Bengasi malgrado risoluzione Onu, decine di morti, migliaia di persone in fuga, ma insorti dichiarano: città è ancora in mano nostra. A Tobruk città in festa a notizia attacco francese. Colonnello a Sarkozy e Cameron: ve ne pentirete. Berlusconi: missili libici non sono pericolo per Italia; difficile che regime Gheddafi possa continuare dopo quello che è accaduto.
TV STATO, GHEDDAFI PARLERA' SU "AGGRESSIONE" - La tv libica ha detto che Muammar Gheddafi parlerà sulla "aggressione dei crociati"


PARTE ATTACCO,PIOGGIA DI MISSILI CONTRO GHEDDAFI - Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. E' scattata l'operazione "Odissea all'alba", cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid.
Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello.
I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi. A Tobruk è esplosa la gioia incontrollata degli insorti che seguivano su un maxi-schermo la diretta della tv satellitare Al Jazira.
Il via libera all'attacco militare è giunto dal vertice di Parigi con Onu, Ue, Usa e Paesi arabi, che ha dato luce verde ai caccia della coalizione internazionale per imporre con la forza il rispetto della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che prevede una no-fly zone rafforzata contro le truppe di Gheddafi e l'immediato cessate il fuoco per proteggere la popolazione civile.
I primi aerei a raggiungere lo spazio aereo libico sono stati i caccia di Parigi, che hanno anticipato di qualche ora i Tomahawk americani e i jet britannici. Sarkozy aveva concesso un'ultima possibilità al Colonnello per evitare l'attacco militare. "Gheddafi è ancora in tempo per evitare il peggio, se rispetterà senza ritardi e senza riserve" la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, aveva detto il presidente francese. Per tutta risposta, il rais libico ha inviato una lettera di minacce a Sarkozy, Cameron e Ban ki-Moon. "Se interverrete nei nostri affari interni ve ne pentirete", ha scritto il Colonnello.
Da Brasilia, dove si trova in visita di stato, Barack Obama ha detto che "la popolazione civile libica deve essere protetta". "A Parigi c'é stato un forte consenso, siamo pronti ad agire con urgenza", ha detto il presidente americano.
Berlusconi ha annunciato che per il momento l'Italia mette a disposizione solo le basi militari ma ha aggiunto che se sarà necessario parteciperà anche ai raid aerei e assicurato che non esiste un pericolo di ritorsione missilistica verso l'Italia. "Il maggior coraggio è a volte la cautela". La linea di Umberto Bossi di fronte ai bombardamenti in Libia è racchiusa in queste parole, che servono anche a spiegare l'assenza della Lega Nord ieri in Parlamento.
I primi caccia sono decollati mentre era ancora in corso il vertice di Parigi e da Bengasi giungevano notizie drammatiche di bombardamenti contro molti quartieri della città e perfino contro l'ospedale. Testimoni parlano di decine di morti e di migliaia di civili terrorizzati in fuga con ogni mezzo verso il confine col l'Egitto.
L'attacco di Gheddafi contro Bengasi è stato rabbioso: la città è stata martellata per ore con lanci di razzi e colpi di artiglieria pesante. I tank hanno poi sferrato un attacco da terra cercando di rompere le sacche di resistenza nella parte orientale della città. La superiorità delle forze messe in campo da Gheddafi era talmente schiacciante che il leader degli insorti, Mustafa Abdul Jalil, ha invocato l'immediato aiuto della comunità internazionale.


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Burjny
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LIBIA, BOSSI: "MEGLIO ESSERE
CAUTI COME LA GERMANIA"

                
                                      
    
          ROMA - Dopo la decisione del vertice di Parigi e l'attacco degli aerei francesi che hanno bombardato Gheddafi, è giunto il commento del ministro del Federalismo Umberto Bossi. «Penso che la posizione più equilibrata sia quella della Germania, l'ho detto subito: era meglio essere più cauti». Lo ha detto il leader della Lega Nord Umberto Bossi, interpellato sulla crisi libica.

BERLUSCONI: "BASE MILITARE A NAPOLI"
"Credo che sarà nella base Nato di Napoli che sarà fissata la sede del coordinamento delle operazioni" militari verso la Libia. Lo ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi al termine del vertice di Parigi sulla questione libica. Intanto sono stati rischierati a Trapani i caccia Tornado dell'Aeronautica militare che potrebbero essere impiegati sulla Libia: si tratta - secondo quanto appreso dall'ANSA - dei Tornado ECR di Piacenza, specializzati nella distruzione delle difese missilistiche e radar, e dei Tornado IDS di Ghedi (Brescia), con capacità di attacco. Insieme ai Tornado, sono stati schierati nella stessa base anche i caccia Eurofighter di stanza a Grosseto. Nella base di Trapani sono già schierati dei caccia F-16, aerei radar Awacs della Nato e aerei per il rifornimento in volo. Sull'intervento italiano in Libia oggi è arrivato il sigillo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il presidente si è detto "compiaciuto" dei risultati del vertice di Parigi, a cui hanno partecipato tutti i leader internazionali.

BASI E AEREI: L'ITALIA PRONTA ALLA GUERRA
Tutto era pianificato da tempo, ma l'accelerazione c'è stata stamattina, quando tutti i caccia italiani mobilitati per l'intervento militare in Libia si sono concentrati nella base di Trapani Birgi. Qui, nella sede del 37/o stormo dell'Aeronautica militare, si sono rischierati i Tornado ECR di Piacenza, specializzati nella distruzione delle difese missilistiche e radar, i Tornado IDS di Ghedi (Brescia), con capacità di attacco e i caccia intercettori Eurofighter di stanza a Grosseto. La base di Trapani - dove sono già schierati i caccia F-16, tanker per il rifornimento in volo e velivoli Awacs della Nato, che da giorni sorvegliano dall'alto tutto ciò che avviene in un'area di 300 mila chilometri quadrati - è destinata a diventare un vero e proprio centro nevralgico delle operazioni aeree sulla Libia. Non solo italiane, visto che sono già atterrati nove caccia canadesi. A scaldare i motori, secondo quanto si è appreso, sono anche gli Eurofighter di Gioia del Colle, in Puglia, ma è alta la fibrillazione in tutte e sette le basi messe a disposizione dal governo italiano: oltre a Trapani e Gioia del Colle, quelle di Amendola (dove sono schierati i caccia Amx e i velivoli senza pilota Predator), Sigonella e Aviano (due basi che serviranno essenzialmente ad ospitare 'assettì di altri Paesi, in primis statunintesi, ma a Sigonella sono oggi atterrati sei caccia danesi), Decimomannu (una base logistica dove sono in arrivo aerei di Canada e Spagna, tra cui alcuni tanker) e Pantelleria (la base aerea più vicina alla Libia). Sono migliaia gli uomini dell'Aeronautica mobilitati, se si considera che variano da 600 a 1.000 i militari necessari a gestire le attività di questo tipo in ogni aeroporto. Alle basi e agli aerei, si deve aggiungere il dispositivo navale, già pienamente operativo. In particolare, è affidato al cacciatorpediniere della Marina militare Andrea Doria, che attualmente incrocia nel Canale di Sicilia, il compito di difesa aerea: sia delle altre navi, sia dello stesso territorio italiano, anche se il premier Berlusconi ha oggi assicurato che «non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere» l'Italia. E il ministro della Difesa ha ribadito: «i missili libici hanno una gittata di 300 chilometri e quindi non arrivano neanche a Lampedusa». Oltre all'Andrea Doria, la Marina ha mobilitato la portaerei Garibaldi, con a bordo 6 caccia Av8 Harrier e 5 elicotteri, che da Taranto è stata spostata davanti ad Augusta; la nave rifornitrice Etna; il pattugliatore Libra, che si trova al largo delle coste della Cirenaica con un carico di aiuti umanitari; e la fregata Euro, di scorta al pattugliatore. Questo complesso dispositivo aero-navale, che diventa ancora più articolato se si considerano le decine di navi e aerei di vario tipo mobilitate dagli altri Paesi, sarà tutto gestito dall'Italia, da Napoli. «L'Italia ha raggiunto l'obiettivo di spostare la base di coordinamento a Capodichino», ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, sottolineando che «questo è un successo dell'Italia». A Capodichino sono tra l'altro dislocati i Comandi aeromarittimi e sottomarini della VI Flotta americana e l' aeroporto militare della Us Navy. Per ora a Napoli le bocche restano cucite, così come in tutte le basi aeree coinvolte, ma dovunque c'è tensione e si respira aria di attesa. L'attacco sferrato dalla Francia e il lancio di cruise da navi statunintesi sicuramente non resteranno isolati e i Tornado ECR italiani, come ha ricordato oggi il generale dell'Aeronautica ed ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, hanno delle capacità uniche in Europa per quanto riguarda la neutralizzazione delle difese missilistiche e dei radar nemici, vale a dire il primo atto per la creazione di una no fly zone. Del resto, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha sempre sostenuto che l'Italia intende svolgere un ruolo «attivo» nella risoluzione della crisi e che non intende limitarsi a mettere a disposizione le basi. Un concetto che ha ribadito anche oggi: «il nostro ruolo non può essere quello degli affittacamere», ha detto. «I nostri aerei e la portaerei sono pronti», ha affermato in serata. «I caccia possono decollare in quindici minuti».


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Attacco in Libia, le basi in Italia


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Tripoli: "Non fermeremo più gli immigrati verso l'Ue"

E' scattata in Libia l'operazione "Odissey Dawn" (Odissea all'alba), cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Pioggia di missili sul Paese nordafricano dal cielo e dal mare. Gheddafi: "Colpiremo i civili nel Mediterraneo, ci difenderemo dall'aggressione crociata e non fermeremo più gli immigrati diretti in Europa".
07.20 - Usa: "Danneggiata contraerea libica"
Un alto ufficiale della Difesa americana ha detto che danni rilevanti sono stati inflitti alla contraerea libica. Secondo altri ufficiali è troppo presto per valutare pienamente l'impatto dell'intervento, ma per il funzionario, che ha parlato a condizione di restare anonimo perché la missione è ancora in corso, la precisione dei missili della marina porta a ritenere che la difesa aerea libica abbia subito una buona dose di danni.

06.40 - 112 missili Tomahawk contro oltre 20 obiettivi costieri
Sono 112 i missili Tomahawk sparati contro più di 20 obiettivi strategici sulla costa libica dalle navi e dai sottomarini britannici e statunitensi. Lo riferisce l'esercito americano. I bombardamenti sono andati avanti tutta la notte nel Paese del Nord Africa e gli ufficiali del regime di Muammar Gheddafi hanno parlato di 48 civili uccisi e 150 feriti.

06.20 - Contraerea di Tripoli risponde ad attacchi
Le espolsioni stanno continuando lungo tutta la costa della Libia, compresa la capitale Tripoli, dove la contraerea è stata in azione tutta la notte. Gli attacchi sono stati condotti da statunitensi, inglesi e francesi. Il presidente del Parlamento Mohamed Zwei ha detto che molti civili sono stati uccisi durante gli attacchi alla capitale e ribadito che i ribelli sono appoggiati da Al Qaeda.

05.55 - Cina e Russia rammaricate
Dopo la Russia, anche la Cina ha espresso il suo "rammarico" per gli attacchi della coalizione internazionale contro le truppe del Colonnello Muammar Gheddafi. Pechino, insieme a Mosca, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con diritto di veto si erano astenute al momento dell'approvazione della risoluzione 1973 che ha dato base legale all'intervento in Libia.

02.40 - Raid anche su Tripoli
La televisione di stato libica riferisce che nelle prime ore del mattino raid aerei e missili hanno colpito varie zone di Tripoli.

02.00 - In azione anche i jet britannici
Cacciabombardieri britannici Tornado hanno lanciato raid aerei sulla Libia. Lo ha annunciato un responsabile del ministero della Difesa a Londra. "Posso ora confermare che anche la Raf (Royal air force) ha lanciato missili Stormshadow da alcuni Tornado GR4", ha affermato un portavoce delle forze armate britanniche, il generale John Lorimer.

01.55 - Attaccata di nuovo Bengasi
Le forze di Gheddafi hanno bombardato di nuovo Bengasi, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Il canale satellitare ha parlato di fuoco da carri armati e lancio di razzi.

01.43 - Razzi vicino bunker Gheddafi
Per la prima volta dall'inizio dell'operazione "Odissea all'alba" è in corso un bombardamento su Tripoli. In particolare sembra che il raid abbia come obiettivo la parte della città dove sorge il palazzo bunker di Muammar Gheddafi di Bab al Aziz.

01.36 - Unione africana: "Stop a ostilità"
Il comitato dell'Unione africana sulla Libia ha chiesto lo "stop immediato a tutte le ostilità" in Libia. Membri del comitato avrebbero dovuto recarsi a Tripoli ma non hanno ricevuto l'autorizzazione.

01.30 - Tripoli: "48 le vittime dei raid"
E' di almeno 48 morti il bilancio provvisorio dei raid aerei francesi e britannici e dai 112 missili da crociera Tomahawk lanciati dai sottomarini e dalle navi da guerra Usa e di Londra. E' quanto sostiene il regime.

00.46 - Libia: "Non fermeremo più gli immigrati"
Muammar Gheddafi inizia a dare seguito alle minacce contro l'Ue. Fonti della sicurezza annunciano che Tripoli non aiuterà l'Ue a fermare il flusso di immigrati illegali che dalle coste libiche si imbarcano alla volta dell'Europa, Italia in primis. Lo riferisce la tv di Stato.

00.36 - "Non valida risoluzione Onu"
Il governo libico considera nulla la risoluzione 1973 dell'Onu dopo gli attacchi sferrati dalla coalizione occidentale. Lo afferma in un comunicato il ministero degli Esteri.

00.23 - Libia chiede riunione Onu
La Libia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri libico in un comunicato diffuso a Tripoli.

00.01 - Colpite postazioni antiaeree a Tripoli
I raid occidentali hanno preso di mira le postazioni antiaeree nei dintorni dell'aeroporto di Tripoli. Lo riferiscono fonti vicine al governo libico


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Rimorchiatore italiano fermato a Tripoli. Fuoco sulla Libia, Gheddafi sotto attacco
Otto italiani a bordo, fermati da uomini armati, durante lo sbarco di lavoratori libici



Un mezzo anfibio inquadra il lancio di un missile Tomahawk
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Un mezzo anfibio inquadra il lancio di un missile Tomahawk

Rimorchiatore italiano fermato a Tripoli. Fuoco sulla Libia, Gheddafi sotto attacco

Attacchi dal cielo e dal mare, piogge di missili sulle coste libiche per costringere Gheddafi a cessare il fuoco. L'operazione Odissey Dawn della coalizione internazionale è entrata nel secondo giorno. L'equipaggio di un rimorchiatore d'altura italiano è trattenuto nel porto di Tripoli.

RIMORCHIATORE CON ITALIANI FERMATO A TRIPOLI - L'equipaggio di un rimorchiatore d'altura italiano è stato trattenuto nel porto di Tripoli da uomini armati: lo apprende l'ANSA da fonti qualificate, secondo le quali le persone a bordo sono otto italiani, due indiani e un ucraino.
I fatti, secondo le scarne informazioni disponibili, si sarebbero verificati ieri pomeriggio, quando il rimorchiatore stava sbarcando a Tripoli dei lavoratori libici. Alcuni uomini armati, tra cui uno che si sarebbe qualificato come il comandante del porto, hanno fermato l'equipaggio, impedendo al rimorchiatore di ripartire. Gli italiani e gli altri si troverebbero tuttora a bordo.

MISSILI CONTRO GHEDDAFI, TRIPOLI SOTTO ATTACCO - Attacchi dal cielo e dal mare, piogge di missili sulle coste libiche per costringere Muammar Gheddafi a cessare il fuoco e a porre fine alle violenze contro i civili. L'operazione Odissey Dawn della coalizione internazionale è entrata nel secondo giorno con notizie di un bombardamento su Tripoli dopo che ieri aerei francesi avevano colpito nella regione di Bengasi e almeno 110 missili cruise erano stati lanciati da Usa e Gran Bretagna.

Gheddafi per ora ha reagito solo a parole: "Il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia - ha detto ieri in tarda serata -. Attaccherò obiettivi civili e militari". Tripoli ha anche chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza e ha annunciato che non coopererà più nella lotta all'immigrazione clandestina. Prima dell'alba la contraerea è entrata in azione nella capitale libica e si sono udite esplosioni, mentre si alzavano grida di "Allah è grande". Del bombardamento nelle prime ore di oggi su Tripoli hanno dato notizia l'Afp e la televisione di stato libica. L'attacco contro le forze di Gheddafi era cominciato alle 17,45 di ieri, dopo il via libera arrivato nel primo pomeriggio dal vertice di Parigi sulla Libia fra Onu, Usa, Ue e paesi arabi. I primi a partire erano stati quattro cacciabombardieri francesi che avevano distrutto diversi carri armati delle forze governative.

A Tobruk, città dell'estremo ovest in mano agli insorti, era esplosa la gioia. Ieri mattina, il rais aveva fatto sferrare un durissimo attacco contro Bengasi con razzi e artiglieria, nel tentativo di conquistare la roccaforte dei ribelli prima dell'intervento occidentale. Dopo i bombardieri francesi, sulla Libia sono stati sparati missili Tomahawk americani e britannici, almeno 110 secondo il Pentagono, lanciati da navi e sommergibili contro batterie contraeree e depositi di carburante. In nottata Londra ha comunicato di avere anche effettuato raid aerei. Secondo la tv di stato, gli attacchi hanno provocato la morte di almeno 48 persone e il ferimento di altre 150 e colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese nonché un ospedale in un sobborgo della capitale. Odissey Dawn è la più grande operazione militare internazionale contro un paese arabo dall'invasione dell'Iraq nel 2003. L'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di sette basi militari, mentre i caccia mobilitati per l'intervento militare in Libia si sono concentrati nella base di Trapani Birgi. I bombardamenti fanno seguito alla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 17 marzo scorso che prevede una no-fly zone rafforzata e l'immediato cessate il fuoco per proteggere la popolazione civile.

BAGNASCO,SPERIAMO SI SVOLGA RAPIDAMENTE - "Speriamo che si svolga tutto rapidamente, in modo giusto ed equo, col rispetto e la salvezza di tanta povera gente che in questo momento è sotto gravi difficoltà e sventure. Preghiamo per la salvezza del popolo libico": lo ha detto l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco stamani in visita pastorale alla Chiesa di Nostra Signora del Rimedio in piazza Alimonda a Genova commentando l'inizio dei bombardamenti sulla Libia.
UNIONE AFRICANA, STOP IMMEDIATO OSTILITA' - Il comitato dell'Unione africana sulla Libia ha chiesto lo "stop immediato a tutte le ostilità" in Libia. Membri del comitato avrebbero dovuto recarsi oggi a Tripoli ma non hanno ricevuto l'autorizzazione. Il comitato dell'Unione africana sulla Libia denuncia di "non poter recarsi" oggi in Libia come si augurava e come aveva annunciato per l'autorizzazione chiesta alla comunità internazionale gli è stata "rifiutata".


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Burjny
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Libia. Diretta live. La guerra si allarga. Bombe su Tripoli e Gheddafi minaccia il Mediterraneo

 
   
    



ROMA - Tripoli sotto le bombe all’alba del secondo giorno di “Odissey Dawn”, l’operazione militare in Libia della coalizione internazionale. Nella notte si sono susseguiti attacchi dal cielo e dal mare sulle coste del Paese nordafricano, colpito da una pioggia di missili per costringere il Colonnello Muammar Gheddafi al “cessate il fuoco”.

Ai raid, cominciati sabato a Bengasi, partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente agli attacchi. Ma il nostro Paese sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di sette basi militari.

Poco prima dell’alba un bombardamento ha preso di mira Tripoli e il dispositivo antiaereo nella capitale libica è entrato in azione. Il fuoco della contraerea è stato seguito da esplosioni e crepitio di armi automatiche. Un aereo della coalizione ha sorvolato la zona a sud della città, dove si trova la residenza-caserma del Raìs a Bab al Azizia, stando a quanto riferisce un inviato dell’Afp che si trova in un hotel ad un chilometro dal bunker del Colonnello. Le esplosioni stanno continuando dunque nella capitale e lungo tutta la costa della Libia. Gli attacchi sono stati condotti da statunitensi, inglesi e francesi, per far rispettare alle truppe del leader libico la no fly zone sul Paese decisa dalle Nazioni Unite. Le forze di Gheddafi avrebbero inoltre bombardato nuovamente Bengasi, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Citando fonti anonime, il canale satellitare ha parlato di fuoco dai tank carriarmati e lancio di razzi.

La minaccia di Gheddafi. Il Mediterrano si è trasformato in “un campo di battaglia”. Questo il primo commento di Muammar Gheddafi all’attacco della coalizione internazionale in un discorso trasmesso soltanto via audio dalla tv di Stato libica. Il Colonnello ha anche annunciato che “i depositi di armi sono stati aperti” per consentire al popolo di difendere la Libia. Il colonnello libico Muammar Gheddafi ha poi minacciato di attaccare “obiettivi civili e militari” nel Mediterraneo.

Ore 09.15 – L’equipaggio di un rimorchiatore d’altura italiano e’ stato trattenuto nel porto di Tripoli da uomini armati: lo apprende l’ANSA da fonti qualificate, secondo le quali le persone a bordo sono otto italiani, due indiani e un ucraino. I fatti, secondo le scarne informazioni disponibili, si sarebbero verificati ieri pomeriggio, quando il rimorchiatore stava sbarcando a Tripoli dei lavoratori libici. Alcuni uomini armati, tra cui uno che si sarebbe qualificato come il comandante del porto, hanno fermato l’equipaggio, impedendo al rimorchiatore di ripartire. Gli italiani e gli altri si troverebbero tuttora a bordo.

Ore 07.45 - Proseguono i bombardamenti. Nella notte Tripoli, un giornalista dell’Afp ha inoltre detto di aver visto un aereo sorvolare la residenza-caserma di Gheddafi a Bab al Azizia, nel sud della capitale e di avere sentito varie esplosioni. Cannoni antiaerei installati alla residenza e nei dintorni, cosi’ come in altre zone di Tripoli, hanno aperto il fuoco poco dopo le 02:20 locali (le 01:20 in Italia). Non si e’ potuta avere per ora -scrive l’Afp- nessuna informazione sugli obiettivi presi di mira. Immagini hanno mostrato traccianti nel cielo di Tripoli e corrispondenti hanno riferito che si udivano urla di ”Allah e’ grande!”.

Ore 07.04 - Intanto il ministero della Difesa britannico ha comunicato che anche l’aviazione di Londra ha lanciato raid aerei sulla Libia, senza tuttavia precisare quando e dove. “Posso ora confermare che anche la Raf (Royal air force) ha lanciato missili Stormshadow da alcuni Tornado GR4″, ha detto un portavoce delle forze armate britanniche, il generale John Lorimer. Fino ad ora erano stati annunciati raid aerei effettuati solo dalla Francia ieri nell’est del Paese, mentre il Pentagono ha comunicato che oltre 110 missili cruise sono stati lanciati sempre ieri da navi e sommergibili Usa e Gb.


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Burjny
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LIBIA, BOMBE SU TRIPOLI
GLI USA LANCIANO 110 MISSILI.
FERMATA UNA NAVE ITALIANA

                
                                      
    
         •Gheddafi minaccia obiettivi civili
TRIPOLI - La televisione di stato libica riferisce che nelle prime ore del mattino di oggi raid aerei e missili hanno colpito varie zone di Tripoli.

FERMATA NAVE ITALIANA
L'equipaggio di un rimorchiatore d'altura italiano è stato trattenuto nel porto di Tripoli da uomini armati: lo apprende l'ANSA da fonti qualificate, secondo le quali le persone a bordo sono otto italiani, due indiani e un ucraino. I fatti, secondo le scarne informazioni disponibili, si sarebbero verificati ieri pomeriggio, quando il rimorchiatore stava sbarcando a Tripoli dei lavoratori libici. Alcuni uomini armati, tra cui uno che si sarebbe qualificato come il comandante del porto, hanno fermato l'equipaggio, impedendo al rimorchiatore di ripartire. Gli italiani e gli altri si troverebbero tuttora a bordo.

48 MORTI Quarantotto persone sono morte nei raid occidentali di ieri, secondo un bilancio provvisorio fornito dal regime libico.

GHEDDAFI BOMBARDA DI NUOVO BENGASI
Le forze di Gheddafi hanno bombardato di nuovo Bengasi, secondo quanto riportato da Al Jazira. Citando fonti anonime, il canale satellitare ha parlato di fuoco da carriarmati e lancio di razzi.

'ODISSEA ALL'ALBA' Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odissey Dawn', cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi per ora ha reagito solo a parole con minacce gravissime: «il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia», ha detto in serata attraverso un inusuale messaggio audio. «Attaccherò obiettivi civile e militari», ha aggiunto mentre la televisione libica diffondeva notizie secondo le quali i raid americani avrebbero colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese, nonchè un ospedale in un sobborgo della capitale seconde alcune testimonianze. Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello: batterie contraeree e depositi di carburante. La tv libica parla di «attacchi dei crociati» mentre migliaia di cittadini libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello a Tripoli. I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi.

GIOIA IN PIAZZA A TOBRUK
A Tobruk è esplosa la gioia incontrollata degli insorti che seguivano su un maxi-schermo la diretta della tv satellitare Al Jazira. «Finalmente la Francia ha dato una speranza al popolo libico», ha detto il portavoce del governo di transizione degli insorti. Il via libera all'attacco militare è giunto dal vertice di Parigi con Onu, Ue, Usa e Paesi arabi, che ha dato luce verde ai caccia della coalizione internazionale per imporre con la forza il rispetto della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che prevede una no-fly zone rafforzata contro le truppe di Gheddafi e l'immediato cessate il fuoco per proteggere la popolazione civile. I primi aerei a raggiungere lo spazio aereo libico sono stati i caccia di Parigi, che hanno anticipato di qualche ora i Tomahawk americani. Poco dopo mezzogiorno, cinque aerei francesi sono decollati dalla base di Saint-Dizier per una missione di ricognizione su tutto il territorio libico. Quattro cacciabombardieri, 2 Rafale (Raffica) e due Mirage, ed un aereo radar Awacs hanno sorvolato la Libia «impedendo attacchi aerei delle forze di Gheddafi contro Bengasi», ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine del vertice straordinario di Parigi. Sarkozy aveva concesso un'ultima possibilità al Colonnello per evitare l'attacco militare. «Gheddafi è ancora in tempo per evitare il peggio, se rispetterà senza ritardi e senza riserve» la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, aveva detto il presidente francese.

OBAMA: "PROTEGGERE I CIVILI"
Da Brasilia, dove si trova in visita di stato, Barack Obama ha detto che «la popolazione civile libica deve essere protetta». «A Parigi c'è stato un forte consenso, siamo pronti ad agire con urgenza», ha detto il presidente americano che ha schierato numerose unità nel Mediterraneo per colpire le postazioni antiaeree di Gheddafi. Hillary Clinton ha precisato lo scopo della missione: non vogliamo rovesciare Gheddafi, il nostro obiettivo è proteggere i civili e permettere l'accesso degli aiuti umanitari. Berlusconi ha annunciato che per il momento l'Italia mette a disposizione solo le basi militari ma ha aggiunto che se sarà necessario parteciperà anche ai raid aerei. Intervenendo al vertice di Parigi, il presidente del Consiglio ha anche proposto Napoli come centro di coordinamento delle operazioni militari contro il Colonnello ed ha assicurato che non esiste un pericolo di ritorsione missilistica verso l'Italia. «Le forze armate assicurano che i missili libici hanno una gittata insufficiente», ha spiegato. Dopo i raid, la Russia ha condannato «l'intervento straniero» in Libia. I primi caccia sono decollati mentre era ancora in corso il vertice di Parigi e da Bengasi giungevano notizie drammatiche di bombardamenti contro molti quartieri della città e perfino contro l'ospedale.

GHEDDAFI MINACCIA OBIETTIVI CIVILI
Testimoni parlano di decine di morti e di migliaia di civili terrorizzati in fuga con ogni mezzo verso il confine col l'Egitto. L'attacco di Gheddafi contro Bengasi è stato rabbioso: la città è stata martellata per ore con lanci di razzi e colpi di artiglieria pesante. I tank hanno poi sferrato un attacco da terra cercando di rompere le sacche di resistenza nella parte orientale della città. La superiorità delle forze messe in campo da Gheddafi era talmente schiacciante che il leader degli insorti, Mustafa Abdul Jalil, ha invocato l'immediato aiuto della comunità internazionale. «È in corso un bombardamento su tutti i distretti di Bengasi. Oggi ci sar… una catastrofe se la comunità internazionale non attuerà le risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Ci appelliamo alla comunit… internazionale, a tutto il mondo libero affinchè fermi questo sterminio di civili. Sulla strada per uscire dalla città ad est c'è una colonna di 160 chilometri di auto con famiglie terrorizzate», ha detto Jalil, che ha anche chiarito il giallo dell'aereo abbattuto oggi a Bengasi. «Era uno dei nostri», ha detto.


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Burjny
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LIBIA, 1.000 MORTI A BENGASI
GHEDDAFI: ITALIA HA TRADITO
                
                                      
    
          TRIPOLI - Muammar Gheddafi ha fatto sentire la sua voce, mentre stamani riprendevano i raid aerei contro la Libia e il capo dei militari Usa dichiarava che la no fly zone è stata «imposta». Nella sua prima manifestazione dall'inizio dell'attacco della coalizione il rais ha promesso ai nemici, paragonati ai nazisti, «l'inferno» di una «lunga guerra» che alla fine sarà vinta dalla Libia, perchè la Libia è «alla testa dei popoli in rivolta». Dunque, occidentali, «pensateci». Breve, violento e infuocato il discorso del rais, un messaggio in audio in diretta dalla tv libica e ritrasmesso in tutto il mondo. Un messaggio che chiama i popoli alla rivolta e pieno di minacce per gli occidentali, definiti «barbari, terroristi, mostri, criminali», il cui unico scopo è di «appropriarsi del nostro petrolio». «Avete attaccato il civile popolo libico che non vi aveva fatto nulla», ha detto. Ma il terreno libico, ha detto il rais nella sua sfuriata audio, diventerà «l'inferno» per i suoi attaccanti. Gheddafi ha detto che i depositi di armi sono aperti, che i libici si stanno armando. «Vi combatteremo», ha assicurato, e «sarà una guerra lunga», combattuta su «un fronte vasto, su un terreno troppo vasto» per gli attaccanti, da persone «pronte a morire da martiri». «Voi (occidentali) volete il nostro petrolio, ma la nostra terra ci è stata data da Dio. Noi non la lasceremo a voi francesi, americani o britannici e continueremo la guerra per liberarla... Noi siamo oppressi e colui che è oppresso vincerà, mentre coloro che opprimono saranno sconfitti», ha detto mentre la tv di stato libica mostrava un fermo immagine sul monumento del pugno che distrugge l'aereo americano, eretto nella casa di Gheddafi distrutta nel raid Usa del 1986. Gheddafi, ricordando che il popolo libico ha «già sconfitto gli italiani» colonizzatori, ha rimarcato che gli occidentali, non imparano mai le lezioni del passato: «L'attacco alla Libia è una nuova crociata contro l'Islam, ma sarete sconfitti, come già siete stati sconfitti in Iraq e in Somalia, come vi ha sconfitto Bin Laden» e come «siete stati sconfitti nel Vietnam». Quindi l'invito agli attaccanti: «Chiudetevi nelle vostre basi» e «pensateci bene». Poi il Colonnello ha chiamato a raccolta tutti i popoli «oppressi», rivendicando a sè la primogenitura, in largo anticipo, della rivoluzione dei popoli, delle ribellioni nel mondo arabo: «I popoli sono in ribellione dappertutto, anche nel Golfo Persico, e noi, il popolo libico della Jamahiriya, siamo alla testa della rivoluzione». Stamani i raid, che erano cessati verso l'alba, sono ripresi intorno alle 11:00 italiani. Fra i vari attacchi, tre bombardieri invisibili (stealth) hanno colpito con 40 bombe una base aera libica, secondo la tv americana Cbs. A mezzogiorno (in Italia) il capo di stato maggiore Usa, ammiraglio Mullen dichiarava: la no fly zone «è stata effettivamente imposta sui cieli libici» e che la contraerea libica è stata «resa inoffensiva».

«ITALIA TRADITRICE» L'Italia ha tradito la Libia e il suo popolo: lo ha detto oggi il colonnello Muammar Gheddafi durante il suo messaggio alla Tv di Stato libica. «Italia, sei traditrice», ha affermato Gheddafi che ha esplicitamente accusato di tradimento anche la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti.

GHEDDAFI ARMA I CIVILI
Il regime di Tripoli starebbe armando anche i civili nel disperato tentativo di rispondere agli attacchi aerei della coalizione internazionale. «Abbiamo ricevuto una telefonata alle 3 del mattino, nella quale si chiedeva a tutti di andare nelle strade», afferma una donna dalla capitale libica, secondo quanto riporta la Cnn. «Ai civili è consentito prendere fucili mitragliatori e armi anti aeree per sparare contro gli aerei», ha spiegato la donna. Il governo libico ha cominciato a distribuire armi a più di un milione di persone e terminerà l'operazione entro poche ore, riferisce l'agenzia libica Jana citando fonti della Difesa di Tripoli.

PORTAEREI FRANCESE SALPATA DA TOLONE È salpata alle 13:00 da Tolone, nel sud della Francia, la portaerei nucleare Charles de Gaulle, che appoggerà le incursioni aeree dell'aviazione di Parigi già in corso da ieri. «Le operazioni francesi continuano - ha detto un portavoce del ministero della Difesa a Parigi - gli aerei sono sul posto». Il portavoce non ha confermato la partenza, insieme alla Charles de Gaulle - unica portaerei a propulsione nucleare in possesso della Francia - di una fregata che potrebbe andare a raggiungere le due fregate francesi che già operano nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia.

CACCIA DANESI IN PARTENZA DA SIGONELLA «Sono arrivati ieri 6 caccia danesi F16 e sono pronti a partire per eventuali operazioni. Non sappiamo se ne arriveranno altri, non abbiamo avuto notizie e siamo pronti a dare tutto il supporto di cui hanno bisogno. Siamo in attesa. Il codice di allertamento, da diversi mesi è sempre rimasto uguale: Bravo plus». Lo ha detto, a margine di un incontro con i giornalisti, Rocco Massimo Zafarana, capoufficio comando pubbliche relazioni del 41° stormo, con Paolo Bruno comandante centro addestramenti equipaggio dello stormo. «La base italiana di Sigonella, sede del 41° stormo dell'Aeronautica -ha aggiunto Zafarana- ha il compito di fornire il massimo supporto alle forze internazionali che vengono a schierarsi qua per operazioni inerenti la crisi libica. Il 41° stormo -ha concluso- opera con il veivolo Atlantic, pattugliatore aereo antisommergibile e continuiamo a svolgere la nostra attività».

VEICOLI DI GHEDDAFI DISTRUTTI A BENGASI È possibile vedere decine di veicoli militari delle brigate di Muammar Gheddafi distrutti lungo la via che porta da Bengasi ad Ajdabiya. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiyà, secondo la quale i veicoli sarebbero stati distrutti dai raid aerei compiuti ieri nella zona contro le truppe del regime.

NEW YORK TIMES: "RAID FRANCESI NON COORDINATI" I primi raid aerei francesi che alle 17.45 di ieri hanno dato il via all'intervento militare contro la Libia non sono stati coordinati con gli altri Paesi alleati. Lo rende noto il New York Times, citando una fonte diplomatica di un Paese della Nato, per cui alcuni leader ieri a Parigi non hanno nascosto il loro disappunto per tale accelerazione che ha fatto seguito alla decisione di Parigi di prevenire, già venerdì, un accordo in sede Nato per l'intervento che avrebbe così potuto iniziare un giorno prima. Il quotidiano americano parla infatti di un certo nervosismo fra alcuni dei paesi coinvolti nell'operazione per l'insistenza della Francia nel voler organizzare il vertice di ieri a Parigi per concordare le modalità dell'attuazione della risoluzione 1973 approvata giovedì sera dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale riunione, spiegano le fonti diplomatiche del New York Times, avrebbe rallentato l'avvio delle operazioni militari, che invece era necessario accelerare per scongiurare l'ingresso delle forze di Gheddafi a Bengasi, un'accusa che i francesi hanno respinto, attraverso le parole del portavoce del ministero degli esteri, Bernard Valero. Venerdì, la Francia ha di fatto costretto la Nato a sospendere il suo intervento fino a dopo la riunione di Parigi.

MORTI E FERITI A MISURATA I carri armati della brigate fedeli a Muammar Gheddafi hanno raggiunto poco fa il centro di Misurata, in Tripolitania. Lo ha annunciato un testimone contattato all'edizione araba della Bbc. Parlando degli scontri in corso oggi tra i soldati del regime e i ribelli che difendono il centro cittadino, la fonte ha parlato di «un vero e proprio massacro in corso», sostenendo che si contano 10 morti e 40 feriti sul campo.

CARRI ARMATI VERSO LA CIRENAICA I carri armati dei ribelli libici stanno avanzando verso la città di Ajdabiya, in Cirenaica, dove hanno ripiegato le brigate di Muammar Gheddafi dopo i raid aerei subiti ieri dalle loro postazioni nella periferia di Bengasi. Lo riferisce la tv araba 'al-Jazeerà. Intanto i siti dell'opposizione libica in internet annunciano che i rivoltosi di Misurata sarebbero riusciti a mettere fuori uso due carri armati che da questa mattina sparavano verso il centro cittadino.

MISSILI DA TORNADO BRITANNICI Hanno iniziato a effettuare raid sulla Libia anche i Tornado britannici. Lo ha reso noto questa mattina un portavoce della difesa a Londra, il generale John Lorimer. «Posso ora confermare che anche la Raf ha lanciato missili da crociaere Storm Shadow da alcuni aerei Tornado GR4», ha precisato Lorimer. «Le forze armate britanniche, così come autorizzate dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1973, hanno partecipato a un attacco coordinato per colpire i sistemi di difesa aerea libici», ha precisato il generale Lorimer, il responsabile dell'ufficio comunicazioni strategiche dello stato maggiore della difesa. I Tornado sono quindi entrati in azione dopo che i sottomarini di classe Trafalgar avevano lanciato missili Tomahwak. I Tornado entrati in azione erano decollati dalla base della Raf di Marham: hanno così effettuato la missione più lunga da quando non erano entrati in azione nelle Falklands, grazie al sostegno degli aerei per il rifornimento in volo VC10 e Tristar e degli aerei da ricognizione E3D e Sentinel. Le operazioni sono sostenute dalle unità navali HMS Westminster e dalla HMS Cumberland. Pronti a entrare in azione anche gli aerei Typhoon. Nella giornata di oggi, il premier britannico, David Cameron, presiederà un incontro della commissione per la gestione delle situazione di emergenza per valutare l'impatto dei primi raid.

BOMBARDATO AEROPORTO VIP
Tra gli obiettivi colpiti nei primi raid di Odissey Dawn c'è anche un aeroporto vicino a Tripoli usato per i voli dei Vip del regime. Sarebbe stato preso di mira per impedire ai fedelissimi di Gheddafi di fuggire, scrive il Sunday Times. Colpita anche, secondo il Times, una base aerea vicino a Misurata che sarebbe diventato un centro per le forze favorevoli al colonnello

QUASI 100 MORTI A BENGASI IN ATTACCO GHEDDAFI
È di 94 morti il bilancio delle vittime dell'attacco compiuto ieri dalle brigate di Muammar Gheddafi nella città di Bengasi. Lo riferiscono fonti mediche alla tv araba 'al-Jazeerà. Intanto secondo l'emittente 'al-Arabiyà, i militari fedeli a Gheddafi stanno ripiegando verso Ajdabiya, mentre secondo Mustafa Gheriani, portavoce del Consiglio nazionale dell'opposizione, «i raid aerei di ieri hanno indebolito le forze fedeli al regime che stanno lasciando la città».

CINA "RAMMARICATA" DALL'ATTACCO La Cina, attraverso il ministero degli Esteri, esprime rammarico per i bombardamenti della coalizione internazionale sulla Libia, dicendo di non condividere l'uso della forza nelle relazioni internazionali. «La Cina ha preso atto degli ultimi sviluppi in Libia ed è rammaricata per gli attacchi militari contro il Paese», ha affermato la portavoce del ministero, Jiang Yu, aggiungendo che Pechino «auspica che in Libia possa essere ripristinata la stabilità il prima possibile per evitare ulteriori vittime civili e l'escalation del conflitto militare».

QATAR: "PARTECIPIAMO A INTERVENTO" Il Qatar conferma la sua partecipazione all'intervento militare contro la Libia. Il premier, Sheikh Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani, ha precisato che la decisione è stata presa per «porre fine al bagno di sangue» messo in opera dalle forze di Gheddafi. L'operazione, ha aggiunto, «non è diretta contro il popolo libico, e neanche contro il colonnello (Gheddafi, ndr) e i suoi figli». 

TESTIMONE: "14 MORTI IN STRADA BENGASI-AJDABIYA" Almeno quattordici morti sono stati visti oggi da un corrispondente delle Reuters attorno a veicoli dell'esercito del regime libico bombardati dalla coalizione internazionale sulla strada che collega Bengasi e Ajdabiya, nell'est del Paese. Il corrispondente ha riferito di scene di distruzione, con dozzine di veicoli bruciati

FRATTINI: "AVANTI FINO ALLA CADUTA DI GHEDDAFI"
«La nostra scelta è irreversibile, assolutamente irreversibile. Andremo avanti fino a quando il regime non verrà rovesciato». È questo l'obiettivo della comunità internazionale in Libia, secondo quanto riferisce il ministro degli Esteri Franco Frattini, che in un'intervista all'Avvenire ribadisce come in questo momento l'Italia non poteva «defilarsi»: «Questo è il momento della responsabilità. E confermare l'impegno italiano è stata la scelta giusta perchè era in gioco il prestigio internazionale e non potevamo certo correre il rischio di essere marginalizzati». Con un occhio alle polemiche interne della Lega, il titolare della Farnesina spiega che «se la conseguenza dello scontro libico dovesse davvero essere un'ondata migratoria, l'Italia avrà uno straordinario argomento in più per rivendicare il burden sharing con l'Europa». Sempre per il contrasto dell'immigrazione clandestina, annuncia il capo della diplomazia italiana, «martedì io e Maroni saremo quasi certamente a Tunisi per definire un accordo bilaterale. Incontreremo il nuovo primo ministro. Siamo pronti ad un aiuto concreto, abbiamo sbloccato 90 milioni di euro, ci sono mezzi italiani per il pattugliamento navale delle coste tunisine, ma vogliamo garanzie che questo traffico di esseri umani venga bloccato».

GENERALE CLARK: "TUTTO LECITO PER DIFENDERE I CIVILI" «La risoluzione dell'Onu è nettissima riguardo all'obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muhammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l'occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi». Lo dice a Repubblica il generale Wesley Clark, ex comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del Kosovo. I raid aerei, spiega, potranno prendere a bersaglio anche il quartier generale del Colonnello. Nessun ritardo d'intervento, afferma il generale, da parte della Casa Bianca: «Bisognava stabilire delle pre-condizioni, esplorare la compagine dei ribelli, capire meglio chi fossero. Poi serviva l'assenso della Lega araba, degli alleati. E infine bisognava completare tutto il percorso diplomatico all'interno dell'Onu».

ARRESTATI 4 GIORNALISTI DI AL JAZEERA Il regime libico di Muammar Gheddafi ha arrestato ieri sera quattro giornalisti della tv araba 'al-Jazeera' che operano nel paese. Secondo quanto riferisce l'edizione inglese della tv qatariota, i quattro giornalisti arrestati sono il corrispondente Ahmed Vall Ould Addin, cittadino mauritano, il cameraman Kamel Atalua, cittadino britannico, l'altro cameraman Ammar al-Hamdan, cittadino norvegese, e il corrispondente Lotfi al-Messaoud, cittadino tunisino. «Il nostro network - si legge sul sito di 'al-Jazeera' - ritiene le autorità libiche responsabili della loro sicurezza e chiede ai paesi arabi di intervenire in loro aiuto».

'ODISSEA ALL'ALBA' Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odissey Dawn', cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi per ora ha reagito solo a parole con minacce gravissime: «il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia», ha detto in serata attraverso un inusuale messaggio audio. «Attaccherò obiettivi civile e militari», ha aggiunto mentre la televisione libica diffondeva notizie secondo le quali i raid americani avrebbero colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese, nonchè un ospedale in un sobborgo della capitale seconde alcune testimonianze. Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello: batterie contraeree e depositi di carburante. La tv libica parla di «attacchi dei crociati» mentre migliaia di cittadini libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello a Tripoli. I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi.


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LIBIA, PRONTI 8 AEREI ITALIANI.
LA RUSSA: "INTERVERRANNO"
TRAPANI, CHIUSO L'AEROPORTO

                
                                      
    
          TRAPANI - L'Italia ha messo a disposizione otto aerei della aviazione militari per intervenire nel conflitto che sta avvenendo in Libia.  Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a «in 1/2 h» di Lucia Annunziata su Rai Tre, spiegando che gli aerei italiani potranno essere impiegati dal comando della Coalizione «in ogni momento». «Ieri sera - ha dichiarato La Russa - intorno alle ore 23 abbiamo avuto richiesta formale di assetti da parte di altri Paesi e dalle 23:59 abbiamo dato la disponibilità di 8 aerei: 4 caccia e 4 Tornado in grado di neutralizzare radar». Gli otto aerei italiani messi a disposizione dall'Italia per le operazioni in Libia «si aggiungono agli altri assetti forniti da tutte le altre nazioni che partecipano e da oggi compiranno le oro azioni sotto un unico comando, che è a Napoli».

«Abbiamo aderito alla coalizione, trasferendo sotto il comando della coalizione stessa, otto aerei, ma se fra un minuto ci chiedessero altri tipi di aerei valuteremmo. Una cosa è certa: non è intenzione dell'Italia mettere caveat al proprio intervento». Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a «in 1/2 h» di Lucia Annunziata su Rai Tre «Vogliamo partecipare alla pari a questa operazione - ha aggiunto - finalizzata alla salvaguardia della popolazione libica».

CHIUSO AEROPORTO DI TRAPANI L'aeroporto di Trapani Birgi entro poche ore verrà chiuso al traffico aereo civile a causa delle operazioni dell'aeronautica militare che riguardano la Libia. I voli saranno dirottati su altri aeroporti. Lo confermano all'ANSA fonti dell'Enac.  L'aeroporto civile «Vincenzo Florio» di Trapani, che dista 15 km dal capoluogo, è attiguo alla base del 37simo stormo dell'Aeronautica militare. Alcune piste sono in comune. La principale compagnia aerea interessata dalla chiusura dell'aeroporto trapanese è la «Ryanair» che collega con voli low cost la Sicilia con le principali destinazioni europee oltre che con altre città italiane. L'aeroporto di Trapani Birgi, insieme con la base di Sigonella e con l'aeroporto di Pantelleria, è al centro delle attività dell'aeronautica Nato che interessano il conflitto in Libia. Oggi nell'aeroporto sono arrivati quattro velivoli Euro Fighter 2000 dallo stormo di Grosseto. Ieri erano giunti altri aerei militari che ora sono schierati: gli Awacs, una sorta di radar volanti, gli F16, i Tornado, gli F18 canadesi.


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N AZIONE 6 TORNADO: NIENTE
ATTACCHI,MA CACCIA AI RADAR

   
                                      
    
          TRAPANI-  L'ora X è scattata alle 20, quando dall'aeroporto di Trapani Birgi è decollata la prima coppia di Tornado ECR italiani. Poi un terzo, un quarto. E infine gli ultimi due, una coppia di Tornado Ids che non fa parte del pacchetto di otto aeroplani messo a disposizione dell'Italia, ma il cui impiego, in questo caso, è stato solo quello del rifornimento in volo degli altri velivoli. Sono cominciati così i raid italiani sulla Libia per quella che in gergo si chiama Sead, vale a dire la «soppressione delle difese aeree nemiche».

La missione si è conclusa poco prima delle 22.40, poco più di due ore e mezza: «tutto bene, tutto come previsto. I target sono stati colpiti». Non è ancora nota la destinazione dei quattro Tornado ECR, anche se è presumibile che l'obiettivo siano stati i radar e i sistemi missilistici di Gheddafi. Del resto, come spiega l'ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, esperto pilota, il Tornado Ecr è fatto per quello: si tratta del «mezzo più adatto per la neutralizzazione delle difese antiaeree nemiche. Nè la Francia, nè la Gran Bretagna hanno sistemi d'arma comparabili».

E l'artiglieria libica non è rimasta impassibile di fronte al raid dei Tornado italiani: proprio durante la missione dei caccia decollati da Trapani si è avuta notizie di esplosioni e forti colpi di contraerea sia a Bengasi che a Tripoli, nella zona in cui si trova il palazzo di Muammar Gheddafi da dove si è innalzata una colonna di fumo. Intorno alle 21.20 sono rientrati alla base, subito dopo aver effettuato il rifornimento, i due Tornado Ids, che non sono entrati in teatro di operazioni. Poco più di un'ora dopo, anche i quattro ECR sono atterrati. Missione compiuta. L'annuncio degli imminenti radar italiani lo aveva dato nel pomeriggio il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: da oggi 4 Tornado Ecr e 4 F-16, tutti schierati nella base dell'Aeronautica di Trapani, sono pronti ad esseri impiegati «in ogni momento» sui cieli della Libia.

Gli otto aerei «si aggiungono agli altri assetti forniti da tutte le altre nazioni e da oggi compiranno le loro azioni sotto un unico comando, che è a Napoli» e che è retto dall'ammiraglio Usa Samuel J. Locklear, che «resterebbe lo stesso qualora il comando passasse dalla coalizione alla Nato». Il ministro della Difesa ha spiegato che «ieri sera intorno alle ore 23 abbiamo ricevuto richiesta formale di assetti aerei da parte di altri Paesi e dalle 23:59 abbiamo dato la disponibilità di 8 velivoli: 4 caccia che hanno il compito di contrastare eventuali aerei che fossero contro la coalizione (gli intercettori F-16 - ndr), e 4 Tornado Ecr in grado di neutralizzare i radar nemici».

Ed il contributo dell'Italia, che già mette a disposizione degli altri Paesi sette basi aeree in Puglia, Sicilia e Sardegna, potrebbe non fermarsi qui. «È possibile - ha proseguito infatti il ministro - che si aggiungano altri assetti se sarà necessario, ma per il momento sono solo questi otto aerei. Non si è ravvisata la necessità, ancora, dei Tornado di altro genere, come quelli armati di missili a lunga gittata fino a 300 chilometri». Il riferimento è appunto ai Tornado Ids, anch'essi rischierati nella base di Trapani ma non ancora messi a disposizione della coalizione ed utilizzati, almeno fino ad oggi, unicamente per rifornire in volo i quattro ECR. Sono stati i primi, stasera, a tornare alla base. I caccia italiani sono destinati a volare nei prossimi giorni in «pacchetti» multinazionali eterogenei, insieme ai velivoli di vario tipo di altri Paesi.

Finora, come hanno ricordato in serata dal Pentagono, oltre a Francia, Gran Bretagna e Usa, altri quattro Paesi sono coinvolti nelle operazioni: Italia, Canada, Belgio e Qatar. Hanno già aderito alla coalizione, poi, ha ricordato La Russa, Spagna e Danimarca, mentre stanno per farlo Norvegia, Emirati Arabi, e Australia«, ha spiegato La Russa. »Credo che anche la Giordania sia in procinto di farlo e comunque - ha aggiunto - se ne vanno aggiungendo anche altri«.

NAPOLITANO: «NON SIAMO IN GUERRA» Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rassicura il popolo italiano sull'intervento nel conflitto in Libia mentreraggiungeva il Museo del Risorgimento di Milano: «Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu»,

LA RUSSA: «OTTO AEREI IN AZIONE» L'Italia ha messo a disposizione otto aerei della aviazione militari per intervenire nel conflitto che sta avvenendo in Libia.  Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a «in 1/2 h» di Lucia Annunziata su Rai Tre, spiegando che gli aerei italiani potranno essere impiegati dal comando della Coalizione «in ogni momento». «Ieri sera - ha dichiarato La Russa - intorno alle ore 23 abbiamo avuto richiesta formale di assetti da parte di altri Paesi e dalle 23:59 abbiamo dato la disponibilità di 8 aerei: 4 caccia e 4 Tornado in grado di neutralizzare radar». Gli otto aerei italiani messi a disposizione dall'Italia per le operazioni in Libia «si aggiungono agli altri assetti forniti da tutte le altre nazioni che partecipano e da oggi compiranno le oro azioni sotto un unico comando, che è a Napoli».

«Abbiamo aderito alla coalizione, trasferendo sotto il comando della coalizione stessa, otto aerei, ma se fra un minuto ci chiedessero altri tipi di aerei valuteremmo. Una cosa è certa: non è intenzione dell'Italia mettere caveat al proprio intervento». Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a «in 1/2 h» di Lucia Annunziata su Rai Tre «Vogliamo partecipare alla pari a questa operazione - ha aggiunto - finalizzata alla salvaguardia della popolazione libica».

CONGELATI I BENI DI GHEDDAFI L'Italia, in attuazione della risoluzione 1973 approvata il 17 marzo dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ha congelato beni di Gheddafi o di entità libiche per 6-7 miliardi di euro. Lo ha reso noto il rappresentante permanente italiano presso le Nazioni Unite, ambasciatore Cesare Maria Ragaglini.

COSA SONO I TORNADO E GLI F16 Sono quattro Tornado Ecr e quattro F16 gli aerei militari messi a disposizione dall'Italia alla coalizione impegnata nelle operazioni in Libia per l'attuazione della Risoluzione Onu. Il TORNADO è un velivolo da combattimento bireattore, biposto, con ala a geometria variabile e capacità «ognitempo» che l'Aeronautica militare ha acquisito a partire dal 1982. Il 50/o Stormo di Piacenza è equipaggiato con la variante IT-ECR, quella in volo stasera, specializzata nella soppressione delle difese aeree con l'impiego di missili aria-superficie Harm. Nella versione standard IDS, in dotazione al 6/o Stormo di Ghedi, può essere impiegato come cacciabombardiere e ricognitore, ma in questo caso il Tornado Ids viene utilizzato come aereo per il rifornimento in volo. DATI TECNICI TORNADO - Velocità massima: a bassa quota circa 1480 km/h (1,2 mach); autonomia: 3800 km; equipaggio: 1 pilota, 1 navigatore; armamento: 2 cannoni cal. 27 mm (1 su IT-ECR), fino a 9000 kg di carichi esterni (serbatoi ausiliari, pod da ricognizione e designazione bersagli, missili aria-aria AIM-9L Sidewinder). Gli F16 sono degli intercettori utilizzati soprattutto per contrastare il pericolo costituito da velivoli sospetti e a gestire i dispositivi di protezione creati contro possibili minacce terroristiche provenienti dal cielo. DATI TECNICI F16 - Velocità massima: 2 mach; autonomia massima di trasferimento: 3900 km; equipaggio: 1 pilota; armamento: 1 cannone cal. 20 mm a sei canne rotanti, missili aria-aria a guida radar attiva AIM-120 e a guida infrarossa AIM-9L Sidewinder.


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LIBIA. INFERNO SU TRIPOLI,
COLPITO BUNKER DI GHEDDAFI.
IL RAÌS: "L'ITALIA HA TRADITO"

                    
                                      
    
          TRAPANI - Ancora bombe e missili sulla Libia con un edificio del 'bunker' di Gheddafi a Tripoli raso al suolo, nel secondo giorno dell'operazione 'Odissey Dawn' della coalizione internazionale, che ha visto la prima missione anche di caccia italiani al fianco dei jet statunitensi, britannici e francesi. «Da oggi i nostri aerei compiranno azioni», ha annunciato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. E poco dopo le 20, sono decollati i primi Tornado dalla base di Trapani Birgi, sede del 37esimo stormo dell'Aeronautica militare: sei in tutto gli aerei italiani partiti per la Libia e rientrati poco dopo le 22:30.

"L'ITALIA NON E' IN GUERRA" «Non siamo entrati in guerra, è un'operazione dell'Onu», ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per bocca dell'ammiraglio William Gortney, il Pentagono ha fatto sapere che Gheddafi «non è nella lista dei bersagli della coalizione. Alcuni giornalisti occidentali, però, in nottata sono stati portati nel complesso di Bab el Aziziya a Tripoli, la residenza di Muammar Gheddafi: a loro è stato mostrato un edificio completamente distrutto "da un missile", come ha spiegato il portavoce del governo Moussa Ibrahim. La palazzina ospitava alcuni uffici. Secondo Ibrahim, sorgeva ad appena una cinquantina di metri dalla tenda dove il leader libico riceve gli ospiti di riguardo. Non si sa dove Gheddafi si trovasse al momento dell'attacco.

LEGA ARABA CRITICA I raid, criticati apertamente dalla Lega Araba, hanno permesso di neutralizzare le difese antiaeree di Gheddafi. L'ammiraglio Mike Mullen, capo degli stati maggiori Usa, ha annunciato che la no-fly zone è stata di fatto imposta sui cieli libici senza apparenti perdite civili. La tv libica sostiene invece che nei bombardamenti di ieri sono morti 48 libici. Le vittime tra i ribelli dall'inizio dei combattimenti sarebbero invece 8.000, secondo un portavoce degli insorti, Abdel Hafiz Ghoga.

GHEDDAFI LANCIA MINACCE Nascosto in qualche bunker super segreto, il Colonnello ha fatto sentire la sua voce con un messaggio audio trasmesso dalla tv di stato contenente minacce alla coalizione "di crociati e nazisti" e all'Italia, accusata nuovamente di "tradimento". «L'attacco alla Libia è una nuova crociata contro l'Islam, ma sarete sconfitti, come già siete stati sconfitti in Iraq, in Vietnam e in Somalia, come vi ha sconfitto Bin Laden», ha detto Gheddafi, che ha promesso una «guerra lunga e infernale. Avete attaccato il civile popolo libico che non vi aveva fatto nulla. Siete barbari, terroristi, mostri e criminali e volete solo il nostro petrolio. Vi combatteremo e vi sconfiggeremo, perché‚ noi siamo oppressi e colui che è oppresso vincerà, mentre gli oppressori saranno sconfitti. Chiudetevi nelle vostre basi e pensateci bene».

RAID INIZIATI ALLE 11 ITALIANE La seconda giornata di raid ieri è cominciata attorno alle 12 ora di Tripoli (le 11 in Italia). Fra i vari attacchi, tre bombardieri americani 'Stealth', invisibili ai radar, hanno colpito con 40 missili la base aera di Al Watyah, 170 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Bombardate anche le difese aeree a Tripoli e distrutta una colonna di carri armati e blindati sulla strada che collega Ajdabiya a Bengasi, la roccaforte degli insorti. In serata sono nuovamente entrate in azione le forze inglesi con lancio di nuovi missili cruise.

TRUPPE DEL REGIME A MISURATA Nonostante i raid, le truppe lealiste sono riuscite ad entrare a Misurata, terza città libica 170 chilometri ad est di Tripoli insorta in armi contro Gheddafi. Secondo un portavoce dei ribelli, i gheddafiani sono entrati con i carri armati nel centro della città, dove si contano molti morti. La fonte afferma anche che "alcune imbarcazioni stanno bloccando il porto impedendo agli aiuti di raggiungere la citta".

GIALLO SUL CESSATE IL FUOCO A partire dalle 21 di Tripoli (le 20 in Italia), il governo libico ha annunciato un nuovo cessate il fuoco. «In risposta ad un appello lanciato dall'Unione africana e in risposta alle risoluzioni 1970 e 1973 delle Nazioni Unite», ha precisato un portavoce dell'esercito libico. Gli Usa lo ritengono un altro bluff.


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LEGHISTI IN RADIO: "A PARIGI
IL PETROLIO, A NOI LA PUZZA"

Lunedì 21 Marzo 2011 - 10:29
Ultimo aggiornamento: 10:54

ROMA – «A Sarkozy l’odore del petrolio. A noi la puzza di m***a degli immigrati». A Radio Padania va in scena la rabbia dei leghisti provocata dall’intervento italiano in Libia. Tra gli interventi durante le trasmissioni di ieri, riportate dal Corriere della Sera, eccone una carrellata: «Se ci ciucciano il petrolio che ci arrivava dalla Libia, noi finiamo in braghe di tela»; «Se ci fosse stato un ministro degli Esteri della Lega avrebbe alzato un po’ più la voce. Magari facendo sponda con la Germania»; «Diciamolo, sono mancate le p***e». C’è chi attacca Berlusconi: «Se avesse un minimo di orgoglio dovrebbe sprofondare. Ha firmato un contratto di amicizia con Gheddafi. Sapevamo che era dittatore. Poi si rimangia tutto e apre le basi all’Europa che vuole solo il petrolio di Gheddafi. Ma è un premier? Ha dignità? Può fare questa figura con un beduino?»; «Mai avrei pensato di rimpiangere Andreotti», commenta il conduttore Lorenzo Busi, amareggiato perché «non abbiamo un ruolo internazionale e i politici sembrano occupati a risolvere problemi personali». È grande la paura di una «invasione di clandestini». «Questi non ce li scolliamo più. Perché ormai sono rifugiati», spiega un ragazzo. «Voi giovani fate qualcosa. Torniamo indietro. Tanto la faccia l’abbiamo persa. Almeno salviamo qualcosa: mandiamogli i tunisini»; «A noi i profughi, agli altri le immense ricchezze della Libia»; «A Sarkozy l’odore del petrolio. A noi la puzza di m… degli immigrati». Con la Francia e il suo presidente ce l’hanno in molti. La conduttrice Camilla, da Bovisio, lo bacchetta: «Sarkozy c’ha preso per il c**o». Una signora invita i «bravi ragazzi» leghisti a scendere in piazza: «Non è anti costituzionale dichiarare una guerra se la nostra Costituzione la aborrisce? Perché non andiamo a dirglielo sul muso?».


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LIBIA, RIPRESE LE OPERAZIONI:
"SCUDI UMANI A MISURATA".
LA RUSSA: LEGA? TUTTO OK

                
                                      
    
          TRIPOLI - «Il forte impegno della Lega Araba» per proteggere i civili in Libia «ha reso possibile l'adozione della risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu». Lo ha affermato il segretario generale del Palazzo di vetro, Ban Ki-Moon, al termine del suo incontro con il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, al Cairo. «Col forte impegno della Lega Araba - ha affermato Ban Ki-Moon - la comunità internazionale è stata in grado di prendere misure decisive per proteggere i civili che il colonnello Gheddafi sta uccidendo e attaccando, una situazione considerata totalmente inaccettabile e condannata da tutto il mondo». Il segretario generale dell'Onu ha rinnovato il suo appello per un immediato cessate il fuoco in Libia riaffermando l'impegno delle Nazioni Unite a mettere fine alle ostilità e a portare gli aiuti umanitari alla popolazione. Ban Ki-Moon ha anche rivolto un appello alle leadership di Yemen e Bahrein invitandole a mettere fine alle violenze per domare le rivolte di piazza e per avviare il dialogo «inclusivo». Al suo arrivo alla sede della Lega Araba, non lontano da piazza Tahrir, il segretario generale dell'Onu è stato aggredito da un gruppo di manifestanti filo Gheddafi che protestavano contro l'intervento militare in Libia ed hanno anche assaltato un paio di automobili.

LA RUSSA: DA LEGA NO PROBLEMI «La Lega non ha frapposto ostacoli», «non vedo grandi divisioni nella maggioranza». Lo ha assicurato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, entrando a Palazzo Chigi per il Consiglio dei Ministri straordinario dedicato alla Libia. «Ho viaggiato con Calderoli, Maroni e Bossi - ha detto La Russa - tengo a precisare che la lega non ha frapposto ostacoli, c'è una necessità di verificare un percorso migliore». La Lega, ha sottolineato il ministro, «sa che nessuno volentieri ha deciso di partecipare» alla missione. «Vedremo», ha poi risposto La Russa, a cronisti che gli chiedono se sulla missione in Libia potrebbe esserci un voto in Parlamento.

GHEDDAFI PORTA SCUDI UMANI A MISURATA Le forze pro-Gheddafi stanno portando a Misurata civili da città vicine per usarli come scudi umani. Lo ha detto un portavoce degli insorti. Il portavoce ha aggiunto che le forze filo-governative hanno ucciso ieri sette persone a Misurata. La città secondo un residente è circondata dalle forze pro-Gheddafi, che hanno tagliato l'acqua agli abitanti. Secondo la stessa fonte, combattenti filo-governativi in abiti civili sarebbero penetrati anche nel centro della città.

FRANCIA: NO VITTIME CIVILI Un portavoce del governo francese ha detto di non avere informazioni sul fatto che civili siano rimasti uccisi negli attacchi sulla Libia. «Non ci sono informazioni di civili uccisi delle quali sia a conoscenza il comando francese», ha detto il portavoce del governo di Parigi, Francois Baroin, alla tv Canal+.

FRANCIA, OPERAZIONI AEREE RIPRESE Le operazioni aeree francesi sulla Libia sono riprese questa mattina. Lo riferisce il ministero della Difesa francese. Gli aerei francesi non hanno sorvolato la Libia durante la notte, ma sono ripartiti di primo mattino, ha precisato il portavoce dello Stato maggiore, Thierry Burkhard. La loro missione è di far rispettare la no fly zone imposta sulla Libia. Gli apparecchi che partono dalle basi su territorio francese, ha precisato ancora la Difesa transalpina, hanno circa tre ore di volo per arrivare sulla zona delle operazioni.

COLPITO BUNKER DI GHEDDAFI Ancora bombe e missili sulla Libia con un edificio del 'bunker' di Gheddafi a Tripoli raso al suolo, nel secondo giorno dell'operazione 'Odissey Dawn' della coalizione internazionale, che ha visto la prima missione anche di caccia italiani al fianco dei jet statunitensi, britannici e francesi. «Da oggi i nostri aerei compiranno azioni», ha annunciato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. E poco dopo le 20, sono decollati i primi Tornado dalla base di Trapani Birgi, sede del 37esimo stormo dell'Aeronautica militare: sei in tutto gli aerei italiani partiti per la Libia e rientrati poco dopo le 22:30. «Non siamo entrati in guerra, Š un'operazione dell'Onu», ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per bocca dell'ammiraglio William Gortney, il Pentagono ha fatto sapere che Gheddafi «non è nella lista dei bersagli della coalizione. Alcuni giornalisti occidentali, però, in nottata sono stati portati nel complesso di Bab el Aziziya a Tripoli, la residenza di Muammar Gheddafi: a loro è stato mostrato un edificio completamente distrutto »da un missile«, come ha spiegato il portavoce del governo Moussa Ibrahim. La palazzina ospitava alcuni uffici. Secondo Ibrahim, sorgeva ad appena una cinquantina di metri dalla tenda dove il leader libico riceve gli ospiti di riguardo. Non si sa dove Gheddafi si trovasse al momento dell'attacco. I raid, criticati apertamente dalla Lega Araba, hanno permesso di neutralizzare le difese antiaeree di Gheddafi. L'ammiraglio Mike Mullen, capo degli stati maggiori Usa, ha annunciato che la no-fly zone è stata di fatto imposta sui cieli libici senza apparenti perdite civili. La tv libica sostiene invece che nei bombardamenti di ieri sono morti 48 libici. Le vittime tra i ribelli dall'inizio dei combattimenti sarebbero invece 8.000, secondo un portavoce degli insorti, Abdel Hafiz Ghoga. Nascosto in qualche bunker super segreto, il Colonnello ha fatto sentire la sua voce con un messaggio audio trasmesso dalla tv di stato contenente minacce alla coalizione »di crociati e nazisti« e all'Italia, accusata nuovamente di »tradimento«. »L'attacco alla Libia Š una nuova crociata contro l'Islam, ma sarete sconfitti, come gi… siete stati sconfitti in Iraq, in Vietnam e in Somalia, come vi ha sconfitto Bin Laden«, ha detto Gheddafi, che ha promesso una »guerra lunga e infernale«. »Avete attaccato il civile popolo libico che non vi aveva fatto nulla. Siete barbari, terroristi, mostri e criminali e volete solo il nostro petrolio. Vi combatteremo e vi sconfiggeremo, perché noi siamo oppressi e colui che è oppresso vincerà, mentre gli oppressori saranno sconfitti. Chiudetevi nelle vostre basi e pensateci bene«. La seconda giornata di raid ieri è cominciata attorno alle 12 ora di Tripoli (le 11 in Italia). Fra i vari attacchi, tre bombardieri americani 'Stealth', invisibili ai radar, hanno colpito con 40 missili la base aera di Al Watyah, 170 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Bombardate anche le difese aeree a Tripoli e distrutta una colonna di carri armati e blindati sulla strada che collega Ajdabiya a Bengasi, la roccaforte degli insorti. In serata sono nuovamente entrate in azione le forze inglesi con lancio di nuovi missili cruise. Nonostante i raid, le truppe lealiste sono riuscite ad entrare a Misurata, terza città libica 170 chilometri ad est di Tripoli insorta in armi contro Gheddafi. Secondo un portavoce dei ribelli, i gheddafiani sono entrati con i carri armati nel centro della città, dove si contano »molti morti«. La fonte afferma anche che »alcune imbarcazioni stanno bloccando il porto impedendo agli aiuti di raggiungere la città. A partire dalle 21 di Tripoli (le 20 in Italia), il governo libico ha annunciato un nuovo cessate il fuoco. «In risposta ad un appello lanciato dall'Unione africana e in risposta alle risoluzioni 1970 e 1973 delle Nazioni Unite», ha precisato un portavoce dell'esercito libico. Gli Usa lo ritengono un altro bluff. C'‚ preoccupazione, intanto, per l'equipaggio dell' 'Asso 22', un rimorchiatore italiano trattenuto da ieri pomeriggio nel porto di Tripoli da uomini armati. A bordo ci sono otto italiani, due indiani e un ucraino. Il rimorchiatore aveva riportato a Tripoli alcuni dipendenti libici della National Oil Corporation, il colosso petrolifero di Tripoli, quando alcuni uomini armati, tra cui uno che si sarebbe qualificato come il comandante del porto, hanno fermato l'equipaggio, impedendo alla nave di ripartire. l«Asso 22' è di proprietà della società 'Augusta Offshore spà di Napoli, specializzata nel servizio di assistenza alle piattaforme petrolifere. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che »non si pu• escludere un sequestro« ed ha annunciato che il rimorchiatore con gli uomini armati a bordo »sta facendo rotta verso una raffineria Eni«. L' 'Asso 22' si rese protagonista due anni fa di una encomiabile operazione di soccorso di immigrati in mare: nel marzo del 2009, riuscì a mettere in salvo oltre 350 migranti al largo delle coste libiche. In quel periodo il rimorchiatore, lungo 75 metri, stava assistendo tre piattaforme petrolifere al largo della Libia quando incrociò una carretta del mare in difficoltà carica di migranti che fu agganciata e rimorchiata fino al porto di Tripoli.

OBAMA "EQUILIBRISTA" È criticato in casa dall' opposizione per avere temporeggiato troppo sulla Libia, ma il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non raccoglie consensi unanimi neppure all'estero e deve fare l'equilibrista. Tra gli occidentali c'è chi lo critica non essersi impegnato abbastanza contro Muammar Gheddafi, prendendo una leadership limitata nel tempo e solo poco prima dei bombardamenti contro la Libia, nella notte tra sabato e domenica. E nel mondo arabo, il terzo fronte appena aperto dagli Usa contro un paese musulmano preoccupa non poco. Gli attacchi contro la Libia, che il presidente, in visita a Rio de Janeiro, in Brasile, ha presentato ieri come una tappa nella lotta mondiale per la libertà e la democrazia, lo obbligano in realtà a muoversi con grande prudenza su un doppio fronte. Negli Stati Uniti, a un anno e mezzo circa dalle elezioni presidenziali del 2012, si sono levate soprattutto le voci dei leader repubblicani, primo tra tutti il suo ex avversario alle elezioni del 2008, il senatore dell'Arizona John McCain. È intervenuto nel dibattito anche il capogruppo alla Camera John Boehner, chiedendo al presidente di «spiegare meglio il ruolo dell'America» nell'offensiva libica, prima di prendere nuove decisioni da comandante in capo delle Forze Armate. Nonostante i toni critici, le parole di Boehner potrebbero fargli gioco, visto che fino all'ultimo il presidente Usa ha evitato di prendere la leadership delle operazioni militari avviate per garantire la no-fly zone sulla Libia, come deciso dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu con la risoluzione 1973. Tra i democratici al potere hanno reagito negativamente i più radicali, come l'ex candidato presidenziale Dennis Kucinich, pronto addirittura a chiedere l'impeachment, ipotizzando che la decisione presidenziale di sparare un centinaio di missili da crociera contro la contraerea libica potrebbe essere incostituzionale. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Tom Donilon, incontrando in serata i giornalisti a Rio, ha confermato che Obama intende lavorare in stretta cooperazione con il Congresso, di cui ha ampiamente già informato i principali leader, sulla questione libica. Sul fronte internazionale, ha colpito la velocità con la quale Obama sembra aver cambiato idea, ieri, sulla questione libica, acquisendo la leadership delle operazioni nelle prime fasi: quelle - è vero - che difficilmente possono fare a meno dei missili e delle infrastrutture statunitensi, cioè i missili Tomahawk e il know-how nelle telecomunicazioni. Contrariamente a quanto è successo ieri, oggi il presidente Usa non ha parlato direttamente delle operazioni in corso in Libia, lasciando la parola a Donilon. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale ha tracciato un bilancio positivo della prima giornata delle operazioni: una catastrofe è stata evitata a Bengasi, la città degli oppositori con cui ha avuto contatti diretti. Donilon ha confermato che nei prossimi giorni, con la seconda fase, gli Usa cederanno la leadership delle operazioni, che non si svolgeranno sotto l'ombrello della Nato, pur sfruttandone i mezzi militari. Su questo punto c'è accordo tra tutti i paesi che partecipano all'operazione. A Rio Obama ha detto che in queste settimane«abbiamo visto il popolo della Libia prendere una posizione coraggiosa contro un regime determinato a brutalizzare i suoi stessi cittadini». Parlando nel Teatro Municipal di Rio sui recenti terremoti politici in Medio Oriente e in Africa del Nord in cerca di libertà e democrazia, il presidente ha poi detto: 'Oggi abbiamo visto la lotta per questi diritti in tutto il Medio Oriente e il Nordafrica. Abbiamo visto una rivoluzione nata sul desiderio ardente di dignità umana di base in Tunisià. Secondo l'inquilino della Casa Bianca, il Brasile, trasformatosi a partire dagli anni ottanta in «una brillante democrazia», è un modello per il Medio Oriente. «In quest'ultimo decennio - ha detto in particolare Obama - i progressi fatti dal popolo brasiliano hanno ispirato il mondo. Oltre la metà della popolazione viene ora considerata classe media, in milioni sono sfuggiti alla povertà».

NO SCUDO NATO Non ci sarà uno scudo Nato per l'operazione militare in Libia: l'alleanza metterà a disposizione mezzi e strutture, ma non la bandiera. I paesi della 'coalizione dei volenterosì scesi in campo per fare rispettare la risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell'Onu - ha detto a Rio de Janeiro il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Tom Donilon - sono d'accordo a non dare il comando delle operazioni alla Nato, ma di sfruttarne le strutture. La dichiarazione di Donilon sgombra il campo dalle incertezze di queste giorni sul ruolo dell'organizzazione atlantica, che alcuni paesi europei (tra i quali il Belgio, la Gran Bretagna e l'Italia) avrebbero voluto in prima linea, e che altri - in particolare la Francia - ritenevano non dovesse essere tale. Troppo rischioso, secondo i francesi, impegnare l'ombrello Nato - sotto il quale 46 paesi combattono Al Qaida da dieci anni in Afghanistan - in un ambiente socio-politico esplosivo come quello nord africano. E anche il capo del pentagono Robert Gates ha riconosciuto che potrebbero esservi resistenze da parte dei Paesi della Lega Araba a prendere parte a operazioni militari sotto l'egida dell'Alleanza atlantica. La partecipazione di paesi arabi e africani alla coalizione internazionale è invece per tutti una priorità, in particolare dopo le perplessità espresse dall'Unione africana e dalla stessa Lega araba dopo le conseguenze dei primi raid. L'annuncio degli Usa - di fatto 'azionisti di maggioranzà della Nato - è arrivato troppo tardi per potere essere commentato al quartiere generale a Bruxelles, dove fino a mezzanotte gli ambasciatori dei 28 alleati si sono riuniti per proseguire il lavoro di preparazione dei piani militari. Nei giorni scorsi, il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha impresso un'accelerazione al lavoro di pianificazione. L'ambizione era di chiudere entro il fine settimana i piani per assicurare l'arrivo di aiuti umanitari e il rispetto dell'embargo di armi e dell'interdizione dello spazio aereo libico. Gli esperti militari e gli ambasciatori hanno concluso i primi due piani, ma non il terzo: la Turchia ha chiesto infatti di rivedere la pianificazione per la no fly-zone alla luce delle perdite civili che i raid in corso potrebbero provocare. La delegazione turca ha chiesto nel pomeriggio una sospensione dei lavori per potere consultarsi con Ankara. La riunione, ripresa alle 22.30, è terminata senza chiarire i dubbi della Turchia. Il Consiglio atlantico tornerà a riunirsi anche oggi. Sarà l'occasione per prendere atto dell'annuncio arrivato dal Brasile, che toglie alla Nato ogni ambizione di guida delle operazioni, ma le riconosce di essere l'unica organizzazione che può mettere in campo, in tempi molto rapidi, mezzi, strutture e know how militari.

USA: COALIZIONE A GUIDA GB-FRANCIA Se in queste ore appare incerta la situazione sul terreno in Libia con diffuso scetticismo sul proclamato cessate il fuoco delle forze libiche, la coalizione delle forze occidentali da ieri in azione sta ancora definendo i suoi connotati e nelle stanze dei bottoni in queste ore si sta provando - con non poche difficoltà - a decidere a chi spetterà il comando delle operazioni. Un'indicazione giunge questa sera da Robert Gates, il responsabile della Difesa Usa, che ha parlato di un possibile comando franco-britannico nell'ambito di un 'meccanismò Nato ma non meglio precisato: sono infatti da considerare possibili resistenze da parte dei Paesi della Lega Araba a prendere parte a operazioni militari sotto la bandiera dell'Alleanza atlantica, ha precisato Gates. Sembra dunque certo che gli Stati Uniti sono pronti a fare un passo indietro nella guida delle operazioni militari. E anche se una decisione definitiva non è stata ancora presa, Gates ha affermato che il Pentagono prevede di passare il controllo della missione ad una coalizione «entro qualche giorno». Intanto in Italia tutto resta immutato: «Quando e se» gli aerei italiani parteciperanno alle operazioni in Libia lo deciderà «il coordinamento che si è creato a Napoli presso il dipartimento della VI flotta», aveva spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini poche ore prima dell'intervento dei Tornado italiani sulla Libia. «È quel coordinamento a valutare le necessità».


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LIBIA, SCUDI UMANI A MISURATA:
"MORTO IL FIGLIO DI GHEDDAFI".
PUTIN: ONU COME LE CROCIATE
                    
                                      
    
          TRIPOLI - Nessun bombardamento, nessun missile, da parte degli aerei italiani sulla Libia. Nicola Scolari, 38 anni, uno dei tre piloti che ieri hanno partecipato ai raid dei Tornado italiani su Bengasi, ha detto all'Ansa che nessun missile è stato sganciato dai nostri militari sul territorio libico, che hanno invece solo pattugliato la zona. «Ieri sera nella missione condotta in Libia abbiamo solo pattugliato la zona nei pressi di Bengasi ma non abbiamo ritenuto di lanciare i missili contro i radar», ha detto Scolari.
«Ieri sera - ha aggiunto - nella nostra missione abbiamo verificato sulla Libia se vi fosse la presenza di radar accesi e qualora ne avessimo avuto conferma li avremmo distrutti». «Il nostro gruppo - ha raccontato Scolari - è di base a San Giuliano a Piacenza. I nostri sei Tornado sono rischierati a Birgi da alcuni giorni. Siamo specializzati nella soppressione delle difese aeree nemiche, attraverso dei missili che eventualmente dirigiamo sui radar. Siamo così in grado di neutralizzare queste minacce, anche se mobili». «In questo modo - ha aggiunto - i bombardieri sono liberi di entrare in zone di guerra».

PUTIN MINACCIA: FACCIAMO BENE A RIARMARCI Il premier russo Vladimir Putin ha sostenuto che la risoluzione dell'Onu sulla Libia ricorda «gli appelli medioevali alle Crociate». In dichiarazioni riportate dall'agenzia Itar-Tass, Putin ha affermato che «la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu è senz'altro incompleta e riduttiva. Essa permette un intervento in un paese sovrano. E questo ricorda un appello medioevale alle crociate». «Gli avvenimenti in Libia sono la prova che la Russia fa bene a rafforzare la propria capacità difensiva», ha aggiunto Putin. «Preoccupa la leggerezza con la quale è stata presa la decisione di usare la forza», ha detto inoltre Putin, sostenendo che le interferenze degli Stati Uniti negli affari interni di paesi terzi sono ormai una costante. «Nella politica degli Usa questo sta assumendo una tendenza stabile», ha detto il premier, ricordando i bombardamenti della Jugoslavia sotto la presidenza di Bill Clinton e le invasioni in Iraq e Afghanistan sotto George Bush. «Ora tocca alla Libia», ha detto, esprimendo «sdegno», riferisce l'agenzia, per il fatto che «tutto questo si fa col pretesto di proteggere la popolazione civile».

LA FRANCIA NON VUOLE LA NATO Lo scoglio maggiore ad un passaggio della catena di comando delle operazioni internazionali in Libia dalla coalizione dei volenterosi alla Nato resta l'opposizione francese. Lo affermano fonti diverse a Bruxelles, riferendo che in queste ore al quartiere generale dell'Alleanza sono in corso discussioni a livello ristretto tra ambasciatori dei paesi che fanno parte della coalizione, prima della riunione di tutti i 28 rappresentanti della Nato, già prevista per oggi pomeriggio alle 15.30. Fin dall'inizio della crisi libica, la Francia - da soli tre anni rientrata a pieno titolo nella struttura militare della Nato - ha fatto opposizione attiva contro un ruolo di prima linea per l'organizzazione atlantica nell'Africa del nord, ritenendo non un buon segnale «che la Nato in quanto tale intervenga in un Paese arabo». Alle resistenze francesi sulla catena di comando, si sono aggiunte le perplessità della Turchia sui piani militari per imporre la 'no fly zonè in Libia, che non hanno consentito all'Alleanza di chiudere ieri - come previsto - le pianificazioni per un eventuale intervento. Al momento la coalizione dei volenterosi (di cui a ieri facevano parte Usa, Gb, Francia, Italia, Canada, Danimarca e il Belgio) può contare su tre catene di comando: quella francese, quella britannica e quella americana. Troppe, secondo osservatori, che rilevano il rischio di «una mancanza di coordinamento», se non di una vera e propria anarchia nelle operazioni. L'Italia è convinta che la soluzione più giusta - come ha dichiarato il ministro degli esteri Franco Frattini oggi a Bruxelles - sia il passaggio del comando delle operazioni sotto l'ombrello della Nato. L'Italia è favorevole anche a mettere a punto al tempo stesso un meccanismo di consultazione permanente con i paesi arabi, sull'esempio di quanto già avviene nell'ambito del Dialogo Mediterraneo. Se il comando passasse alla Nato la base di riferimento sarebbe in Italia, a Napoli.

FRATTINI: NON SIA UNA GUERRA In Libia non ci deve essere una «guerra» e l'Italia intende verificare «la coerenza» dell'azione della coalizione internazionale con il pieno rispetto della risoluzione 1973 dell'Onu. È con questi paletti che il ministro degli esteri Franco Frattini ha chiesto oggi a Bruxelles che la struttura di comando delle operazioni militari in Libia passi presto dalla coalizione dei volenterosi sotto l'ombrello della Nato. Al passaggio delle operazioni sotto lo scudo dell'Alleanza atlantica si oppone molto fermamente la Francia, perchè lo ritiene controproduttivo e un brutto segnale per i paesi del nord Africa. La questione sta impegnando gli ambasciatori della Nato che da due settimane si riuniscono tutti i giorni per preparare i tre piani di un eventuale intervento. Dopo avere chiuso il piano 1 e 2, sugli aiuti umanitari e l'embargo delle armi, oggi pomeriggio il segretario generale Anders Fogh Rasmussen spera di potere finalizzare anche il piano 3, sulla no fly zone, bloccato ieri dalla Turchia. «Vogliamo verificare molto attentamente tutte le azioni che saranno prese per verificarne la loro coerenza con la risoluzione Onu», ha spiegato Frattini. «Ecco perchè crediamo sia tempo di muovere da una coalizione dei volenterosi ad un approccio più coordinato sotto la Nato, perchè la Nato ha l'esperienza e la capacitàper guidare un'azione meglio coordinata», ha spiegato il capo della Farnesina. L'Italia intende anche lavorare in stretto contatto con la Lega araba, alla quale Frattini ha inviato un messaggio rassicurante. «In Libia non ci deve essere una guerra, ma la piena implementazione della risoluzione 1973. L'Italia ha accettato di fare parte della coalizione internazionale proprio per fare rispettare il cessate il fuoco, fare fermare le violenze e proteggere la popolazione», ha detto il ministro. «Non vogliamo in alcun modo andare oltre la stretta applicazione della risoluzione Onu», ha rimarcato. I paesi della Ue partecipano in ordine sparso alla coalizione dei volenterosi. La Germania, con il ministro degli esteri Guido Westerwelle, ha confermato che non intende seguire i partner nelle operazioni militari. «Tutti gli stati membri della Ue condividono la necessità di fare rispettare la risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell'Onu», ha sottolineato l'alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton. «Ognuno farà la sua parte. C'è piena complementarietà tra l'azione della Ue e quella della Nato». I ministri europei si concentrano oggi sugli aiuti umanitari e sul rafforzamento delle sanzioni contro la Libia che prenderanno di mira anche la Noc, l'ente petrolifero libico nazionale. «Il nostro sarà un impegno di lungo termine», ha assicurato la Ashton.

MORTO IL FIGLIO DI GHEDDAFI Sarebbe morto in seguito alle ferite riportate dopo un raid aereo su Tripoli uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi, Khamis. Lo riferisce oggi il sito dell'opposizione al Manara, che trasmette anche su Facebook. Secondo le fonti citate dal sito, Khamis è morto ieri dopo che nei giorni scorsi era stato gravemente ferito durante un bombardamento sferrato da un aereo libico guidato da un pilota passato a fianco dei ribelli contro la caserma-bunker di Bab al Aziziya, dove sarebbe rifugiato Gheddafi e i suoi fedelissimi.


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LIBIA, BOMBE SU TRIPOLI.
BERLUSCONI: "NOSTRI AEREI
NON SPARERANNO"
                
                                      
    
          TRIPOLI - È scontro all'interno delle forze di coalizione che partecipano all'attuazione della risoluzione Onu 1973 sulla protezione dei civili in Libia. Il generale francese Philippe Ponthies, portavoce del ministero della Difesa transalpino, ha specificato che per il momento «la Nato non ha alcun ruolo in questa vicenda», mentre alle autorità italiane, che chiedono che il comando delle operazioni sia affidato all'Alleanza Atlantica, Ponthies ha detto di non avere nulla da rispondere. Quanto a un eventuale comando integrato, ha detto il generale, «la priorità non è la sua localizzazione ma il miglior coordinamento possibile».

BOMBARDAMENTI IN CORSO A TRIPOLI Bombe su Tripoli il terzo giorno della missione Nato. Secondo quanto anticipato dal sito della Bbc, un bombardamento sarebbe cominciato sulla capitale libica nella sera di lunedì per opera delle forze di coalizione.

BERLUSCONI: "I NOSTRI AEREI NON SPARERANNO" "I nostri aerei non sparano e non spareranno", ha detto in serata il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier ha poi auspicato che il comando delle operazioni torni alla Nato e che ci sia un coordinamento condiviso all'interno delle forze occidentali della coalizione. "Stiamo vivendo momenti particolari - ha detto Berlusconi - e in queste ore abbiamo dovuto ancora una volta sottolineare che per noi sono condizioni essenziali la chiara definizione degli obiettivi della missione in Libia nell'ambito della risoluzione Onu: limitati alla no fly zone, all'embargo e alla protezione dei civili". L'Italia è stata tra i primi a fornire assistenza ai profughi libici, ha aggiunto il premier, "ora gli altri stati facciano la loro parte".

TENSIONE ROMA-PARIGI
Se la missione in Libia non passerà sotto comando Nato, ''l'Italia avvierà una riflessione sull'uso delle sue basi: se ci fosse una moltiplicazione dei centri di comando, dovremmo studiare un modo perche' l'Italia riprenda il controllo delle sue basi''. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini in una conferenza stampa a Bruxelles dopo l'incontro tra i capi delle diplomazie dell'Ue. L'intenzione della coalizione e' che il comando dell'operazione libica passi alla Nato. ''Col tempo vogliamo che il comando e controllo dell'operazione passi alla Nato'', ha detto Cameron alla Camera dei Comuni. ''Per il momento la Nato non ha alcun ruolo in questa vicenda'': lo ha detto il generale francese Philippe Ponthies, portavoce del ministero francese della Difesa, nel corso di una conferenza stampa a Parigi, rispondendo a una domanda dell'ANSA sull'eventuale ruolo della Nato in Libia.

OBAMA: "GHEDDAFI VADA VIA"
"La nostra posizione è che Gheddafi vada via", ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Oggi gli Stati Uniti, secondo quanto affermato dal segretario alla Difesa Robert Gates, avevano fatto sapere che avrebbero presto ridotto la loro partecipazione alle operazioni in Libia. Obama ha parlato della situazione in Libia durante una conferenza stampa a Santiago del Cile. "Nella seconda fase militare, cioè quella di transizione, gli Stati Uniti saranno uno dei partner tra i tanti della coalizione". Il presidente Usa prova così a smentire le voci circolate oggi in merito a un passo indietro di Washington sulla risoluzione Onu.

MISURATA, OSPEDALI AL COLLASSO Gli ospedali di Misurata sono pieni di civili feriti e sono al collasso. Èha quanto raccontato un testimone all'emittente britannica Bbc. «La città è circondata dalle truppe di Gheddafi, la situazione è terribile, non c'è elettricità nè acqua», ha riferito la fonte. Misurata, città sul Golfo di Sirte, 210 chilometri a sud-est di Tripoli, è stata teatro degli scontri più violenti tra quelli registrati oggi tra milizie fedeli al colonnello Muammar Gheddafi e insorti. Secondo fonti dei ribelli, i morti sarebbero almeno 40. Forze fedeli a Gheddafi hanno bombardato la città occidentale di Zenten per diverse ore. Lo riferisce la tv Al Jazira senza fornire ulteriori dettagli.

RIMORCHIATORE ITALIANO SEQUESTRATO È stata un'altra lunga giornata trascorsa in attesa di notizie dell'Asso Ventidue, il rimorchiatore di altura sequestrato da uomini armati nella mattinata di ieri nel porto di Tripoli. Dove e perchè sia stata portata l'imbarcazione di un armatore napoletano con otto italiani a bordo resta ancora un mistero. Nella sede dell'Augusta Offshore, la compagnia armatrice, si è lavorato tutto il giorno. A sera l'amministratore delegato Nicola Mattioli, sollecitato dai giornalisti, ha detto che non sono state avanzate richieste di riscatto. E dalle ultime notizie rese note il rimorchiatore sarebbe ancora nelle acque libiche, così come accertato dal sistema di rilevamento satellitare, ma non si conoscerebbe la rotta. Insomma, ore di trepidazione per i familiari degli uomini dell'equipaggio: 5 siciliani, un laziale e tre stranieri. Ma Mattioli, nel corso di una conferenza stampa tenuta in serata, ha detto di essere sicuro che il comandante è «in grado di poter diffondere la necessaria tranquillità che deve esserci a bordo, perchè in questi casi la cosa più importante è non perdere la calma». Tra i vertici della società armatrice e i familiari dell'equipaggio i contatti sono costanti. «La società sta cercando di sbloccare la situazione e ci tengono costantemente informati», conferma Antonio Colantonio, fratello di Luigi, di Torre del Greco (Napoli) uno dei marittimi imbarcati sul rimorchiatore. «Sono un marittimo anche io - aggiunge Colantonio - e ci hanno detto di stare tranquilli. Ci hanno detto che stanno tutti bene. L'ultima volta ho sentito mio fratello, che si è imbarcato due mesi fa, venerdì verso mezzogiorno». Non nasconde la preoccupazione, invece, Salvo Arena, il padre di Antonino, 34 anni, un altro dei marittimi a bordo del rimorchiatore. Arena, di Pozzallo, in provincia di Ragusa, sposato e padre di un bambino di 4 anni, si era imbarcato il 27 gennaio da Augusta e doveva chiudere il suo periodo di lavoro in questi giorni. «Ha sentito Antonino - dice il padre - poco prima della mezzanotte dell'altro ieri: ha preferito parlare con me per non trasmettere ansia alla moglie Sofia. Mi ha detto che la situazione era sotto controllo e che stava bene. L'ho sentito sereno, forse non mi ha voluto trasmettere la sua preoccupazione». L'unità era da diversi anni dislocata lungo la costa africana. La stessa società armatrice è impegnata in altre località africane e in America Latina con imbarcazioni che sono al servizio delle piattaforme petrolifere. Da qualche tempo, l'Asso Ventidue era stata presa a noleggio da un imprenditore locale. «Non vorrei rispondere, non perchè non mi sia fatto un'idea ma perchè sono cose che è meglio non dire, in questo momento», ha detto infine Mario Mattioli, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano quale fosse la sua opinione sui motivi del sequestro.


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LIBIA, BOMBE SU RADAR E BASI:
ARRESTATI TRE GIORNALISTI.
FRATTINI: "COMANDI LA NATO"
                
                                      
    
          TRIPOLI - Tre giornalisti occidentali, tra cui due reporter dell'agenzia di stamp francese France Press e un fotografo della Getty Images, sono stati arrestati dall'esercito libico. I tre, fermati il 19 marzo nella zona di Tobruk, sono nelle mani dei lealisti di Gheddafi quindi da tre giorni. A rendere nota la notizia è stato il loro autista. I giornalisti dell'Afp sono il britannico Dave Clark, 38 anni, e il tedesco-colombiano Roberto Schmidt, 45; il fotografo della Getty Images l'americano Joe Raedle, 45.
L'autista libico che ha dato la notizia, Mohammed Hamed, rientrato domenica a Tobruk, nella sua testimonianza ha detto di aver preso i tre giornalisti a bordo della suo auto la mattina del 19 marzo a Tobruk, di averli accompagnati lungo la strada che conduce ad Ajdabiya. Qualche decina di chilometri prima di entrare in quest'ultima, ha raccontato l'autista, hanno incrociata una colonna di mezzi militari libici, jeep e veicoli blindati trasporto truppe, hanno cercato di compiere una inversione a U ma sono stati bloccati dalle armi spianate di quattro militari e costretti a scendere. Dave Clark ha gridato ai militari «Sahafa!, sahafa!» (Stampa!, stampa!), ma i tre giornalisti - dice l'autista - sono stati costretti a inginocchiarsi sul bordo della strada con le mani dietro alla nuca. L'auto, insieme ad altri veicoli che sono passati nel frattempo lungo la strada, fra i quali un'ambulanza, sono stati dati alle fiamme dai militari, che hanno poi caricato i tre giornalisti su un mezzo militare verso una destinazione sconosciuta.

FRATTINI: COMANDO ALLA NATO Quella in Libia «non è una missione di guerra ma di tipo umanitario per far rispettare a Gheddafi un cessate il fuoco assoluto» ed ora dopo tre giorni in cui era indispensabile un'accelerazione dell'azione «è tempo di tornare alle regole» con «un comando unificato della Nato». Le regole ha spiegato Frattini intervenendo a Radio anch'io«dicono coordinamento unico, condivisione delle responsabilità di tutti con tutti». «E chi se non la Nato può assumere questo compito?», aggiunge il ministro. Il passaggio del comando delle operazioni militari in Libia che chiede «è una questione di serietà, una questione altamente politica». «Non possiamo immaginare - ha detto il ministro - che ci siano comandi separati da ciascuno dei quali dipendano alcune sceltè« Frattini si è quindi augurato che dalla riunione di oggi pomeriggio del Consiglio atlantico »arrivi una decisione« in questo senso. Positive, per Frattini, le dichiarazioni del premier britannico David Cameron che »sostiene la posizione italiana«. Speriamo, ha aggiunto, facciano lo stesso »anche gli amici americani«.

SCOMPARSO FOTOGRAFO FRANCESE Stephane Lehr, un fotografo francese freelance che lavora per l'agenzia Polaris Images e che si trovava nella regione di Bengasi (est della Libia) non ha più dato notizie da domenica pomeriggio. Lo ha annunciato Reporters sans Frontieres secondo la quale Lehr stava raggiungendo Bengasi con un'equipe della tv francese, e secondo un altro collega sul posto era diretto a Ajdabiya a sul della città ribelle.

ATTACCATI RADAR E DIFESE AEREE Installazioni radar e due basi per la difesa aerea controllate dalle forze di Muammar Gheddafi sono state attaccate ieri sera dalle forze della coalizione, secondo quanto ha reso noto l'emittente panaraba Al Jazira.

PRIMI TORNADO, MISSIONI POSITIVE Si sono concluse ieri «positivamente le missioni di 'accecamentò dei siti radar libici condotte dai velivoli Tornado ECR dell'Aeronautica militare italiana presenti a Trapani nell'ambito dell'operazione Odyssey Dawn». È quanto sottolinea lo Stato maggiore della Forza armata, in una nota da poco diffusa. «Questa tipologia di missione, denominata 'SEAD' (Suppression Of Enemy Air Defenses), ha come obiettivo - si legge nel comunicato - proprio quello di rendere inefficaci le installazioni di difesa aerea nemica. Il positivo esito di una missione SEAD può essere di fatto conseguito anche in funzione di deterrenza, quando nell'ambito di un'operazione aerea complessa non viene rilevata la necessità di utilizzare l'armamento in dotazione al velivolo (missili aria-superficie AGM-88 HARM - High-speed Anti Radiation Missile) in quanto i sistemi radar presenti sul territorio ostile vengono appositamente spenti per non essere localizzati e poi colpiti. Ciò rende di fatto inoffensivi, come accaduto in queste prime missioni dei Tornado italiani, i sistemi di difesa aerea». L'Aeronautica militare con i Tornado ECR «è una delle poche forze aeree europee a possedere tale capacità operativa, che si configura - prosegue il comunicato - come una vera e propria capacità di nicchia che la Forza armata ha voluto mantenere nel tempo, in ragione della sua importanza in ogni tipo di teatro operativo ed il cui utilizzo viene esercitato in aderenza alle regole di ingaggio fissate per l'operazione». Per cercare di spiegare meglio la «delicata attività» dei Tornado ECR, l'Aeronautica chiarisce il concetto del «First in, last out» (primi ad arrivare e ultimi ad andarsene): «con ciò si vuole esprimere - spiegano alla Forza armata - che chi compie missioni SEAD deve arrivare prima di velivoli che svolgono altre tipologie di missioni (bombardieri, trasporti, elicotteri, caccia di scorta, ecc) e abbandonare l'area delle operazioni per ultimi per garantire la sicurezza contro le difese aeree nemiche. Una costante attività di addestramento (ad esempio le esercitazioni 'Red Flag' negli Usa e le 'Spring Flag' in Italia) è fondamentale per far sì che questa importante capacità operativa sia in grado di far fronte alla continua evoluzione tecnologica dei sistemi di difesa aerea». «Quanto all'impiego presente e futuro degli assetti dell'Aeronautica militare, armamento compreso - conclude la nota - esso avviene ed avverrà sempre in totale armonia con le direttive politiche e i compiti istituzionali delle Forze armate».

BOMBE SU TRIPOLI Nuovi attacchi della coalizione che oggi ha preso di mira le principali roccaforti di Gheddafi: Tripoli, attaccata per il terzo giorno consecutivo, Sabah, nel sud del paese, e Sirte, la città natale del rais dove le autorità libiche lamentano molti morti. Il colonnello risponde usando scudi umani e martellando gli insorti a Misurata, dove secondo gli insorti vi sono stati quarantina di morti. La città, secondo un portavoce governativo, sarebbe ora sotto il controllo dei lealisti. È in una giornata di fortissime tensioni diplomatiche tra gli alleati, che bombe e missili sono piovuti su installazioni strategiche del Rais. Siamo al 'Day 3' dell'operazione 'Odyssey Dawn' che vede impegnati, per il secondo giorno consecutivo, anche caccia italiani, anche se il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che i Tornado «non hanno sparato e non spareranno». I primi a riprendere i raid sulla Libia sono stati questa mattina i francesi. Poco prima delle 14, sono decollati anche tre Tornado italiani dalla base di Trapani Birgi mentre uno dei piloti italiani che hanno sorvolato ieri sera la Libia, Nicola Scolari, ha detto che la missione è stata «solo di pattugliamento nei dintorni di Bengasi, senza lanciare missili contro i radar». In serata, i raid aerei si sono concentrati nuovamente su Tripoli. Com era accaduto ieri, nella capitale si sono udite forti esplosioni vicino al bunker del Colonnello, seguite dal rumore della contraerea.

Il portavoce del governo ha poi dato notizia di attacchi anche contro Sirte e Sabah. Secondo l'ammiraglio americano Mike Mullen, capo degli Stati maggiori unificati, la prima ondata di attacchi ha permesso di imporre la no-fly zone sulla Libia. E adesso si passa alla seconda fase, quella che prevede l'attacco ai rifornimenti per le truppe di Gheddafi. Il rais reagisce agli attacchi in modo non convenzionale usando scudi umani per impedire raid contro obiettivi strategici. La tv libica ha affermato che migliaia di sostenitori del rais si sono ammassati attorno alla caserma di Bab Al Azizia, il bunker del Colonnello nella capitale, colpita ieri notte da alcuni razzi. La presenza di scudi umani 'volontarì è confermata anche dagli insorti. Una fonte della ribellione ha detto che i miliziani hanno portato civili a Misurata dai paesi vicini per usarli come scudi umani. Dalla terza città libica, a 170 chilometri ad est di Tripoli, giungono anche notizie di combattimenti strada per strada tra lealisti e rivoltosi. Fonti mediche e della rivolta a Misurata hanno detto che le milizie di Gheddafi hanno aperto oggi il fuoco sulla folla, uccidendo 40 persone. «Hanno compiuto un massacro, sparavano anche con armi pesanti», ha detto al telefono un abitante di nome Saadoun. Bombardamenti da parte dell'esercito sono segnalati anche da abitanti della città orientale di Zenten, difesa strenuamente dai ribelli. Il governo libico ha intanto smentito le voci circolate oggi sulla presunta morte di Khamis Gheddafi, il figlio 'militarè del colonnello. Secondo il sito dell'opposizione libica 'Manarà, Khamis sarebbe morto per le ferite riportate nei giorni scorsi, quando un pilota dell'aeronautica libica passato con l'opposizione avrebbe aperto il fuoco contro di lui nei pressi della caserma di Bab al Azizia. Khamis, che ha studiato nelle accademie militari russe, è a capo della 32 Brigata (conosciuta in Libia come 'La Brigata Khamis'), di stanza vicino Bengasi e considerata dagli insorti la più agguerrita e spietata tra le forze del Rais. Il sesto figlio del Colonnello ha i gradi di capitano ed è responsabile del reclutamento e dell'addestramento dei mercenari africani. Sul fronte politico, è esplosa oggi la polemica sul comando delle operazioni.

Italia, Gran Bretagna e Belgio chiedono che il comando passi alla Nato ma gli Usa e, soprattutto, la Francia, rientrata solo da due anni nel comando nell'Alleanza atlantica, sono contrari. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che senza l'ombrello della Nato l'Italia potrebbe decidere di «riprendere il controllo delle basi» messe a disposizione della coalizione. Frattini ha insistito sulla necessità di passare ad un coordinamento della Nato per «evitare i rischi di una moltiplicazione dei centri di comando». In serata, da Santiago del Cile dove si trova in visita ufficiale, Barack Obama ha annunciato che «la Nato verrà coinvolta nel coordinamento» al momento opportuno. Il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppè, ha sostenuto che la presenza della Nato rischierebbe di suscitare reazioni negative in molti Paesi arabi. Alle resistenze francesi sulla catena di comando, si sono aggiunte anche le perplessit… della Turchia e della Lega araba sui piani militari per imporre la no-fly zone in Libia. Ankara ha anche duramente criticato la posizione «troppo preminente» della Francia. La Norvegia ha intanto sospeso la partecipazione alle operazioni in attesa di chiarimenti sul comando. Da Mosca, intanto, è giunta una proposta di mediazione. Il presidente Dmitri Medvedev ha detto che la Russia si offre come mediatore tra Gheddafi e la coalizione dei volenterosi per risolvere la crisi libica.

TENSIONE ROMA-PARIGI In soli tre giorni la 'coalizione dei volenterosì si è trasformata in una 'coalizione dei litigiosì che sta proiettando l'ombra minacciosa delle sue divisioni sulla Nato e sugli alleati europei e inizia a perdere pezzi. Le discussioni che si susseguono non stop da una settimana al quartiere generale dell'Alleanza si sono concluse con una fumata nera. Mentre i ministri degli esteri della Ue, riuniti a Bruxelles, si sono mostrati uniti nell'imporre nuove sanzioni economiche contro il regime libico di Gheddafi, ma molto divisi su modalità e finalità dell'intervento militare. Pomo della discordia è la leadership delle operazioni della missione 'Odyssey dawn' finora condotte sotto il comando di Usa, Francia e Gran Bretagna. L'Italia reclama il passaggio in tempi molto rapidi della catena di comando sotto l'ombrello della Nato. In caso contrario, minaccia di riprendere il controllo delle sette basi militari messe a disposizione della coalizione. Parigi però non cede. Il ministro degli esteri francese Alain Juppè ha dichiarato che «nei prossini giorni l'alleanza è pronta a venire in sostegno della coalizione», ma non ha mai pronunciato la parola coordinamento ed ha ribadito che le operazioni sotto bandiera Nato non sarebbero le benvenute dai paesi arabi. «Siamo in un'operazione voluta dalle Nazioni Unite, portata avanti da una coalizione ad hoc, e alla quale la Nato potrebbe eventualmente portare il suo sostegno», ha rincarato il generale francese Philippe Ponthies, portavoce del ministero della Difesa. «Per il momento, tenendo conto che c'è già una coalizione internazionale formata non solo da paesi europei e membri della Nato, ma anche da paesi arabi, sembra che il sentimento prevalente è che la coalizione continui», ha dato man forte il ministro degli esteri spagnolo Trinidad Jimenez, senza escludere un ruolo di sostegno della Nato. La querelle ha già provocato i primi danni. La Norvegia ha annunciato oggi la sospensione della sua partecipazione alle operazioni militari in Libia finchè non sarà chiarita la questione del comando.

«La partecipazione dei sei F16 norvegesi dispiegati nel Mediterraneo dovrà aspettare nuovi ordini», ha messo in chiaro il ministro della Difesa norvegese Grete Faremo. In questa confusione totale, il presidente americano Barack Obama ha cercato di fare un pò di chiarezza. «La Nato verrà coinvolta nel coordinamento» delle future operazione in Libia, ma al momento opportuno, «lascerò al capo di Stato maggiore delle Forze Armate Mike Mullen decidere» i dettagli, ha detto parlando dal Cile. «Voglio sottolineare il fatto che sarà una questione di giorni, non di settimane», ha precisato Obama. Gli Stati Uniti hanno anche annunciato l'intenzione di ridurre presto la loro partecipazione: «saremo un partner tra i tanti», ha detto il presidente. Già ieri gli Usa avevano chiarito l'intenzione di cedere in tempi rapidi la leadership delle operazioni. Il capo del Pentagono Robert Gates aveva ipotizzato un comando franco-britannico. Ma anche Parigi e Londra non sembrano proprio in sintonia. «Col tempo vogliamo che il comando e il controllo dell'operazione passi alla Nato», ha detto parlando ai Comuni il premier David Cameron, distanziandosi dalla rigidità di Nicolas Sarkozy. Cameron non ha però indicato la tabella di marcia del passaggio di consegne. A sostegno della richiesta italiana si è espresso apertamente il ministro degli esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn. «Il solo modo di impegnarsi per un paese come il Lussemburgo, come del resto per molti altri, è nell'ambito di una cornice della Nato», ha motivato. «Bisogna decidere chi fa cosa in quanto questo gioco tra la coalizione e la Nato fa del male alla comunità internazionale», ha spiegato il ministro. Anche Belgio, Danimarca e Romania hanno reclamato un ruolo di primo piano per l'Alleanza. Per il ministro degli esteri Franco Frattini, «c'è un consenso crescente» tra i partner. «Mi aspetto una decisione tra domani e dopo domani», ha detto. Le discussioni alla Nato procedono a rilento. La Turchia ha bloccato ieri i piani per un'eventuale missione di 'no fly-zonè e chiesto anche oggi paletti molto precisi per un intervento dell'Alleanza in Libia. Il premier turco Tayyap Erdogan ha espresso una chiara irritazione per il protagonismo francese.


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BELLINI, FU RAPITO IN IRAQ:
"IN LIBIA SI RISCHIA LA VITA"


                  
    
        di Mario Fabbroni[ NAPOLI - «Purtroppo potrebbe accadere ancora. Ma non auguro a nessuno un dramma come quello che ho vissuto io». Dagli Usa, dove si trova attualmente, il colonnello dell’aeronautica Gianmarco Bellini torna col pensiero a vent’anni fa, quando era ai comandi del suo Tornado insieme al navigatore Maurizio Cocciolone e fu abbattuto dalla contraraerea irachena, diventando prigioniero degli uomini di Saddam Hussein per 47 lunghissimi giorni.
Ora lei guarda sulla Cnn la guerra in Libia: che emozioni prova?
«La guerra non cambia mai. Il rischio dei piloti è sempre lo stesso: altissimo, nonostante la gran mole di tecnologia che ora vola con te. Il fattore umano resta determinante».
C’è differenza tra la sfida a Saddam e quella a Gheddafi?
«No, è tutto simile. Trenta Paesi si schierarono insieme per liberare il Kuwait dall’aggressione dell’Iraq. E oggi la coalizione vuol proteggere il popolo libico dalle armi di Gheddafi».
Serve sempre una guerra.
«Le immagini del conflitto in Libia non mi lasciano di certo indifferente. Il mio pensiero è per i ragazzi che si levano in volo, che hanno una missione da compiere e rischiano la vita ogni giorno».
Lei pensò di morire?
«I carcerieri lo ripetevano ogni volta. Non chiedevano chissà quali segreti, davano solo botte da orbi. E io pensavo a come cavarmela».
Che cosa ha imparato?
«Che è bello combattere per la libertà. E quell’impegno militare internazionale servì a ridare libertà a un popolo».
Possiamo ancora definirci liberatori?
«Allora stavamo facendo la cosa giusta, come oggi la stanno facendo quelli della coalizione anti-Gheddafi».
Un sacrificio inevitabile?
«La pace arriverà. Ma è difficile da raggiungere laddove ci sono ingiustizie. E va inevitabilmente conquistata attraverso sacrifici».
Ritiene che l’Italia verrà impegnata in un’azione militare che durerà a lungo?
«Non saprei, spero di no. Soprattutto per il bene delle popolazioni coinvolte».
Vent’anni fa ci fu l’invasione di uno Stato e ben 30 Paesi alleati. Oggi l’attacco è nel territorio di una nazione e la coesione internazionale vacilla. Che rischi stiamo correndo?
«L’Italia è schierata con la comunità internazionale. E c’è una categorica risoluzione dell’Onu. Noi non mettiamo in atto azioni unilaterali».
Le sue sensazioni sono state appena descritte in un libro.
«Che rispecchia in pieno i miei sentimenti più intimi. Non so quanto ho pianto non appena vidi il generale Arpino e capii di essere tornato un uomo libero».
Descriva in due aggettivi la situazione attuale.
«Critica, drammatica. Ma è un sacrificio che deve servire a creare un mondo migliore».

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Burjny
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LIBIA, ARRESTATI 3 REPORTER.
IL RAIS BOMBARDA MISURATA:
"40 MORTI, ANCHE 4 BAMBINI"
                
                                      
    
          TRIPOLI - L'esercito di Gheddafi attacca le città ribelli di Zenten e di Misurata, e in quest'ultima i suoi cannoni provocano una strage, lasciando a terra almeno 40 morti fra cui quattro bambini. E dopo la terza notte consecutiva di raid aerei della coalizione, stamani si è appreso che un cacciabombardiere americano F-15E Eagle è precipitato per un'avaria e che le due persone di equipaggio sono state recuperate e portate in salvo, ha fatto sapere in mattinata il comando militare delle operazioni, l'Africa Command. Almeno uno dei piloti, secondo il britannico Daily Telegraph, sarebbe stato salvato dai ribelli libici.
Il bombardamento di artiglieria su Misurata, città costiera in mano ai ribelli 200 km a est di Tripoli, è iniziato in mattinata, dicono testimoni residenti, ad opera dei carri armati dell'esercito di Gheddafi appostati fuori dalla città. Le granate, secondo le stesse fonti, hanno ucciso finora una quarantina di persone, centrando anche un'automobile sulla quale viaggiavano quattro bambini, il più grande dei quali aveva solo 13 anni. Tutti morti. E oltre ai cannoni sono in azione anche i cecchini. A Zenten, invece, dice Al Jazira, molta gente è in fuga dalla città, anch'essa martellata da armi pesanti.
Stamani, intanto, il rimorchiatore italiano Asso Ventidue, che sabato era stato sequestrato da uomini armati nel porto di Tripoli, è di nuovo ormeggiato nel porto e i membri dell' equipaggio, assicura l'armatore, stanno bene e sono stati autorizzati dai libici a contattare le famiglie. Da parte sua il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto di non credere che l'imbarcazione sia «ostaggio» dei libici, altrimenti, ha detto, in questi giorni i sequestratori si sarebbero mossi diversamente e il rimorchiatore sarebbe scomparso dai radar. Quanto alla richiesta italiana di passare il comando delle operazioni sulla Libia alla Nato, Frattini ha detto che «è una questione di serietà, una questione altamente politica». «Non possiamo immaginare - ha detto il ministro - che ci siano comandi separati da ciascuno dei quali dipendano alcune scelte». Quantoi alle minacce di Gheddafi al nostro Paese, Frattini ha detto: «Gli italiani possono stare tranquilli».

RUSSIA: FERMARE LE VIOLENZE «La Russia invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a fare tutto il possibile per fermare la violenza» in Libia: lo ha detto il ministro della Difesa russo, Anatoli Serdiukov al termine di colloquio con il suo omologo americano Robert Gates. Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass. Serdiukov ha detto inoltre che «purtroppo gli avvenimenti dimostrano che in questo paese sono iniziate le azioni militari a causa delle quali sono stati danneggiate strutture civili e sono morti dei civili. È inammissibile», ha aggiunto sottolineando che questa valutazione «è stata portata a conoscenza dei colleghi americani».

ARRESTATI TRE GIORNALISTI Tre giornalisti occidentali, tra cui due reporter dell'agenzia di stamp francese France Press e un fotografo della Getty Images, sono stati arrestati dall'esercito libico. I tre, fermati il 19 marzo nella zona di Tobruk, sono nelle mani dei lealisti di Gheddafi quindi da tre giorni. A rendere nota la notizia è stato il loro autista. I giornalisti dell'Afp sono il britannico Dave Clark, 38 anni, e il tedesco-colombiano Roberto Schmidt, 45; il fotografo della Getty Images l'americano Joe Raedle, 45.
L'autista libico che ha dato la notizia, Mohammed Hamed, rientrato domenica a Tobruk, nella sua testimonianza ha detto di aver preso i tre giornalisti a bordo della suo auto la mattina del 19 marzo a Tobruk, di averli accompagnati lungo la strada che conduce ad Ajdabiya. Qualche decina di chilometri prima di entrare in quest'ultima, ha raccontato l'autista, hanno incrociata una colonna di mezzi militari libici, jeep e veicoli blindati trasporto truppe, hanno cercato di compiere una inversione a U ma sono stati bloccati dalle armi spianate di quattro militari e costretti a scendere. Dave Clark ha gridato ai militari «Sahafa!, sahafa!» (Stampa!, stampa!), ma i tre giornalisti - dice l'autista - sono stati costretti a inginocchiarsi sul bordo della strada con le mani dietro alla nuca. L'auto, insieme ad altri veicoli che sono passati nel frattempo lungo la strada, fra i quali un'ambulanza, sono stati dati alle fiamme dai militari, che hanno poi caricato i tre giornalisti su un mezzo militare verso una destinazione sconosciuta.

MASSACRO A MISURATA Altri tre attacchi notturni su Tripoli, dopo quello di domenica sera che ha centrato il bunker di Muammar Gheddafi. E missili e bombe su Sabah, nel centro del paese, e Sirte, la città natale del colonnello dove secondo il governo vi sono stati «molti morti». Da Londra a Washington assicurano di non volere dare la caccia al leader libico ma fatto sta che nella giornata di ieri tre delle sue roccaforti sono state pesantemente colpite. Il colonnello ha risposto schierando i suoi 'scudi umanì e martellando Misurata, a 200 chilometri a est della capitale, che secondo un portavoce governativo, è tornata sotto il controllo dei lealisti. Gli insorti sostengono che la terza città del paese ha subito un vero e proprio «massacro», con almeno 40 morti. In nottata inoltre c'e stato un attacco anche a centri radar e basi per la difesa aerea situate nella Libia orientale, non lontano da Bengasi. È in una giornata di fortissime tensioni diplomatiche tra gli alleati, che bombe e missili sono piovuti su installazioni strategiche del Rais. Il 'Day 3' dell'operazione 'Odyssey Dawn' ha visto impegnati, per il secondo giorno consecutivo, anche caccia italiani, anche se il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che i Tornado «non hanno sparato e non spareranno». I primi a riprendere i raid sono stati i francesi. E poco prima delle 14, sono decollati anche tre Tornado italiani dalla base di Trapani Birgi. In serata, i raid si sono concentrati nuovamente su Tripoli. Si sono udite forti esplosioni vicino al bunker del Colonnello, seguite dai colpi della contraerea. Il portavoce del governo ha poi dato notizia di attacchi anche contro Sirte e Sabah. Secondo l'ammiraglio americano Mike Mullen, capo degli Stati maggiori unificati, la prima ondata di attacchi ha permesso di imporre la no-fly zone sulla Libia. E adesso si passa alla seconda fase, quella che prevede l'attacco ai rifornimenti per le truppe di Gheddafi. Il rais reagisce usando scudi umani per difendere obiettivi strategici. La tv libica ha affermato che migliaia di sostenitori si sono ammassati attorno alla caserma di Bab Al Azizia, il bunker del Colonnello nella capitale. Una fonte della ribellione ha detto che i miliziani hanno portato civili anche a Misurata, dai paesi vicini. Fonti mediche e della rivolta a Misurata hanno detto che le milizie di Gheddafi hanno aperto oggi il fuoco sulla folla uccidendo 40 persone. «Hanno compiuto un massacro, sparavano anche con armi pesanti», ha detto al telefono un abitante di nome Saadoun. Pesanti bombardamenti sono segnalati anche da abitanti della città orientale di Zenten, difesa strenuamente dai ribelli. Il governo libico ha intanto smentito le voci sulla presunta morte di Khamis Gheddafi, il figlio 'militarè del colonnello. Secondo il sito dell'opposizione libica 'Manarà, Khamis sarebbe morto per le ferite riportate nei giorni scorsi, quando un pilota dell'aeronautica libica passato con l'opposizione avrebbe aperto il fuoco contro di lui nei pressi della caserma di Bab al Azizia. Khamis, che ha studiato nelle accademie militari russe, è a capo della 32 Brigata (conosciuta in Libia come 'La Brigata Khamis'), di stanza vicino Bengasi e considerata dagli insorti la più agguerrita e spietata. Il sesto figlio del Colonnello ha i gradi di capitano ed è responsabile del reclutamento e dell'addestramento dei mercenari africani. Sul fronte politico, è esplosa la polemica sul comando delle operazioni. Italia, Gran Bretagna e Belgio chiedono che il comando passi alla Nato ma gli Usa e, soprattutto, la Francia, rientrata solo da due anni nel comando nell'Alleanza atlantica, sono contrari. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha detto che senza l'ombrello della Nato l'Italia potrebbe decidere di «riprendere il controllo delle basi» messe a disposizione della coalizione. Frattini ha insistito sulla necessità di passare ad un coordinamento della Nato per «evitare i rischi di una moltiplicazione dei centri di comando».

SCOMPARSO FOTOGRAFO FRANCESE Stephane Lehr, un fotografo francese freelance che lavora per l'agenzia Polaris Images e che si trovava nella regione di Bengasi (est della Libia) non ha più dato notizie da domenica pomeriggio. Lo ha annunciato Reporters sans Frontieres secondo la quale Lehr stava raggiungendo Bengasi con un'equipe della tv francese, e secondo un altro collega sul posto era diretto a Ajdabiya a sul della città ribelle.


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LIBIA, ARRESTATI 3 REPORTER.
NATO, ACCORDO SU EMBARGO.
IL RAÌS BOMBARDA MISURATA

                    
                                      
    
          TRIPOLI - L'esercito di Gheddafi attacca le città ribelli di Zenten e di Misurata, e in quest'ultima i suoi cannoni provocano una strage, lasciando a terra almeno 40 morti fra cui quattro bambini. E dopo la terza notte consecutiva di raid aerei della coalizione, stamani si è appreso che un cacciabombardiere americano F-15E Eagle è precipitato per un'avaria e che le due persone di equipaggio sono state recuperate e portate in salvo, ha fatto sapere in mattinata il comando militare delle operazioni, l'Africa Command. Almeno uno dei piloti, secondo il britannico Daily Telegraph, sarebbe stato salvato dai ribelli libici.
Il bombardamento di artiglieria su Misurata, città costiera in mano ai ribelli 200 km a est di Tripoli, è iniziato in mattinata, dicono testimoni residenti, ad opera dei carri armati dell'esercito di Gheddafi appostati fuori dalla città. Le granate, secondo le stesse fonti, hanno ucciso finora una quarantina di persone, centrando anche un'automobile sulla quale viaggiavano quattro bambini, il più grande dei quali aveva solo 13 anni. Tutti morti. E oltre ai cannoni sono in azione anche i cecchini. A Zenten, invece, dice Al Jazira, molta gente è in fuga dalla città, anch'essa martellata da armi pesanti.
Stamani, intanto, il rimorchiatore italiano Asso Ventidue, che sabato era stato sequestrato da uomini armati nel porto di Tripoli, è di nuovo ormeggiato nel porto e i membri dell' equipaggio, assicura l'armatore, stanno bene e sono stati autorizzati dai libici a contattare le famiglie. Da parte sua il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto di non credere che l'imbarcazione sia «ostaggio» dei libici, altrimenti, ha detto, in questi giorni i sequestratori si sarebbero mossi diversamente e il rimorchiatore sarebbe scomparso dai radar. Quanto alla richiesta italiana di passare il comando delle operazioni sulla Libia alla Nato, Frattini ha detto che «è una questione di serietà, una questione altamente politica». «Non possiamo immaginare - ha detto il ministro - che ci siano comandi separati da ciascuno dei quali dipendano alcune scelte». Quanto alle minacce di Gheddafi al nostro Paese, Frattini ha detto: «Gli italiani possono stare tranquilli».

TV DI STATO CONTRO DANIMARCA La televisione di stato libica ha lanciato una campagna contro la Danimarca accusandola di aver guidato i bombardamenti di domenica scorsa contro il quartier generale di Gheddafi a Tripoli. Ne riferiscono i media danesi precisando che l'accusa sarebbe stata sollevata nel corso di una trasmissione notturna in cui, parlando in inglese, un conduttore ha anche detto che per anni la Danimarca ha guidato una «campagna contro i musulmani» attraverso le vignette offensive su Maometto. Secondo la homepage di Afrique en ligne anche l'agenzia statale libica Jena avrebbe scritto qualcosa di analogo accusando la Danimarca di essere a capo dei bombardamenti per condurre «una crociata contro il popolo musulmano, incluso quello libico, e distruggere l'islam». In realtà, secondo l'aereonautica militare danese, gli aerei danesi F-16 che partecipano all'azione militare internazionale sulla Libia hanno compiuto finora sei raid ma non hanno partecipato ad alcun bombardamento.

NATO, ACCORDO PER EMBARGO La Nato farà rispettare l'embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell'Alleanza atlantica. Lo riferiscono fonti qualificate.
Quello sul rispetto dell'embargo delle armi è il secondo 'mandatò per operazioni in Libia sul quale i 28 paesi dell'Alleanza Atlantica riescono a trovare un accordo dopo quello per una missione di protezione armata di una missione umanitaria raggiunto in sede di ministeriale difesa giovedì scorso. Le operazioni di controllo dell'embargo, come a suo tempo spiegato da fonti Nato, implicano la possibilità di fermare con l'uso della forza le navi o i convogli sospettati di trasportare armamenti per il regime libico. Nessuna decisione ancora è stata presa sulla dichiarazione di 'no-fly zonè da parte della Nato.

OBAMA SOTTO ACCUSA Circa la metà degli elettori repubblicani americani, ma anche un terzo di quelli democratici, disapprovano il modo in cui il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha gestito l'intervento Usa in Libia. Lo ha rilevato un sondaggio della CBS, che conferma nei numeri quanto già emerso in Congresso, dove molti parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno criticato Obama per non aver preventivamente informato il Parlamento prima di dare l'ordine alle truppe di intervenire in Libia. Il sondaggio ha rilevato che il 41% degli elettori repubblicani, ma anche 33% di quelli democratici disapprovano il comportamento di Obama. Il 43% degli elettori repubblicani dicono invece di approvare l'intervento, così come il 66% di quelli democratici. Molti parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno comunque chiesto che Obama si presenti al Congresso per riferire nei dettagli le ragioni, gli obiettivi e i limiti della missione Odyssey Dawn.(

ATTACCO A BUNKER GHEDDAFI, UE: NO POSIZIONE L'Ue non prende posizione sui raid compiuti dalla 'coalizione dei volenterosi' contro il bunker di Muammar Gheddafi a Tripoli. «Non abbiamo una posizione su questo», ha affermato il portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton, spiegando che «il nostro ruolo è diverso». Per Bruxelles, ha precisato il portavoce, Michael Mann, «l'importante è che la risoluzione Onu sia adottata e rispettata da tutti» e il compito della Ashton in questo senso è di assicurare che l'Ue eserciti pressione politica sul regime di Gheddafi, pressione economica con l'estensione delle sanzioni e che si impegni per l'assistenza umanitaria anche con un «possibile piano di intervento militare Ue se necessario».

ATTERRATO TERZO TORNADO È appena atterrato sulla pista dello scalo militare Trapani-Birgi il terzo dei sei tornado partiti in mattinata. Massimo riserbo sulla missione che hanno effettuato.

FRANCIA: NATO? NO A POLEMICHE ARTIFICIALI «Non creiamo polemiche artificiali» sul ruolo della Nato in Libia. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa a Parigi la portavoce del ministero degli Esteri francese, Christine Fages. La Francia, ha ribadito, non esclude «un contributo» della Nato in Libia.

PD: GOVERNO CI PORTA A IRRILEVANZA «Il governo sta portando l'Italia in un'allarmante irrilevanza nelle sedi europee e internazionali, con una caduta di ruolo drammatica, senza precedenti» sulla crisi libica. Lo afferma un documento della segreteria del Pd che chiede al premier Berlusconi di riferire in Parlamento.

DIBATTITO ALLA CAMERA GIOVEDI' Giovedì mattina l'aula della Camera sarà impegnata nel dibattito sulla crisi in Libia. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo della Camera.

OPPOSIZIONE: BERLUSCONI IN AULA L'opposizione ha chiesto che il presidente del Consiglio sia presente nell'Aula della Camera al dibattito sulla situazione in Libia, fissato per giovedì mattina. Ma il Pdl ribatte: «Visto il tema, è del tutto adeguato che in Parlamento venga il ministro degli Esteri o il ministro della Difesa. Chi verrà esprimerà la linea del governo», ha puntualizzato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.«Abbiamo chiesto la presenza in aula del presidente del Consiglio, ed anche il presidente della Camera ha espresso questa opportunita», spiega Antonio Borghesi dell'Idv aggiungendo che i dipietristi hanno richiesto anche la diretta televisiva della seduta. «Su questo - sostiene - il Pdl ma anche l'Udc ci sono sembrati dubbiosi». «La gravità del momento - ha spiegato Benedetto della Vedova (Fli) - rivela che siamo davanti all'occasione più propria perchè il presidente del Consiglio venga in aula; nè il ministro degli Esteri nè quello della Difesa potrebbero rappresentare tutti i profili di questa vicenda; se il presidente del Consiglio non venisse in Aula sarebbe difficile da capire». E l'inisistenza delle opposizioni sulla presenza del presidente del Consiglio viene ribadita anche da Michele Ventura del Pd. «Dovrebbe lui stesso sentire l'esigenza di venire a riferire in Parlamento; reitereremo la nostra richiesta finchè non verrà esaudita». Ma il Pdl sembra chiudere le porte all'ipotesi. «Vedremo. »Visto il tema, è del tutto adeguato che in Parlamento venga il ministro degli Esteri o il ministro della Difesa. Chi verrà esprimerà la linea del governo«, ha puntualizzato il capogruppo Fabrizio Cicchitto. »La questione fondamentale - ha aggiunto - è che il governo viene a riferire sulla linea che intende seguire. Chiunque lo farà esprimerà la linea dell'intero governo«. In ogni caso, ha detto poi, »la coesione della maggioranza non si è mai rotta, e il richiamo alla Nato lo ha fatto in commissione per primo Massimo D'Alema. La Lega è in campo con tutte le sue forze a sostegno della linea del governo«.


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LIBIA, GIALLO GHEDDAFI: "È
NEL DESERTO CON 40 VERGINI"

                
 
    
          TRIPOLI - Dov'è il Colonnello? Nascosto nella sua tana, «come un ratto» (parola del numero due della missione libica all'ONU), o nel deserto, protetto dalla vastità del Sahara e dall'abbraccio della «sua» gente, i beduini che lo amano e i mercenari che amano il suo oro? Non si sa. Gheddafi, da quando sono volate le prime bombe, s'è dato alla macchia. Meglio non stuzzicare i missili teleguidati anglo-americani, persino loro incerti se il rais sia un obiettivo militare o meno. Le voci dunque si rincorrono; ecco allora che per le forze speciali britanniche Gheddafi sarebbe a Sabha, in un bunker sotterraneo segreto, protetto dal suo plotone di 40 vergini in tacchi alti e rossetto. La 'soffiatà è stata intercettata dai reporter del Daily Mirror. Sabha è d'altra parte una città che conta 130mila abitanti, tutti fedeli al Colonnello. Con lui, oltre allo squadrone di vergini, tutte addestrate alle arti del combattimento corpo-a-corpo, ci sarebbe un contingente di spietati mercenari provenienti dal Ciad, dal Niger e dall'est Europa - con stipendio corrisposto in lingotti d'oro. A chiudere le fila dei pretoriani di Gheddafi ci sarebbe poi un medico, nel caso in cui il dittatore si ammali o venga ferito. Assente invece la sua infermiera preferita, l'ucraina 38enne Galyna Kolotnytska, che ha preferito tornare a casa proprio il mese scorso. Detto questo, l'ipotesi Sabha non trovo molti sostenitori sul fronte americano della coalizione. «Non ne so molto sull'attuale ubicazione del leader libico», ha detto il generale Carter Ham, capo dell'Africa Command, «nè abbiamo speso molte energie militari in questo senso». Insomma, a dare la caccia a Gheddafi sembrano interessati più i britannici - britannico era d'altra parte il missile che ha colpito il quartier generale del rais - che gli americani. Non a caso è toccato proprio al capo delle forze armate del Regno Unito Sir David Richards 'trattenerè i politici e dichiarare pubblicamente che Gheddafi non può essere considerato un bersaglio «legittimo». Affermazione in seguito 'correttà da fonti di Downing Street. «Bisogna vedere come si comporta con i civili», ha sottolineato al Daily Mail una gola profonda governativa. Il mistero, ad ogni modo, si è poi infittito proprio a poche ore dall'attacco a Bab el Azizia, la cittadella fortificata di Tripoli dove normalmente Gheddafi risiede - già colpita da un raid USA nel 1986. Durante il fine settimana, infatti, centinaia di sostenitori si sono recati alla roccaforte del grande capo per agire da scudi umani. Gheddafi però non si è fatto vedere. Non è dunque chiaro se fosse in casa quando nella notte di domenica il tomahawk di sua Maestà gli ha fatto visita. Per il Times è «improbabile» che si sia ritirato nel deserto, come è d'altra parte «sua abitudine». Il rischio è quello di un «colpo di stato in sua assenza», di «essere individuato dagli aerei di ricognizione», di patire «limitazioni alle comunicazioni». «Ci sono buone probabilità - azzarda dunque il quotidiano - che Gheddafi si trovi ancora nel bunker di Bab el Azizia».


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Burjny
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LIBIA, 'PIRATA' CAPTA AEREI
USA: "VIA O VI DISTRUGGIAMO"

                    
                                      
    
          TRIPOLI - «Se tentate di lasciare il porto sarete tutti distrutti». Sarebbe questo il messaggio indirizzato alle navi libiche da un aereo delle forze americane, 'Commando solo', impiegato nelle 'operazioni psicologichè, secondo il sito web Wired.it. A rendere noto il messaggio è stato un 'piratà dell'aria di origine olandese, che monitora le onde radio alla ricerca di notizie sull'operazione Odissey Dawn. Un'attività che condurrebbe, fra l'altro, da circa 25 anni. Le informazioni rilevate poi finiscono su Twitter, e sono per questo al centro di un dibattito sui possibili rischi che ne derivano per chi conduce le operazioni militari. «Il mio compito è ascoltare queste comunicazioni - ha detto l'olandese al sito - alla ricerca della verità, senza alcuna propaganda politica o militare». Il pirata avrebbe già divulgato comunicazioni e movimenti di diversi aerei Nato, secondo il portale. «Quando sono in volo - si spiega - gli aerei militari devono rendere nota la loro posizione utilizzando frequenze radio non criptate per evitare incidenti con aerei civili. Ma ciò permette a chi disponga di un'antenna, un amplificatore e uno scanner per radio frequenze di catturare le comunicazioni». Bastano, insomma, 500 dollari.


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Burjny
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LIBIA, GHEDDAFI: "LE BOMBE
MI FANNO RIDERE"
LA FRANCIA CEDE ALLA NATO
                
                                      
    
          TRIPOLI - «Queste bombe mi fanno ridere»: con queste parole - diffuse dalla Cnn - Muammar Gheddafi dalle rovine del suo palazzo si è rivolto ai manifestanti che lo acclamavano a Tripoli.

"NON MI FA PAURA NIENTE" «Niente mi fa paura, nessun tiranno mi può spaventare»: così il leader libico Muammar Gheddafi ha arringato la folla parlando a Tripoli dalla sua residenza di Bab al Aziziya. Le immagini sono state trasmesse in diretta dalla tv libica, e ritrasmesse anche dalla Cnn. «Sono inaffondabile, sono nel mio diritto», ha ripetuto il colonnello.

"ALLA FINE VINCEREMO" «Alla fine vinceremo noi». Lo ha detto il leader libico Muammar Gheddafi rivolgendosi alla folla a Tripoli ripreso in diretta dalla tv. La CNN ha diffuso stralci del discorso pronunciato oggi dal colonnello a Tripoli, in cui ha ripetuto: «Sono qui, sono qui». Il leader libico si è quindi impegnato a continuare a combattere.

OBAMA: "PRESTO RAGGIUNTA NO FLY ZONE" «Tra poco saremo in grado di affermare che la no-fly zone è stata stabilita» sulla Libia e che «abbiamo evitato una tragedia» ancora più grande. Lo ha detto il presidente Usa Barack Obama oggi a San Salvador, in una conferenza stampa congiunta con il presidente salvadoregno Carlos Mauricio Funes. Obama ha ribadito che i voli degli aerei Usa sulla Libia sono diminuiti rispetto ai giorni scorsi.

H. CLINTON: "GHEDDAFI CERCA VIA DI FUGA" Muammar Gheddafi e i suoi fedeli stanno cercando in queste ore «una via d'uscita» dalla situazione in cui si trovano. Lo ha detto in un'intervista esclusiva alla ABC il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, aggiungendo che - secondo rapporti non confermati ricevuti dal Dipartimento di Stato - almeno uno dei figli di Gheddafi sarebbe stato ucciso. Il segretario di Stato Usa ha riferito che persone vicine a Gheddafi si sono dette certe «che anche lui cerca una via d'uscita». «Tutto ciò in parte è una sceneggiata - ha commentato Hillary Clinton - il tentativo di inviare certi messaggi a un gruppo, altri messaggi a un altro. E in parte corrisponde esattamente al modo di comportasi di Gheddafi. È in qualche modo imprevedibile. Ma noi pensiamo che in parte lui stia esplorando quali siano le sue opzioni, dove possa andare, cosa possa fare. Noi incoraggiamo tutto ciò».

PARIGI CEDE: OK COMANDO NATO" La Francia cede sul ruolo della Nato in Libia e si dice d'accordo ad un comando dell'Alleanza atlantica, «in sostegno delle forze della coalizione», che potrebbe però rientrare nel quadro di una struttura internazionalizzata a cui parteciperebbero anche altre nazioni che non sono parte dell'organismo atlantico. «Siamo d'accordo» per un «comando della Nato in sostegno alle forze della coalizione presenti in Libia», ha detto all'ANSA il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, alla domanda su quale fosse il significato del comunicato appena diffuso dall'Eliseo, secondo cui il presidente francese Nicolas Sarkozy e il presidente Usa, Barack Obama, al termine di un colloquio telefonico, si sono detti d'accordo sulle «modalità di utilizzo delle strutture di comando della Nato in sostegno della coalizione. Anche se non so se questo comando sia integrato...». Fino a pochi giorni fa, le autorità di Parigi si erano fortemente opposte a un ruolo della Nato nella vicenda libica. Questa mattina, Parigi aveva respinto le polemiche «artificiali» sul ruolo della Nato in Libia e continuato a mostrarsi ambigua sulla richiesta di diversi partner internazionali, tra cui l'Italia, di trasferire la gestione delle operazioni a un comando unificato dell'Alleanza, proponendo un meccanismo «politico» al livello di ministri degli Esteri. Ma nel tardo pomeriggio, dopo un colloquio telefonico tra il presidente Barack Obama e i leader di Francia e Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy e David Cameron, la Casa Bianca ha annunciato un accordo per attribuire alla Nato un «ruolo chiave nell'attuazione della no-fly zone». Questa mattina, il ministro degli Esteri Franco Frattini era tornato ad insistere sulla necessità di «un comando unificato della Nato». Le regole, ha spiegato Frattini, «dicono coordinamento unico, condivisione delle responsabilità di tutti con tutti». «E chi se non la Nato può assumere questo compito?». Spinta dalle pressioni internazionali, la Francia ha parzialmente riconosciuto in un primo tempo l'utilità di un sostegno della Nato in materia di pianificazione in Libia, ma ha continuato apporsi all'ipotesi di un comando integrato sotto un ombrello atlantico. Questo pomeriggio, il capo della diplomazia francese, Alain Juppè, ha proposto riunioni a scadenza regolare tra i ministri degli Esteri dei Paesi coinvolti nell'intervento in Libia e della Lega Araba, che fungano da «meccanismo di pilotaggio politico» delle azioni, ribadendo tuttavia che «non si tratta di un'operazione della Nato». «Dovremmo riunirci - ha spiegato Juppè davanti all'Assemblea nazionale - nei prossimi giorni a Bruxelles, Londra o Parigi, e ripetere regolarmente questo genere di riunioni, per evidenziare bene che la guida politica esiste». L'intervento in Libia, ha poi precisato Juppè, «è condotto da una coalizione», che «deve potersi avvalere dei mezzi militari e di pianificazione d'intervento dell'Alleanza» atlantica, ma non è sotto il suo comando.

LA GERMANIA SI RITIRA
La Germania si ritira dalle operazioni Nato nel Mediterraneo. Lo scrive il settimanale tedesco Spiegel, nella sua versione on line. Un portavoce del ministro della Difesa ha infatti annunciato che le due fregate e le navi, con 550 soldati, verranno riportate al comando tedesco. I circa 60-70 soldati tedeschi, che finora si trovavano in una missione di sorveglianza della Nato nel Mediterraneo, verranno ritirati. La Germania si era astenuta, nella sede del Consiglio della Sicurezza dell'Onu, di fronte alla risoluzione sulla No fly zone.

MINISTRO ESTERI: "VOGLIONO UCCIDERE GHEDDAFI" È chiaro che le forze dell'Occidente vogliono uccidere Muammar Gheddafi e che sono più interessate ad aiutare i ribelli ad avanzare piuttosto che a proteggere i civili. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri libico Khaled Kaaim in una intervista esclusiva alla Reuters. «Questo è il problema al quale assistiamo. Le forze della coalizione sono parte della guerra contro il governo legittimo», ha detto Kaaim e ha aggiunto che le forze della coalizione stanno anche colpendo i soldati nelle loro caserme. Secondo il vice ministro degli Esteri, è evidente dall'attacco che ha danneggiato uno degli edifici del quartier generale di Gheddafi a Tripoli che la coalizione vuole uccidere il rais. Tutte le parti dovrebbero dichiarare il cessate il fuoco allo scopo di stabilizzare la Libia. Il governo sta considerando contatti con le tribù influenti del Paese per aprire un dialogo con i ribelli, ha aggiunto Kaaim.

A MISURATA COLPITI I CIVILI Le forze del regime libico continuano a bombardare le città, facendo morti e feriti. A Misurata, i bombardamenti del raìs hanno colpito i civili (almeno 40 vittime) compiendo una strage di bambini (4 sono morti). Nel frattempo, il clima politico internazionale si placa attorno alla questione del comando delle operazioni in Libia, con la Nato che ha deciso di prenderne le redini. Una decisione che ha trovato il plauso dei leader europei e del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. L'Alleanza atlantica ha subito lanciato le operazioni di embargo sulle armi. E la Francia invoca uno stop alle polemiche. L'invato Onu ha incontrato per la prima volta i ribelli, a Torbuk.

Le forze della coalizione hanno attaccato un jet dell'esercito del raìs, diretto a Bengasi. Inoltre, è stato assaltato il bunker del colonnello a Tripoli. Di lui, ancora nessuna traccia.

UCCISO LEADER MILIZIE DI GHEDDAFI È stato ucciso alle porte di Tripoli Hussein al-Warfalli, capo di una delle più grandi milizie che rispondono al colonnello Muammar Gheddafi. È quanto riferisce l'inviato di al-Jazeera in Libia.

L'UNIONE AFRICANA CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO L'Unione Africana ha chiesto oggi un immediato cessate il fuoco sulla Libia, dove è in corso un intervento della coalizione internazionale contro le truppe di Muammar Gheddafi in accordo con quanto stabilito dalla Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. A ribadire la posizione dell'organismo è stato il commissario Jean Ping, che oggi a Cartagine ha incontrato il presidente ad Interim della Tunisia Foued Mebazaa. Annunciando il vertice che si terrà il 25 marzo ad Abis Abeba, nel quale verrà formalizzata una road map per giungere a una soluzione pacifica della crisi libica, Ping ha detto che «l'unica situazione possibile per l'uso della forza è quando tutte le altre soluzioni sono state tentate e senza risultato». Quindi, il leader dell'Unione Africana ha ricordato «l'opposizione dei capi di Stato africani a un intervento esterno e il loro parere favorevole a una road map chiara per la Libia». L'obiettivo è quello di porsi come mediatori per negoziati tra il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi e le autorità di Tripoli «per concordare un immediato cessate il fuoco».

SERBIA E MONTENEGRO: "GHEDDAFI NOSTRO FRATELLO" In Serbia e Montenegro, dove è ancora vivo il ricordo dei bombardamenti aerei della Nato della primavera 1999, quasi 40 mila persone hanno espresso finora su Facebook il loro aperto sostegno al leader libico Muammar Gheddafi. 'Stop all'aggressione di Ue e Usà, 'Libertà per la Libià, 'Vi ricordate di come bombardavano obiettivi civili in Serbia? Ora fanno la stessa cosa in Libià: questi alcuni dei messaggi degli oltre 38 mila serbi schieratisi a fianco del colonnello Gheddafi. Il sito Facebokk sul quale affluisce la solidarietà al rais si intitola 'Sostegno a Muammar Gheddafi da parte del popolo della Serbià. 'Colonnello, resistì, ha scritto uno dei sostenitori. Analoga iniziativa nel vicino Montenegro - ora indipendente ma che ai tempi dei raid Nato era unito alla Serbia in una Federazione. Quasi in duemila sono intervenuti con messaggi su Facebook a esprimere appoggio al colonnello Gheddafi. 'No alla guerra', 'Non lasciare che la demone-crazia entri in casa tua', 'Resisti, generala' si può leggere tra l'altro sulla pagina web intitolata 'Gheddafi nostro fratello, il Montenegro è al tuo fianco'.

ONU INCONTRA I RIBELLI L'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Abdel Al Khatib, ha incontrato lunedì, per la prima volta, i leader dei ribelli che combattono il colonnello Muammar Gheddafi. L'incontro è avvenuto a Tobruk. Lo ha reso noto il servizio stampa del Palazzo di Vetro.

9 MORTI A YEFREN Almeno nove persone sono rimaste uccise nel territorio di Yefren, in Libia, municipalità a sudovest di Tripoli, durante «scontri violenti» fra i ribelli, che controllano la zona, e le forze del regime. Lo hanno riferito alcuni testimoni del luogo.

CNT: 120 MORTI A BENGASI È di 120 i morti e 250 i feriti il bilancio dell'attacco delle forze di Gheddafi sabato mattina contro Bengasi. Lo ha detto Abdel Hafiz al Ghogha, portavoce del Consiglio transitorio libico, l'organo politico della 'Rivoluzione del 17 febbraiò.

GHEDDAFI BOMBARDA ZENTEN E MISURATA L'esercito di Gheddafi attacca le città ribelli di Zenten e di Misurata, e in quest'ultima i suoi cannoni provocano una strage, lasciando a terra almeno 40 morti fra cui quattro bambini. E dopo la terza notte consecutiva di raid aerei della coalizione, stamani si è appreso che un cacciabombardiere americano F-15E Eagle è precipitato per un'avaria e che le due persone di equipaggio sono state recuperate e portate in salvo, ha fatto sapere in mattinata il comando militare delle operazioni, l'Africa Command. Almeno uno dei piloti, secondo il britannico Daily Telegraph, sarebbe stato salvato dai ribelli libici.
Il bombardamento di artiglieria su Misurata, città costiera in mano ai ribelli 200 km a est di Tripoli, è iniziato in mattinata, dicono testimoni residenti, ad opera dei carri armati dell'esercito di Gheddafi appostati fuori dalla città. Le granate, secondo le stesse fonti, hanno ucciso finora una quarantina di persone, centrando anche un'automobile sulla quale viaggiavano quattro bambini, il più grande dei quali aveva solo 13 anni. Tutti morti. E oltre ai cannoni sono in azione anche i cecchini. A Zenten, invece, dice Al Jazira, molta gente è in fuga dalla città, anch'essa martellata da armi pesanti.
Stamani, intanto, il rimorchiatore italiano Asso Ventidue, che sabato era stato sequestrato da uomini armati nel porto di Tripoli, è di nuovo ormeggiato nel porto e i membri dell' equipaggio, assicura l'armatore, stanno bene e sono stati autorizzati dai libici a contattare le famiglie. Da parte sua il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto di non credere che l'imbarcazione sia «ostaggio» dei libici, altrimenti, ha detto, in questi giorni i sequestratori si sarebbero mossi diversamente e il rimorchiatore sarebbe scomparso dai radar. Quanto alla richiesta italiana di passare il comando delle operazioni sulla Libia alla Nato, Frattini ha detto che «è una questione di serietà, una questione altamente politica». «Non possiamo immaginare - ha detto il ministro - che ci siano comandi separati da ciascuno dei quali dipendano alcune scelte». Quanto alle minacce di Gheddafi al nostro Paese, Frattini ha detto: «Gli italiani possono stare tranquilli».

NATO, ACCORDO PER EMBARGO La Nato farà rispettare l'embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell'Alleanza atlantica. Lo riferiscono fonti qualificate.
Quello sul rispetto dell'embargo delle armi è il secondo 'mandatò per operazioni in Libia sul quale i 28 paesi dell'Alleanza Atlantica riescono a trovare un accordo dopo quello per una missione di protezione armata di una missione umanitaria raggiunto in sede di ministeriale difesa giovedì scorso. Le operazioni di controllo dell'embargo, come a suo tempo spiegato da fonti Nato, implicano la possibilità di fermare con l'uso della forza le navi o i convogli sospettati di trasportare armamenti per il regime libico. Nessuna decisione ancora è stata presa sulla dichiarazione di 'no-fly zonè da parte della Nato.

ARRESTATI TRE GIORNALISTI Tre giornalisti occidentali, tra cui due reporter dell'agenzia di stamp francese France Press e un fotografo della Getty Images, sono stati arrestati dall'esercito libico. I tre, fermati il 19 marzo nella zona di Tobruk, sono nelle mani dei lealisti di Gheddafi quindi da tre giorni. A rendere nota la notizia è stato il loro autista. I giornalisti dell'Afp sono il britannico Dave Clark, 38 anni, e il tedesco-colombiano Roberto Schmidt, 45; il fotografo della Getty Images l'americano Joe Raedle, 45.
L'autista libico che ha dato la notizia, Mohammed Hamed, rientrato domenica a Tobruk, nella sua testimonianza ha detto di aver preso i tre giornalisti a bordo della suo auto la mattina del 19 marzo a Tobruk, di averli accompagnati lungo la strada che conduce ad Ajdabiya. Qualche decina di chilometri prima di entrare in quest'ultima, ha raccontato l'autista, hanno incrociata una colonna di mezzi militari libici, jeep e veicoli blindati trasporto truppe, hanno cercato di compiere una inversione a U ma sono stati bloccati dalle armi spianate di quattro militari e costretti a scendere. Dave Clark ha gridato ai militari «Sahafa!, sahafa!» (Stampa!, stampa!), ma i tre giornalisti - dice l'autista - sono stati costretti a inginocchiarsi sul bordo della strada con le mani dietro alla nuca. L'auto, insieme ad altri veicoli che sono passati nel frattempo lungo la strada, fra i quali un'ambulanza, sono stati dati alle fiamme dai militari, che hanno poi caricato i tre giornalisti su un mezzo militare verso una destinazione sconosciuta.

MASSACRO A MISURATA Altri tre attacchi notturni su Tripoli, dopo quello di domenica sera che ha centrato il bunker di Muammar Gheddafi. E missili e bombe su Sabah, nel centro del paese, e Sirte, la città natale del colonnello dove secondo il governo vi sono stati «molti morti». Da Londra a Washington assicurano di non volere dare la caccia al leader libico ma fatto sta che nella giornata di ieri tre delle sue roccaforti sono state pesantemente colpite. Il colonnello ha risposto schierando i suoi 'scudi umanì e martellando Misurata, a 200 chilometri a est della capitale, che secondo un portavoce governativo, è tornata sotto il controllo dei lealisti. Gli insorti sostengono che la terza città del paese ha subito un vero e proprio «massacro», con almeno 40 morti. In nottata inoltre c'e stato un attacco anche a centri radar e basi per la difesa aerea situate nella Libia orientale, non lontano da Bengasi. È in una giornata di fortissime tensioni diplomatiche tra gli alleati, che bombe e missili sono piovuti su installazioni strategiche del Rais. Il 'Day 3' dell'operazione 'Odyssey Dawn' ha visto impegnati, per il secondo giorno consecutivo, anche caccia italiani, anche se il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che i Tornado «non hanno sparato e non spareranno». I primi a riprendere i raid sono stati i francesi. E poco prima delle 14, sono decollati anche tre Tornado italiani dalla base di Trapani Birgi. In serata, i raid si sono concentrati nuovamente su Tripoli. Si sono udite forti esplosioni vicino al bunker del Colonnello, seguite dai colpi della contraerea. Il portavoce del governo ha poi dato notizia di attacchi anche contro Sirte e Sabah. Secondo l'ammiraglio americano Mike Mullen, capo degli Stati maggiori unificati, la prima ondata di attacchi ha permesso di imporre la no-fly zone sulla Libia. E adesso si passa alla seconda fase, quella che prevede l'attacco ai rifornimenti per le truppe di Gheddafi. Il rais reagisce usando scudi umani per difendere obiettivi strategici. La tv libica ha affermato che migliaia di sostenitori si sono ammassati attorno alla caserma di Bab Al Azizia, il bunker del Colonnello nella capitale. Una fonte della ribellione ha detto che i miliziani hanno portato civili anche a Misurata, dai paesi vicini. Fonti mediche e della rivolta a Misurata hanno detto che le milizie di Gheddafi hanno aperto oggi il fuoco sulla folla uccidendo 40 persone. «Hanno compiuto un massacro, sparavano anche con armi pesanti», ha detto al telefono un abitante di nome Saadoun. Pesanti bombardamenti sono segnalati anche da abitanti della città orientale di Zenten, difesa strenuamente dai ribelli. Il governo libico ha intanto smentito le voci sulla presunta morte di Khamis Gheddafi, il figlio 'militarè del colonnello. Secondo il sito dell'opposizione libica 'Manarà, Khamis sarebbe morto per le ferite riportate nei giorni scorsi, quando un pilota dell'aeronautica libica passato con l'opposizione avrebbe aperto il fuoco contro di lui nei pressi della caserma di Bab al Azizia. Khamis, che ha studiato nelle accademie militari russe, è a capo della 32 Brigata (conosciuta in Libia come 'La Brigata Khamis'), di stanza vicino Bengasi e considerata dagli insorti la più agguerrita e spietata. Il sesto figlio del Colonnello ha i gradi di capitano ed è responsabile del reclutamento e dell'addestramento dei mercenari africani. Sul fronte politico, è esplosa la polemica sul comando delle operazioni. Italia, Gran Bretagna e Belgio chiedono che il comando passi alla Nato ma gli Usa e, soprattutto, la Francia, rientrata solo da due anni nel comando nell'Alleanza atlantica, sono contrari. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha detto che senza l'ombrello della Nato l'Italia potrebbe decidere di «riprendere il controllo delle basi» messe a disposizione della coalizione. Frattini ha insistito sulla necessità di passare ad un coordinamento della Nato per «evitare i rischi di una moltiplicazione dei centri di comando».

SCOMPARSO FOTOGRAFO FRANCESE Stephane Lehr, un fotografo francese freelance che lavora per l'agenzia Polaris Images e che si trovava nella regione di Bengasi (est della Libia) non ha più dato notizie da domenica pomeriggio. Lo ha annunciato Reporters sans Frontieres secondo la quale Lehr stava raggiungendo Bengasi con un'equipe della tv francese, e secondo un altro collega sul posto era diretto a Ajdabiya a sul della città ribelle.


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LIBIA, RAID AEREI A MISURATA.
OK ALL'ACCORDO PDL-LEGA

                
                                      
    
          TRIPOLI - Le forze della coalizione hanno lanciato due attacchi aerei nella zona dove sono di base le forze fedeli al colonnello libico Muammar Gheddafi, nella città di Misurata, in mano ai ribelli. Lo riferisce un testimone. Alcuni cittadini hanno detto che dopo l'attacco aereo l'artiglieria e i tank delle forze leali al rais hanno smesso di sparare. «Gli aerei degli alleati hanno bombardato due volte. Alle 12.45 ora locale (le 11.45 in Italia, ndr) stamani e poi di nuovo meno di due ore fa», ha raccontato Saadoun, uno dei cittadini di Misurata. «Loro (le forze fedeli a Gheddafi, ndr) non hanno sparato un solo colpo di artiglieria da quando sono iniziati i raid».

FRANCIA: NO GUIDA POLITICA NATO La Nato non eserciterà il «pilotaggio politico» delle operazioni in Libia. Lo ha detto il ministro degli esteri francese, Alain Juppé. La Nato, ha precisato Juppé, interverrà in Libia come «strumento di pianificazione e di condotta operativa» nell'applicazione di una no-fly zone aerea.

ACCORDO PDL-LEGA E' arrivato l'accordo, tra Pdl e Lega, sul dossier Libia. Il vertice di maggioranza tra i capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di governo ha avuto esito positivo: alla bozza di una risoluzione unitaria è stato dunque dato l'ok.
Il Pd si è detto intanto favorevole a che nell'Aula di Senato e Camera si voti unitariamente una risoluzione sulla missione in Libia analoga a quella votata venerdì scorso dalle commissioni Esteri, con l'appoggio di tutti i gruppi presenti, escluse Lega e Idv che erano assenti. I Democratici attendono di vedere il testo della risoluzione della maggioranza per decidere l'atteggiamento su di essa, ma diversi partecipanti al coordinamento sottolineano che il Pd non darebbe l'assenso a testi «pasticciati» che contenessero il blocco navale contro i profughi.
La riunione del coordinamento si è aperta con le relazioni di Piero Fassino, responsabile esteri, e di Lapo Pistelli, responsabile relazioni internazionali del Pd. Si è aperto quindi un dibattito durante il quale è arrivata la notizia di un accordo nel centrodestra sul testo di una risoluzione. I dirigenti del Pd presenti alla riunione hanno condiviso l'impostazione di Fassino e Pistelli, e cioè quella di una risoluzione «asciutta» che ripeta quella approvata venerdì scorso dalle commissioni esteri. Questa soluzione, infatti, consentirebbe un voto bipartisan in Parlamento, che darebbe un messaggio di unitarietà sia all'opinione pubblica italiana che all'estero.
Nel corso della riunione la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, il suo vice capogruppo Nicola La Torre, nonchè i capigruppo delle commissioni di Difesa e Esteri, Gianpiero Scanu e Giorgio Tonini, hanno lasciato i lavori per recarsi a palazzo Madama e visionare il testo della risoluzione del centrodestra. «Non prendiamo a scatola chiusa qualsiasi cosa - ha spiegato Tonini - e quindi prima di decidere il nostro l'atteggiamento, vogliamo vedere il testo della maggioranza». Tonino ha escluso in particolare il si del Pd a una risoluzione che preveda il blocco navale contro i profughi: «Sarebbe una violazione degli accordi internazionali dei diritti umani, e ci porterebbe a finire sul banco degli imputati, e magari anche a subire sanzioni come Gheddafi».

SPARATI COLPI VICINO A AJDABIYA La guerra nella Libia orientale tra le truppe Moammar Gheddafi e gli insorti della Cirenaica è in fase di stallo tra quattro giorni attorno ad Ajdabyia, dove - dopo i bombardamenti internazionali - si sono ritirate le forze governative che stavano avanzando su Bengasi. I miliziani di Gheddafi controllano gli ingressi est ed ovest della città, mentre resta incerta la situazione all'interno del centro urbano. I ribelli armati, per lo più civili, al ceckpoint di Zueitina, a 15 chilometri a est di Ajdabyia verso Bengasi, appaiano allo sbando. L'atmosfera non è più quella delle grandi battaglie di due settimane fa a Ras Lhanuf o Brega, dove l'eccitazione o lo scoraggiamento erano palpabili a seconda delle giornata. I pro-Gheddafi sono a soli dieci chilometri da qui, dicono i ribelli, ma gli insorti non hanno affatto l'aria di chi si prepara a combattere. C'è chi pulisce la propria arma, chi è sdraiato per terra, non si sente uno sparo nemmeno di quelli in aria. Anzi, quando da ovest i lealisti sparano pochi colpi sporadici di artiglieria verso le case di Zueitina per far sentire la loro presenza, a un paio di chilometri dalla postazione dei ribelli, alcuni degli insorti sono i primi a scappare, a bordo dei loro pickup sporchi di sabbia, portando indietro anche alcune delle loro armi pesanti per riposizionarle nelle retrovie. Anche le truppe governative però non muovono un passo e sembrano bloccate attorno a Ajdabyia. «Stanno aspettando rifornimenti e rinforzi - spiega all'ANSA uno dei ribelli appena tornato da Ajdabyia al posto di Zueitina -. Ieri abbiamo attaccato quattro loro tank, sono morti quattro dei nostri che non possiamo andare a recuperare, uno era mio amico». Nel centro Ajdabyia «la situazione è molto pericolosa, ci sono mercenari africani di Gheddafi che hanno catturato dei civili», racconta un abitante in fuga dalla città con la sua numerosa famiglia, mentre attraversa il posto di blocco con il tetto della macchina carico di bagagli, materassi, bombole del gas. Sulla strada tra Ajdabyia e Bengasi giacciono ancora carri armati distrutti, pullman e auto bruciate, gli effetti del bombardamento dell'aviazione francese che nei giorni scorsi ha fermato l'avanzata di Gheddafi a Bengasi. Il sito è già diventato meta di un pellegrinaggio «rivoluzionario». Famiglie con bambini si fermano sul ciglio della strada per andare a vedere, fotografare, farsi fotografare.

REPORTAGE CHOC: MERCENARI DOVEVANO STUPRARE Un reportage choc da Bengasi di Fatma Ben Dhaou, inviata del giornale tunisino Le Quotidien, ha svelato come ai miliziani pro-Gheddafi sarebbe stato chiesto, una volta entrati nella 'capitale' della rivolta, di «violentare tutte le donne». Fatma, che ieri si è messa in contatto con i familiari dopo giorni (si temeva che potesse essere stata sequestrata dai sostenitori del colonnello), cita uno degli insorti che sta resistendo all'avanzata delle truppe lealiste. A sostegno di questa tesi Le Quotidien ha pubblicato una foto di un «kit» trovato in uno dei mezzi blindati fermati dagli insorti alle porte di Bengasi: un notevole quantitativo di preservativi e confezioni di Viagra e Levitra.


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Burjny
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LIBIA, GB: "FORZE AEREE
DI GHEDDAFI ANNIENTATE".
ITALIA GUIDA MISSIONE NATO

                          
   
    TRIPOLI - Le forze aeree libiche sono state annientate e non esistono più. Lo ha detto alla Bbc l'Air Vice Marshal della Raf, l'aviazione britannica, Greg Bagwell, a Gioia del Colle, dove sono di base i caccia britannici. «La loro forza aerea non esiste più come forza combattente», ha detto Bagwell: «Il loro sistema di difesa integrata e le reti di comando e controllo sono così gravemente degradate che possiamo operare con relativa impunità sulla Libia».
«Stiamo garantendo il rispetto della 'no fly zone' in maniera veloce e sicura, anche se sappiamo che si tratterà di una missione lunga», ha aggiunto Bagwell, incontrando i giornalisti. L'ufficiale ha ribadito che la missione in Libia serve anche al controllo di punti strategici e alla salvaguardia della popolazione civile. «In ogni caso - ha aggiunto - l'operazione resta complessa e non sappiamo quando finirà». Bagwell ha detto che Tornado e Typhoon britannici tengono le truppe di terra libiche sotto costante osservazione e sono pronti ad attaccarle «ogni volta che minacciano civili o attaccano centri abitati».

NATO, A ITALIA COMANDO MARITTIMO L'Italia avrà un ruolo di primo piano nella missione della Nato per il rispetto dell'embargo delle armi, con il comando della componente marittima della missione in Libia. Lo riferisce il colonnello Massimo Panizzi, portavoce del presidente del comitato militare della Nato, ammiraglio Giampaolo Di Paola. «Per l'embargo delle armi è stata decisa una operazione da parte della Nato che avrà il contributo di diverse nazioni e vedrà l'Italia come una componente molto importante», ha detto Panizzi. A Napoli c'è un comando, diretto da un generale americano, la cui componente marittima è comandata dal contro ammiraglio Rinaldo Veri«, ha aggiunto il colonnello.

CECCHINI A MISURATA Un testimone a Misurata riferisce che cecchini pro-Gheddafi sono in azione nella città in mano ai ribelli e stanno sparando contro l'ospedale, dove i morti sarebbero almeno tre. Secondo la testimonianza di un medico di Misurata, l'ospedale per cui lavora è circondato da cecchini fedeli al colonnello Gheddafi. «Sparano a chiunque entri o esca dall'ospedale», ha detto il medico alla Bbc. Il dottore si è detto anche preoccupato per chi lavora a bordo della ambulanze che, ha detto, sono esposti al rischio dei cecchini. «L'ospedale è sovraffollato - ha raccontato - Stiamo curando le persone sul pavimento. Abbiamo smesso di contare i feriti, contiamo solo i morti». Un altro medico a Misurata ha raccontato alla Bbc che «questa mattina le truppe e i mercenari di Gheddafi hanno tentato di entrare in città a bordo di macchine comuni e usando armi leggeri come gli AK47».

RAID COALIZIONE A MISURATA Le forze della coalizione hanno lanciato due attacchi aerei nella zona dove sono di base le forze fedeli al colonnello libico Muammar Gheddafi, nella città di Misurata, in mano ai ribelli. Lo riferisce un testimone. Alcuni cittadini hanno detto che dopo l'attacco aereo l'artiglieria e i tank delle forze leali al rais hanno smesso di sparare. «Gli aerei degli alleati hanno bombardato due volte. Alle 12.45 ora locale (le 11.45 in Italia, ndr) stamani e poi di nuovo meno di due ore fa», ha raccontato Saadoun, uno dei cittadini di Misurata. «Loro (le forze fedeli a Gheddafi, ndr) non hanno sparato un solo colpo di artiglieria da quando sono iniziati i raid».

16 MEZZI, 6 TURCHIA La missione della Nato per fare rispettare l'embargo delle armi contro la Libia è operativa da oggi e può contare su 16 mezzi, tra cui sei (un sottomarino e cinque navi) messi a disposizione dalla Turchia e tre dall'Italia (tra cui la nave ammiraglia). Lo ha comunicato la Nato a Bruxelles. I paesi che per ora partecipano alla missione sono: Italia, Canada, Spagna, Gran Bretagna, Grecia, Stati Uniti e Turchia, ha riferito il generale canadese Pierre St-Amand, in un incontro stampa a Bruxelles. I mezzi comprendono l'ammiraglia di comando italiana, dieci fregate (quattro turche e una ciascuno da parte di Canada, Spagna, Gran Bretagna, Grecia, Italia e Usa), tre sottomarini (Spagna, Italia e Turchia) e due navi ausiliarie (Italia e Turchia). La missione potrà inoltre contare su altri «mezzi» messi a disposizione dagli alleati, su cui però l'alto ufficiale non ha fornito dettagli. «Lo scopo della missione è di interrompere il flusso di armi verso il regime libico», ha detto la portavoce della Nato Oana Lungescu. «Abbiamo prove e rapporti di intelligence che dimostrano che questa attività continua», ha aggiunto. «È importante il lancio di questa missione da parte della Nato, nell'ambito degli sforzi della comunità internazionale per fare applicare la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite», ha rimarcato la portavoce.

TURCHIA ACCETTA PARTECIPAZIONE Dopo tre settimane di opposizione netta a qualunque operazione militare nei confronti del colonnello Gheddafi ma anche ad una no-fly zone sulla Libia, la Turchia sembra finalmente essersi convinta dell'ineluttabilità dell'intervento a difesa della popolazione libica. Tant'è che oggi, a Bruxelles, Ankara ha dato il suo appoggio alla missione della Nato per far rispettare l'embargo delle armi contro Tripoli e ha fatto sapere che metterà a disposizione cinque navi militari ed un sottomarino. Ma Ankara sembra ancora indecisa se appoggiare o meno la no-fly zone sulla Libia voluta dalle forze alleate. È proprio per sbloccare questa impasse che domani è atteso nella capitale turca l'ammiraglio James G. Stavridis, comandante supremo delle forze alleate in Europa (Supreme Allied Commander Europe, Saceur) per colloqui con il capo di Stato Maggiore turco gen. Isik Kosaner. La visita di Stavridis in Turchia, fanno sapere fonti diplomatiche, era in programma da prima che scoppiasse la crisi libica ma questa sarà adesso chiaramente in agenda. Si prevede, comunque, che l'alto responsabile Nato riuscirà a portare a casa una «luce verde» da parte dei responsabili turchi i quali chiedono che siano rispettate certe condizioni: tra queste, che l'intervento militare non vada oltre i limiti posti dalle Nazioni Unite nella definizione della no-fly zone. Sul fronte diplomatico, il presidente turco Abdullah Gul ha telefonato oggi a Muammar Gheddafi consigliandogli di lasciare il potere per evitare ulteriori bagni di sangue alla Libia. «È importante per la Turchia che la situazione in Libia si concluda senza ulteriori spargimenti di sangue. Coloro che governano la Libia devono andarsene immediatamente, per evitare il saccheggio delle ricchezze del paese da parte di altri», ha detto Gul parlando con giornalisti prima della sua partenza dall'aeroporto di Ankara diretto in Ghana. Gul ha inoltre criticato - senza nominarli - alcuni paesi impegnati nell'intervento militare contro Gheddafi per il loro «opportunismo» che, secondo il capo di stato turco, ingenera sospetti circa le loro reali intenzioni nei riguardi della Libia. Gul ha detto che «è ovvio che certi paesi che in passato sono stati molto vicini a questi dittatori stanno adesso prendendo alcune iniziative eccessive, facendo nascere il sospetto che potrebbero avere una qualche intenzione segreta» nei confronti della Libia.

NATO: PRONTI AD AGIRE SE RICHIESTO «La Nato è pronta ad agire se e quando sarà richiesto»: così la portavoce della Nato, Oana Lungescu, sull'accordo raggiunto tra Usa, Gb e Francia per un'entrata in campo dell'Alleanza nelle operazioni militari in Libia con un ruolo chiave. «I piani sono pronti, ma perchè siano lanciati serve il consenso di tutti i 28 partner e le discussioni sono ancora in corso», ha aggiunto la portavoce. La portavoce ha detto che sono in corso «difficili discussioni su difficili questioni», ma ha sottolineato che «ora i 28 stanno discutendo in uno spirito costruttivo». I colloqui non-stop tra i 28 partner hanno già consentito all'Alleanza di lanciare una missione per fare rispettare l'embargo delle armi contro la Libia: «e la cosa importante - ha detto Lungescu - è che l'Alleanza agisca». La Nato ha ultimato i tre piani decisi per il suo eventuale contributo agli sforzi internazionali per fare rispettare la risoluzione dell'Onu 1973, che consente l'uso di mezzi militari (ma non interventi di terra) per difendere la popolazione civile libica. Oggi è partita la missione per fare rispettare l'embargo delle armi, mentre per la no fly-zone, «il piano è pronto, ma non è ancora stata presa alcuna decisione per lanciare una missione», ha confermato.

SANZIONI CONTRO NOC E 5 AFFILIATE Le nuove sanzioni della Ue contro la Libia, che diventeranno operative da domani subito dopo la pubblicazione nella gazzetta ufficiale europea, riguardano in particolare l'ente petrolifero libico (la National Oil corporation) e sue cinque affiliate, tra le quali non risulterebbe la Raffineria Tamoil. «Le cinque affiliate non sono collegate alla Tamoil», hanno indicato all'ANSA fonti europee. Dopo l'inserimento della Noc (National Oil company) nella lista nera dell'Onu, erano aumentate in Italia le preoccupazioni per la sorte della holding italiana Tamoil, che ha sede a Milano e che occupa 278 dipendenti, in quanto l'azienda è di proprietà libica. La Noc la controlla infatti al 70% e lo stesso presidente di Tamoil Italia, Isam Zanati, è libico. Contro la Noc e le sue cinque affiliate scatterà da domani la misura di congelamento dei beni posseduti sul territorio europeo, nel contesto della risoluzione dell'Onu che sarà applicata 'erga omnes', in quanto approvata senza alcun voto contrario (dieci sì, cinque astensioni). «È la prima volta che si colpiscono le cinque affiliate. L'effetto indiretto del provvedimento è arrivare a proibire ogni transizione su produzione e esportazione di petrolio», spiegano le fonti. L'impatto sul mercato del petrolio libico avrà comunque un effetto limitato in quanto il settore è praticamente bloccato dall'inizio del conflitto tra il governo di Gheddafi e i ribelli. Prima del conflitto, la Libia produceva 1,6 milioni di barili al giorno. Le sanzioni che entrano in vigore domani induriscono le misure europee anche contro l'entourage di Gheddafi, allungando la lista delle persone alle quali è vietato l'ingresso nei 27 paesi della Ue e alle quali sono congelati gli averi. Nel nuovo pacchetto (il terzo dall'inizio della crisi libica) le persone prese di mira diventano 39 per il bando dei visti e 38 per i beni congelati. Le entità economiche verso le quali sono assunte le stesse misure salgano invece a 20. Contro la Libia, la Ue sta anche preparando l'interdizione dello spazio aereo civile. «La decisione è già presa, ma per metterla in pratica l'iter è un pò più complesso», hanno spiegato le fonti.


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Burjny
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LIBIA IN FIAMME, PARALISI NATO:
I 28 DIVISI SUL COMANDO
"RAID SU BUNKER DI GHEDDAFI"

                
                                      
    
          TRIPOLI - Nessun accordo alla Nato sul ruolo dell'Alleanza all'interno della coalizione internazionale in Libia: l'ennesima riunione fiume tra i 28 ambasciatori si è conclusa in tarda serata «senza nessuna novità», ha indicato una fonte diplomatica, dando conto dell'ennesimo fallimento. Il Consiglio atlantico tornerà a riunirsi domani. Il compromesso che sembrava a portata di mano, su un ruolo di primo piano per la Nato nella condotta delle operazioni militari in Libia per imporre una no fly-zone, senza l'assunzione della guida della coalizione, si è rivelato insufficiente per chiudere oggi quella «quadratura del cerchio» che il capo dell'Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, sta cercando senza sosta da giovedì.

ALTA POSTA IN GIOCO L'ex premier danese, politico navigato, è ben consapevole della posta in gioco: sulla crisi libica, l'Alleanza sta mettendo a rischio la sua stessa ragione di esistere. Rasmussen ha incassato il superamento delle divergenze con la Turchia, che da oggi partecipa alla missione per l'embargo delle armi con cinque navi e un sottomarino, ma è stato costretto a fare i conti con le resistenze della Francia, che resta contraria ad un 'ombrellò della Nato, per la quale ipotizza solo un ruolo «tecnico». Parigi - che ha lanciato sabato il primo colpo contro Tripoli - chiede che il ruolo politico sia affidato a una sorta di «cabina di regia» tra i ministri degli esteri dei paesi della coalizione. Il ministro degli esteri Alain Juppè ha parlato di «pilotaggio politico» e ha convocato la prima riunione del gruppo di contatto dei paesi coinvolti per martedì prossimo a Londra. Secondo Juppè, la Nato interverrà in Libia come «strumento di pianificazione e di condotta operativa» nell'applicazione di una no-fly zone aerea. L'Italia anche oggi ha invece alzato la voce per pretendere un comando unificato sotto scudo Nato. Per il momento, Roma si deve accontentare di un risultato importante, ma parziale: a dirigere la componente marittima della missione Nato per il rispetto dell'embargo delle armi sarà il contrammiraglio italiano Rinaldo Veri, responsabile del comando navale della Nato a Napoli per il Mediterraneo. La Germania ha confermato che non parteciperà a nessuna operazione militare in Libia e ha affermato che anziché investire mezzi e risorse in un nuovo teatro di crisi, dagli esiti incerti, l'Alleanza dovrebbe aumentare l'impegno in Afghanistan. Da ieri le navi tedesche che pattugliano nel Mediterraneo sono state tolte dal comando Nato e riportate sotto quello nazionale.

RAID DELLA COALIZIONE VICINO TRIPOLI La coalizione internazionale ha attaccato installazioni civili e militari a Jafar, a sud ovest di Tripoli. Lo ha riferito la tv di Stato. «Installazioni militari e civili sono state attaccate dai crociati colonialisti», ha affermato la televisione, citando una fonte militare libica. I raid aerei della coalizione internazionale sulla Libia hanno provocato un «numero importante» di vittime nella periferia orientale di Tripoli, secondo quanto afferma l'agenzia ufficiale libica Jana. «I bombardamenti degli aggressori colonialisti crociati nella zona di Tajura a Tripoli - scrive la Jana - hanno preso a bersaglio un quartiere residenziale facendo un numero importante di morti fra i civili». La Jana dice che un «terzo bombardamento» ha preso di mira i soccorritori che stavano lavorando per estrarre i morti e i feriti dalle macerie. La tv panaraba Al Arabiya ha anche detto che che il compound di Muammar Gheddafi colpito stasera in un raid aereo della coalizione si trova nella città assediata di Ajdabiya, e non a Tripoli.


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Burjny
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LIBIA, RAIS PRENDE MISURATA:
MIGLIAIA STRANIERI BLOCCATI.
"COLPITA BASE DI GHEDDAFI"

            
                                      
    
          TRIPOLI - I caccia dell'aviazione francese hanno colpito la notte scorsa una «base» militare del regime libico di Muammar Gheddafi: lo ha detto lo Stato maggiore di Parigi. In particolare, l'aviazione francese ha condotto nella notte tra ieri e oggi un attacco contro una «base aerea» della Libia «250 chilometri a sud delle coste», ha annunciato lo Stato maggiore dell'esercito francese nel corso di una conferenza stampa a Parigi. Il raid è stato condotto con missili Scalp lanciati da pattuglie aeree composte da Rafale e Mirage 2000-D, ha precisato il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello Stato maggiore, senza precisare l'esatta localizzazione della base. L'ufficiale ha semplicemente aggiunto che l'attacco ha colpito un obiettivo ad ovest della zona nella quale i caccia francesi hanno concentrato l'essenziale dei loro sforzi dall'inizio delle operazioni, sabato scorso, in particolare, i dintorni di Bengasi. Burkhard non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui danni causati dall'attacco.

GHEDDAFI PRENDE MISURATA Le forze di Gheddafi hanno preso il porto di Misurata dopo duri scontri, sequestrandolo e impedendo ai lavoratori stranieri di uscire. La notizia è stata data alle agenzie internazionali dagli abitandi della città costiera libica, che hanno specificato che migliaia di lavoratori stranieri sono bloccati nello scalo.
18 cadaveri carbonizzati sono stati mostrati dagli ufficiali libici ai giornalisti, in un ospedale di Tripoli. I militari pro Gheddafi hanno presentato i cadaveri definendoli militari e civili vittime dei bombardamenti della coalizione. Già ieri sera l'agenzia ufficiale libica Jana aveva parlato di un «numero importante» di vittime nella periferia di Tripoli, a Tajura, a causa dei raid aerei della coalizione internazionale comandata da Usa, Francia e Gran Bretagna.
Intanto il capo della diplomazia francese Alain Juppé ha annunciato che la stessa coalizione «continuerà i raid aerei» su bersagli militari in Libia. «Colpiremo i mezzi militari e nient'altro», ha detto il ministro degli Esteri a radio RTL. «I raid continueranno il tempo necessario», ha aggiunto sottolineando che l'inizio delle operazioni lo scorso sabato è «stato un successo». «L'obiettivo è di proteggere la popolazione civile», ha ricordato Juppè. Interrogato sui tiri della coalizione che avrebbero colpito i civili, Juppè, citando i militari, ha risposto: «è esattamente il contrario».

NATO, ANCORA DISCUSSIONI SU COMANDO I partner della Nato non sono ancora riusciti a trovare un accordo sulle modalità e il ruolo dell'Alleanza nelle operazioni militari internazionali in Libia. Gli ambasciatori dei 28 paesi membri sono riuniti anche oggi con il capo della Nato Anders Fogh Rasmussen, per cercare di trovare un compromesso tra la Francia, che si oppone ad una leadership politica della Nato, e paesi come l'Italia che chiedono invece di fare passare il comando delle operazioni sotto l'ombrello dell'Alleanza Atlantica. I negoziati sembravano ieri ad un passo dalle conclusioni, dopo l'accordo politico tra Usa, Francia e Gran Bretagna sul «ruolo chiave» dell'organizzazione atlantica, ma le divergenze sul comando e il carattere della missione si sono imposte fino alla fine. «Ed ora i tempi rischiano di allungarsi», rilevano fonti dell'Alleanza. La coalizione dei volenterosi da parte sua accelera verso la creazione di una sorta di «cabina di regia» politica, proposta dalla Francia, tra tutti i ministri degli esteri dei paesi partecipanti, che sono stati convocati per martedì prossimo a Londra.

MERKEL: EMBARGO PETROLIFERO COMPLETO La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto un «embargo petrolifero completo» contro la Libia, oltre ad «ampie restrizioni al commercio» del paese. «Spero che alla fine troveremo una posizione comune su questo punto», ha detto la Merkel durante un intervento al Bundestag riferendosi al consiglio europeo di Bruxelles. Alla vigilia del summit di Bruxelles, la Merkel ha difeso ancora una volta la decisione della Germania di astenersi sul voto sulla Libia al Consiglio di sicurezza dell'Onu, spiegando che il governo ha fatto questa scelta poichè aveva «dubbi sull'attuazione militare della risoluzione». Tuttavia, ha sottolineato la Merkel, «il governo federale appoggia senza riserve l'obiettivo che è stato approvato con questa risoluzione» e si augura un rapido e «durevole successo» dell'operazione.

NAPOLITANO: SIAMO PIENAMENTE NELL'ONU «Io penso che nel Parlamento ieri si è espressa, pur nella diversità di posizioni, una convergenza fondamentale, molto significativa e importante». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lasciando il sacrario delle Fosse Ardeatine. «È una convergenza fondamentale che esprime - ha aggiunto Napolitano - comprensione della necessità che un paese come il nostro non restasse indifferente di fronte alla repressione di un moto di libertà e di giustizia sociale scoppiato anche in Libia dopo essere esploso in Tunisia e in Egitto». «Stiamo pienamente dentro la Carta delle Nazioni Unite», ha aggiunto Napolitano.

LA RUSSA: TORNADO? MAI SPARATO I caccia Tornado Ecr italiani hanno compiuto in Libia 10 missioni e 32 sortite, senza che fosse necessario neutralizzare radar nemici con i missili di bordo. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel suo intervento alla Camera.
«Fino ad ora - ha spiegato La Russa - sono stati resi disponibili alla coalizione 4 velivoli Tornado ECR impiegabili contro i radar della difesa aerea e 4 velivoli F16 impiegabili nelle operazioni di scorta in volo e di difesa aerea. Questi aerei, a partire da domenica scorsa hanno portato a termine complessivamente 10 missioni e 32 sortite, nel corso delle quali non sono state rilevate emissioni di radar della difesa aerea libica per cui non è stato necessario l'intervento attivo dei sistemi d'arma di bordo». «Tra gli assetti messi a disposizione della coalizione - ha proseguito il ministro - non figurano i Tornado nella tradizionale configurazione di attacco. Questa nostra scelta è avvenuta con la piena concordanza della coalizione, senza alcun contrasto, quindi non sono stati assegnati Tornado predisposti per missioni diverse da quelle specifiche di contrasto dei sistemi di difesa aerea, in particolare dei sistemi radar a questi asserviti». Gli aerei attualmente impiegati, «i Tornado ECR, sono i primi ad arrivare in zona di operazione e gli ultimi a lasciarla - ha spiegato La Russa - perchè sono quelli che rendono possibile l'impiego degli altri mezzi aerei, senza che questi ultimi corrano il pericolo di essere abbattuti dalla contraerea cui sono appunto asserviti i radar, che i nostri Tornado possono oscurare con un disturbo di tipo elettromagnetico generato dalle apparecchiature installate sull'aereo, ovvero distruggere con un missile di precisione che non ha normalmente effetti collaterali, ma che si aggancia sull'emissione del radar e su di essa si dirige, anche ove questa venisse nel frattempo spenta, perchè immediatamente memorizzata».
Oltre ai 4 Tornado Ecr e ai 4 caccia F-16, già messi a disposizione dall'Italia per le operazioni in Libia, «potranno essere disponibili nei prossimi giorni per le operazioni a guida Nato», un gruppo navale e altri velivoli che attualmente «stanno operando sotto comando nazionale». La Russa ha detto che il gruppo navale, che si occupa attualmente della «sorveglianza marittima e del concorso alla difesa nazionale», è quello «guidato dalla portaerei Garibaldi e composto dall'incrociatore Doria, dalla fregata Euro e dal pattugliatore Spica». Riguardo ai velivoli, si tratta di «unità della Difesa aerea», quali «intercettori Eurofighter e F-16 rischierati negli aeroporti di Trapani e Gioia del Colle, cui si aggiungono 2 Tornado e un C-130 per il rifornimento in volo». La Russa, il quale ha ribadito che «quattro caccia sono pronti ad intervenire in soli 15 minuti per la copertura dello spazio aereo italiano», ha quindi sottolineato che «questo apporto concreto fatto di aerei, navi, basi, strutture, conferisce un ruolo di grande rilievo alla partecipazione dell'Italia alla Coalizione».

LA RUSSA ALLA CAMERA: "ONOREVOLI SENATORI..." Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in apertura del suo intervento alla Camera sulla Libia ha annunciato che non si sarebbe discostato da quello fatto ieri in Senato. Ed ha cominciato: «Onorevoli senatori...». Poi si è subito corretto. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha commentato: «E non si discosta». Nell'Aula qualche brusio divertito. La Russa ha poi proseguito con le sue comunicazioni, che ricalcano appunto quelle fatte ieri a Palazzo Madama.

AMM.VERI: NATO ATTUERA' EMBARGO «La Nato attuerà un embargo severo nel Mediterraneo fino all'abbordaggio delle navi sospette». Lo ha detto il comandante navale della Nato nel Mediterraneo, ammiraglio Rinaldo Veri, incontrando i giornalisti nella base di Bagnoli. «Sono fiducioso che avremo nei prossimi giorni le forze navali sufficienti per l'attuazione completa dell'embargo». L'ammiraglio italiano Rinaldo Veri, responsabile di «Allied Maritime commander Naples», che guiderà le operazioni di embargo alla Libia, avrà sotto di sè tre comandi: quello delle navi di superficie, quello dei sottomarini, e quello degli aerei da pattugliamento. L'embargo alla Libia - ha detto l'ammiraglio Rinaldo Veri in una conferenza stampa - è cominciato ieri alle 18 e, al momento, non risulta nessuna violazione. L'operazione Nato, denominata in codice «Operation Unified protector», conta per il momento sulla presenza di unità di sei Paesi: Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Grecia, Turchia e Canada, ma nei prossimi giorni si aggiungeranno unità di altri Paesi, ha detto Veri. L'obiettivo dell'embargo è l'intercettazione di armi e mercenari diretti sulle coste libiche.

PORTAVOCE NATO: COMANDO E' GARANZIA «Affidare le operazioni ai comandi dell'Alleanza atlantica è una garanzia di serietà, perchè il suo staff tiene conto delle sensibilità di tutti e 28 i Paesi membri ed è addestrato a lavorare insieme». Lo afferma il colonnello Massimo Panizzi, portavoce del Comando Militare della Nato, in un'intervista all'Unità. Secondo il colonnello, coinvolgere la Nato nel comando significa anche «condividere i costi delle operazioni», oltre a facilitare il coordinamento e «non lasciare spazio all'improvvisazione». Per ora, fa sapere Panizzi, la Nato ha avviato l'operazione sull'embargo delle armi, denominata 'Unfied Pretector' e l'Italia vi contribuisce con «assetti navali». Il comando dell'operazione è presso la sede Nato di Bagnoli, a Napoli. «L'operazione comporta il controllo e l'ispezione di quelle imbarcazioni - afferma - sospettate di contenere armamenti, mercenari armati o materiale bellico». Quanto alla no fly zone «i piani sono stati predisposti ma non ancora attivati - aggiunge - perchè le discussioni nel Consiglio Atlantico sono in corso».

BERLUSCONI: GHEDDAFI SI FERMI, POI MEDIAZIONE Gheddafi ordini il cessate il fuoco e poi si aprirà una fase di mediazione. È il messaggio del premier Silvio Berlusconi, in un colloquio con il Corriere della Sera, nel quale il presidente del Consiglio afferma: «siamo tutti tesi a chiedere a Gheddafi un vero cessate il fuoco, la fine delle ostilità da parte del Colonnello è la condizione sine qua non per ogni mediazione. Dopo si potrà aprire la fase della diplomazia». In questo momento, secondo il premier, «nessuno può dire qualcosa di certo sugli esiti e sulla durata della missione - aggiunge - Mi sembra che ancora una mediazione non sia matura. La pensano così anche Vladimir Putin e personalità come l'ambasciatore libico Abdullahfed Gaddur che conosce bene la situazione a Tripoli». Il capo del governo, inoltre, si dice convinto che Gheddafi sia «ancora fiducioso di potercela fare perchè ha il controllo pieno della capitale».

BERLUSCONI: ITALIA NON IN GUERRA E NON VUOLE ENTRARCI «Abbiamo ottenuto non solo il pieno coordinamento Nato di tutte le operazioni della missione ma anche l'applicazione puntuale della risoluzione Onu. La coalizione è impegnata a difendere la popolazione civile, l'Italia non è entrata in guerra e non vuole entrarci». Sono le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un colloquio con il Corriere della Sera, sull'intervento militare in Libia. Quanto agli obiettivi della missione, Berlusconi sottolinea che «era già tutto chiaro da sabato, quando la missione è stata decisa». «Ne ho parlato con il premier inglese, David Cameron - aggiunge il premier - e con il segretario di stato americano Hillary Clinton ed erano perfettamente d'accordo». Rispetto all'affidamento del coordinamento delle operazioni alla Nato, il presidente del Consiglio parla di «assunzione piena di responsabilità». «Ripeto, sono tutti d'accordo - prosegue Berlusconi - c'è solo qualche resistenza da parte francese». Il capo del governo si dice poi soddisfatto dell'accordo trovato nella maggioranza sulla risoluzione che impegna il governo italiano nella crisi libica e parla di condizioni come quella «sul ritorno più rapido possibile ad uno stato di non conflittualità», oltre che ad un possibile «pattugliamento del Mediterraneo» con l'impegno dell'Unione Europea. «È una mozione pienamente in linea con quanto pensa tutta la maggioranza - afferma Berlusconi - . Domani (oggi, ndr) sarò a Bruxelles e insisterò con i colleghi europei perchè vengano accettati gli impegni previsti nel documento».


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LIBIA, NUOVE SANZIONI ONU.
LUNEDÌ COMANDO ALLA NATO
                    
                                      
    
          TRIPOLI - La Nato ha raggiunto un accordo per assumere il comando delle operazioni militari per imporre in Libia una no fly zone. Resta però ancora da precisare un suo ruolo più ampio e per il momento - ha indicato il segretario generale Anders Fogh Rasmussen - resteranno due missioni parallele: quella della coalizione dei volenterosi, che sabato ha sferrato il primo attacco per imporre la risoluzione 1973 dell'Onu, e quella della Nato, che dopo l'embargo delle armi si appresta ad assumere il comando della missione per fare rispettare l'interdizione dei voli sopra la Libia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha però ribadito che per la Francia il coordinamento della missione deve «restare eminentemente politico». Dopo una settimana di consultazioni non-stop, che hanno registrato momenti altissimi di tensione al quartiere generale dell'Alleanza atlantica, è stata la Turchia ad annunciare per prima l'accordo raggiunto tra gli alleati. Secondo fonti diplomatiche, l'intesa prevede l'assegnazione alla Nato del coordinamento militare e la costituzione di una cabina di regia tra tutti i paesi che partecipano alle operazioni, sul modello della missione Isaf condotta in Afghanistan. Ma i dettagli del compromesso non sono stati resi noti e restano punti da chiarire. Parlando alla Cnn, Rasmussen, ha dichiarato che «per il momento ci sarà un'operazione della coalizione ed un'operazione della Nato». «Si sta ancora discutendo se la Nato prenderà un ruolo più ampio. Questa decisione non è ancora stata presa», ha aggiunto Rasmussen. Ad impedire finora l'assunzione di un ruolo maggiore della Nato sono le differenze di opinione tra i 28 sull'opportunità di condurre raid aerei anche contro le truppe di terra del colonnello Gheddafi. Francia e Gran Bretagna lo ritengono necessario e pienamente conforme al mandato della risoluzione Onu, mentre la Turchia, li ritengono controproducenti e ne chiedono lo stop. Le discussioni proseguiranno per concludersi, probabilmente, martedì a Londra alla riunione tra i ministri degli esteri dei paesi che partecipano alla coalizione dei volenterosi. Una riunione che, in sostanza, dovrebbe essere la 'primà di questa cabina di regia. Il compromesso è stato accolto con particolare soddisfazione dall'Italia, che si è battuta per imporre una catena di comando unico sotto l'ombrello della Nato. Tra l'altro, con il rientro sotto l'Alleanza del comando delle operazioni, sarebbe la base di Napoli ad ospitare il quartiere generale della missione.

UE: OK A NUOVE SANZIONI L'Ue è pronta ad adottare nuove sanzioni per evitare che gli introiti da gas e petrolio finiscano nelle tasche di Gheddafi, vuole salvaguardare l'integrità territoriale della Libia, riconosce il «contributo positivo» dato dalle azioni militari intraprese dalla coalizione per la protezione dei civili e ribadisce: il colonnello «deve andarsene immediatamente». Sono questi alcuni dei passaggi principali delle conclusioni sulla Libia adottate oggi dal Consiglio europeo. I leader dei 27 riconoscono che la riunione svoltasi a Parigi sabato scorso e che ha dato il via libera alle azioni militari della 'coalizione dei volontarì ha dato un «contributo decisivo» all'applicazione della risoluzione 1973 dell'Onu. «Quando la popolazione sarà al sicuro e al riparo dalla minaccia di attacchi - si legge nelle conclusioni - le operazioni militari termineranno». L'Ue, nelle conclusioni rese note a mezzanotte, sottolinea il ruolo «cruciale» dei Paesi arabi, e in particolare della Lega, nell'implementazione della risoluzione 1973 e nella ricerca di una soluzione politica della crisi. L'Europa, insieme ai partner regionali, intensificherà gli sforzi per rispondere alla legittima domanda di democrazia del popolo libico e per avviare un dialogo con le parti tenendo conto della necessità di salvaguardare la sovranità e l'integrità territoriale della Libia. Parallelamente, i 27 «sono pronti» ad adottare ulteriori sanzioni per impedire che gli introiti derivanti dalla vendita di gas e petrolio arrivino al regime di Gheddafi. In questa prospettiva i Paesi membri dell'Ue presenteranno opportune proposte al Consiglio di sicurezza. Ma l'Ue si è impegnata oggi anche a potenziare l'assistenza umanitaria, ricorrendo anche a mezzi navali, per una situazione che, specialmente in prossimità dei confini libici, resta motivo di «grande preoccupazione». Sul fronte dell'assistenza economia, il vertice Ue ha anche deciso di aumentare di un miliardo di euro il plafond delle operazioni Bei nei Paesi mediterranei che hanno intrapreso riforme politiche. Ed ha invitato gli 'azionistì della Berds ha considerare la possibilità di estendere il suo campo d'azione anche ai Paesi vicini del Sud.


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Burjny
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LIBIA, DALL'ITALIA 150 MLN A
TUNISI PER FERMARE SBARCHI
   
                                      
    
         •Immigrati in fuga da Mineo
PALERMO - È arrivata all'alba a Lampedusa la prima nave cisterna con acqua inviata dalla Regione siciliana con a bordo quasi 5.000 metri cubi di acqua potabile per fare fronte alla crisi idrica. Per il pomeriggio è previsto l'arrivo di un'altra nave cisterna con 1.500 metri cubi d'acqua. «Entro giungo prossimo - ha spiegato l'assessore regionale siciliano Giosuè Marino - invieremo a Lampedusa circa 60.000 metri cubi di acqua».

I ministri degli Interni Roberto Maroni e degli Esteri Franco Frattini hanno preso accordi con le autorità tunisine per contrastare l'ondata di clandestini che da settimane sta invadendo le coste del Sud Italia. I colloqui si sono tenuti a Tunisi: in cambio dei controlli marittimi del governo di Tunisi, l'Italia fornirà uomini e mezzi di addestramento e una linea di credito di 150 milioni di euro.

IMMIGRATI IN FUGA DAL CENTRO DI MINEO
Immigrati in fuga dal centro di accoglienza di Mineo hanno messo in allarme gli abitanti di tutto il catanese. Come mostrato in un servizio di Sky Tg24 gli immigrati scavalcano la rete di sicurezza nonostante il filo spinato e si allontanano per le campagne, per evitare i controlli.

ANCORA SBARCHI A LAMPEDUSA, SONO UN CENTINAIO
  Ancora sbarchi a Lampedusa, dove si trovano ancora oltre 4mila immigrati. La notte scorsa altri 92 profughi sono approdati sull'isola. E' intanto partita la nave militare San Marco diretta a Taranto, con circa 500 migranti che dovrebbero essere trasferiti in una tendopoli a Manduria. E' arrivata una nave cisterna con 4 mila metri cubi d'acqua per fare fronte all'emergenza idrica. Per domani e' invece previsto l'arrivo di una nave passeggeri in grado di imbarcare circa mille persone.


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LIBIA, CITTÀ DI AJDABIYA
PRESA DAI RIBELLI
COLPITO SITO RADAR A TRIPOLI

                    
                                      
    
         •Proteste in Siria, decine di morti
TRIPOLI - La città libica di Ajdabiya è caduta stamani nelle mani degli insorti. Lo riferiscono giornalisti della France Presse sul posto. Nella notte tre forti esplosioni hanno scosso la periferia est di Tripoli ed un sito militare è in fiamme. Lo riferiscono abitanti della zona. «Il quartiere è stato scosso da tre esplosioni consecutive. I vetri delle finestre sono andati in frantumi. Il raid ha colpito una postazione radar, che ha preso fuoco», racconta un testimone che abita a circa 300 metri dal bersaglio colpito. Diversi siti militari sono situati alla periferia est della capitale libica, bersagliata quotidianamente dai raid della coalizione dall'inizio delle operazioni militari in Libia, il 19 marzo.

SOSPESI TRASFERIMENTI DI IMMIGRATI NEL CATANESE
«Libertà, libertà, libertà»: dopo giorni di sbarchi e tensioni, sul molo di Lampedusa esplode la protesta delle migliaia di migranti accampati in condizioni inumane da una settimana. Una rabbia innescata dalle due ore di ritardo con cui è arrivato il camion che distribuisce il cibo, ma in realtà covata da tempo. E che, in assenza di soluzioni e con 4.500 stranieri ancora sull'isola, potrebbe sfociare presto in una rivolta in piena regola. Quanto accaduto al porto è, dunque l'ennesimo segnale che bisogna intervenire in maniera massiccia, perchè la situazione è ormai degenerata. Ed infatti il Viminale, al termine della riunione dell'unità di crisi per la gestione dell'emergenza, ha deciso di utilizzare navi passeggeri per svuotare Lampedusa. La prima arriverà già domenica, per prelevare i primi mille tunisini, mentre la seconda approderà martedì. Nella notte salperà invece la nave San Marco, tornata per la seconda volta a Lampedusa, che trasferirà a Taranto cinquecento migranti che verranno portati in un nuovo centro di accoglienza e identificazione che i vigili del fuoco stanno allestendo a Manduria. Un centro che, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere allestito inizialmente per circa cinquecento persone ma che potrebbe poi essere ampliato fino ad ospitarne 3-4mila. Il Viminale ha anche convocato per giovedì Regioni, Province e Comuni per mettere a punto in via definitiva il piano di accoglienza per i profughi e ha sospeso i trasferimenti dei richiedenti asilo a Mineo. «Puntiamo ad individuare tra i siti messi a disposizione della Difesa aree idonee ad ospitare i migranti che si trovano ora a Lampedusa» dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni al ritorno dalla Tunisia, ammettendo che ci sono difficoltà, dovute al fatto che in soli due mesi e mezzo sono arrivati 15 mila migranti. «Stiamo facendo ogni sforzo - assicura - per trovare una soluzione». «Lampedusa è un dramma e il governo se ne è fregato - gli risponde il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo -. Avrebbe dovuto prevenire quello che sta capitando». Lombardo ha anche detto di essersi rivolto al capo dello Stato e ha annunciato che sarà a Lampedusa «fino a quando il governo non risolve il problema».

Quel che è certo è che sull'isola ieri si è rischiato molto. Centinaia di migranti sono scesi di corsa dalla collinetta sopra il molo dove sono accampati da giorni e hanno praticamente assaltato il camion del cibo, arrivato in ritardo di due ore. È stata la scintilla che ha innescato la protesta. «Guarda qua, guarda, sono due ore che aspettiamo - dice uno di loro - portano il cibo nel camion della mondezza». In centinaia urlano «libertà, libertà» e «Sicilia, Sicilià». Le forze dell'ordine contengono a fatica la protesta, che poi fortunatamente rientra. «Da sei giorni non facciamo una doccia, siamo sporchi - dice un tunisino sui quarant' anni in perfetto italiano - dormiamo fuori, non c'è acqua, non c'è il bagno, siamo senza tende e senza coperte. Ma, Dio, mica siamo animali, vogliamo solo andare via da qua». È giallo, intanto, sul barcone carico di 330 eritrei partito da Tripoli mercoledì. L'imbarcazione, secondo alcune fonti, sarebbe stata intercettata questa mattina ad una trentina di miglia a nord da Tripoli da una nave militare canadese della Nato che sta imponendo il blocco navale alla Libia. Ma, secondo altre fonti, il barcone intercettato potrebbe non essere quello degli eritrei ma un altro salpato la scorsa notte dalla Libia. In serata, don Mosè Zerai, presidente dell'agenzia umanitaria Habeshia, ha riferito di un barcone soccorso nel pomeriggio da una unità della Nato battente bandiera canadese, e da questa abbandonato alla deriva dopo il rifiuto da parte degli occupanti (350 profughi tra cui 200 donne, di varie nazionalità ma in gran parte eritrei) di essere condotti in Tunisia. Il portavoce della Nato a Napoli David Taylor ha confermato che una nave militare dell'Alleanza Atlantica ha ricevuto un sos da un'imbarcazione in difficoltà nel Mediterraneo a causa di un'avaria al motore. Ma non ha precisato nè di che nazionalità sia la nave Nato che l'ha intercettata, nè la destinazione del barcone, nè l'esito dell'operazione di soccorso.

DECINE DI MORTI IN SIRIA
Il viso perennemente abbronzato del ministro dell'informazione siriano Mohsen Bilal appare in serata sugli schermi della tv panaraba al Arabiya per informare «i gentili telespettatori» che «a Damasco e nelle altre città del Paese la situazione è calma». In sovrimpressione appare invece la scritta «notizia urgente» che riferisce della morte di tre cittadini della capitale caduti sotto il fuoco delle forze di sicurezza governative e della chiusura dell'intero quartiere periferico da parte di agenti in tenuta anti-sommossa. È la fotografia di una nuova giornata di drammatiche notizie non confermate di decine di morti e di silenzi e smentite da parte delle autorit…, che continuano a negare quanto invece appare ormai a fiumi sui video amatoriali pubblicati sulla Rete. A Samnin, villaggio a nord di Daraa, epicentro delle proteste senza precedenti nel sud del Paese, si parla di oltre venti morti, uccisi mentre cercavano di forzare il blocco delle forze di sicurezza, schierate a impedire che i residenti delle varie localit… dell'Hawran, di cui Daraa è capoluogo, affluissero in quella che è stata gi… ribattezzata «la porta della liberazione». Circa cinque ore dopo i presunti sanguinosi scontri tra residenti e forze dell'ordine a Samnin, un'indiscrezione di stampa attribuita a una non meglio precisata fonte ufficiale, informava della «morte di dieci dimostranti» nel villaggio del sud. A essere sotto assedio ormai non è pi— soltanto Daraa ma anche altre localit… dell'Hawran: testimoni oculari riferiscono di un ingente dispiegamento di militari dell'esercito, a cui sarebbe stato affidato il compito di gestire i posti di blocco agli ingressi di tutte le localit… coinvolte, che sarebbero una decina. Alle forze speciali guidate da un cugino del presidente e ai reparti speciali della polizia è invece affidato - sempre secondo le testimonianze che giungono non confermate dal sud della Siria - il lavoro 'sporcò, entrare nei centri abitati e stanare i rivoltosi, disperdere i cortei, sparare a vista e ad altezza uomo. Ma cortei anti-regime si sono avuti in maniera minore anche in quasi tutte le citt… del Paese: da Homs a Hama al centro della striscia di territorio fertile che da Damasco conduce fino ad Aleppo, e poi a Latakia, porto simbolo dello strapotere dei clan alawiti alleati degli Assad. Alcune fonti riportano la notizia - anch'essa priva di conferme - della morte di quattro persone a Latakia, e di scontri violenti con feriti a Jabla, poco pi— a sud, e nel sobborgo di Sleibe. Ad Aleppo il tentativo di manifestare a partire dalla Grande moschea è stato represso a manganellate all'interno della sala di preghiera, con un video amatoriale pubblicato su Youtube che conferma quanto raccontato dai testimoni. A Raqqa nell'estremo nord e a Qamishli, nel nord-est curdo ai confini con Turchia e Iraq, centinaia di persone sono scese in strada scandendo lo slogan ormai celebre della mobilitazione siriana: «Iddio, Siria, libertà e basta!», mentre cortei di lealisti hanno imperversato dalla tarda mattinata e fino al pomeriggio per Damasco, ripresi dalle uniche telecamere accese: quelle della tv di Stato.


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LIBIA, I RIBELLI: "PRONTI A
ESPORTARE PETROLIO"

                
                                      
    
          TRIPOLI - Le forze di Muammar Gheddafi in ritirata dall'est del Paese, con gli impianti petroliferi strategici tornati nelle mani dei ribelli che si dicono pronti a esportare l'oro nero all'estero, e che ora puntano su Sirte, preparandosi all'offensiva contro la città natale di Gheddafi, simbolo del regime e della Rivoluzione. È la Libia oggi, nel nono giorno dall'inizio della missione «Odissey Dawn», contrassegnato dall'avanzata degli antigovernativi e dalla dura battaglia in corso a Misurata, unica città dell'ovest nelle mani degli anti-Gheddafi. Ma è anche il giorno in cui a Bruxelles il comitato militare della Nato ha trovato l'intesa sul comando delle operazioni, affidate al generale canadese Charles Bouchard, che saranno tese a «proteggere i civili e le aree popolate da civili sotto minaccia di attacco da parte del regime». La missione, denominata «Unified protector», prevede una no fly zone rafforzata (no fly zone plus), ovvero raid su bersagli di terra. All'Alleanza occorreranno circa 48 ore per assumere il pieno controllo delle operazioni. Intanto, procede anche il pressing diplomatico su Tripoli: Washington annuncia possibili colpi di scena, se è vero, come detto oggi dal ministro della Difesa Usa Robert Gates e dal segretario di Stato Hillary Clinton, che ci sarebbero «defezioni importanti» tra le fila del governo libico. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini dal canto suo ribadisce: l'esilio di Gheddafi «‚ una delle opzioni che la comunità internazionale sta valutando», dicendosi convinto che anche a Bengasi la soluzione verrebbe accettata. Mentre a Bruxelles si discuteva, l'offensiva dei ribelli supportata dai raid aerei su Sirte e Ajdabiya, ripresi in serata anche su Tripoli, ha visto cadere una dietro l'altra le principali città tra Bengasi e Sirte: i ribelli festeggiano ad Ajdabiya, dove ieri hanno ammainato le bandiere verdi del regime, e soprattutto a Ras Lanuf, considerato il secondo sito strategico per il settore energetico libico - c'è una raffineria da 220.000 barili al giorno e numerosi depositi di petrolio e gas -, e Marsa el Brega, sede di un importante terminal per l'export. I campi petroliferi riconquistati nelle ultime 48 ore consentiranno ai ribelli di «produrre almeno 100.000, 130.000 barili al giorno» con una potenzialità di «300.000», ha detto Ali Tarhoni, responsabile per gli affari economici degli antigovernativi, che affermano di aver già siglato un contratto con il Qatar per l'export. Il flusso di greggio riprenderà «in meno di una settimana». L'avanzata militare è rapida, forse anche troppo: sul loro cammino i ribelli «non vedono soldati di Gheddafi», confermando indirettamente quanto annunciato ieri dal governo, ovvero una «ritirata tattica» dei militari dall'est. Tanto che una avanguardia dei ribelli sarebbe entrata in serata Nawfaliya, circa 100 km a est di Sirte, ultima città di rilievo prima della roccaforte di Gheddafi. Ora gli armati attendono che i raid della coalizione puliscano il campo dai corazzati nemici, che stazionerebbero a circa 50 km di distanza. I fatti sembrano dar loro ragione: i raid aerei sono tornati a colpire in serata proprio Sirte, provocando almeno due forti esplosioni. La tensione è alle stelle, tanto che nella roccaforte del rais nel pomeriggio testimoni hanno visto un convoglio di 20 mezzi militari, tra cui mezzi antiaerei mobili, e dozzine di auto cariche di civili in fuga verso Tripoli. A Misurata invece, unica città dell'ovest nelle mani dei ribelli, si combatte ancora. La propaganda di entrambi i fronti ha assicurato che la città è sotto il controllo dell'una o dell'altra parte, ma i residenti che sono riusciti a far sentire la propria voce parlano di intensi bombardamenti di artiglieria, cannoneggiamenti dei carri armati, scontri a fuoco in Tripoli street, principale arteria della città, con i cecchini del governo piazzati sui tetti che sparano a tutto ciò che si muove. «Stiamo cercando un riparo, ma qui nulla è più sicuro», ha detto un testimone, assicurando che in città ci sono elementi dell'esercito libico ma anche molti mercenari in azione. Anche il leader potrebbe trovarsi lì, a guidare i suoi soldati: «Sta conducendo la battaglia. Sta guidando la nazione dappertutto nel paese», ha detto il portavoce del governo Ibrahim Mussa, evocando una delle immagini più care alla propaganda del regime, Gheddafi alla testa dei suoi carri armati che dà battaglia all'Occidente invasore.

MASSACRO A MISURATA «Qui c'‚ stato un altro massacro, ci sono almeno otto morti e 24 feriti, alcuni hanno perso parti del loro corpo e sono in condizioni gravissime». Le truppe di Muammar Gheddafi sono tornate oggi a sferrare una nuova offensiva contro Misurata, unica roccaforte degli insorti nella Libia occidentale, e un residente, che ha detto di chiamarsi Saadoun, ha raccontato al telefono a un giornalista dell'agenzia Reuters della nuova giornata di sangue vissuta da una città ormai allo stremo. Non vi è modo di verificare quanto Saadoun ha riferito ma è comunque certo che i lealisti oggi sono tornati all'attacco in forze, per cercare di eliminare quest'ultima testa di ponte nemica e riprendere il controllo di tutto l'ovest. Residenti hanno riferito alla BBC che i governativi hanno cominciato a cannoneggiare la città, con carri armati e artiglieria pesante, e sono riusciti a raggiungere il centro. Qui avrebbero preso il controllo del Palazzo del Popolo e vi avrebbero piazzato cecchini sul tetto. Sempre secondo i residenti, i lealisti avrebbero ormai il controllo del 60% della città. Fra di loro ci sono non solo soldati ma anche mercenari. Gli scontri più duri si sarebbero verificati nell'arteria principale, Tripoli Street. La situazione per la popolazione è terribile. Bombardamenti e sparatorie sono continui, mancano luce e acqua, il cibo comincia a scarseggiare. L'ospedale è intasato di feriti, mandati subito a casa dopo medicazioni o amputazioni per far spazio a nuovi pazienti. Nei giorni scorsi i ribelli sono riusciti a far arrivare rifornimenti via mare, con alcuni pescherecci partiti da Bengasi, ma ora i governativi controllano una parte del porto e anche questa via è chiusa. La Tv di stato oggi ha detto addirittura che la città «è ora sicura, le forze antiterrorismo hanno arrestato i membri delle bande armate che terrorizzavano la popolazione». Un altro degli insorti, Sami, ha detto invece alla Reuters che «i ribelli vogliono proseguire con i loro attacchi e cacciare gli uomini di Gheddafi fuori dalla città tutti insieme. Ieri gli aerei della coalizione avevano colpito duramente gli assedianti, bloccando temporaneamente i loro attacchi. Aerei francesi avevano distrutto cinque aerei militari libici e due elicotteri nella base aerea di Misurata. La popolazione della città, circa 500.000 abitanti, appartiene alla tribù dei Warfalla, una delle principali della Tripolitania. Tradizionalmente alleati di Gheddafi, dopo lo scoppio della guerra civile i Warfalla sono passati in buona parte con l'insurrezione e hanno fatto della città una delle roccaforti dei ribelli all'ovest (la parte del paese controllata dal colonnello). Misurata è la terza città della Libia, dopo Tripoli e Bengasi. Si trova sulla costa a 210 km a est della capitale e si è sviluppata fin dai tempi dei Romani intorno a una grande oasi. Ha una ricca produzione di frutta, olive e datteri e numerose fabbriche alimentari, tessili e di artigianato. Dal '79 ospita anche una delle più grandi acciaierie del Nordafrica.

COMANDO ALLA NATO  Sarà la Nato a difendere i civili e le aree popolate della Libia dalle minacce di attacchi delle forze del colonello Moummar Gheddafi. I 28 Alleati hanno approvato stasera i piani per assumere sotto la loro responsabilità l'implementazione di «tutti gli aspetti» della risoluzione Onu 1973, incluso il paragrafo 4, che autorizza la comunità internazionale a prendere «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco, escludendo solo «l'occupazione sotto qualsiasi forma» di qualsiasi parte del territorio libico. Con questa piena assunzione di responsabilità, la Nato assume da subito il comando politico e militare di tutte le operazioni in Libia e la missione internazionale 'Odissea all'albà, lanciata dalla 'coalizione dei volenterosì sotto il controllo di Usa, Francia e Gran Bretagna, passa sotto il controllo dell'Alleanza prendendo il nome di «Unified protector», protezione unificata. I piani e le regole di ingaggio messi a punto dal Comitato militare hanno passato il vaglio politico dei 28 ambasciatori dell'Alleanza che, a tarda serata, hanno raggiunto l'accordo cercato con determinazione - e molti momenti di tensione - da almeno dieci giorni. La Nato sarà in grado di assumere la guida totale delle operazioni «entro 48-72 ore», hanno indicato fonti diplomatiche. La macchina ha già i motori accesi e domani il generale canadese Charles Bouchard, che guiderà da Napoli le forze Nato e non-Nato impegnate nella missione, incontrerà la stampa nella base napoletana. Oltre all'embargo delle armi e al comando per l'interdizione dei voli nei cieli libici, l'Alleanza agirà per proteggere i civili e le aree abitate dalla minaccia di attacchi delle truppe del colonnello Gheddafi, attraverso una 'no fly zonè rafforzata (no fly zone plus) che include raid aerei e bombardamenti su bersagli di terra. La Nato non rifornirà però di armi gli insorti. C'è un embargo delle armi contro tutto il territorio della Libia e noi -ha chiarito il ministro della Difesa difesa britannico Liam Fox smentendo indiscrezioni stampa - «dobbiamo accettarlo». Anche la no fly zone sarà del resto applicata in maniera «imparziale». L'interdizione dei voli riguarderà gli aerei di Gheddafi, ma anche quelli dei ribelli, con la sola eccezione dei velivoli autorizzati. L'obiettivo militare in Libia «non è l'uscita di scena di Muammar Gheddafi», hanno dichiarato il segretario della Difesa Usa Robert Gates e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Lo scopo prioritario della missione - hanno sottolineato - è la protezione della popolazione civile. L'uscita di scena di Gheddafi resta ovviamente un obiettivo politico, che la comunità internazionale intende perseguire con gli strumenti della diplomazia, non con quelli militari. La conferenza di Londra di martedì tra i ministri degli esteri dei paesi che partecipano alla missione sarà focalizzata su questo. Sull'ampiezza e le modalità della missione, gli Alleati si erano divisi. In particolare, i raid aerei contro bersagli a terra condotti dalla coalizione dei volenterosi avevano irritato la Turchia, secondo la quale andavano oltre il mandato Onu. Ankara aveva chiesto lo stop di tutti i raid prima del passaggio del comando alla Nato della no fly-zone. Le divergenze sono poi rientrate ed è stato possibile giovedi sera raggiungere un accordo di principio che oggi si è tradotto in piani militari, regole di ingaggio e controllo politico di tutte le operazioni. Molto soddisfatto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: «è un passo molto significativo che dimostra la capacità della Nato di prendere decisioni decisive».

IL PIANO ITALO-TEDESCO «Abbiamo un piano e vedremo se si potrà tradurre in una proposta italo-tedesca. Magari da elaborare in un documento congiunto da presentare martedì», al vertice della coalizione che si terrà a Londra. Lo annuncia il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista alla Repubblica. «In questi giorni difficili - afferma il capo della diplomazia italiana - forse l'Europa ha perso dei pezzi, noi non vogliamo perdere la Germania e un'evoluzione verso il cessate il fuoco ne renderà più facile il rientro». Il ministro ricorda che «fino ad oggi sono esistiti tre comandi distinti delle operazioni: quello italiano e americano a Napoli, un secondo britannico e un terzo francese» ma da lunedì il comando passa alla Nato. Quanto allo stato di salute dei rapporti con la Francia, Frattini fa sapere che «restano immutati», ma aggiunge che «non abbiamo condiviso la scelta della coalizione dei volenterosi. Vi abbiamo partecipato in quanto misura urgente e temporanea». Ed esclude che ora esisterà una cabina di regia, «tanto meno a due». I passaggi del piano italo-tedesco prevederebbero, secondo il ministro, il cessate il fuoco che dovrà essere monitorato dalle Nazioni Unite, l'istituzione di un corridoio umanitario permanente e un «impegno forte dell'Unione africana e della Lega araba», oltre al coinvolgimento dei gruppi tribali «che lavoreranno ad una costituzione per la Libia». Quanto alla sorte del rais, Frattini esclude la sua permanenza al potere e dichiara: «altra cosa è pensare ad un esilio, l'Unione africana si è già fatta carico di trovare una soluzione» e anche nel regime libico c'è chi «sta lavorando per favorire dall'interno questa via d'uscita».

RIBELLI RICONQUISTANO CITTÀ, DECISIVI I RAID Aiutati dai raid aerei internazionali, i ribelli libici ieri hanno annunciato la riconquista di Ajdabiya e, in maniera controversa, anche di Brega, due centri strategici nel quadrante est della Sirte. Sull'altro lato del golfo le forze del colonnello Muammar Gheddafi hanno continuato a cannoneggiare l'enclave ribelle di Misurata per fermarsi solo quando in cielo sono comparsi gli aerei della coalizione. E mentre a Bruxelles la Nato sta mettendo a punto piani e regole di ingaggio per il passaggio del comando della missione all'Alleanza - proprio come auspicato dall'Italia nonostante le resistenze francesi - da Washington il presidente Barack Obama ha usato il consueto messaggio del sabato per rassicurare gli americani annunciando che la coalizione sta vincendo e ha sventato una «catastrofe umanitaria» e «un bagno di sangue». Ad essere riconquistate dai ribelli è stata prima Ajdabiya, citt… a 160 km a sud di Bengasi, considerata la 'portà verso due importanti centri petroliferi tra cui Brega, situata circa 80 km più a ovest e, almeno secondo alcune testimonianza, espugnata nel pomeriggio di ieri . Le due città erano state dapprima conquistate e poi perse dai ribelli tra il 13 marzo e una settimana fa. Questi hanno annunciato di aver inseguito per una trentina di km le truppe di Gheddafi in fuga verso ovest, dove si trova un altro importante centro petrolifero, Ras Lanuf, coprendo dunque circa 270 degli 800 km della litoranea del Golfo della Sirte. Per facilitare l'avanzata degli insorti verso ovest, in nottata la coalizione ha attaccato alcuni reparti di lealisti lungo la strada che collega Ajdabiya a Sirte, città natale di Gheddafi. E sempre nella tarda serata di ieri è stata colpita nuovamente Sabha, città della Libia centrale che rientra nella sfera di influenza della tribù del colonnello. Ribelli e fonti ufficiali (che denunciano una strage di civili) hanno attribuito un ruolo decisivo negli sviluppi sul terreno ai raid aerei della coalizione. Riferendosi solo a Ajdabiya, il viceministro degli Esteri libico Khaled Kaaim ha parlato comunque di mera «ritirata strategica» e di una prossima ulteriore riconquista della città. Il centro ieri si presentava come una città fantasma per la fuga di una rilevante parte dei suoi abitanti. Il bilancio di vittime degli scontri è incerto ma i ribelli segnalano nove morti e nove feriti, ma altre fonti parlano di almeno 21 soldati di Gheddafi uccisi nei pressi della città dove sarebbe stato catturato anche un generale dell'esercito del rais. Intanto a Misurata, città portuale circa 200 chilometri ad est di Tripoli controllata dai ribelli, è stata attaccata con carri armati e artiglieria fino a quando, in serata, sono comparsi aerei nel cielo della coalizione che hanno fatto fermare i bombardamenti. Il bilancio di una settimana di scontri sarebbe di almeno 115 morti, causati anche da cecchini del regime che - secondo testimonianze, - sparano sui civili. Oltre a quelli della tarda serata, la coalizione ha effettuato altri raid: i jet francesi hanno distrutto a terra, proprio a Misurata, cinque aerei e due elicotteri nemici. Tre missioni aeree sono state compiute tra venerdi e sabato oggi da caccia F-16 dell'Aereonautica militare italiana schierati a Trapani. «La missione in Libia sta avendo successo», ha detto Obama sotto assedio del Congresso che lo accusa di aver preso la missione alla leggera. «Quando uno come Gheddafi minaccia un bagno di sangue e la comunit… internazionale Š pronta ad agire insieme Š nel nostro interesse nazionale agire», ha argomentato il presidente sottolineando che la missione in Libia «ha evitato una catastrofe umanitaria e le vite di civili, innocenti uomini, donne e bambini, sono state salvate». Il segretario alla difesa Usa Robert Gates dal canto suo ha affermato che i governativi userebbero i cadaveri delle persone da loro stassi uccise facendoli passare per vittime civili dei raid aerei della coalizione. Il riferimento di Obama alla comunità internazionale è indirettamente anche alla Nato e quindi all'accordo politico per il passaggio sotto il comando dell'alleanza atlantica di tutte le operazioni militari in Libia. In base a tale intesa, il Comitato militare della Nato, presieduto dall'ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha lavorato per pianificare l'intervento.


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LIBIA, AMNESTY DENUNCIA:
RAIS FA SPARIRE OPPOSITORI

                
                                      
    
          TRIPOLI - Per la Nato «non c'è alcun cambiamento politico, nè cambiamento di piani». Lo ha detto una portavoce della Nato a proposito del passaggio del comando delle operazioni dagli americani all'Alleanza Atlantica previsto per giovedì mattina. «In questo momento - ha precisato la portavoce - gli alleati stanno trasferendo i mezzi. Non c'è alcun ritardo. Spetta al comandante della task force, gen. Buchard, annunciare la piena capacità operativa. Ci aspettiamo che lo faccia presto». «Nel giro di due settimane dal momento dell'adozione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - ha detto la portavoce dell'Alleanza Atlantica - sono state messe in atto tre operazioni a comando unico della Nato». «Questa - ha sottolineato la portavoce - è una riposta rapida e decisa».

AMNESTY DENUNCIA: OPPOSITORI SPARITI «Le forze libiche fedeli al colonnello Muammar Gheddafi sono responsabili di una campagna di sparizioni forzate destinata a stroncare l'opposizione crescente al suo governo». È la denuncia contenuta in un documento diffuso oggi da Amnesty International. Il documento descrive una trentina di casi di persone scomparse dall'inizio delle proteste, tra attivisti politici, sospetti ribelli o presunti simpatizzanti di questi ultimi. «A quanto pare, è in vigore una politica sistematica di arrestare chiunque sia sospettato di opporsi al colonnello Gheddafi, trattenerlo e trasferirlo nell'ovest del paese, ancora sotto il suo controllo. Date le circostanze in cui si sono verificate queste sparizioni forzate, vi sono tutte le ragioni per ritenere che le persone che ne sono vittime corrano seri rischi di subire torture e maltrattamentì »ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. «Il colonnello Gheddafi - chiede Amnesty - deve porre fine a questa vergognosa campagna e a ordinare alle sue forze di rispettare il diritto internazionale». Le sparizioni, indica l'organizzazione, sono iniziate persino prima che le proteste contro il colonnello Gheddafi si trasformassero in rivolta armata. «Il colonnello Gheddafi potrebbe essere giudicato responsabile, in un processo internazionale, di ogni crimine commesso dalle sue forze durante questo conflitto. Chiunque sia detenuto solo per aver sostenuto pacificamente le proteste dev'essere rilasciato immediatamente e poter tornare a casa in condizioni di sicurezza», ha sottolineato Smart. Il documento diffuso oggi è frutto del lavoro del team di ricerca di Amnesty International nell'est della Libia.

GHEDDAFI: EUROPA COME HITLER Nascosto in uno dei suoi bunker segreti a Tripoli, Gheddafi rialza la voce e paragona la «barbara offensiva» in Libia «a quella di Hitler in Europa» mentre il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, annuncia «per domani» il passaggio del comando delle operazioni militari alla Nato e si impegna a non commettere gli stessi errori che in Iraq. Il messaggio di Gheddafi, rivolto al Gruppo di contatto che si riunisce oggi a Londra, è stato rilanciato dall'agenzia di stampa libica Jana, mentre sul terreno gli insorti che marciavano verso Sirte, città natale e roccaforte del Rais, sono stati bloccati dal fuoco di sbarramento dell'esercito e costretti a ripiegare su Ben Jawad, 150 chilometri da Sirte. «Bloccate la vostra barbara e ingiusta offensiva contro la Libia. Lasciate la Libia ai libici, state conducendo un'operazione di sterminio di un popolo e distruggendo un paese in pieno sviluppo», ha detto Gheddafi.
Il messaggio del Colonnello è giunto a poche ore dall'inizio della riunione di Londra sulla Libia, che ha il compito di pilotare sul piano politico l'operazione internazionale, il cui comando è affidato alla Nato, e di preparare il dopo Gheddafi. Ancor prima dell'apertura del vertice, l'Unione africana ha annunciato che non parteciperà, mentre il Consiglio nazionale provvisorio si è impegnato a libere elezioni. I Paesi del Gruppo di contatto sono pronti a concedere al leader libico l'immunità e l'esilio, nell'ambito di un accordo per porre fine al conflitto. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha riferito ieri di «paesi africani che potrebbero offrire ospitalità» al Colonnello, anche se per ora «non ci sono ancora proposte formali».
Sul terreno, gli insorti riferiscono di essere stati costretti a fermare la loro avanzata verso Sirte dall'intenso fuoco di sbarramento dell'esercito di Gheddafi. «Siamo stati colpiti dalle forze di Gheddafi e siamo arretrati», ha detto un ufficiale ribelle, Hamad al-Awani, alla testa di un gruppo di combattenti che presidia ora Ben Jawad. Le forze fedeli al leader libico hanno utilizzato «razzi, granate e armi pesanti» per costringere gli insorti, che erano arrivati a qualche decina di chilometri da Sirte, alla ritirata in un'area in massima parte fedele al Rais. La tv libica ha intanto mostrato oggi immagini di Khamis, il figlio di Gheddafi dato per morto nei combattimenti da alcune fonti. Khamis, al comando di una brigata d'elite dell'esercito libico, è stato ripreso dalla tv mentre salutava la folla nei pressi di Bab al Azizia, la caserma-bunker del padre a Tripoli.

RICOMPARE KHAMIS Khamis è vivo e lotta contro i «crociati». Con molta enfasi, la tv di stato libica ha mostrato ieri sera immagini - definite in diretta - del figlio del Colonnello dato per morto in combattimento nei giorni scorsi anche dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton. La tv ha mostrato Khamis, 32 anni, in divisa, mentre stringe le mani di alcuni sostenitori del regime radunati davanti alla caserma-bunker del Colonnello di Bab al Azizia, a Tripoli, per formare 'scudi umanì a difesa del Rais. Il sesto figlio di Gheddafi è al comando della 32/a Brigata, conosciuta in Libia come 'Brigata Khamis', una unità di elite che conta circa 10.000 uomini, di cui molti mercenari stranieri. La 'Brigata Khamis' è ritenuta la più agguerrita e spietata dagli insorti. Nelle scorse settimane si era diffusa la voce che Khamis fosse morto in un ospedale di Tripoli per le ferite riportate in un attacco suicida lanciato contro Bab al Azizia da un pilota dell'aviazione libica passato all'opposizione. Il regime aveva smentito la notizia. La 32/a Brigata, che ha il suo quartier generale vicino Bengasi, era stata inizialmente schierata da Gheddafi a difesa di Tripoli ma alcuni dei suoi uomini sono stati in seguito inviati in diverse aree del Paese per sostenere le forze governative nella lotta contro i rivoltosi. Formatosi nelle accademie militari russe, Khamis Gheddafi ha il grado di capitano ed è responsabile del reclutamento e dell'addestramento dei mercenari provenienti dai paesi dell'Africa sub-sahariana. Nel gennaio scorso, prima che esplodesse la crisi libica, il Dipartimento di stato Usa aveva organizzato un soggiorno di un mese e mezzo di Khamis negli Stati Uniti, secondo quanto rivela il Washington Post. Il soggiorno prevedeva anche una visita all'Accademia militare di West Point per il 21 febbraio. Visita cancellata all'ultimo minuto per il precipitare della situazione in Libia.

CHI PARTECIPA ALLA CONFERENZA Il Foreign Office ha diffuso l'elenco dei partecipanti alla Conferenza di Londra sulla Libia. Contrariamente alle aspettative della vigilia non è presente l'Unione Africana. Le organizzazioni internazionali sono: l'Onu, rappresentata dal Segretario Generale Ban Ki-moon e dall'inviato speciale per la Libia Abdelilah Mohamed Al Khatib; la Organizzazione della Conferenza Islamica con Ekmeleddin Ihsanoglu; la Nato con il segretario generale Anders Fogh Rasmussen; la responsabile per gli affari esteri della Ue Lady Ashton; la Lega Araba con l'ambasciatore Hesham Youssef. Le nazioni rappresentate a livello di ministri degli esteri sono Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Estonia, Francia, Germania, Giordania, Grecia, Islanda, Italia, Kuwait, Lettonia, Libano, Lituania, Lussemburgo, Malta, Marocco, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Qatar, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Tunisia, Turchia, Ungheria.

IL DOCUMENTO A LONDRA Si chiama 'Visione per una Libia Democraticà il piano su come approdare al dopo Gheddafi presentato oggi alla conferenza di Londra dal Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) Libico. Alla base del progetto vi è l'intenzione di promulgare una costituzione e modellare lo Stato sul principio della separazione dei poteri. «La Libia - si legge in una nota di accompagnamento - è al crocevia con la storia. Ci lasciamo alle spalle gli anni bui della dittatura e ci avventuriamo in una nuova era di cambiamento democratico. Il Cnt, il solo legittimo rappresentante del popolo libico, ha compiuto i primi passi per realizzare le aspirazioni democratiche della gente». Il documento prosegue indicando «l'obbligo» da parte del consiglio di emanare una bozza di costituzione. La bozza affronterà nodi fondamentali come «la separazione dei poteri, il suffragio universale, la garanzia dei diritti umani fondamentali, lo stato di diritto». Il Cnt si propone infine di dar vita a una Libia che prenda parte alle attività della comunità internazionale in modo «attivo, costruttivo» su base «egalitaria». «Il popolo libico - conclude la nota - ha sopportato molti sforzi. Noi crediamo questo sia il primo raggio di luce a bucare le nubi della dittatura».

DONNA STUPRATA ACCUSATA DI DIFFAMAZIONE L'accusatrice è finita sul banco degli imputati. La donna libica che ha scioccato il mondo facendo irruzione in un albergo di Tripoli frequentato da giornalisti occidentali e denunciato pubblicamente di esser stata stuprata da miliziani di Muammar Gheddafi è stata a sua volta denunciata per diffamazione da alcuni degli uomini accusati delle violenze. Lo ha detto ai media britannici un portavoce del governo libico. «L'accusatrice è diventata l'accusata. Non ha portato nulla di sostanziale per suffragare le accuse. Non ha voluto farsi visitare da un medico. La sua denuncia è stata archiviata», ha detto Mussa Ibrahim, il portavoce che nei giorni scorsi l'aveva definita una prostituta: «I ragazzi che ha accusato di stupro stanno denunciandola perchè è un grave reato accusare qualcuno di un crimine sessuale». Secondo il Times Ibrahim ha detto che Imam sarebbe dovuta andare a denunciare lo stupro alla polizia: «Invece è andata dai giornalisti e ha fatto nomi. Ora il loro onore è macchiato, le loro famiglie hanno perso l'onore e questo è un grave crimine per la legge islamica». Imam aveva catturato l'attenzione del mondo quando aveva fatto irruzione al Rixos Hotel mostrando un taglio nella coscia e lividi sulle gambe e sulla faccia prima di esser afferrata da camerieri e dalle guardie di sicurezza dell'albergo e trascinata via in auto. La giovane donna aveva detto di esser stata sequestrata a un posto di blocco a Tripoli solo perchè originariamente veniva da Bengasi, la roccaforte dei ribelli, e che poi era stata ripetutamente violentata da 15 miliziani nell'arco di due giorni. Amnesty International ha definito il caso «rivoltante» e chiesto alle autorità libiche di liberare Imam. Ieri i suoi genitori avevano accusato il governo di tenerla ostaggio e oggi sua madre, in lacrime, ha detto a SkyNews che il governo libico le avrebbe offerto soldi per convincere la figlia a cambiare la sua versione dei fatti. Non è chiaro dove si trovi adesso Imam se non che, secondo Ibrahim, sarebbe stata portata davanti al procuratore capo libico per rispondere delle accuse contro di lei. Secondo i genitori, la giovane si troverebbe nel compound di Gheddafi a Tripoli.

PAESI AFRICANI FUORI DA CPI Sono 23 su 54 gli Stati africani che non aderiscono alla Corte penale internazionale (Cpi). Stati nei quali il leader libico Gheddafi potrebbe rifugiarsi, in teoria senza correre il rischio di essere trascinato davanti al tribunale dell'Aja per rispondere di crimini contro l'umanità. A stipulare lo Statuto di Roma del luglio del 1998 - atto con cui è nata la Cpi - sono stati in tutto il mondo 114 Paesi, di cui 31 africani. A non aderirvi c'è tutto il Nordafrica: oltre alla Libia, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia e l'Egitto. Fuori dalla Cpi anche i Paesi del Corno d'Africa (Eritrea, Etiopia e Somalia), il Sudan, la Costa d'Avorio, il Ruanda. Ecco, in ordine alfabetico, l'elenco completo dei Paesi africani che non aderiscono alla Cpi: - Algeria - Angola - Camerun - Capo Verde - Costa d'Avorio - Egitto - Eritrea - Etiopia - Guinea Bissau - Guinea Equatoriale - Libia - Marocco - Mauritania - Mozambico - Ruanda - Sao Tomè - Somalia - Sud Sudan - Sudan - Swaiziland - Togo - Tunisia - Zimbawe.


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LIBIA, PESCHERECCIO ITALIANO
'SPARITO' A LARGO DI BENGASI.
OBAMA RINGRAZIA NAPOLITANO
                
                                      
    
          TRIPOLI - E' ansia per un peschereccio italiano, il 'Mariella', con tre italiani a bordo, il capobarca Angelo Miraglia, 43 anni, Ernesto Leni, di 62, e Giuseppe Gennuso, di 56. Il peschereccio, iscritto alla marinare di Siracusa, stava svolgendo attività di pesca a 50 miglia al largo di Bengasi: dopo un sos inviato con il sistema satellitare, del motopesca si sono perse le tracce.
I fatti risalgono alle 22.30 di ieri, quando il peschereccio ha lanciato un sos. Tutte le ipotesi vengono alla stato prese in considerazione: dall'incidente al sequestro.  Alla sala operativa della guardia costiera hanno visto l'unità spostarsi velocemente e poi scomparire: forse perchè il sistema di localizzazione è stato spento, si è guastato, o per altre cause. Per tutta la notte sono stati tentati dei contatti radio da parte delle capitanerie di porto, ma inutilmente. Nessuna risposta. Il peschereccio - di venti metri - era impegnato in attività di pesca nel golfo della Sirte già dallo scorso 24 marzo.

OBAMA RINGRAZIA NAPOLITANO Barack Obama ringrazia l'Italia per «l'appoggio costante alle operazioni della coalizione in Libia sotto il comando Nato». Al termine di una giornata forse chiave per la crisi libica, dopo la fuga del ministro degli esteri Libico in Gran Bretagna, il presidente degli Stati Uniti ha chiamato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, da qualche giorno in visita a New York. Una conversazione i cui contenuti sono stati resi noti da un comunicato ufficiale della Casa Bianca. Traendo spunto dai recenti festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, Obama è tornato a congratularsi con Napolitano e con tutto «il popolo italiano» per questa importante ricorrenza. Obama ha quindi affrontato con Napolitano il tema di maggiore risalto sulla scena internazionale, la crisi libica. «Barack Obama - si legge nella nota diffusa dalla presidenza Usa - ha espresso il suo profondo apprezzamento al presidente Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi per la promozione della pace e della stabilità in tutto il mondo e per il costante appoggio alle operazioni in Libia sotto il comando della Nato». Il presidente americano, sottolinea il comunicato, «ha riconosciuto la competenza e la conoscenza dell'Italia della regione libica e ha ribadito la volontà di continuare con consultazioni ravvicinate tra i nostri due governi, in modo da agire per proteggere il popolo libico e far valere le risoluzioni 1970 e 1973 approvate dalle Nazioni Unite».

OBAMA AUTORIZZA OPERAZIONI CIA Armare o non armare gli insorti in Libia? Anche negli Usa il dibattito è acceso, con il presidente Barack Obama che non esclude questa possibilità. Intanto però, il Capo della Casa Bianca, secondo l'agenzia Reuters avrebbe già autorizzato, firmando un ordine segreto, operazioni di appoggio ai ribelli da parte della Cia. Operazioni che secondo il sito web del New York Times sono già iniziate «da alcune settimane», con agenti disseminati sul territorio libico per individuare obiettivi per i raid aerei e per contatti con la 'rivoluzionè assieme a colleghi dell'MI6 britannico. E questo, osserva il giornale, nonostante Obama abbia detto più volte che in Libia non intende inviare forze di terra, peraltro non previste dalla risoluzione Onu. Se quanto scrive il New York Times sarà confermato, le polemiche non mancheranno. Già l'ipotesi di fornire armi ai rivoltosi, secondo il giornale, divide l'amministrazione e sulla questione è in corso «un acceso dibattito» tra Casa Bianca, Dipartimento di Stato e Pentagono. Come riconosce lo stesso portavoce di Obama, Jay Carney, il Cnt, il governo provvisorio dei ribelli, ha dato qualche primo segnale incoraggiante dicendosi pronto alla democrazia, ma i timori riguardano eventuali infiltrazioni di al Qaida, che non si possono escludere, nonostante i primi segnali provenienti dalla Libia non siano troppo preoccupanti. Tutti hanno infatti in testa l'Afghanistan, dove la situazione si è impantanata anche a causa delle forniture di armi statunitensi ai ribelli che combattevano contro le truppe sovietiche, negli anni dell'occupazione di Mosca. Citando fonti ufficiali di alto livello, il Nyt scrive che «alcuni temono che fornire armi possa significare un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti in una guerra civile» mentre «alcuni combattenti potrebbero avere legami con al Qaida». Secondo le fonti del quotidiano, si parla ampiamente della questione in seno alla Casa Bianca, il Dipartimento di Stato ed il Pentagono, e ci sono state richieste molto precise ai servizi di intelligence per tentare di capire qual è la reale presenza di al Qaida tra i ribelli. Al momento non è stata presa ancora nessuna decisione. Martedi Obama ha detto di non escludere l'ipotesi di fornire armi ai ribelli (ma si potrebbe anche scartarla), e ieri il segretario di Stato Hillary Clinton ha confermato al Congresso che nessuna decisione è stata ancora presa. Al Senato, il comandante in capo delle forze Nato, l'Ammiraglio James Stavridis, è stato infine il primo a non escludere la presenza di al Qaida tra i ribelli libici, anche se non ha voluto drammatizzare. Sugli aiuti ai ribelli, «nulla Š stato tolto dal tavolo» delle discussioni «per quanto riguarda l'assistenza letale», cioè la fornitura di armi, ha confermato oggi Carney, ricordando le parola di Obama della vigilia. Carney ha aggiunto che gli Stati Uniti rimangono «fiduciosi che la coalizione, responsabile per il controllo della no-fly zone e la protezione di civili in Libia, sarà in grado di portare la missione al successo». Rispondendo ad una domanda sull'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell'opposizione in Libia, Carney ha riconosciuto che non tutti i movimenti anti-Gheddafi «sono amici degli Stati Uniti».

CHI E' MUSSA KUSSA Mussa Kussa, il ministro degli esteri di Muammar Gheddafi che stasera è volato in Inghilterra ed ha annunciato la sua defezione, è sempre stato un fedele servitore del Colonnello, di cui era consigliere e stretto collaboratore, ed è stato uomo-chiave del regime come artefice della rete diplomatica che un decennio fa permise a Tripoli, dopo decenni di isolamento, di essere riaccolto nella comunità internazionale. Di modeste origini, originario della Tripolitania, 59 anni, dopo un master nel 1978 all'Università del Michigan, negli Usa, nel 1980 è nominato ambasciatore a Londra, da dove viene espulso lo stesso anno dopo aver affermato p'intenzione di «liquidare i nemici della rivoluzione». Dal 1984 dirige la Mathaba, una fondazione che finanzia movimenti di liberazione e guerriglia in tutto il Mondo, in particolare in America Latina e in Africa. Dopo due anni come viceministro degli esteri, diventa capo dei servizi segreti libici, incarico che mantiene dal 1994 al 2009. È l'uomo forte dei Comitati rivoluzionari, spina dorsale del regime. È lui, alla fine degli anni '90, a gestire diplomaticamente lo smantellamento del programma di armamento nucleare di Gheddafi e a maneggiare il delicato dossier degli indennizzi alle vittime delle due stragi, attribuite ai servizi segreti libici, di Lockerbie nel 1988 (270 morti) e del Dc-10 della compagnia francese Uta esploso nei cieli del Niger (1989, 170 morti), le due vertenze-chiave che aprono la strada alla fine delle sanzioni e dell'isolamento di Tripoli. Ha infine un ruolo chiave nella liberazione nel luglio 2007 delle suore bulgare, accusate dal regime di aver diffuso l'Aids in Libia. Nel 2009, dopo 15 anni a capo dei servizi segreti, viene nominato da Gheddafi ministro degli esteri al posto di Abdulrahman Shalgham. Quest'ultimo viene contestualmente nominato ambasciatore presso l'Onu e solo qualche settimana fa ha defezionato anche lui, pubblicamente.


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LIBIA, A MISURATA SI PIANGONO
I MORTI: 1000 IN DUE MESI
                    
                                      
    
          MISURATA - Whalid piange: «Non è arrivato nessuno, neppure oggi». Sul molo del porto militare di Bengasi aspetta da 12 ore un battello partito da Misurata con una decina di famiglie e qualche ribelle armato di rientro dal fronte. «Aspetto la mia famiglia. Ci sono tutti, anche i miei cinque nipotini», si dispera il giovane, rinfrancato dai tanti che invece hanno scorto un familiare sul battello. «Ora arriva un'altra nave, spero siano lì», dice il giovane prima di correre verso il molo del porto civile, dove attracca la Ionan Spirit, la nave dell'Oim che ha evacuato oltre mille persone. Oltre ai profughi, da Misurata arrivano a Bengasi conferme dell'eccidio: fonti dell'ospedale della città-simbolo della resistenza al colonnello Muammar Gheddafi stimano che dall'inizio del conflitto ci sono stati almeno 1.000 morti e 3.000 feriti. L'80% delle vittime sono civili. A Bengasi, l'arrivo del battello ribelle scatena entusiasmo: l'arrivo viene salutato dalle raffiche degli Ak47, e l'attracco scatena un putiferio. Lo spazio è stretto, si devono far scendere i feriti e i bambini, i ribelli sono nervosi, puntano l'indice contro l'occhio senz'anima delle telecamere che vogliono immortalare il momento. «Non c'è nulla da riprendere, basta, stanno soffrendo non vedete?» strilla minaccioso un ribelle. A Misurata «è in corso un genocidio», ha denunciato giorni fa Mustafa Jalil, capo del comitato nazionale transitorio (Cnt), atteso domani a Roma per un incontro con il premier Silvio Berlusconi, nel quale si discuterà anche «degli addestratori militari promessi da Italia e Francia», ha assicurato lo stesso Jalil. E alla vigilia dell'incontro, la Farnesina, per bocca del portavoce Maurizio Massari sottolinea che «l'Italia è estremamente preoccupata per la situazione della popolazione civile in Libia ed in particolare a Misurata, da dove ci arrivano notizie particolarmente allarmanti».

L'Onu «esige» la fine degli attacchi contro la «città martire» e ha inviato due emissari dal premier libico Al-Baghdadi Ali Al-Mahmoudi. Gli inviati hanno trasmesso a Tripoli la «severa condanna per l'uso della forza contro i civili», chiedendo inoltre il via libera senza restrizioni agli aiuti umanitari. Una delle operazioni più significative degli ultimi giorni da questo punto di vista è quella portata a termine dall'Oim. La Ionan Spirit è attraccata nel porto di Bengasi in serata, portando a circa 2.200 il totale dei lavoratori stranieri evacuati da Misurata in una settimana. Altri 5.000 attendono di partire, mentre sarebbero circa 400.000 i civili che sperano di essere portati via. «Questo è un impegno che noi e altre Ong non possiamo assumerci, non ne abbiamo la capacità», ha sottolineato Jeremy Haslam, responsabile dell'operazione Oim. Su Misurata intanto continuano a piovere razzi e artiglieria: oggi il bilancio, secondo i ribelli, è stato di quattro morti e cinque feriti. E mentre ad Ajdabiya, spazzata dal vento e dalla sabbia, i soldati del rais si sono limitati a lanciare tre missili Grad che non hanno causato vittime, nei pressi di Nalout, in Tripolitania, si sono registrati scontri a circa 12 km dal confine tunisino che secondo testimonianze non confermate avrebbero causato cento morti. La sera scende in Libia, e archivia un altro giorno di sangue e dolore.


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LA NATO: GHEDDAFI? NON
SAPPIAMO SE È VIVO O MORTO
                                                      
    
         TRIPOLI -  Che fine ha fatto Gheddafi? Crescono gli interrogativi sulla sorte del leader libico, che non si fa
vedere da dieci giorni e che neanche la Nato e il vescovo di Tripoli, notoriamente bene informato sul colonnello, sanno se è vivo o morto. Il suo bunker, nella periferia di Tripoli, è stato bombardato più volte dall'inizio dell'offensiva dell'Alleanza atlantica, il 19 marzo, e da giorni si rincorrono voci su un suo presunto ferimento o sulla sua morte. Certo, stupisce la lunga 'latitanzà di un uomo che vive nell'ossessione della propria sicurezza ma ama essere al centro dell'attenzione, preferibilmente in pubblico.

Secondo il vescovo, il 2 maggio il colonnello non è neanche andato ai funerali del figlio Saif al-Arab, ucciso nel bombardamento della sua casa assieme a tre nipoti del rais. La sua ultima apparizione alla televisione di stato risale al 30 aprile, quando ha minacciato di «portare la guerra in Italia», dopo il via libera del governo ai raid italiani e nel contempo ha proposto alla Nato negoziati per porre fine ai raid.
Dopo l'inizio della rivolta anti-regime, Gheddafi si era fatto vedere diverse volte in tv. Il suo discorso più
memorabile è quello del 22 febbraio, cinque giorni dopo la 'Giornata della collerà a Bengasi che scatenò la feroce repressione delle forze di sicurezza e innescò la 'guerra civilè in Libia.
In un 'discorso fiumè di 75 minuti alla tv, aveva minacciato di «ripulire la Libia casa per casa» se le proteste fossero continuate. Abbigliato con una tunica marrone, in piedi davanti ai resti della sua casa a Tripoli bombardata dagli americani nel 1986, con il suo Libro verde in mano, Gheddafi aveva usato toni ora furiosi ora disperati, picchiando anche i pugni sul podio. Aveva definito i manifestanti «Ratti, mercenari pagati da servizi segreti stranieri» e si era detto pronto a morire «da martire» pur di mantenersi al potere.

Più tardi, nella notte, il rais era comparso di nuovo in tv, ma solo per 22 secondi, sotto la pioggia: inquadrato con un mantello, uno stravagante copricapo nero e sotto un ombrello bianco mentre stava per salire su un fuoristrada nella sua residenza, aveva esortato i suoi sostenitori ad «uscire dalle case e ad attaccare (gli oppositori) nei loro covi». L'Italia è stata più volte bersaglio degli strali di Gheddafi nelle sue apparizioni in tv: «Abbiamo costretto l'Italia a inginocchiarsi, a scusarsi per il suo colonialismo e a pagare i danni, l'abbiamo costretta ad ammettere i suoi errori. È una cosa storica», aveva proclamato il 2 marzo.

GHEDDAFI? NON SAPPIAMO SE È VIVO O MORTO Con otto raid aerei in poche ore e attacchi missilistici a ripetizione su Tripoli, la Nato ha stretto la notte scorsa il cerchio attorno al rais, il cui bunker sarebbe stato nuovamente colpito, anche se ufficialmente l'Alleanza assicura che non si è aperta nessuna caccia a Gheddafi e il colonnello «non è un bersaglio» della missione militare in Libia. Mentre l'Onu invoca una tregua umanitaria, evocando i rischi di una penuria generalizzata di cibo e generi di prima necessità, aumentano i dubbi sulla sorte del rais, che non appare in pubblico da una decina di giorni e che non ha neppure partecipato ai funerali del figlio. «Non abbiamo alcuna prova se sia vivo o morto», ha detto il generale di brigata Claudio Gabellini, responsabile pianificazione dell'operazione Unified Protector, rispondendo a domande di giornalisti dopo l'operazione notturna nel corso della quale - secondo testimoni - sarebbe stato colpito anche il complesso di Bab al-Aziziya dove il Colonnello ha una sua residenza-bunker. «Non sappiamo cosa stia facendo ora Gheddafi. E a dire la verità, non siamo neppure interessati. Il nostro mandato è proteggere la popolazione civile libica ed eseguiamo questo mandato colpendo bersagli militari, non individui specifici», ha detto l'ufficiale italiano.

«La scorsa notte sono stati distrutti bunker di comando e di controllo usati dal regime di Gheddafi per colpire la popolazione civile», ha precisato Gabellini. Il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha seccamente smentito le testimonianze secondo cui il compound del colonnello Gheddafi sarebbe stato colpito. «I raid hanno colpito il centro della città. Hanno centrato edifici governativi», ha riferito il portavoce. «Questi non sono obiettivi militari. Perchè li hann
o presi di mira?», ha chiesto Ibrahim. Secondo fonti ufficiali libiche, i raid notturni avrebbero preso di mira anche un centro per l'infanzia e quattro bambini sarebbero rimasti feriti. «Abbiamo letto questi rapporti, ma non abbiamo nessuna prova. Non abbiamo persone sul terreno, pertanto non possiamo confermarli», ha replicato Gabellini. Ma secondo il generale, le «solide informazioni» di fonte militare di cui l'Alleanza dispone smentirebbero queste notizie. L'ufficiale ha mostrato foto e video per supportare «l'alta precisione» degli attacchi della Nato, la cui maggiore preoccupazione - ha assicurato - «è di evitare vittime tra i civili».

L'intensificazione dei bombardamenti su Tripoli non rappresenta - ha insistito l'Alleanza - l'inizio di una escalation in Libia. «Noi continuiamo ad applicare la stessa strategia: ridurre il più possibile la capacità del regime di Gheddafi di colpire i civili», ha detto la portavoce Carmen Romero. «Non stiamo dando la caccia a Gheddafi», ha ribadito. Ma solo ieri, parlando dagli Usa, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato che per Gheddafi «la partita è finita». E molti osservatori ritengono che la Nato voglia imprimere una svolta alla missione il più presto possibile. «Prima sarà e meglio sarà», ha detto Rasmussen. L'Italia non commenta l'intensificazione dei bombardamenti aerei della Nato. Ma il ministro della Difesa Ignazio La Russa ribadisce che «l'Italia non partecipa a bombardamenti, anche condivisi, sulle città». Oltre che per la pressione militare dell'Alleanza, il regime quarantennale di Gheddafi potrebbe essere scalzato dalle proteste della popolazione civile. Secondo un sito dell'opposizione, sarebbero in corso rivolte contro il regime alla periferia di Tripoli e forze fedeli a Gheddafi - inclusi mercenari - starebbero defezionando e passando con gli insorti. Il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Innocenzo Martinelli, non conferma queste notizie, ma dichiara che «i libici hanno paura» e che «ogni giorno migliaia di persone partono verso Egitto e Tunisia».

IL GOVERNO: LA NATO NON HA COLPITO IL COMPOUND
Il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha detto alla tv Sky News di non ritenere che il compound del colonnello Gheddafi a Tripoli sia stato colpito negli ultimi raid della Nato. «I raid hanno colpito il centro della città. Hanno centrato edifici governativi», ha detto il portavoce all'emittente, che riporta le sue dichiarazioni nel suo sito internet. «Questi non sono obiettivi militari. Perchè li hanno presi di mira?», ha chiesto Ibrahim.

E proprio riguardo gli obiettivi colpiti,secondo le fonti, sarebbe stata completamente distrutta la sede dell'Alta commissione per l'infanzia, già danneggiata in un attacco Nato del 30 aprile, ma non si ha notizia di eventuali vittime. Funzionari libici hanno condotto alcuni giornalisti a vedere l'edificio governativo distrutto, una vecchia costruzione coloniale situata nella zona di Dahmani. I funzionari hanno detto che l'attacco sarebbe avvenuto nella notte e sarebbe stato sferrato con un missile. Ieri la tv di stato libico citando un portavoce militare aveva dato la notizia di bombardamenti contro «obiettivi militari e civili» da parte di nave da guerra della Nato nella città occidentale di Misurata (in mano agli insorti) e nella vicina Zlitan.


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