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LIBIA, GHEDDAFI: "LE BOMBE MI FANNO RIDERE" LA FRANCIA CEDE ALLA NATO TRIPOLI - «Queste bombe mi fanno ridere»: con queste parole - diffuse dalla Cnn - Muammar Gheddafi dalle rovine del suo palazzo si è rivolto ai manifestanti che lo acclamavano a Tripoli.
"NON MI FA PAURA NIENTE" «Niente mi fa paura, nessun tiranno mi può spaventare»: così il leader libico Muammar Gheddafi ha arringato la folla parlando a Tripoli dalla sua residenza di Bab al Aziziya. Le immagini sono state trasmesse in diretta dalla tv libica, e ritrasmesse anche dalla Cnn. «Sono inaffondabile, sono nel mio diritto», ha ripetuto il colonnello.
"ALLA FINE VINCEREMO" «Alla fine vinceremo noi». Lo ha detto il leader libico Muammar Gheddafi rivolgendosi alla folla a Tripoli ripreso in diretta dalla tv. La CNN ha diffuso stralci del discorso pronunciato oggi dal colonnello a Tripoli, in cui ha ripetuto: «Sono qui, sono qui». Il leader libico si è quindi impegnato a continuare a combattere.
OBAMA: "PRESTO RAGGIUNTA NO FLY ZONE" «Tra poco saremo in grado di affermare che la no-fly zone è stata stabilita» sulla Libia e che «abbiamo evitato una tragedia» ancora più grande. Lo ha detto il presidente Usa Barack Obama oggi a San Salvador, in una conferenza stampa congiunta con il presidente salvadoregno Carlos Mauricio Funes. Obama ha ribadito che i voli degli aerei Usa sulla Libia sono diminuiti rispetto ai giorni scorsi.
H. CLINTON: "GHEDDAFI CERCA VIA DI FUGA" Muammar Gheddafi e i suoi fedeli stanno cercando in queste ore «una via d'uscita» dalla situazione in cui si trovano. Lo ha detto in un'intervista esclusiva alla ABC il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, aggiungendo che - secondo rapporti non confermati ricevuti dal Dipartimento di Stato - almeno uno dei figli di Gheddafi sarebbe stato ucciso. Il segretario di Stato Usa ha riferito che persone vicine a Gheddafi si sono dette certe «che anche lui cerca una via d'uscita». «Tutto ciò in parte è una sceneggiata - ha commentato Hillary Clinton - il tentativo di inviare certi messaggi a un gruppo, altri messaggi a un altro. E in parte corrisponde esattamente al modo di comportasi di Gheddafi. È in qualche modo imprevedibile. Ma noi pensiamo che in parte lui stia esplorando quali siano le sue opzioni, dove possa andare, cosa possa fare. Noi incoraggiamo tutto ciò».
PARIGI CEDE: OK COMANDO NATO" La Francia cede sul ruolo della Nato in Libia e si dice d'accordo ad un comando dell'Alleanza atlantica, «in sostegno delle forze della coalizione», che potrebbe però rientrare nel quadro di una struttura internazionalizzata a cui parteciperebbero anche altre nazioni che non sono parte dell'organismo atlantico. «Siamo d'accordo» per un «comando della Nato in sostegno alle forze della coalizione presenti in Libia», ha detto all'ANSA il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, alla domanda su quale fosse il significato del comunicato appena diffuso dall'Eliseo, secondo cui il presidente francese Nicolas Sarkozy e il presidente Usa, Barack Obama, al termine di un colloquio telefonico, si sono detti d'accordo sulle «modalità di utilizzo delle strutture di comando della Nato in sostegno della coalizione. Anche se non so se questo comando sia integrato...». Fino a pochi giorni fa, le autorità di Parigi si erano fortemente opposte a un ruolo della Nato nella vicenda libica. Questa mattina, Parigi aveva respinto le polemiche «artificiali» sul ruolo della Nato in Libia e continuato a mostrarsi ambigua sulla richiesta di diversi partner internazionali, tra cui l'Italia, di trasferire la gestione delle operazioni a un comando unificato dell'Alleanza, proponendo un meccanismo «politico» al livello di ministri degli Esteri. Ma nel tardo pomeriggio, dopo un colloquio telefonico tra il presidente Barack Obama e i leader di Francia e Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy e David Cameron, la Casa Bianca ha annunciato un accordo per attribuire alla Nato un «ruolo chiave nell'attuazione della no-fly zone». Questa mattina, il ministro degli Esteri Franco Frattini era tornato ad insistere sulla necessità di «un comando unificato della Nato». Le regole, ha spiegato Frattini, «dicono coordinamento unico, condivisione delle responsabilità di tutti con tutti». «E chi se non la Nato può assumere questo compito?». Spinta dalle pressioni internazionali, la Francia ha parzialmente riconosciuto in un primo tempo l'utilità di un sostegno della Nato in materia di pianificazione in Libia, ma ha continuato apporsi all'ipotesi di un comando integrato sotto un ombrello atlantico. Questo pomeriggio, il capo della diplomazia francese, Alain Juppè, ha proposto riunioni a scadenza regolare tra i ministri degli Esteri dei Paesi coinvolti nell'intervento in Libia e della Lega Araba, che fungano da «meccanismo di pilotaggio politico» delle azioni, ribadendo tuttavia che «non si tratta di un'operazione della Nato». «Dovremmo riunirci - ha spiegato Juppè davanti all'Assemblea nazionale - nei prossimi giorni a Bruxelles, Londra o Parigi, e ripetere regolarmente questo genere di riunioni, per evidenziare bene che la guida politica esiste». L'intervento in Libia, ha poi precisato Juppè, «è condotto da una coalizione», che «deve potersi avvalere dei mezzi militari e di pianificazione d'intervento dell'Alleanza» atlantica, ma non è sotto il suo comando.
LA GERMANIA SI RITIRA La Germania si ritira dalle operazioni Nato nel Mediterraneo. Lo scrive il settimanale tedesco Spiegel, nella sua versione on line. Un portavoce del ministro della Difesa ha infatti annunciato che le due fregate e le navi, con 550 soldati, verranno riportate al comando tedesco. I circa 60-70 soldati tedeschi, che finora si trovavano in una missione di sorveglianza della Nato nel Mediterraneo, verranno ritirati. La Germania si era astenuta, nella sede del Consiglio della Sicurezza dell'Onu, di fronte alla risoluzione sulla No fly zone.
MINISTRO ESTERI: "VOGLIONO UCCIDERE GHEDDAFI" È chiaro che le forze dell'Occidente vogliono uccidere Muammar Gheddafi e che sono più interessate ad aiutare i ribelli ad avanzare piuttosto che a proteggere i civili. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri libico Khaled Kaaim in una intervista esclusiva alla Reuters. «Questo è il problema al quale assistiamo. Le forze della coalizione sono parte della guerra contro il governo legittimo», ha detto Kaaim e ha aggiunto che le forze della coalizione stanno anche colpendo i soldati nelle loro caserme. Secondo il vice ministro degli Esteri, è evidente dall'attacco che ha danneggiato uno degli edifici del quartier generale di Gheddafi a Tripoli che la coalizione vuole uccidere il rais. Tutte le parti dovrebbero dichiarare il cessate il fuoco allo scopo di stabilizzare la Libia. Il governo sta considerando contatti con le tribù influenti del Paese per aprire un dialogo con i ribelli, ha aggiunto Kaaim.
A MISURATA COLPITI I CIVILI Le forze del regime libico continuano a bombardare le città, facendo morti e feriti. A Misurata, i bombardamenti del raìs hanno colpito i civili (almeno 40 vittime) compiendo una strage di bambini (4 sono morti). Nel frattempo, il clima politico internazionale si placa attorno alla questione del comando delle operazioni in Libia, con la Nato che ha deciso di prenderne le redini. Una decisione che ha trovato il plauso dei leader europei e del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. L'Alleanza atlantica ha subito lanciato le operazioni di embargo sulle armi. E la Francia invoca uno stop alle polemiche. L'invato Onu ha incontrato per la prima volta i ribelli, a Torbuk.
Le forze della coalizione hanno attaccato un jet dell'esercito del raìs, diretto a Bengasi. Inoltre, è stato assaltato il bunker del colonnello a Tripoli. Di lui, ancora nessuna traccia.
UCCISO LEADER MILIZIE DI GHEDDAFI È stato ucciso alle porte di Tripoli Hussein al-Warfalli, capo di una delle più grandi milizie che rispondono al colonnello Muammar Gheddafi. È quanto riferisce l'inviato di al-Jazeera in Libia.
L'UNIONE AFRICANA CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO L'Unione Africana ha chiesto oggi un immediato cessate il fuoco sulla Libia, dove è in corso un intervento della coalizione internazionale contro le truppe di Muammar Gheddafi in accordo con quanto stabilito dalla Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. A ribadire la posizione dell'organismo è stato il commissario Jean Ping, che oggi a Cartagine ha incontrato il presidente ad Interim della Tunisia Foued Mebazaa. Annunciando il vertice che si terrà il 25 marzo ad Abis Abeba, nel quale verrà formalizzata una road map per giungere a una soluzione pacifica della crisi libica, Ping ha detto che «l'unica situazione possibile per l'uso della forza è quando tutte le altre soluzioni sono state tentate e senza risultato». Quindi, il leader dell'Unione Africana ha ricordato «l'opposizione dei capi di Stato africani a un intervento esterno e il loro parere favorevole a una road map chiara per la Libia». L'obiettivo è quello di porsi come mediatori per negoziati tra il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi e le autorità di Tripoli «per concordare un immediato cessate il fuoco».
SERBIA E MONTENEGRO: "GHEDDAFI NOSTRO FRATELLO" In Serbia e Montenegro, dove è ancora vivo il ricordo dei bombardamenti aerei della Nato della primavera 1999, quasi 40 mila persone hanno espresso finora su Facebook il loro aperto sostegno al leader libico Muammar Gheddafi. 'Stop all'aggressione di Ue e Usà, 'Libertà per la Libià, 'Vi ricordate di come bombardavano obiettivi civili in Serbia? Ora fanno la stessa cosa in Libià: questi alcuni dei messaggi degli oltre 38 mila serbi schieratisi a fianco del colonnello Gheddafi. Il sito Facebokk sul quale affluisce la solidarietà al rais si intitola 'Sostegno a Muammar Gheddafi da parte del popolo della Serbià. 'Colonnello, resistì, ha scritto uno dei sostenitori. Analoga iniziativa nel vicino Montenegro - ora indipendente ma che ai tempi dei raid Nato era unito alla Serbia in una Federazione. Quasi in duemila sono intervenuti con messaggi su Facebook a esprimere appoggio al colonnello Gheddafi. 'No alla guerra', 'Non lasciare che la demone-crazia entri in casa tua', 'Resisti, generala' si può leggere tra l'altro sulla pagina web intitolata 'Gheddafi nostro fratello, il Montenegro è al tuo fianco'.
ONU INCONTRA I RIBELLI L'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Abdel Al Khatib, ha incontrato lunedì, per la prima volta, i leader dei ribelli che combattono il colonnello Muammar Gheddafi. L'incontro è avvenuto a Tobruk. Lo ha reso noto il servizio stampa del Palazzo di Vetro.
9 MORTI A YEFREN Almeno nove persone sono rimaste uccise nel territorio di Yefren, in Libia, municipalità a sudovest di Tripoli, durante «scontri violenti» fra i ribelli, che controllano la zona, e le forze del regime. Lo hanno riferito alcuni testimoni del luogo.
CNT: 120 MORTI A BENGASI È di 120 i morti e 250 i feriti il bilancio dell'attacco delle forze di Gheddafi sabato mattina contro Bengasi. Lo ha detto Abdel Hafiz al Ghogha, portavoce del Consiglio transitorio libico, l'organo politico della 'Rivoluzione del 17 febbraiò.
GHEDDAFI BOMBARDA ZENTEN E MISURATA L'esercito di Gheddafi attacca le città ribelli di Zenten e di Misurata, e in quest'ultima i suoi cannoni provocano una strage, lasciando a terra almeno 40 morti fra cui quattro bambini. E dopo la terza notte consecutiva di raid aerei della coalizione, stamani si è appreso che un cacciabombardiere americano F-15E Eagle è precipitato per un'avaria e che le due persone di equipaggio sono state recuperate e portate in salvo, ha fatto sapere in mattinata il comando militare delle operazioni, l'Africa Command. Almeno uno dei piloti, secondo il britannico Daily Telegraph, sarebbe stato salvato dai ribelli libici. Il bombardamento di artiglieria su Misurata, città costiera in mano ai ribelli 200 km a est di Tripoli, è iniziato in mattinata, dicono testimoni residenti, ad opera dei carri armati dell'esercito di Gheddafi appostati fuori dalla città. Le granate, secondo le stesse fonti, hanno ucciso finora una quarantina di persone, centrando anche un'automobile sulla quale viaggiavano quattro bambini, il più grande dei quali aveva solo 13 anni. Tutti morti. E oltre ai cannoni sono in azione anche i cecchini. A Zenten, invece, dice Al Jazira, molta gente è in fuga dalla città, anch'essa martellata da armi pesanti. Stamani, intanto, il rimorchiatore italiano Asso Ventidue, che sabato era stato sequestrato da uomini armati nel porto di Tripoli, è di nuovo ormeggiato nel porto e i membri dell' equipaggio, assicura l'armatore, stanno bene e sono stati autorizzati dai libici a contattare le famiglie. Da parte sua il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto di non credere che l'imbarcazione sia «ostaggio» dei libici, altrimenti, ha detto, in questi giorni i sequestratori si sarebbero mossi diversamente e il rimorchiatore sarebbe scomparso dai radar. Quanto alla richiesta italiana di passare il comando delle operazioni sulla Libia alla Nato, Frattini ha detto che «è una questione di serietà, una questione altamente politica». «Non possiamo immaginare - ha detto il ministro - che ci siano comandi separati da ciascuno dei quali dipendano alcune scelte». Quanto alle minacce di Gheddafi al nostro Paese, Frattini ha detto: «Gli italiani possono stare tranquilli».
NATO, ACCORDO PER EMBARGO La Nato farà rispettare l'embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell'Alleanza atlantica. Lo riferiscono fonti qualificate. Quello sul rispetto dell'embargo delle armi è il secondo 'mandatò per operazioni in Libia sul quale i 28 paesi dell'Alleanza Atlantica riescono a trovare un accordo dopo quello per una missione di protezione armata di una missione umanitaria raggiunto in sede di ministeriale difesa giovedì scorso. Le operazioni di controllo dell'embargo, come a suo tempo spiegato da fonti Nato, implicano la possibilità di fermare con l'uso della forza le navi o i convogli sospettati di trasportare armamenti per il regime libico. Nessuna decisione ancora è stata presa sulla dichiarazione di 'no-fly zonè da parte della Nato.
ARRESTATI TRE GIORNALISTI Tre giornalisti occidentali, tra cui due reporter dell'agenzia di stamp francese France Press e un fotografo della Getty Images, sono stati arrestati dall'esercito libico. I tre, fermati il 19 marzo nella zona di Tobruk, sono nelle mani dei lealisti di Gheddafi quindi da tre giorni. A rendere nota la notizia è stato il loro autista. I giornalisti dell'Afp sono il britannico Dave Clark, 38 anni, e il tedesco-colombiano Roberto Schmidt, 45; il fotografo della Getty Images l'americano Joe Raedle, 45. L'autista libico che ha dato la notizia, Mohammed Hamed, rientrato domenica a Tobruk, nella sua testimonianza ha detto di aver preso i tre giornalisti a bordo della suo auto la mattina del 19 marzo a Tobruk, di averli accompagnati lungo la strada che conduce ad Ajdabiya. Qualche decina di chilometri prima di entrare in quest'ultima, ha raccontato l'autista, hanno incrociata una colonna di mezzi militari libici, jeep e veicoli blindati trasporto truppe, hanno cercato di compiere una inversione a U ma sono stati bloccati dalle armi spianate di quattro militari e costretti a scendere. Dave Clark ha gridato ai militari «Sahafa!, sahafa!» (Stampa!, stampa!), ma i tre giornalisti - dice l'autista - sono stati costretti a inginocchiarsi sul bordo della strada con le mani dietro alla nuca. L'auto, insieme ad altri veicoli che sono passati nel frattempo lungo la strada, fra i quali un'ambulanza, sono stati dati alle fiamme dai militari, che hanno poi caricato i tre giornalisti su un mezzo militare verso una destinazione sconosciuta.
MASSACRO A MISURATA Altri tre attacchi notturni su Tripoli, dopo quello di domenica sera che ha centrato il bunker di Muammar Gheddafi. E missili e bombe su Sabah, nel centro del paese, e Sirte, la città natale del colonnello dove secondo il governo vi sono stati «molti morti». Da Londra a Washington assicurano di non volere dare la caccia al leader libico ma fatto sta che nella giornata di ieri tre delle sue roccaforti sono state pesantemente colpite. Il colonnello ha risposto schierando i suoi 'scudi umanì e martellando Misurata, a 200 chilometri a est della capitale, che secondo un portavoce governativo, è tornata sotto il controllo dei lealisti. Gli insorti sostengono che la terza città del paese ha subito un vero e proprio «massacro», con almeno 40 morti. In nottata inoltre c'e stato un attacco anche a centri radar e basi per la difesa aerea situate nella Libia orientale, non lontano da Bengasi. È in una giornata di fortissime tensioni diplomatiche tra gli alleati, che bombe e missili sono piovuti su installazioni strategiche del Rais. Il 'Day 3' dell'operazione 'Odyssey Dawn' ha visto impegnati, per il secondo giorno consecutivo, anche caccia italiani, anche se il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che i Tornado «non hanno sparato e non spareranno». I primi a riprendere i raid sono stati i francesi. E poco prima delle 14, sono decollati anche tre Tornado italiani dalla base di Trapani Birgi. In serata, i raid si sono concentrati nuovamente su Tripoli. Si sono udite forti esplosioni vicino al bunker del Colonnello, seguite dai colpi della contraerea. Il portavoce del governo ha poi dato notizia di attacchi anche contro Sirte e Sabah. Secondo l'ammiraglio americano Mike Mullen, capo degli Stati maggiori unificati, la prima ondata di attacchi ha permesso di imporre la no-fly zone sulla Libia. E adesso si passa alla seconda fase, quella che prevede l'attacco ai rifornimenti per le truppe di Gheddafi. Il rais reagisce usando scudi umani per difendere obiettivi strategici. La tv libica ha affermato che migliaia di sostenitori si sono ammassati attorno alla caserma di Bab Al Azizia, il bunker del Colonnello nella capitale. Una fonte della ribellione ha detto che i miliziani hanno portato civili anche a Misurata, dai paesi vicini. Fonti mediche e della rivolta a Misurata hanno detto che le milizie di Gheddafi hanno aperto oggi il fuoco sulla folla uccidendo 40 persone. «Hanno compiuto un massacro, sparavano anche con armi pesanti», ha detto al telefono un abitante di nome Saadoun. Pesanti bombardamenti sono segnalati anche da abitanti della città orientale di Zenten, difesa strenuamente dai ribelli. Il governo libico ha intanto smentito le voci sulla presunta morte di Khamis Gheddafi, il figlio 'militarè del colonnello. Secondo il sito dell'opposizione libica 'Manarà, Khamis sarebbe morto per le ferite riportate nei giorni scorsi, quando un pilota dell'aeronautica libica passato con l'opposizione avrebbe aperto il fuoco contro di lui nei pressi della caserma di Bab al Azizia. Khamis, che ha studiato nelle accademie militari russe, è a capo della 32 Brigata (conosciuta in Libia come 'La Brigata Khamis'), di stanza vicino Bengasi e considerata dagli insorti la più agguerrita e spietata. Il sesto figlio del Colonnello ha i gradi di capitano ed è responsabile del reclutamento e dell'addestramento dei mercenari africani. Sul fronte politico, è esplosa la polemica sul comando delle operazioni. Italia, Gran Bretagna e Belgio chiedono che il comando passi alla Nato ma gli Usa e, soprattutto, la Francia, rientrata solo da due anni nel comando nell'Alleanza atlantica, sono contrari. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha detto che senza l'ombrello della Nato l'Italia potrebbe decidere di «riprendere il controllo delle basi» messe a disposizione della coalizione. Frattini ha insistito sulla necessità di passare ad un coordinamento della Nato per «evitare i rischi di una moltiplicazione dei centri di comando».
SCOMPARSO FOTOGRAFO FRANCESE Stephane Lehr, un fotografo francese freelance che lavora per l'agenzia Polaris Images e che si trovava nella regione di Bengasi (est della Libia) non ha più dato notizie da domenica pomeriggio. Lo ha annunciato Reporters sans Frontieres secondo la quale Lehr stava raggiungendo Bengasi con un'equipe della tv francese, e secondo un altro collega sul posto era diretto a Ajdabiya a sul della città ribelle.
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