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DIGITAL FREESAT FORUM / Other Countries & Languages / Melania Rea Sgozzata la madre 29enne scomparsa Moderat de grass
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SGOZZATA LA MADRE 29ENNE
SCOMPARSA AD ASCOLI
"SVASTICHE SUL SUO CORPO"


                    
   
    ASCOLI - Era scomparsa qualche giorni fa a Colle San Marco di Ascoli Piceno. Carmela, detta Melania, Rea, 29 anni, è stata trovata morta, uccisa, a due giorni dalla sua scomparsa, avvenuta lunedì dopo una gita con il marito Salvatore Parolisi e la loro bimba di 18 mesi. «Devo andare in bagno, torno subito»: aveva detto Melania al coniuge, ma non è stato così.

La sua salma è stata trovata senza vestiti, con una siringa infilata nel collo e segni di violenza, non sessuale. Tra i segni anche dei simboli, forse una svastica. Il corpo è stato trovato oggi pomeriggio a Ripe di Civitella (Teramo) a 18 chilometri in linea d'aria dal punto in cui la donna si era allontanata dai familiari, dopo una segnalazione telefonica al 113 di Teramo. La zona del ritrovamento è nei pressi dell'area militare di Casermette usata per le esercitazioni di tiro.

Il giallo sulla scomparsa è ancora più inquietante se si pensa che il 5 gennaio scorso, proprio nella stessa zona in cui è sparita la 29enne madre, fu rinvenuto il cadavere di un'altra donna uccisa, Rossella Goffo.
«Melania ti aspettiamo, hai una bambina che ti cerca...» l'appello lanciato dal padre della donna attraverso il Tg Marche. L'uomo aveva fatto cenno anche ad una visita medica fatta dalla donna nelle ultime ore: «è un piccolo problema, lo risolviamo», ha detto. Molto bella, lunghi capelli scuri, Carmela Rea negli ultimi tempi soffriva di un dolore alla schiena che la preoccupava un pò, ma niente di più.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Teramo e il sostituto procuratore Greta Aloisi, che coordina le indagini.


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MELANIA, NIENTE STUPRO:
35 COLTELLATE SUL CORPO.
I PARENTI: "FAMIGLIA FELICE"

            
                                      
    
         ASCOLI - Mancano il movente e l'assassino, ma cominciano ad affiorare elementi importanti al vaglio delle Procure di Teramo e Ascoli Piceno che indagano sull'omicidio di Carmela 'Melania' Rea, la giovane madre trovata morta ieri in un'area picnic di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo). Si parte da tre certezze: 35 coltellate inferte con furia; un procedimento aperto contro ignoti per omicidio; un unico testimone della scomparsa, il marito. Salvatore Parolisi, caporalmaggiore e istruttore presso il 235/o reggimento Piceno, non riesce a parlare; oggi gli è toccato compiere il rito del riconoscimento ufficiale della salma prima che cominciasse l'autopsia.

LE COLTELLATE L'esame ha poi stabilito il numero delle coltellate «inferte con impeto, senza premeditazione», dirà l'anatomopatologo, nel periodo di tempo tra le 24 del 18 aprile e le 3 del 19. Quindi, 9-12 ore dopo la denuncia della scomparsa. Il delitto sarebbe stato commesso in un luogo diverso da quello in cui è stato trovato il corpo, un'area picnic in un bosco di Ripa di Civitella del Tronto, vicino a un'area di esercitazione militare, a 18 chilometri dal pianale di Colle San Marco, vicino ad Ascoli Piceno dove la coppia, con la figlia di 18 mesi, era andata lunedì per una scampagnata. Al posto di Salvatore - che oggi ha portato con sé una scatoletta con su scritto «I love you», contenente alcuni oggetti cari alla coppia e che a febbraio avrebbe dovuto trasferirsi a Sabaudia - parlano il fratello, Rocco, il cognato, Michele Rea, arrivati da Somma Vesuviana e Frattamaggiore (Napoli), i paesi d'origine di Salvatore e Carmela.

FAMIGLIA FELICE Tutti ripetono la stessa cosa: era una famiglia felice. Vivevano alla periferia di Folignano (Ascoli Piceno). «Poco dopo essere arrivati - racconta Rocco, riferendo la versione del fratello - Carmela ha detto che doveva andare al bagno; Salvatore voleva accompagnarla, ma siccome la bambina non voleva scendere dall'altalena, non l'ha seguita, chiedendole di portargli un caffè dal chiosco. Dopo 20 minuti, non vedendola tornare, ha dato l'allarme». Questa la ricostruzione, che combacia, nella parte della famigliola vista vicino all'altalena, con quella dei titolari del chiosco. «Mia sorella - ripete Michele - non si sarebbe mai allontanata da sola. Di ipotesi ne abbiamo fatte. È una cosa stranissima quella che è accaduta, e non ce la spieghiamo». Se Carmela è stata rapita, certamente dovevano essere almeno in due perché - dice il cognato - era alta e atletica.

FORSE NARCOTIZZATA Può darsi che la donna sia stata narcotizzata, almeno a giudicare dalla siringa, ancora con un pò di liquido, trovatale infissa in un seno. La sostanza sarà esaminata, così come il taglio sulla coscia destra, somigliante a una svastica. Quest'ultimo ha indotto il Gruppo antinazista EveryOne, a ipotizzare un orrido culto nostalgico, ricordando che il giorno di ritrovamento del corpo era il 20 aprile, anniversario della nascita di Hitler. Ipotesi fantasiosa, una delle tante prese in considerazione. Colpisce anche la coincidenza che Carmela Rea sia scomparsa vicino dal Bosco dell'Impero dove il 5 gennaio scorso fu rinvenuto il cadavere mutilato di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona scomparsa il 4 maggio 2010, bruna e con i capelli lunghi come Carmela-Melania.

Per questo delitto c'è un indagato per omicidio: l'operatore della questura di Ascoli ora distaccato a Teramo, Alvaro Binni, che, però si proclama innocente. Quel fatto sconvolse la tranquilla città marchigiana, proprio come questo, tanto da indurre il sindaco, Guido Castelli, a rivolgere oggi un appello: "Ascoli è una città meravigliosa e tranquilla. Non dobbiamo consentire alla paura di avere il sopravvento". Troppo presto per parlare di serial killer. L'impeto delle coltellate farebbe pensare a un gesto passionale: "Carmela era bella, troppo bella - dicono le sue vicine di casa - sembrava un'attrice". Sul suo corpo, comunque, non è stato trovato alcun segno di violenza sessuale.


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MELANIA, MARITO ASCOLTATO
FINO A MEZZANOTTE

                    
                                      
    
         •Martedì i funerali
ASCOLI - È stata una lunga notte di lavoro al comando provinciale dei carabinieri di Ascoli dove sono state svolte attività di intelligence mirate per cercare di dipanare il giallo dell'assassinio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma scomparsa da Colle San Marco mentre stava facendo una scampagnata con il marito e la loro bambina e trovata cadavere due giorni dopo nel Teramano. Il marito, il fratello e il cognato sono stati sentiti a lungo quali persone informate dei fatti sino alle 00:30 alla presenza dei pm di Ascoli Umberto Monti, Carmine Pirozzoli e della collega della Procura di Teramo Greta Aloisi. Erano arrivati in caserma intorno alle 17:30 di ieri. Al termine dell'audizione nessun provvedimento di fermo è stato emesso nei confronti di alcuno. I magistrati hanno voluto cristallizzare una serie di punti emersi ieri durante i sopralluoghi a Ripe di Civitella (Teramo) dove è stato trovato il 20 aprile il cadavere della donna e a Colle San Marco, dove due giorni prima, il 18 aprile, Melania è scomparsa mentre era in compagnia del marito Salvatore Parolisi e della loro bimba Vittoria di 18 mesi. I carabinieri stanno sentendo, e sentiranno nelle prossime ore, anche persone estranee alla famiglia della donna assassinata. Anche oggi e domani, Pasqua, proseguiranno senza sosta accertamenti tecnici, con particolare attenzione alle utenze telefoniche. Stamani verrà effettuato un ulteriore sopralluogo sul luogo della scomparsa, concentrato in particolare nel tratto di strada che Melania Rea ha percorso da sola per andare al bagno, prima di sparire nel nulla. Sul posto ancora i Ris e agenti della Guardia Forestale con i cani molecolari specializzati nell'individuazione di tracce di sangue. Verrà di nuovo controllata a fondo anche la zona alle spalle del cippo in ricordo dei Caduti della Seconda guerra mondiale, posizionato proprio all'inizio del pianoro di San Marco, a poche centinaia di metri dal parco giochi dove la famigliola si era fermata a giocare con la bambina. C'è attesa per conoscere i risultati dell'esame sul liquido trovato all'interno della siringa conficcata nel petto della vittima.

IL MARITO ASCOLTATO FINO A MEZZANOTTE È terminato dopo mezzanotte il colloquio tra il caporal maggiore dell'Esercito, Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, scomparsa il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa a colpi di coltello due giorni dopo nei boschi del Teramano, e i carabinieri che conducono le indagini. Parolisi è stato sentito come persona informata sui fatti, e quindi senza la presenza di un legale, per fare il punto di un lungo sopralluogo condotto ieri con i magistrati delle procure di Ascoli e Teramo e con gli investigatori. L'obiettivo, secondo fonti investigative, sarebbe stato di ricostruire il contesto familiare e sociale in cui si muoveva la coppia. Per questo era presente anche un parente del militare

"NON TROVO PACE" «Ci penso mille volte al giorno, se l'avessi accompagnata Melania sarebbe ancora viva. Non riesco a darmi pace, mi chiedo in cosa ho sbagliato quel giorno». Lo afferma in un'intervista a 'Repubblicà Salvatore Parolisi, marito di Carmela Rea, la donna di 29 anni scomparsa lunedì pomeriggio da Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa mercoledì pomeriggio a Ripe di Civitella, nel teramano. «Non riesco ad immaginare chi può aver incontrato Melania in quel vialetto, non posso proprio pensarci...». Parolisi ricostruisce il giorno della scomparsa: «Volevamo mangiare un panino, far giocare la piccola e più tardi saremmo andati da un'amica di Melania che aveva organizzato una festa per il compleanno della sorella. Eravamo arrivati da qualche minuto quando Melania ha avuto bisogno di andare in bagno. Nel bagagliaio dell'auto avevo la palla della bambina e altri giochi ma non ho nemmeno fatto in tempo a tirarli fuori. Melania ha imboccato quel vialetto dicendo che mi avrebbe portato il caffè. Sono rimasto con la bimba accanto alle altalene e non l'ho più vista. Ci penso e ci ripenso - prosegue il marito di Carmela Rea - ma ricordo solo una coppia di vecchietti e tanti motociclisti. Mi sono sembrate presenze del tutto normali. In questo parco ci viene tanta gente». «Ero qui con la mia famiglia - racconta - eravamo sereni, non pensavo certo che per me sarebbe iniziato questo incubo. Ho perso mia moglie quando ha imboccato quel viale. L'ho cercata disperatamente e quando l'ho trovata ho sentito che era successo qualcosa di terribile. Giovedì l'ho rivista sul tavolo dell'obitorio. Avrei voluto morire con lei, sdraiarmi accanto a lei e non svegliarmi più ma devo vivere ancora, nonostante il dolore tremendo che provo. Devo vivere per nostra figlia». Qualche tempo fa racconta Parolisi «c'era un tipo in paese che la guardava insistentemente. Mi ha detto 'Salvatore c'è uno che mi guarda fissa, non mi toglie mai gli occhi di dosso quando lo incontrò. Le ho chiesto se lui avesse tentato un approccio. E lei: 'mi guarda soltanto ma mi mette a disagiò. L'ho detto ai carabinieri non so se possa servire per l'indagine. Un fatto è certo: tra me e Melania non c'erano segreti, ci amavamo tanto».

I RISULTATI DELL'AUTOPSIA Emergono particolari inquietanti dall'autopsia effettuata ieri sul corpo di Carmela 'Melania' Rea, la giovane mamma scomparsa misteriosamente da Colle San Marco lunedì scorso, durante una scampagnata con il marito e la figlioletta di 18 mesi, e trovata uccisa due giorni fa nel Teramano. Alcune fra le circa 35 coltellate con cui è stato trafitto il suo corpo sarebbero state inferte post mortem. Un particolare che rende ancor più raccapricciante il delitto e fa pensare che l'omicida fosse spinto da una furia cieca. D'altra parte, come aveva già fatto notare il medico legale Adriano Tagliabracci, i colpi - che hanno raggiunto soprattutto il tronco e il collo - fanno propendere per un delitto d'impeto, non premeditato. Dalla cerchia familiare della donna gli investigatori stanno cercando di assumere più informazioni possibili, in primo luogo dal marito, Salvatore Parolisi, che è stato l'ultimo a vedere la donna viva. Carmela si era allontanata dal parco giochi dove la famigliola si era fermata perchè aveva necessità di andare in bagno; aveva scartato quelli pubblici, perchè li aveva trovati sporchi, e si era diretta quindi verso un chiosco bar. È lungo questo tragitto che è stata come inghiottita nel nulla.

MARTEDÌ I FUNERALI Lo zio paterno e il cugino sono stati gli ultimi a porgere l'estremo saluto a Carmela 'Melanià Rea, oggi verso le 18, prima che la bara in larice chiaro venisse chiusa dagli inservienti delle pompe funebri nell' obitorio dell'ospedale di Teramo. Dolore, lacrime, ma anche tanta rabbia nei parenti che fuori dell'obitorio dell'ospedale si stringono l'un l'altro e sostengono la cognata della vittima, la sorella di Salvatore Parolisi, la quale, piangendo, grida spesso il nome di Melania. Tra i presenti ci sono anche alcuni abitanti del condominio dove vive la coppia Parolisi, a Folignano (Ascoli Piceno). Prima della chiusura della bara era atteso anche il marito della vittima, ma Salvatore non è riuscito a raggiungere l'obitorio in tempo e molto probabilmente lo farà domattina. Secondo il programma concordato dai famigliari, la salma di Carmela partirà dall'obitorio di Teramo nella tarda mattinata di lunedì per raggiungere Somma Vesuviana (Napoli), il paese natale della giovane mamma. Qui, alle 11 di martedì, si terranno le esequie.

MARITO INTERROGATO COME TESTIMONE  In queste ore i Carabinieri di Ascoli Piceno stanno sentendo il caporal maggiore dell' esercito Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna scomparsa su Colle San Marco il 18 aprile e trovata uccisa a coltellate due giorni fa nei boschi del teramano. Parolisi viene ascoltato come persona informata sui fatti e quindi senza la presenza di legali, al termine di una lunga giornata in cui ha partecipato ad un sopralluogo con i magistrati delle Procure di Ascoli e Teramo

IL MARITO: "DOVEVO FARE DI PIÙ" «Ti accompagno...». «No, tanto torno subito». È racchiusa in questo brevissimo scambio di battute la tragedia di Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito, marito di Carmela (per tutti Melania) Rea, 29 anni, scomparsa durante una passeggiata sul colle San Marco ad Ascoli il 18 aprile e trovata due giorni dopo massacrata a colpi di arma da taglio nei boschi a Ripe di Civiterlla (Teramo). Salvatore ha dato l'allarme e ha partecipato alle ricerche fin dalle prima battute. Oggi è andato con i pm di Ascoli e Teramo che seguono il caso, in attesa di determinare la competenza territoriale, per un sopralluogo. Trent'anni, alto, fisico atletico e capelli chiari, bomber scuro con cappuccio bordato di pelliccia, ha «mimato» tutte le fasi della gita fatta insieme alla moglie e alla figlioletta di 18 mesi sul pianoro dove si trova un'area giochi vicino a un chiosco e, un pò più lontano, un bar ristorante. Con lui anche il fratello maggiore Rocco, poliziotto, due sorelle, il fratello di Melania, Michele Rea, e alcuni cugini, che da quando è stato scoperto il corpo della moglie non lo lasciano mai solo. Prima un'altalena, poi un'altra, con il militare in servizio presso il 235/o reggimento Piceno, che «spinge» il seggiolino dove era seduta la piccola. Poi il racconto di quando la moglie si è allontanata per andare in bagno: Melania non voleva andare nei bagni pubblici, troppo sporchi, e così si è diretta verso il bar ristorante «Il cacciatore». A quel punto lo scambio di battute che tanto tormenta Salvatore. Che oggi appena ricorda quelle frasi piange e dice ossessivamente «avrei dovuto fare di più, dovevo insistere per accompagnarla...».

Tre le strade per arrivare al ristorante: una che porta alla strada principale, poi un sentiero tra gli alberi e infine un'altra strada asfaltata che passa dietro l'area giochi e porta al bar con un percorso più lungo ma comunque in una zona tranquilla. È su quella strada che si perdono le tracce di Melania, mai arrivata al ristorante. Oggi Salvatore ha ripercorso i suoi passi, cercando invano una spiegazione alla scomparsa. Per lui sono «ore dolorose», racconta Rocco. Salvatore riesce a farsi forza quando è impegnato, ma non appena si ferma a pensare crolla e scoppia in lacrime. Anche per i familiari quello che è successo «è un mistero. Tutto è possibile». Per loro l'unica certezza è che Salvatore e Melania erano «una coppia invidiabilè, giovani, belli e con un splendida bambina. Sposati da tre anni, avrebbero festeggiato l'anniversario di nozze tra qualche giorno». Poi la tappa più difficile: altri 11 chilometri di strada, lungo la provinciale 53 che da Colle San Marco sale alla località sciistica di San Giacomo e poi scende fino al bosco delle Casermette, una pineta dove in un'area pic nic vicino ad un altro chiosco chiuso per la stagione dove è stato trovato il corpo sfigurato di Melania. Il marito e il fratello della giovane donna ora depongono fiori mentre i carabinieri perlustrano la boscaglia circostante. Un'altra zona comunque nota a Salvatore, dato che lì vicino c'è un'area militare usata per gli esercizi di tiro. Dopo la visita un altro cedimento: «vi prego - dice con voce incrinata - rispettate il mio dolore...Ho già detto quello che sapevo a chi di dovere...Rispettate il mio dolore»

CRIMINOLOGO: "STESSO KILLER DONNA MUTILATA A ROMA" Un serial killer itinerante. Potrebbe essere questo il nesso tra l'omicidio di Carmela Rea, la 29enne trovata morta nel teramano mercoledì scorso, e il caso della donna trovata uccisa e orrendamente mutilata in un campo non lontano dall'Ardeatina, a Roma, l'8 marzo scorso. Ad avanzare questa ipotesi è il criminologo Carmelo Lavorino, che analizza per l'ADNKRONOS il caso di via di Porta Medaglia. «Dobbiamo uscire dagli schemi di cui ci parlano nei film, da un modus operandi che è sempre lo stesso - spiega - La storiella del serial killer che segue gli schemi fa parte di una fantasia horror. Assassini del genere hanno una fantasia macabra illimitata, ogni volta che uccidono una persona lo fanno con metodiche nuove e con strumentazioni varie ». Per entrambi i delitti, secondo il criminologo, ci troviamo di fronte a «una metodica da rituale malativoso, con moltissimi risvolti punitivi e personali». L'omicida, sostiene, potrebbe essere «un soggetto deciso, freddo esecutore, itinerante, che si muove per l'intera Italia, organizzato e non controllato dalla polizia». Secondo Lavorino, «la donna uccisa e abbandonata in un campo a Roma faceva parte di un giro particolare, un giro di malavitosi probabilmente, ed era inserita in una situazione criminogenetica particolare e ad altissimo rischio».

SOPRALLUOGO CONCLUSO Si è concluso poco fa il sopralluogo effettuato dagli inquirenti e dagli investigatori nel luogo di ritrovamento del corpo di Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa da Colle San Marco (Ascoli Piceno) il 18 aprile e rinvenuta uccisa a coltellate nei boschi di Ripe di Civitella (Teramo). Al sopralluogo erano presenti alcuni familiari della donna - tra cui il marito Salvatore Parolisi, sottufficiale dell' esercito - che hanno deposto un mazzo di fiori nel punto esatto in cui si trovava il cadavere di Melania. I carabinieri hanno perlustrato i boschi circostanti. Intanto si è appreso che il corpo della donna resta a disposizione dell'Autorità giudiziaria ancora per qualche giorno.

PM SU LUOGO RITROVAMENTO Sopralluogo stamane dei pm di Ascoli Piceno Umberto Monti e di Teramo Greta Aloisi sul luogo in cui è stato trovato il corpo massacrato di Carmela-Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli e trovata uccisa due giorni fa nei boschi di Ripe di Civitella. Il punto esatto in cui il cadavere è stato rinvenuto è a fianco del chiosco della Pineta, in un luogo esposto e presidiato dal Corpo forestale dello Stato. Il chiosco, un casottino in legno, in questa stagione è chiuso, ma dovrebbe essere frequentato d'estate, dato che nei pressi ci sono molti tavoli e panche da picnic. L'area giochi di Colle San Marco, dove Melania era salita con il marito Salvatore Parolisi e la figlia di un anno e mezzo per poi allontanarsi senza più fare ritorno, dista dal punto di ritrovamento non più di 11 chilometri di strada asfaltata (la strada provinciale 53), con un tempo di percorrenza di una decina di minuti. I magistrati dovrebbero entrare anche all'interno del chiosco. Attualmente, in attesa di determinare la competenza territoriale, le procure di Ascoli Piceno e Teramo stanno lavorando fianco a fianco: quella abruzzese, in particolare, si sta occupando dell'autopsia (effettuata ieri) e degli accertamenti ad essa collegati, mentre quella marchigiana sta seguendo le indagini di polizia giudiziaria.

SOPRALLUOGO NEI BOSCHI I sostituti procuratori di Ascoli Piceno Umberto Monti e Greta Aloisi di Teramo sono sul pianoro di Colle San Marco insieme a Salvatore Parolisi, marito di Carmela-Melania Rea, scomparsa il 18 aprile e trovata cadavere due giorni fa a Ripe di Civitella (Teramo) e con il fratello della donna, Michele. In questo momento i magistrati e i carabinieri si trovano oltre l'area giochi dove la donna stava con il marito e la figlioletta e da cui si è allontanata per andare in bagno in un ristorante distante un centinaio di metri. Parolisi è arrivato con un'auto civetta dei carabinieri. Prima di giungere sul pianoro gli inquirenti hanno effettuato un sopralluogo nella boscaglia circostante.

SI INDAGA SUL TELEFONINO Il telefonino e due sim card. È sul cellulare che si concentra in queste ore il lavoro degli investigatori impegnati a far luce sull' omicidio di Carmela Rea, la donna di 29 anni scomparsa lunedì pomeriggio da Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa mercoledì pomeriggio a Ripe di Civitella, nel teramano, in un'area per picnic poco frequentata. Il cellulare aveva ormai la batteria scarica, ma sul corpo della donna è stata trovata anche una seconda sim card che potrebbe fornire elementi utili per ricostruire i suoi spostamenti. Ieri sul corpo di Carmela è stata effettuata l'autopsia che ha chiarito dettagli importanti: la donna non ha subito violenza sessuale e sul corpo aveva ben 35 coltellate. L'esame autoptico ha anche stabilito l'ora della morte che si può collocare in un arco di tempo che va dalle 24 del 18 aprile e le 3 del 19. Ora si attendono gli esami sul liquido presente nelle siringa che Carmela Rea aveva conficcata sul corpo per capire se prima di essere uccisa è stata narcotizzata. A Ripe di Civitella ieri sono arrivati anche i Ris di Roma che hanno effettuato un sopralluogo sul posto. Nel punto in cui è stato trovato il cadavere non c'erano molte tracce di sangue, circostanza che fa supporre che l'omicidio sia avvenuto altrove. A segnalare la presenza del corpo della donna è stata una telefonata anonima alla polizia partita da una cabina telefonica di Teramo, a circa 18 chilometri di distanza da Civitella.
La donna, originaria della provincia di Napoli ma residente ad Ascoli Piceno, era andata sul Colle San Marco, per una gita, insieme al marito, Salvatore Parolisi, ufficiale di carriera al 235esimo Reggimento Piceno, e allo loro bambina di 18 mesi. Carmela Rea si era allontanata dal marito dicendo che sarebbe andata al bagno in uno degli chalet aperti sul Colle ma i gestori dei locali aperti quel giorno non l'hanno vista. Il marito, non vedendola tornare, aveva chiamato i soccorsi dopo una ventina di minuti. Le ricerche sono state condotte da Carabinieri, Polizia, Vigili del fuoco, Vigili urbani, Soccorso Alpino e Corpo Forestale, accompagnati anche da unità cinofile per la ricerca delle persone. Fra le prime ipotesi della scomparsa, erano stati considerati anche il suicidio o l'allontanamento volontario visto che la donna sarebbe stata preoccupata per l'esito di una visita medica fatta recentemente. La donna è scomparsa dallo stesso luogo dove, il 5 gennaio, è stato trovato il cadavere di Rosella Goffo, la funzionaria della prefettura di Ancona, scomparsa il 4 maggio 2010.


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MELANIA, TROVATI ORECCHINO
E LACCIO EMOSTATICO
PARROCO: "DELITTO DISUMANO"

                
                                      
    
          ASCOLI - Corsa contro il tempo, di inquirenti e investigatori che indagano sull'omicidio di Carmela-Melania Rea, per acquisire e conservare le prove sul luogo in cui si presume sia avvenuto il delitto, la pineta di Ripe di Civitella (Teramo), dove ieri, grazie al fiuto di Atos, un cane molecolare, sono state rinvenute tracce biologiche oltre a un orecchino della donna, a una catenina e a un laccio emostatico. Quest'ultimo reperto fa il paio con la siringa ritrovata conficcata su un seno di Melania, molto probabilmente un tentativo di depistaggio o un messaggio sibillino del killer, che in ogni caso, all'appuntamento con la vittima, era andato 'preparato': con i due oggetti che fanno pensare subito alla droga, ma soprattutto con un coltello a serramanico, con cui ha infierito sulla giovane mamma. Debbono fare in fretta, gli inquirenti (sul posto, fino alle 5 di questa mattina, e ancora oggi, i Ris di Roma, con il colonnello Luigi Ripani), perchè il tempo promette pioggia e questo danneggerebbe irreparabilmente la scena del crimine. Fondamentale, per il ritrovamento dei reperti, il cambio di unità cinofile, con l'impiego del pastore belga malinois del soccorso alpino della Guardia di finanza specializzato nella ricerca in superficie. Il dispiegamento di forze, per dare un volto e un nome all'assassino (fonti della procura ascolana smentiscono che vi sia una rosa definita di sospetti), è massiccio, come pure è allargato il pool di magistrati: i tre pm ascolani Monti, Pirozzoli e Picardi (quest'ultimo si stava occupando della scomparsa di Melania) e la collega teramana Greta Aloisi. Non è escluso che, anche quando verrà stabilita la competenza territoriale, le due procure continueranno a lavorare fianco a fianco, come è avvenuto tra magistrati di Ascoli e Ancona nel caso di Rossella Goffo, la funzionaria della prefettura scomparsa dal capoluogo marchigiano un anno fa e ritrovata cadavere a Colle San Marco, lo stesso da cui si era allontanata Melania lunedì scorso. Importantissimo è fissare con il minor margine d'errore possibile l'ora della morte della Rea, per capire quante ore - e dove - sia stata in balia del suo assassino. È strano infatti, se la morte si colloca nel giorno stesso della scomparsa, che il cadavere sia stato esposto un giorno e mezzo senza che nessuno lo abbia visto (solo mercoledì pomeriggio forse un cercatore di funghi se ne accorge e avvisa i carabinieri con una telefonata anonima) e senza che gli animali, come i cinghiali che si trovano in zona, ne abbiano fatto scempio. Sul corpo di Melania ci sono solo le coltellate inferte dall'omicida e i segni di un vivace tentativo di resistenza da parte della donna. La vittima, peraltro, aveva un fisico statuario, era alta un metro e ottanta. Dunque, non una donna fragile, e soprattutto una donna determinata a combattere per la propria vita e per avere una chance di rivedere la sua bambina, i suoi affetti. L'assassino deve aver dovuto lottare non poco, e forse sul suo volto o sugli arti sono rimaste delle ferite. Un'altra speranza, per chi indaga, di scoprire il killer.

IL PARROCO:«KILLER NON È TRA NOI» «Questa è una Pasqua velata non solo dalle nuvole ma dalla tristezza», per la «morte disumana di una ragazza solare» il cui assassino «non credo sia della nostra comunità». A ricordare Carmela-Melania Rea è stato oggi nella sua omelia il parroco di Folignano - il piccolo comune dell'Ascolano dove la donna uccisa viveva con il marito Salvatore e la figlioletta - don Carlo Lupi. Solo domenica scorsa, la domenica delle Palme, «Melania era qui in mezzo a noi con Salvatore», ha detto il sacerdote, esprimendo la speranza che «si faccia giustizia al più presto». «Ma siamo qui - ha aggiunto - per celebrare la vita, non la morte. Cristo ha vinto il peccato e la morte». Nondimeno, la terribile fine della giovane mamma sta a ricordare a tutti «che il male è sempre in agguato» e rappresenta l'occasione «per una profonda riflessione». «Dobbiamo difenderci - ha anche affermato il parroco - dai pericoli di una società che sta perdendo sempre di più i valori cristiani e umani». Nessun cenno all'assassino, ma «escluderei - ha detto don Carlo all'ANSA - che possa essere uno della nostra comunità».


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MELANIA, SPUNTA UN TESTE:
"LA VIDE SCAPPARE"


 
    
          ASCOLI - Un testimone ha visto una donna che correva, con fare concitato, lungo la strada principale verso il pianoro di colle San Marco intorno alle 15:30-16 del 18 aprile, ma non è stato in grado di riconoscere in quella donna Carmela Melania Rea, la donna di 29 anni, di cui si sono perse le tracce più o meno a quell'ora, poi ritrovata uccisa a coltellate due giorni dopo nel Bosco delle Casermette, in provincia di Teramo. È uno dei risultati dell'attività di oggi, con i carabinieri impegnati ad ascoltare vari testimoni e persone presenti nel pianoro o lì nei pressi per ricostruire con esattezza tutti gli spostamenti fatti da Melania con il marito Salvatore Parolisi e la figlioletta di un anno e mezzo, prima di sparire. Una testimonianza presa con cautela, anche se i cani molecolari impiegati stamane sul pianoro hanno seguito tracce della donna fino alla piccola frazione di Colle, che si trova prima del pianoro. Controllato, ma senza risultati di rilievo, un casolare che si trova nella zona. Intanto si lavora anche su altri versanti: alla squadra degli investigatori si è aggiunto personale specializzato nell'analisi della scena del crimine e nella preparazione di profili psicologici delle persone coinvolte.

PROCURATORE: INDAGINE COMPLESSA È «un'indagine complessa» quella sull'omicidio di Carmela Melania Rea, che «speriamo possa diventare semplice». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno Michele Renzo, parlando con i giornalisti. «Stiamo setacciando un'area molto vasta tra il luogo della scomparsa e quello del ritrovamento - ha spiegato -. È un territorio molto ampio e da qui deriva la difficoltà del lavoro che stiamo facendo». Gli investigatori cercano «cose ben precise, altre ci auguriamo di trovarle strada facendo». La Procura di Ascoli Piceno, che lavora insieme a quella di Teramo, attende «gli accertamenti dei Ris e i risultati dell'autopsia. Li riteniamo entrambi molto importanti - ha aggiunto Renzo -, insieme al lavoro sul campo». Quanto all'ipotesi di delitto passionale, che ha trovato molto spazio sui media, il procuratore ha detto di non poter «scendere in questi dettagli». Poi Renzo si è chiuso nel suo ufficio, con i sostituti Picardi e Pirozzoli, del pool che sta seguendo l'inchiesta insieme a Umberto Monti, che invece si sta muovendo tra colle San Marco e il Bosco delle Casermette nel Teramano.

SOPRALLUOGO DEI PM Nuovo sopralluogo stamani dei magistrati che conducono l'inchiesta sulla morte di Carmela Melania Rea, la mamma di 29 anni, scomparsa dal pianoro di colle San Marco di Ascoli Piceno il 28 aprile e ritrovata uccisa a coltellate due giorni dopo nel Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella (Teramo). Da stamattina il pm ascolano Umberto Monti è di nuovo sul pianoro, dove sono stati nuovamente portati i cani molecolari, impiegati nelle prime fasi delle ricerche della giovane donna, di cui si erano perse le tracce durante una gita al San Marco con il marito Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito, e con la figlioletta di 18 mesi. Poi Monti e un altro dei sostituti di Ascoli, Carmine Pirozzoli, si dovrebbero spostare a Ripe, nel luogo in cui Melania fu trovata cadavere e dove si suppone sia stata uccisa dopo aver lottato con il suo aggressore. Una supposizione che, a quanto trapela da fonti investigative, non è ancora certezza: il nuovo sopralluogo dovrebbe quindi a raccogliere ulteriori elementi. In queste ore vengono anche sentiti vari testimoni, nel pomeriggio saranno ascoltati tra gli altri i gestori, il personale e i clienti del bar ristorante Cacciatore, dove Melania si era diretta per andare al bagno, ma dove non è mai arrivata. Il lavoro degli inquirenti in questa fase è mirato soprattutto a ricostruire tutte le fasi della presenza della giovane donna sul pianoro. Ma non solo: si cerca qualcuno che dovrebbe essere passato vicino al Chiosco della Pineta, a Ripe, prima della scoperta del cadavere. Tra gli obiettivi, quello di circoscrivere con maggiore precisione l'ora dell'aggressione a Melania e della sua morte.

APPELLO DEI PM: TESTIMONI PARLINO Un appello delle Procure di Ascoli e Teramo affinchè chi ha visto qualcosa parli, un appello in particolare rivolto all'uomo che telefonò dopo essersi imbattuto nel cadavere. E ancora interrogatori nella caserma dei carabinieri di Ascoli. L'indagine per l'omicidio di Carmela Rea, barbaramente uccisa a coltellate da mani ancora ignote, prosegue a ritmo serrato. Quattro procuratori la coordinano, vi prendono parte i carabinieri delle province di Ascoli e Teramo, la Guardia di Finanza con i cani del proprio soccorso alpino, il Corpo forestale dello Stato e i Ris di Roma, che fra venerdì e sabato hanno analizzato a fondo soprattutto il chiosco della pineta al Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella , in Abruzzo, dove giaceva il corpo di Melania. Lì sono stati trovati evidenti segni di colluttazione, con ferite d'arma da taglio sul legno. Un lavoro durato molte ore e che si è concluso con il sequestro di pezzi di legno appartenenti alla parete destra del chiosco e al basamento del manufatto dove è stato ritrovato il corpo. Tutto nella speranza di trovare tracce biologiche dell' assassino che, secondo quanto si immagina, nel furioso scontro con Rea in lotta per la propria vita, potrebbe essere stato a sua volta ferito o comunque aver lasciato qualche traccia sul legno (impronte, sangue, sudore, brandelli di pelle). Stando alla scena del crimine appare disorganizzata il killer appare del tipo 'disorganizzatò: la scena apparte ricostruita ad arte, ma in modo ingenuo, per depistare gli investigatori.

LA "SCENA ALTERNATIVA" Sul luogo in cui è stato ritrovato il cadavere c'è un «ordine» creato dall'omicida, ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli, Alessandro Patrizio, secondo cui è stata «montata una scena alternativa». Il riferimento, in particolare, è alla siringa e al laccio emostatico ritrovati in loco, con cui si presume che l'assassino abbia voluto indirizzare le indagini verso un'altra pista, magari quella della droga. Se così fosse, la messinscena sarebbe piuttosto naif.Melania è stata ritrovata con i pantaloni e gli slip abbassati, ma i primi esiti dell'esame autoptico escluderebbero la violenza sessuale. Un'altra falsa falsa pista creata ad arte dall' assassino? Anche su questi aspetti si sta concentrando in queste ore lo sforzo investigativo. Si cerca intanto il telefonista che nel pomeriggio del 20 aprile, con una chiamata fatta da Teramo e intercettata dal 113 locale, ha fatto scoprire il cadavere. «Non abbia paura, anche se ha tardato un' ora a dare l'allarme», è l' appello che gli rivolgono gli inquirenti chiedendo anche che si faccia avanti chiunque fra l'alba del 18 aprile (quando Melania è scomparsa a Colle San Marco) e il pomeriggio del 20 (quando è stata ritrovata) è transitato o ha addirittura sostato nella pineta del Bosco delle Casermette, fra il chiosco, le panche e i tavoli in legno per pic-nic utilizzati da famiglie ed escursionisti. In entrambi i casi qualcuno potrebbe raccontare qualcosa di interessante alle indagini, magari particolari all'apparenza insignificanti, ma che potrebbero invece essere determinanti per scoprire il volto dell'assassino. E fra i testimoni, nella caserma dei carabinieri di Ascoli, sono state sentite dal pm Carmine Pirozzoli alcune persone che nell'imminenza della scomparsa di Melania Rea, il 18 aprile, sono entrate in contatto col marito Salvatore Parolisi, che chiedeva loro se avevano visto una donna mora, da sola. Sono ciclisti e motociclisti che si trovavano quel giorno sul pianoro di San Marco e che verranno sentiti di nuovo domani per ricostruire la tempistica dei fatti relativamente al momento della scomparsa di Melania e le prime, infruttuose, ricerche messe in atto dal marito. Gli investigatori vogliono anche chiarire chi altro c'era a San Marco nel pomeriggio del 18 ed è entrato (e in che modo) in contatto con Parolisi. E ancora, si ricostruisce la giornata della coppia, da quando Melania si era fatta visitare per un dolore alla schiena alla decisione, estemporanea, di andare a trascorrere un pò di tempo sul pianoro, prima di raggiungere alcuni amici ad una festa di compleanno, prevista per le 16 di quel pomeriggio.


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MELANIA, INQUIRENTI SICURI:
"NESSUNA DOPPIA VITA"


 
    
          ASCOLI - Nessun elemento che potesse dare pensare ad una «doppia vita» di Carmela Melania Rea, scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e ritrovata uccisa a coltellate in un bosco del Teramano, è emerso nel corso delle indagini fin qui svolte. Gli investigatori di Ascoli e Teramo smentiscono oggi qualsiasi ipotesi che la donna avesse frequentazioni diverse dal contesto familiare e delle amicizie più strette. Una convinzione negli inquirenti, confortata anche dall'analisi dei tabulati telefonici relativi alle due sim card intestate alla donna e sull'uso del programma di chat Messenger che utilizzava per stare in comunicazione con i parenti e le amiche più care. Stamane è in corso presso il comando provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno una riunione operativa coordinata dal comandante provinciale Alessandro Patrizio per calendarizzare le attività che verranno espletate in giornata nell'ambito delle indagini: in vista altre audizioni di testimoni e persone informate sui fatti. Proseguiranno i sopralluoghi di carabinieri, forestale e guardia di finanza con i rispettivi cani da ricerche sia a Colle San Marco, sia al Bosco delle Casermette dove è stata ritrovata cadavere. Si cerca in particolare un luogo, fra questi due punti, dove la donna e l'assassino potrebbero aver sostato, prima di arrivare nella pineta dove è stata ritrovata morta. Verrà approfondita la testimonianza di una persona che ha raccontato di aver visto fra le 15:30 e le 16 del 18 aprile una donna «andare velocemente» lungo la strada che dal pianoro di San Marco, scende verso Ascoli. Proprio in quella zona c'è il bivio per la frazione Colle dove ieri i cani molecolari hanno fiutato qualche traccia tanto che sono stati effettuati prelievi in un pezzo di terra, ora in corso di analisi. In quella zona risiede anche una persona che fra i primi ha partecipato alle ricerche e sarebbe per questo salito in macchina con Parolisi, che conosceva già. L'odore di Carmela potrebbe semplicemente averlo «acquisito» sedendo nel sedile del passeggero dell'auto, dove prima era stata seduta Melania, quando col marito era andata in auto al San Marco. Sempre oggi verranno sentiti anche alcuni studenti di una scuola ascolana che il 18 aprile erano al pianoro a Colle San Marco dove avrebbero notato la presenza di Melania e Salvatore insieme alla bambina.

ERA GIA' STATA IN QUEL BOSCO Carmela Melania Rea era già stata al Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo) dove il 20 aprile scorso è stata ritrovata cadavere. L'avrebbe rivelato - secondo quanto riferiscono oggi alcuni quotidiani - il marito Salvatore Parolisi ad un amico, a sua volta sentito dai carabinieri di Ascoli quale persona informata sui fatti. Sarebbe accaduto una decina di giorni prima della scomparsa avvenuta il pomeriggio del 18 aprile a Colle San Marco dove la donna di origini campane ma residente a Folignano (Ascoli Piceno) era salita con il coniuge per far giocare la loro figlia di 18 mesi, Vittoria. Parolisi avrebbe raccontato che erano stati insieme a Ripe di Civitella e che, nonostante la presenza in auto della bambina, si erano appartati per scambiarsi effusioni. Un racconto che però il caporalmaggiore del 235/o Rav di Ascoli (dove si addestrano le soldatesse), avrebbe tenuto nascosto agli investigatori. Intanto trapelano i primi risultati dei riscontri sui tabulati telefonici di Melania e Salvatore. Il 18 aprile la donna ha risposto all'ultima telefonata fattale dalla madre alle 13:30: hanno parlato della piccola e dell'imminente partenza per Somma Vesuviana in vista delle feste pasquali. Alle 14:40 un'amica le ha inviato un sms, chiedendo di richiamarla, ma a questo messaggio non c'è mai stata risposta. Alle 15:20 Salvatore Parolisi fa la prima telefonata sul cellulare della moglie che aggancia la cella compatibile con Ripe di Civitella, ma la donna non risponde, come non risponderà più alle chiamate successive. Si è anche appreso che Parolisi ha consegnato spontaneamente ai carabinieri gli indumenti che indossava il giorno della scomparsa della moglie, un paio di pantaloni corti e una maglietta piuttosto leggera se si considera che la giornata a Colle San Marco, pur non freddissima, non era comunque propriamente estiva.

CORSA CONTRO IL TEMPO Sono al lavoro su vari fronti e con fretta spasmodica gli investigatori che debbono fare luce sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna scomparsa sul colle San Marco di Ascoli Piceno il 18 aprile e trovata uccisa a coltellate due giorni dopo in una pineta del Teramano. Fretta perchè i luoghi in cui si è dipanata la vicenda vengono gradatamente 'inquinatì: ieri sul colle San Marco sono arrivate centinaia di persone per celebrare secondo tradizione il 25 aprile e la festa del santo, mentre nel Bosco delle Casermette, dove probabilmente Melania ha lottato con il suo carnefice, sono giunti a frotte i «turisti dell'orrore». E oggi è anche caduta la pioggia sulla pineta abruzzese, invasa per di più da troupe televisive, che hanno inscenato ricostruzioni varie del presunto corpo a corpo, a beneficio dei telespettatori. Ma poichè la presenza dell'uomo non cancella tutto, oggi sono tornati sul pianoro del San Marco e tra i boschi del Teramano i cani molecolari, specializzati nell'individuazione di tracce biologiche. Che hanno trovato qualcosa circa un chilometro prima del pianoro, in un campetto nella piccola frazione di Colle, una manciata di case, dove sono state repertate alcune tracce. Una deviazione supportata da una testimonianza raccolta oggi: un uomo ha raccontato di avere visto, quel 18 aprile intorno alle 15:30-16 una donna che correva verso il pianoro, con fare concitato. Ma non ha saputo identificare con precisione quella figura femminile. Se era Melania, che cosa faceva così lontano dal bar ristorante 'Il cacciatorè dove - così aveva detto al marito Salvatore Parolisi - era andata a cercare un bagno pulito? E perchè stava correndo? In queste ore, gli sforzi degli investigatori, che hanno ascoltato parecchie persone già sentite nei giorni scorsi, è di ricostruire con precisione tutti gli spostamenti di Melania, del marito e della loro figlioletta di 18 mesi prima che salvatore lanciasse l'allarme. Gli inquirenti cercano in particolare un testimone che potrebbe essere stato nel Bosco delle Casermette molto prima del ritrovamento del cadavere, addirittura il giorno stesso della scomparsa, e che sia in grado di riferire sullo stato dei luoghi. Intanto è entrato in campo un profiler dei carabinieri, specializzato nell'analizzare la scena del crimine e in base a quella ricostruire un identikit psicologico dell'assassino. Il procuratore di Ascoli Piceno Michele Renzo parla di «un'indagine complessa che speriamo possa diventare semplice».«Stiamo setacciando un'area molto vasta tra il luogo della scomparsa e quello del ritrovamento - ha spiegato -. È un territorio molto ampio e da qui deriva la difficoltà del lavoro che stiamo facendo». Gli investigatori cercano «cose ben precise, altre ci auguriamo di trovarle strada facendo». Le Procure di Ancona e Teramo, che ancora lavorano fianco a fianco, attendono «gli accertamenti dei Ris e i risultati dell'autopsia», perchè ogni particolare che emerge modifica il quadro e costringe gli investigatori a risentire i testimoni per approfondire nuovi spunti, o per cercare nuovi punti di vista su aspetti già esplorati. Quanto all'ipotesi di delitto passionale, che ha trovato tanto spazio sui media, il procuratore non si sbottona: «Non posso scendere in questi dettagli».


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MELANIA, IL MARITO SU RAI3:
"A VOLTE SCHERZAVA COSÌ"


 
    
          ASCOLI PICENO - «Ho pensato pure non è che magari mi sta osservando, a volte è capitato pure che anche al mare, lei, andando in bagno, nel ritornare si nascondeva per vedere io cosa facessi, se ero geloso, magari, che ne so se mi giravo per vedere dove era, oppure io risalivo, qualche volta mi ha fatto anche risalire». Salvatore Parolisi, il marito di Carmela-Melania Rea, ha raccontato a Chi l'ha visto, in collegamento da Somma Vesuviana con la famiglia della donna assassinata, cosa ha fatto e pensato il 18 aprile sul Colle San Marco, quando ha visto che la moglie, dopo essersi allontanata per andare in bagno, non tornava indietro. «Non è che mi sta facendo qualche giochino, così una cosa simpatica - ha pensato Salvatore -, mi sono anche girato con una certa indifferenza per non farmi accorgere da lei, 'ti sei preoccupato?', per non farmi deridere da lei», poi, «ho visto che non mi aveva richiamato al cellulare, ho detto qua non c'è nessuno, che strano, perchè è passato molto tempo». La prima telefonata al numero di cellulare che Melania aveva con sè Salvatore Parolisi l'ha fatta verso le 15:10-15:20, circa un'ora dopo che la compagna si era allontanata in direzione della toilette del ristorante 'Il cacciatorè, che dal pianoro dove la coppia era arrivata con la bambina dista circa 20 minuti. «Lì per lì - ha spiegato Salvatore - non è che sia partito preoccupato, non sono andato nel panico, ho continuato a giocare con la bambina», considerato il tempo di percorrenza necessario per andare e tornare dal ristorante. E anche dopo, quando Melania non rispondeva, ha «atteso lì», che la moglie rispuntasse, per poi provare a richiamarla ancora, ipotizzando anche uno scherzo.

Nell'intervista il caporalmaggiore ha ripercorso tutti gli spostamenti di quel giorno, le visite mediche fatte in mattinata da Melania e dalla piccola Vittoria (con lui che aveva preso un giorno di permesso in caserma per accompagnarle), gli acquisti in vista della Pasqua, il pranzo in casa, la decisione di salire a San Marco, lui in pantaloncini e maglietta perchè la giornata «era calda, estiva». Rispondendo alle domande dei giornalisti Parolisi ha parlato anche del boschetto di Ripe di Civitella, dove Melania è stata trovata cadavere il 20 aprile: «lo conosco certo - ha spiegato -, ci ho fatto delle 'continuativè, addestramento militare, con le tende montate per la notte», portato e escludere, fra le lacrime, che l'assassino possa nascondersi nel suo ambiente di lavoro, «la mia seconda famiglia». «Faccio l'addestratore, insegno formalità, sacrificio e lealtà, è normale che questo possa dare fastidio, ma non al punto di arrivare a tanto...». Un passaggio l'ha dedicato anche agli 'attenzionatì dagli investigatori, fra cui «il dirimpettaio del mio amico Raffaele», che «ogni volta che Melania usciva fuori, anche solo a stendere la biancheria, la fissava», ma non era «una cosa eclatante», e Parolisi ne ha già riferito agli inquirenti. Alla fine, provato, lascia la diretta tv: «vorrei adempiere al mio compito di padre», e se ne va.

"LA MATTINA IN OSPEDALE E AL SUPERMERCATO" «La mattina verso le 8.30 avevamo una visita dal fisiatra per la piccola. Siamo andati all'ospedale di Ascoli Piceno. Dopo essere usciti ci siamo fermati al bar dell'ospedale e poi abbiamo raggiunto la macchina nel parcheggio». Lo ha detto a «Chi l'ha visto?» Salvatore Paolisi, il marito di Carmela Melania Rea, la donna di 29 anni assassinata e ritrovata mercoledì pomeriggio nell'area delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), ad una decina di chilometri dal luogo della scomparsa. «Poi siamo andati al supermercato 'Ipersimpli' che si trova dove è il campo sportivo. Poi siamo andati in un altro negozio per comprare un giocattolino per un neonato - ha aggiunto - Avendo comprato delle uova pasquali abbiamo pensato di portarle a casa per non farle sciogliere in macchina. La giornata era estiva».


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MELANIA, TRE I SOSPETTI.
IL MARITO: "SU DI NOI SCRITTE
TANTE COSE BRUTTE"


 
    
          ASCOLI PICENO - «Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia, insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l'ho detto, a chi di dovere». Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, misteriosamente assassinata in un bosco, è un fiume in piena: ce l'ha con i giornalisti, «perchè voi dovete vendere, e che la gente stia male poco vi importa», e alterna lacrime e lucidità nel rispondere, al telefono, alle domande che tutti da giorni si fanno: su come la moglie sia scomparsa nel nulla mentre era con lui e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco, sull'orario in cui Salvatore ha dato l'allarme, le prime ricerche, e più ancora sulla vita di coppia, le amicizie, i possibili dissapori. «Vi renderete conto - attacca - che le vostre insinuazioni o presunte certezze fanno male, che sono state scritte cose false? Chiedete a me se sono passati 20, 50 o 60 minuti (dal momento della sparizione di Melania all'allarme dato dal marito, ndr) ma non penso di dover dare riposte a voi. Non devo star qui a spiegare...». Anche se, annuncia, questa sera «sarò in diretta a Chi l'ha visto», la trasmissione Rai. «Forse sono stato troppo onesto - continua il caporalmaggiore -, i primi giorni ho lanciato un messaggio, ho detto 'rispettate il mio dolorè, verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. E invece, nessuno mi ha rispettato, e a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente». «Ma non sono solo io che sto soffrendo, i mia suoceri, la mia famiglia soffre, dovreste pensarci prima di logorare l'immagine di una persona». «Io cerco aiuto - ripete - cerco chi ha visto qualcosa, chi può aiutarci a capire. Ancora oggi - piange - non si sa come è morta...». «Spero che si risolva al più presto, per tutti noi».

TRE "ATTENZIONATI", TRA CUI IL MARITO
Non ci sono ancora nè un movente nè degli indagati per la morte di Carmela Melania Rea, ma è concentrata in particolare su tre uomini, appartenenti a tre ambiti diversi l'attenzione dei carabinieri che indagano sull'omicidio della giovane donna scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno il 18 aprile scorso e trovata uccisa a coltellate due giorni dopo nei boschi di Ripe di Civitella (Teramo). Sono il marito della donna Salvatore Parolisi, che ha dato l'allarme, un suo amico, agente di custodia, che ha partecipato alla prima fase delle ricerche, e un conoscente della coppia. Ambiti diversi ma che comunque ruotavano intorno a Melania, la quale - ormai è certo - non aveva una «doppia vita». Nessuno di loro sarebbe iscritto nel registro degli indagati delle Procure di Ascoli Piceno e Teramo che coordinano l'inchiesta per sequestro di persona e omicidio volontario. Ma secondo gli investigatori tutti e tre avrebbero qualcosa da dire in più rispetto a quanto hanno già dichiarato a magistrati e carabinieri. Per questo sono stati risentiti più volte. Ufficiali dei carabinieri di Ascoli sono in queste ore in trasferta in Campania in cerca di riscontri sulle dichiarazioni di Parolisi dopo la scomparsa della moglie, sulla sua ricostruzione del quadro familiare e dei rapporti interpersonali: un quadro corretto, a quanto pare, qualche volta di troppo e con alcuni ritardi nel parlare di cose importanti. Come la relazione extraconiugale (finita un anno e mezzo fa) con una delle reclute femminili da lui addestrate al Rav Piceno. O come un momento di intimità vissuto con Melania proprio nel Bosco delle Casermette una decina di giorni prima della scomparsa di lei. Ammissioni che i carabinieri sono riusciti a tirare fuori faticosamente, solo dopo che ne avevano parlato altri testimoni. E che, specie nel secondo caso, sembrano quasi prefigurare una giustificazione per l'eventuale ritrovamento di tracce biologiche di Parolisi nella pineta.

L'attenzione degli investigatori si concentra anche su un amico del caporalmaggiore, un agente di custodia che lo ha aiutato a cercare la moglie il 18 aprile. In quell'occasione i carabinieri avrebbero notato nell'uomo comportamenti che hanno destato qualche dubbio. È in direzione della frazione di Colle, dove l'agente vive, appena sotto il pianoro di Colle San Marco, che i cani molecolari ieri hanno intercettato qualche traccia di Melania, tanto che sono stati effettuati prelievi che verranno analizzati dai Ris di Roma. La terza persona è un amico di famiglia, residente a Folignano, che recentemente avrebbe manifestato qualche attenzione di troppo nei confronti di Melania. Intanto si lavora per individuare con esattezza se Melania è stata uccisa nel luogo in cui è stata trovata, oppure è stata portata lì morente o già morta. Troppo poco il sangue trovato nella pineta, troppo poco il sangue rimasto nella salma. Secondo gli inquirenti l'aggressione potrebbe essere cominciata altrove, con un copioso spargimento di sangue. La morte dovrebbe essere ricompresa in un arco di tempo che va da poco dopo la sparizione a circa 20 ore prima del ritrovamento.

L'AMICA: "PIC NIC DECISO ALL'ULTIMO MOMENTO"
«Ci dovevamo vedere verso le 16 a casa dei miei genitori. Carmela aveva una sciocchezza, una punta d'ernia e si doveva far visitare. Ma la visita è finita prima del previsto. Dovevano aspettarmi e quindi hanno deciso di andare a San Marco a far giocare la bimba mentre mi aspettavano». Lo ha detto in un'intervista a 'Chi l'ha Visto?' Sonia, l'amica di Carmela Rea, la donna uccisa e trovata morta a Ripe di Civitella, sottolineando quindi che il pic nic era stato deciso solo all'ultimo momento. «Alle 14.40 l'ho chiamata e lei non mi ha risposto», ha raccontato l'amica e ha aggiunto:«Solo un animale poteva fare una cosa del genere»

NESSUNA "DOPPIA VITA" Nessun elemento che potesse dare pensare ad una «doppia vita» di Carmela Melania Rea, scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e ritrovata uccisa a coltellate in un bosco del Teramano, è emerso nel corso delle indagini fin qui svolte. Gli investigatori di Ascoli e Teramo smentiscono oggi qualsiasi ipotesi che la donna avesse frequentazioni diverse dal contesto familiare e delle amicizie più strette. Una convinzione negli inquirenti, confortata anche dall'analisi dei tabulati telefonici relativi alle due sim card intestate alla donna e sull'uso del programma di chat Messenger che utilizzava per stare in comunicazione con i parenti e le amiche più care. Stamane è in corso presso il comando provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno una riunione operativa coordinata dal comandante provinciale Alessandro Patrizio per calendarizzare le attività che verranno espletate in giornata nell'ambito delle indagini: in vista altre audizioni di testimoni e persone informate sui fatti. Proseguiranno i sopralluoghi di carabinieri, forestale e guardia di finanza con i rispettivi cani da ricerche sia a Colle San Marco, sia al Bosco delle Casermette dove è stata ritrovata cadavere. Si cerca in particolare un luogo, fra questi due punti, dove la donna e l'assassino potrebbero aver sostato, prima di arrivare nella pineta dove è stata ritrovata morta. Verrà approfondita la testimonianza di una persona che ha raccontato di aver visto fra le 15:30 e le 16 del 18 aprile una donna «andare velocemente» lungo la strada che dal pianoro di San Marco, scende verso Ascoli. Proprio in quella zona c'è il bivio per la frazione Colle dove ieri i cani molecolari hanno fiutato qualche traccia tanto che sono stati effettuati prelievi in un pezzo di terra, ora in corso di analisi. In quella zona risiede anche una persona che fra i primi ha partecipato alle ricerche e sarebbe per questo salito in macchina con Parolisi, che conosceva già. L'odore di Carmela potrebbe semplicemente averlo «acquisito» sedendo nel sedile del passeggero dell'auto, dove prima era stata seduta Melania, quando col marito era andata in auto al San Marco. Sempre oggi verranno sentiti anche alcuni studenti di una scuola ascolana che il 18 aprile erano al pianoro a Colle San Marco dove avrebbero notato la presenza di Melania e Salvatore insieme alla bambina.


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MELANIA, UNA LUNGA AGONIA:
"ABBANDONATA SUL PRATO"


 
    
          ASCOLI PICENO - Melania Rea non è morta subito dopo l’aggressione. La sua è stata una lunga agonia. Il corpo della giovane donna di Folignano - scomparsa il 15 aprile sul pianoro di Colle San Marco dove era in gita con il marito e la figlia e ritrovata cadavere due giorni dopo nella pineta di Ripe di Civitella - si è contratto in uno spasmo estremo mentre l'assassino, dopo averle inferto trentacinque coltellate e infilato una siringa sotto il seno sinistro, si allontanava indisturbato.
Lo raccontano le dieci pagine della relazione consegnata ieri alla Procura di Ascoli Piceno dal professor Adriano Tagliabracci, il medico legale che ha effettuato l'esame autoptico sul cadavere della donna. Sotto le unghie di Melania il perito ha scoperto terriccio e aghi di pino che saranno ora esaminati nei laboratori dei carabinieri del Ris di Roma. Il dato rivela che le sue mani hanno artigliato il terreno in un'ultima, dolorosa contrazione. La presenza di aghi e di terriccio scuro quindi confermerebbero definitivamente che Melania Rea è stata uccisa accanto al chiosco della pineta di Ripe di Civitella, lo stesso posto dove una decina di giorni prima si era appartata con il marito, Salvatore Parolisi.
"È un primo rapporto sommario che necessita di ulteriori approfondimenti", spiegano gli investigatori, secondo i quali l’assassino ha avuto anche la possibilità di lavare il sangue di cui certamente si era macchiato. A pochi metri dal chiosco c'è infatti una fontana che è ora sotto l'esame degli specialisti delle investigazioni scientifiche, scrive oggi Repubblica. "Le indagini continuano in direzioni diverse dato che nessuna verità è assoluta", ha spiegato ieri il colonnello Alessandro Patrizio, comandante del Comando Provinciale dei carabinieri di Ascoli.
Ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo sono partiti per Fratta Maggiore, paese natale di Salvatore Parolisi che lì ha vissuto a lungo con la moglie per ricostruire il rapporto matrimoniale della coppia. L'esame dei tabulati telefonici ha permesso intanto di stabilire che Melania, prima di scomparire, non ha ricevuto chiamate sospette. In più la cella di Ripe di Casellette che alle 15,20 (venti minuti dopo la sua scomparsa) ha agganciato il suo cellulare si è collegata anche con il telefono del marito. "È una cella che copre un vasto raggio, arrivando sino ad Ascoli e sovrapponendosi ad altre celle", spiegano gli investigatori sottolineando la difficoltà dell'analisi dei tabulati telefonici.


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MELANIA, LA VERITÀ DAI RIS:
ESAMI SU TRACCE DI SANGUE
NELL'AUTO DEL MARITO

    
         ASCOLI PICENO - Forse la svolta è vicina nel giallo di Carmela Melania Rea, la ragazza trovata morta sul pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno. Nell'auto di Salvatore Parolisi, suo marito, sul sedile del passeggero, sono state rinvenute piccole tracce di sangue. Sarà compito dei carabinieri del Ris di Roma esaminarle oggi e definirne la provenienza. Esami aranno effettuati anche sugli altri reperti recuperati sul luogo del delitto: il cellulare della donna, la siringa e il laccio emostatico, i pantaloncini corti e alla maglia che il marito indossava quel giorno. Il marito disse agli inquirenti che lui e Melania, una decina di giorni prima della scomparsa, erano stati nel bosco a Ripe di Civitella, dove poi la donna è stata trovata cadavere, e avevano avuto un momento di intimità: una dichiarazione apparsa come un tentativo di mettere le mani avanti nel caso emergessero nel luogo tracce biologiche riconducibili all'uomo.

IL MARITO: "SU DI NOI SCRITTE TANTE COSE BRUTTE" «Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia, insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l'ho detto, a chi di dovere». Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, misteriosamente assassinata in un bosco, è un fiume in piena: ce l'ha con i giornalisti, «perchè voi dovete vendere, e che la gente stia male poco vi importa», e alterna lacrime e lucidità nel rispondere, al telefono, alle domande che tutti da giorni si fanno: su come la moglie sia scomparsa nel nulla mentre era con lui e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco, sull'orario in cui Salvatore ha dato l'allarme, le prime ricerche, e più ancora sulla vita di coppia, le amicizie, i possibili dissapori. «Vi renderete conto - attacca - che le vostre insinuazioni o presunte certezze fanno male, che sono state scritte cose false? Chiedete a me se sono passati 20, 50 o 60 minuti (dal momento della sparizione di Melania all'allarme dato dal marito, ndr) ma non penso di dover dare riposte a voi. Non devo star qui a spiegare...». Anche se, annuncia, questa sera «sarò in diretta a Chi l'ha visto», la trasmissione Rai. «Forse sono stato troppo onesto - continua il caporalmaggiore -, i primi giorni ho lanciato un messaggio, ho detto 'rispettate il mio dolorè, verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. E invece, nessuno mi ha rispettato, e a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente». «Ma non sono solo io che sto soffrendo, i mia suoceri, la mia famiglia soffre, dovreste pensarci prima di logorare l'immagine di una persona». «Io cerco aiuto - ripete - cerco chi ha visto qualcosa, chi può aiutarci a capire. Ancora oggi - piange - non si sa come è morta...». «Spero che si risolva al più presto, per tutti noi».


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MELANIA, UNA LUNGA AGONIA:
"ABBANDONATA SUL PRATO"


 
    
          ASCOLI PICENO - Melania Rea non è morta subito dopo l’aggressione. La sua è stata una lunga agonia. Il corpo della giovane donna di Folignano - scomparsa il 15 aprile sul pianoro di Colle San Marco dove era in gita con il marito e la figlia e ritrovata cadavere due giorni dopo nella pineta di Ripe di Civitella - si è contratto in uno spasmo estremo mentre l'assassino, dopo averle inferto trentacinque coltellate e infilato una siringa sotto il seno sinistro, si allontanava indisturbato.
Lo raccontano le dieci pagine della relazione consegnata ieri alla Procura di Ascoli Piceno dal professor Adriano Tagliabracci, il medico legale che ha effettuato l'esame autoptico sul cadavere della donna. Sotto le unghie di Melania il perito ha scoperto terriccio e aghi di pino che saranno ora esaminati nei laboratori dei carabinieri del Ris di Roma. Il dato rivela che le sue mani hanno artigliato il terreno in un'ultima, dolorosa contrazione. La presenza di aghi e di terriccio scuro quindi confermerebbero definitivamente che Melania Rea è stata uccisa accanto al chiosco della pineta di Ripe di Civitella, lo stesso posto dove una decina di giorni prima si era appartata con il marito, Salvatore Parolisi.
"È un primo rapporto sommario che necessita di ulteriori approfondimenti", spiegano gli investigatori, secondo i quali l’assassino ha avuto anche la possibilità di lavare il sangue di cui certamente si era macchiato. A pochi metri dal chiosco c'è infatti una fontana che è ora sotto l'esame degli specialisti delle investigazioni scientifiche, scrive oggi Repubblica. "Le indagini continuano in direzioni diverse dato che nessuna verità è assoluta", ha spiegato ieri il colonnello Alessandro Patrizio, comandante del Comando Provinciale dei carabinieri di Ascoli.
Ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo sono partiti per Fratta Maggiore, paese natale di Salvatore Parolisi che lì ha vissuto a lungo con la moglie per ricostruire il rapporto matrimoniale della coppia. L'esame dei tabulati telefonici ha permesso intanto di stabilire che Melania, prima di scomparire, non ha ricevuto chiamate sospette. In più la cella di Ripe di Casellette che alle 15,20 (venti minuti dopo la sua scomparsa) ha agganciato il suo cellulare si è collegata anche con il telefono del marito. "È una cella che copre un vasto raggio, arrivando sino ad Ascoli e sovrapponendosi ad altre celle", spiegano gli investigatori sottolineando la difficoltà dell'analisi dei tabulati telefonici.


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MELANIA, LA VERITÀ DAI RIS:
ESAMI SU TRACCE DI SANGUE
NELL'AUTO DEL MARITO


    
         ASCOLI PICENO - Forse la svolta è vicina nel giallo di Carmela Melania Rea, la ragazza trovata morta sul pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno. Nell'auto di Salvatore Parolisi, suo marito, sul sedile del passeggero, sono state rinvenute piccole tracce di sangue. Sarà compito dei carabinieri del Ris di Roma esaminarle oggi e definirne la provenienza. Esami aranno effettuati anche sugli altri reperti recuperati sul luogo del delitto: il cellulare della donna, la siringa e il laccio emostatico, i pantaloncini corti e alla maglia che il marito indossava quel giorno. Il marito disse agli inquirenti che lui e Melania, una decina di giorni prima della scomparsa, erano stati nel bosco a Ripe di Civitella, dove poi la donna è stata trovata cadavere, e avevano avuto un momento di intimità: una dichiarazione apparsa come un tentativo di mettere le mani avanti nel caso emergessero nel luogo tracce biologiche riconducibili all'uomo.

IL MARITO: "SU DI NOI SCRITTE TANTE COSE BRUTTE" «Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia, insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l'ho detto, a chi di dovere». Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, misteriosamente assassinata in un bosco, è un fiume in piena: ce l'ha con i giornalisti, «perchè voi dovete vendere, e che la gente stia male poco vi importa», e alterna lacrime e lucidità nel rispondere, al telefono, alle domande che tutti da giorni si fanno: su come la moglie sia scomparsa nel nulla mentre era con lui e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco, sull'orario in cui Salvatore ha dato l'allarme, le prime ricerche, e più ancora sulla vita di coppia, le amicizie, i possibili dissapori. «Vi renderete conto - attacca - che le vostre insinuazioni o presunte certezze fanno male, che sono state scritte cose false? Chiedete a me se sono passati 20, 50 o 60 minuti (dal momento della sparizione di Melania all'allarme dato dal marito, ndr) ma non penso di dover dare riposte a voi. Non devo star qui a spiegare...». Anche se, annuncia, questa sera «sarò in diretta a Chi l'ha visto», la trasmissione Rai. «Forse sono stato troppo onesto - continua il caporalmaggiore -, i primi giorni ho lanciato un messaggio, ho detto 'rispettate il mio dolorè, verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. E invece, nessuno mi ha rispettato, e a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente». «Ma non sono solo io che sto soffrendo, i mia suoceri, la mia famiglia soffre, dovreste pensarci prima di logorare l'immagine di una persona». «Io cerco aiuto - ripete - cerco chi ha visto qualcosa, chi può aiutarci a capire. Ancora oggi - piange - non si sa come è morta...». «Spero che si risolva al più presto, per tutti noi».


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MELANIA, NELLA PINETA
TROVATO UNO SCONTRINO.
IL MARITO: "DARÒ IL DNA"



 
    
          ASCOLI PICENO - È uno scenario complesso quello in cui è avvenuto l'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma di 29 anni trovata uccisa in una pineta nel Teramano. Così lo descrive il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno col. Alessandro Patrizio, che fin dall'inizio aveva avvertito: «non sono indagini facili». Non lo sono perchè non c'è ancora un movente cui ricondurre questa barbara uccisione, e per questo gli investigatori stanno valutando e scartando via via una serie di ipotesi, anche le più «bizzarre», o che addirittura vedano la Rea «agnello sacrificale» in una mattanza giustificata da «situazioni esterne». «Io - dice il col. Patrizio - gioco su più tavoli. Non ci fermiamo alle apparenze, anche se pure le apparenze hanno importanza». E così, mentre in procura ad Ascoli continuano a sfilare i testimoni, il marito di Melania, Salvatore Parolisi, si mostra in televisione per scrollarsi di dosso i sospetti che inevitabilmente lo hanno toccato. Ieri a Chi l'ha visto, e oggi a La vita in diretta, Parolisi, tra continui accenni di pianto, si lamenta per le falsità che legge su di lui e la sua famiglia. Non sono io a dovermi giustificare, sembra voler dire, «sono altri che devono fare il loro lavoro, per fare giustizia, giustizia tra virgolette».

E chissà, si chiede, se giustizia sarà mai fatta. E ancora: «Sono disposto a dare anche il mio sangue per il Dna», per essere una volta per tutte escluso dalle indagini. Il caporalmaggiore ha già spontaneamente consegnato i vestiti che indossava il giorno della scomparsa della moglie e le chiavi dell'auto, che non è sotto sequestro. Sull'auto, peraltro, sono state trovate tracce ematiche, ma sembrano vecchie. E poi Parolisi, istruttore al Reggimento Piceno, dove insegna tecniche di movimento, non è raro che abbia ferite sul corpo. Di sicuro non ne aveva dopo la scomparsa della moglie, quando con i carabinieri ha cominciato a battere palmo palmo la zona. Della cerchia più vicina alla coppia, dove gli investigatori stanno ancora scavando, fa parte anche Raffaele, una guardia carceraria che Salvatore ha chiamato per andare a cercare Melania. «Grossa fiducia» nell'amico, che sarebbe tra gli 'attenzionatì insieme ad altre persone, fra cui, un dirimpettaio dagli sguardi insistenti, un operaio amico di famiglia (che però quel giorno era al lavoro) e, sembra, una soldatessa. Certo che l'ambiente militare qualcosa può offrire alle indagini.

Ma il Reggimento è un fortino:«speriamo che le indagini si concludano presto. Noi continuiamo a lavorare», è l'unico commento che esce da lì. Accertamenti sono in corso sulla donna vista il giorno in cui Melania è scomparsa a circa un chilometro dal Pianoro di Colle San Marco. La donna non correva ma camminava a passo sostenuto. Il testimone che l'ha vista non ha saputo dire se si trattasse o meno di Melania. Potrebbe essere anche una donna coinvolta nel rapimento e nell'omicidio della Rea. Il bivio Colle è peraltro una strada alternativa per raggiungere Ripe di Civitella, dove è stato trovato il cadavere, dal pianoro di Colle San Marco. La tempistica è importante, per questo le speranze sono legate anche a uno scontrino - con la data del giorno della scomparsa o quello successivo - trovato in un cestino dei rifiuti nella pineta del Teramano. Qualcuno ha comperato forse un panino e una bibita per fare un picnic; utile sarebbe sapere da quella persona qual era lo stato dei luoghi. Insomma, si scava tra amicizie, parentele, ambiti lavorativi delle persone che avevano un qualche legame con Melania, e Salvatore. La giovane donna potrebbe aver visto o sentito qualcosa che non doveva? E per farla tacere, è possibile che abbia agito più d'una persona? Una che la preleva al Pianoro di San Marco e la porta in un luogo convenuto, un'altra che la 'scaricà nella pineta abruzzese, ancora agonizzante? «Non sono indagini facili», ripete il col. Patrizio, in attesa degli accertamenti tecnici dei Ris e mentre proseguono le indagini 'tradizionalì, per arrivare al movente che porterà all'assassino.

LUNGA AGONIA SUL PRATO Melania Rea non è morta subito dopo l’aggressione. La sua è stata una lunga agonia. Il corpo della giovane donna di Folignano - scomparsa il 15 aprile sul pianoro di Colle San Marco dove era in gita con il marito e la figlia e ritrovata cadavere due giorni dopo nella pineta di Ripe di Civitella - si è contratto in uno spasmo estremo mentre l'assassino, dopo averle inferto trentacinque coltellate e infilato una siringa sotto il seno sinistro, si allontanava indisturbato.
Lo raccontano le dieci pagine della relazione consegnata ieri alla Procura di Ascoli Piceno dal professor Adriano Tagliabracci, il medico legale che ha effettuato l'esame autoptico sul cadavere della donna. Sotto le unghie di Melania il perito ha scoperto terriccio e aghi di pino che saranno ora esaminati nei laboratori dei carabinieri del Ris di Roma. Il dato rivela che le sue mani hanno artigliato il terreno in un'ultima, dolorosa contrazione. La presenza di aghi e di terriccio scuro quindi confermerebbero definitivamente che Melania Rea è stata uccisa accanto al chiosco della pineta di Ripe di Civitella, lo stesso posto dove una decina di giorni prima si era appartata con il marito, Salvatore Parolisi.
"È un primo rapporto sommario che necessita di ulteriori approfondimenti", spiegano gli investigatori, secondo i quali l’assassino ha avuto anche la possibilità di lavare il sangue di cui certamente si era macchiato. A pochi metri dal chiosco c'è infatti una fontana che è ora sotto l'esame degli specialisti delle investigazioni scientifiche, scrive oggi Repubblica. "Le indagini continuano in direzioni diverse dato che nessuna verità è assoluta", ha spiegato ieri il colonnello Alessandro Patrizio, comandante del Comando Provinciale dei carabinieri di Ascoli.
Ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo sono partiti per Fratta Maggiore, paese natale di Salvatore Parolisi che lì ha vissuto a lungo con la moglie per ricostruire il rapporto matrimoniale della coppia. L'esame dei tabulati telefonici ha permesso intanto di stabilire che Melania, prima di scomparire, non ha ricevuto chiamate sospette. In più la cella di Ripe di Casellette che alle 15,20 (venti minuti dopo la sua scomparsa) ha agganciato il suo cellulare si è collegata anche con il telefono del marito. "È una cella che copre un vasto raggio, arrivando sino ad Ascoli e sovrapponendosi ad altre celle", spiegano gli investigatori sottolineando la difficoltà dell'analisi dei tabulati telefonici.


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MELANIA, SPUNTA MOVENTE.
È GIALLO SUI DUE SCONTRINI


 
    
          ASCOLI PICENO - Due scontrini e uno scandalo che stava per essere denunciato. Gli investigatori seguono nuove piste per la mamma di Folignano assassinata e ritrovata nella pineta Ripe di Civitella. Per gli investigatori gli scontrini ritrovati sul luogo del delitto - il primo porta la data del 18 aprile, giorno in cui Melania Rea è scomparsa, il secondo invece è datato 19 aprile – sarebbero la prova che qualcuno è tornato sul posto, forse per “orchestrare una messinscena con siringa e laccio emostatico", come suppongono al comando provinciale dei carabinieri di Ascoli e come riporta Repubblica. Melania Rea sarebbe stata uccisa per essere improvvisamente venuta a conoscenza (grazie ad un'amica) di qualcosa che poteva sollevare, nel piccolo mondo ascolano, un enorme scandalo. Il 18 aprile sarebbe stata avvicinata nel parco di Colle San Marco da qualcuno che conosceva bene e di cui si fidava. La sua uccisione non sarebbe stata programmata ma originata dalla sua intransigenza. Nel rapporto inviato alla Procura di Teramo il professor Adriano Tagliabracci, il docente di medicina legale di Ancona che ha effettuato l'autopsia sul cadavere della donna, scrive che Melania ha lottato con il suo assassino per diversi minuti. "La vittima ha riportato numerose ferite su mani e braccia" ha scritto Tagliabracci che sul corpo di Melania ha contato 32 tagli: "Tutti non letali e inferti con una lama piuttosto corta incapace di arrivare in profondità". Il medico ha anche rilevato sul corpo la traccia di un tentativo di trascinamento. Sull'ora della morte, per dissanguamento, non si è però pronunciato.  Gli investigatori ancora non sono sicuri del numero di persone coinvolte. "Al momento non conosciamo né il loro numero né il loro sesso" sottolinea il colonnello Alessandro Patrizio, comandante dei carabinieri del Comando Provinciale di Ascoli. L'impressione è che i pm Umberto Mori, Ettore Picardi e Carmine Pirozzoli abbiano ricostruito il puzzle del delitto e aspettino i risultati delle analisi dei carabinieri del Ris sui reperti sequestrati (più di un centinaio) per trarre le conclusioni finali.


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MELANIA, L'AMICA: "VOLEVA
TORNARE DAI GENITORI"

    
          ASCOLI PICENO - Carmela Rea, la donna scomparsa a Colle San Marco il 18 aprile scorso e trovata morta due giorni dopo a Ripe di Civitella, nel teramano, voleva tornare con la figlia a casa dei genitori. È quanto riferito dall'amica Imma ai carabinieri, secondo quanto rivela il 'Corriere della Serà. Un'ipotesi che trova conferma in ambienti investigativi:«Non è affatto da escludere che la donna abbia preso in considerazione l'eventualità di tornare con la bimba dai suoi genitori a Somma», si legge. All'amica Imma che vive a Somma, sottolinea il quotidiano, «Melania, spesso sola, consegnava confidenze e sospetti sui suoi rapporti con il marito». Un matrimonio, scrive il 'Corserà, in cui c'erano anche «molte spine».

È GIALLO SUI DUE SCONTRINI Due scontrini e uno scandalo che stava per essere denunciato. Gli investigatori seguono nuove piste per la mamma di Folignano assassinata e ritrovata nella pineta Ripe di Civitella. Per gli investigatori gli scontrini ritrovati sul luogo del delitto - il primo porta la data del 18 aprile, giorno in cui Melania Rea è scomparsa, il secondo invece è datato 19 aprile – sarebbero la prova che qualcuno è tornato sul posto, forse per “orchestrare una messinscena con siringa e laccio emostatico", come suppongono al comando provinciale dei carabinieri di Ascoli e come riporta Repubblica. Melania Rea sarebbe stata uccisa per essere improvvisamente venuta a conoscenza (grazie ad un'amica) di qualcosa che poteva sollevare, nel piccolo mondo ascolano, un enorme scandalo. Il 18 aprile sarebbe stata avvicinata nel parco di Colle San Marco da qualcuno che conosceva bene e di cui si fidava. La sua uccisione non sarebbe stata programmata ma originata dalla sua intransigenza. Nel rapporto inviato alla Procura di Teramo il professor Adriano Tagliabracci, il docente di medicina legale di Ancona che ha effettuato l'autopsia sul cadavere della donna, scrive che Melania ha lottato con il suo assassino per diversi minuti. "La vittima ha riportato numerose ferite su mani e braccia" ha scritto Tagliabracci che sul corpo di Melania ha contato 32 tagli: "Tutti non letali e inferti con una lama piuttosto corta incapace di arrivare in profondità". Il medico ha anche rilevato sul corpo la traccia di un tentativo di trascinamento. Sull'ora della morte, per dissanguamento, non si è però pronunciato. Gli investigatori ancora non sono sicuri del numero di persone coinvolte. "Al momento non conosciamo né il loro numero né il loro sesso" sottolinea il colonnello Alessandro Patrizio, comandante dei carabinieri del Comando Provinciale di Ascoli. L'impressione è che i pm Umberto Mori, Ettore Picardi e Carmine Pirozzoli abbiano ricostruito il puzzle del delitto e aspettino i risultati delle analisi dei carabinieri del Ris sui reperti sequestrati (più di un centinaio) per trarre le conclusioni finali.


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MELANIA, NESSUNA IMPRONTA
DEL MARITO SULLA SIRINGA


 
    
          ASCOLI PICENO - Non ci sono il Dna di Carmela Melania Rea né quello del marito Salvatore Parolisi sull'involucro esterno della siringa trovata infilzata nel cadavere della donna. E neppure sul laccio emostatico recuperato accanto al corpo della giovane mamma assassinata. Sono invece in corso gli esami sulle tracce di liquido misto a sangue all'interno della siringa.

Sono queste, stando a indiscrezioni, le prime conclusioni cui sono giunti i carabinieri del Ris, che hanno analizzato i due oggetti repertati nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), dove Melania, scomparsa il 18 aprile dal pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno, dove era salita con il marito e la figlioletta, è stata rinvenuta cadavere il 20 aprile.

SENTITI NUOVI TESTIMONI nquirenti e investigatori al lavoro anche oggi, nonostante la giornata festiva, per l'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la ventinovenne di origini campane, scomparsa il 18 aprile sul pianoro del Colle San Marco di Ascoli Piceno (dove si trovava con il marito e la figlioletta di 18 mesi) e ritrovata due giorni dopo uccisa a coltellate vicino al Chiosco della Pineta nel Teramano. Oggi non ci sono stati sopralluoghi, perchè «non è stato necessario» secondo il col. Alessandro Patrizio, comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno. Ma sono state state sentite per la prima volta altre persone informate sui fatti, mai interpellate dai carabinieri e non appartenenti ai contesti esaminati sino ad oggi: ambiente familiare e sociale della coppia formata da Melania e dal marito Salvatore Parolisi e ambiente di lavoro di lui, che è caporalmaggiore dell'esercito, in servizio presso il Rav Piceno. Nessuna svolta nell'inchiesta - secondo il col. Patrizio - «stiamo seguendo vari filoni di indagine», come è stato detto ufficialmente sin dall'inizio. Si attendono però i risultati del lavoro del Ris sui tanti reperti raccolti sul San Marco e soprattutto nel Bosco delle Casermette (Teramo), dove fu scoperto il cadavere di Melania e dove, secondo il racconto del marito, la coppia avrebbe vissuto un momento di intimità una decina di giorni prima. Risultati che potrebbero cominciare ad arrivare, in modo informale, già da domani e che potrebbero indirizzare l'inchiesta verso un'altra direzione. Il comandante dei carabinieri non commenta l'ultima notizia trapelata sull'assenza di tracce di Dna di Parolisi e della moglie sull'involucro esterno di una siringa da insulina piantata nel seno della donna. Una siringa, che insieme ad un laccio emostatico abbandonato vicino al corpo e ad un segno sulla coscia a forma di svastica, ha fatto pensare ad un goffo tentativo di depistaggio. Patrizio conferma che la siringa «non ha avuto alcun ruolo» nella morte della donna, ma che «il motivo per cui era lì non è chiaro». E rimane in piedi la possibilità che a colpire sia stata una mano femminile: «non abbiamo motivi per escludere questa ipotesi» chiosa il col. Patrizio. E nonostante gli appelli degli investigatori, sinora non si sono fatti avanti nè l'anonimo autore della telefonata da un apparecchio pubblico a Teramo che segnalava il cadavere al Bosco delle Casermette. Nè la persona che acquistò il 18 aprile, qualche ora prima della sparizione di Melania, un panino e una bibita in un panetteria del Teramano, lasciando poi lo scontrino nel cestino dei rifiuti vicino al Chiosco della Pineta.


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MELANIA, ARMA DEL DELITTO
È PICCOLO COLTELLO -FOTO



                  
   
    ASCOLI PICENO - E se Melania Rea, il 18 aprile, non fosse mai stata sul pianoro di Colle San Marco ad Ascoli? È uno degli interrogativi sotto traccia che dal 20 aprile, giorno del ritrovamento del cadavere nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), accompagnano l'ampio ventaglio di accertamenti disposti dalla procura di Ascoli Piceno. Anche oggi sono stati riascoltati il titolare del chiosco accanto al quale sorgono i bagni pubblici nei quali Melania, così ha raccontato il marito Salvatore Parolisi, non voleva andare, preferendo quelli del ristorante il Cacciatore (dove però nessuno l'ha vista arrivare), e alcuni degli studenti della terza classe dell'Istituto per geometri, che in gita sul pianoro, avevano riferito di aver visto una donna e una bambina nel parco giochi.

Si cerca di ricostruire i movimenti della donna, e se davvero, quella in pantaloni chiari e giubbetto scuro vista da lontano fosse Melania. Il coltello di piccole dimensioni, con la lama affilata (non un coltello da cucina) con cui la giovane mamma è stata uccisa, non si trova ancora. Non è il coltellino da cercatore di funghi recuperato da un volontario della Protezione civile che aveva partecipato alle ricerche nei boschi, e che nei giorni scorsi è stato consegnato a chi indaga. Esaminato ai carabinieri del Ris incaricati degli accertamenti tecnici, non sembra collegabile al delitto. Così come la siringa già usata da qualche tossicodipendente che l'assassino o gli assassini hanno piantato nel seno della vittima, probabilmente dopo averla raccolta da terra. Un'evidente messinscena, ha confermato il Ris, che ha individuato sull'involucro esterno il Dna di un uomo e una donna estranei alla vicenda. Nuovi sopralluoghi e nuovi interrogatori si sono svolti anche oggi: stando a voci non confermate sarebbe stata sentita, in Puglia, anche una soldatessa che ha frequentato il Rav Piceno con il caporalmaggiore Parolisi come istruttore. Un gran lavoro di riscontri e verifiche incrociate che non farebbe presagire una svolta immediata nelle indagini, anche se la procura si muove nel consueto profilo di riserbo. I primi risultati degli accertamenti del Ris stanno arrivando a macchia di leopardo, e, come spiega uno degli investigatori, «si interroga chiunque abbia occhi», e possa aver visto o percepito qualcosa che aiuti a individuare l'omicida, ed eventuali complici.


ARMA DEL DELITTO È PICCOLO COLTELLO La siringa piantata nel seno di Carmela Melania Rea, la 29enne scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco e ritrovata morta due giorni dopo nei boschi del Teramano, era con tutta probabilità una siringa già usata da qualche tossicodipendente, magari raccolta per terra, e usata per costruire una vera e propria messinscena. Ne sono convinti gli inquirenti della Procura di Ascoli Piceno che coordinano, insieme al quella di Teramo, le indagini. Una convinzione supportata dalla scoperta sull'involucro della siringa del Dna di un uomo e di una donna (che dovrebbero quindi essere completamente estranei alla morte di Melania), mentre non ci sono tracce del Dna di Melania e del marito, il caporalmaggiore dell'esercito Salvatore Parolisi. I due erano insieme, con la loro bimba di 18 mesi, sul pianoro quando lei si è allontanata per andare in bagno senza fare più ritorno. Si consolida quindi l'ipotesi che la siringa (insieme ad un laccio emostatico nei pressi del cadavere e ad un segno a forma di svastica sulla coscia) faccia parte di un macabra messa in scena, un goffo tentativo di depistare le indagini, collegando l'omicidio agli ambienti della tossicodipendenza, al quale invece Melania - come hanno accertato gli investigatori - era del tutto estranea.

Un coltello di piccole dimensioni, con la lama affilata, ma non un coltello da cucina, è l'arma che ha ucciso Carmela Melania Rea, la ventinovenne campana scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno il 18 aprile e ritrovata cadavere due giorni dopo nel Bosco delle Casermette (Teramo). Il medico legale Adriano Tagliabracci, che ha effettuato l'autopsia, esclude che siano state usate armi da taglio più grandi o addirittura baionette. L'arma del delitto, non ancora trovata, ha inflitto una trentina di ferite che hanno fatto morire la giovane donna dissanguata. Tagliabracci ha già consegnato una prima relazione preliminare agli inquirenti (le indagini sono coordinate dalle Procure di Ascoli Piceno e Teramo, dato che non è stata ancora determinata la competenza territoriale); per depositare i risultati definitivi ha 60 giorni di tempo. Difficile anche, allo stato, accertare con precisione l'ora della morte, per la quale «bisogna sapere altri elementi circostanziali». Secondo fonti investigative, però, il decesso sarebbe avvenuto poco dopo la sparizione. I sostituti procuratori di Ascoli Piceno Umberto Monti, Carmine Pirozzoli e Ettore Picardi stanno sentendo alcuni testimoni, nel comando provinciale dei carabinieri. Fra loro ci sono anche alcuni degli studenti della classe terza dell'Istituto per geometri che nel primo pomeriggio del 18 aprile, quando la donna è misteriosamente scomparsa, erano a Colle San Marco per una gita. Sentiti a sommarie informazioni già nei giorni scorsi, avevano detto di aver visto la donna, il marito Salvatore Parolisi e la loro bambina di 18 mesi mentre erano nel parco giochi con le altalene, dove la piccola giocava. In programma che l'audizione di altre persone che quel giorno si trovavano sul pianoro e che parteciparono alle ricerche di Melania, dopo l'allarme per la sua sparizione lanciato dal marito.


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MELANIA, INQUIRENTI SICURI:
"KILLER È UNA DONNA"


            
                                      
    
         ASCOLI PICENO - Gli investigatori sono sempre più convinti che dietro la morte di Melania Rea si nasconda una donna. Il marito della donna - uccisa a coltellate e lasciata in un bosco - Salvatore Parolisi, caporale istruttore al 235esimo Reggimento Piceno dal 2001 formato esclusivamente da soldatesse, ha dovuto ammettere le sue relazioni extraconiugali: "Due anni fa ho avuto una relazione con una commilitona ma è finita da tempo", ha detto. Nei giorni scorsi intanto è stata interrogata una soldatessa nel frattempo trasferita a Verona. Ora gli investigatori hanno rintracciato a Lecce una nuova fiamma del caporal maggiore, un'altra militare, e l'hanno presa a verbale, scrive Repubblica. Tra l’altro un testimone ha ricordato di aver notato il 18 aprile - giorno della scomparsa di Melania - una donna dall'aria frettolosa uscire dal bosco a Colle San Marco alle 15,40 quando di Melania ormai si era persa ogni traccia. Sabato scorso i carabinieri hanno convocato in caserma per l'ennesima volta Raffaele Paciolla, l'agente di custodia che vive nello stesso palazzo in cui vivono Salvatore Parolisi e la moglie, per interrogarlo sulle relazioni del caporal maggiore. Gli interrogatori sono continuati tutta la giornata di ieri. Negli uffici del comando provinciale di Ascoli i pm Ettore Picardi e Umberto Monti hanno ascoltato alcuni soldati del 123esimo Reggimento Addestramento Volontari di Chieri che il 18 e il 19 aprile scorso sarebbero stati impegnati in un'esercitazione nel poligono di Ripe di Civitella, a poca distanza dalla pineta dove il 20 aprile è stato scoperto il cadavere di Melania Rea. E’ stato nuovamente interrogato anche Alfredo Ranelli, il titolare del chiosco di Colle San Marco, a cui il marito di Melania ha chiesto aiuto durante i primi momenti della scomparsa della moglie. "Ho visto una donna con un bimbo e un uomo accanto alle altalene ma non sono sicuro che la donna fosse Melania Rea" ha detto Ranelli. Gli investigatori sembrano dunque voler ritornare a quanto accaduto al pianoro di Colle San Marco, ricostruendo il percorso fatto da Melania Rea che per raggiungere i bagni del ristorante "Il cacciatore" incamminandosi nella direzione opposta. Per questo stanno confrontando i tabulati telefonici delle persone che in qualche modo sono coinvolte nella vicenda.


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MELANIA, L'AMICA IMMA IN TV:
"NESSUNA CRISI, ERA FELICE"


                
                                      
    
          ASCOLI PICENO - Colpo di scena a "La Vita in Diretta" nel caso Melania Rea. Imma, un'amica della 29enne uccisa, ha voluto smentire con una telefonata la paventata crisi tra la vittima e il marito Salvatore Parolisi. L'uomo, infatti, avrebbe ammesso di aver avuto una relazione con una commilitona due anni fa, ma "finita da tempo". "La coppia non era in crisi - afferma Imma - Melania non era depressa e la coppia era felice. Melania era il sole, lo dico in un'unica parola, amava ridere e scherzare".

NUOVO INTERROGATORIO PER PAROLISI Verrà di nuovo ascoltato dagli investigatori Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la giovane mamma scomparsa da Colle San Marco, ad Ascoli, il 18 aprile scorso e trovata morta in una pineta del teramano due giorni dopo. Per chi indaga sul delitto, infatti, ci sono situazioni da definire con maggiore chiarezza, alcuni particolari che non tornano. Sentito prima di ripartire per la Campania, il caporalmaggiore dell'esercito non avrebbe detto tutto quello che sa e che potrebbe invece essere utile alle indagini per identificare chi e perchè ha ucciso la moglie. Particolari sugli spostamenti del 18 aprile di sua moglie e suoi, soprattutto i tempi, che evidentemente non tornano. Intanto si sono chiusi in un silenzio pressochè totale magistrati e carabinieri di Ascoli. Circolano su questo giallo troppe voci, troppe congetture, troppe ipotesi, alcune delle quali ritenute dagli investigatori fantasiose se non addirittura completamente prive di fondamento. E allora il procuratore capo Michele Renzo ha ordinato l'assoluto silenzio a tutti coloro, e sono tanti, che stanno lavorando al brutale assassinio, ancora senza soluzione. Dalla fitta rete del riserbo trapela solo che, contrariamente a quanto si era appreso ieri, non è ancora stata sentita alcuna soldatessa. Si era parlato di una ragazza pugliese, di Lecce, impegnata attualmente a Roma, ma la circostanza viene smentita. Si potrebbe allora pensare che abbia perso consistenza la pista che porta al mondo militare, il mondo di Parolisi, che addestra le soldatesse al 235/o Rav Piceno di Ascoli. Ma la sensazione è che le relazioni extraconiugali dell'uomo (una ammessa da lui stesso), eventuali suoi contatti ancora in corso abbiano interesse per gli inquirenti. Come pure, sembra, i legami affettivi di Melania prima del matrimonio. Delle presunte 'scappatellè di Salvatore non è al corrente Imma, amica del cuore di Melania («forse lei non me ne ha parlato per ragioni d'orgoglio femminile», ha detto ai microfoni de La vita in diretta), smentendo le frasi a lei attribuite sulla volontà dell'amica di andarsene da Folignano e ribadendo poi che la Rea non aveva problemi di sorta, se non le normali preoccupazioni di una mamma per la figlioletta, Vittoria, di 18 mesi soltanto. Si attendono risposte dai Ris di Roma sui risultati degli accertamenti tecnici sui reperti prelevati al Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, dove Melania è stata ritrovata uccisa. C'è attenzione sulle tracce di sangue notate sulle tavolette di legno della base del chiosco alla pineta: si spera possano essere riconducibili non alla vittima, ma all'assassino. Così come anche si spera che sulla parete, dove vi sono segni di fendenti, siano presenti tracce biologiche dalle quali estrarre il dna. Oggi, colloquio di un'ora e mezzo fra i Pm e i carabinieri del Ros (il Raggruppamento operativo speciale dell'Arma), che hanno esaminato vari tabulati telefonici per conto della procura.


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MELANIA SEQUESTRATA PRIMA
DEL DELITTO: INDAGA ASCOLI


 
    
         ASCOLI PICENO - l'indagine sulla morte di Carmela Melania Rea, a due settimane dal delitto, forse ha fatto
registrare una prima svolta: l'esistenza di un sequestro che ha preceduto il delitto e, dunque, anche l'individuazione del luogo dove questo sia avvenuto, molto probabilmente tra Folignano e Colle San Marco (Ascoli Piceno). E' questa la ragione che ha spinto la procura di Ascoli ad assumere la competenza territoriale sull'omicidio di Carmela Melania Rea, scomparsa il 18 aprile scorso a Colle San Marco, alle porte di Ascoli, e ritrovata cadavere due giorni dopo in una pineta del Teramano, a Ripe di Civitella.

SINORA INDAGINI IN TANDEM Fino a oggi i magistrati ascolani avevano lavorato in parallelo con la Procura di Teramo. La magistratura ascolana si è occupata delle indagini di polizia giudiziaria con i pm Umberto Monti, Carmine Pirozzoli e Ettore Picardi, mentre la collega teramana Greta Aloisi ha seguito l'autopsia affidata ai medici legali Sabina Canestrari di Ascoli e Adriano Tagliabracci di Ancona. Il trasferimento degli atti sarebbe in corso in queste ore.

IMMA PARLA ALLA "VITA IN DIRETTA" Colpo di scena a "La Vita in Diretta" nel caso Melania Rea. Imma, un'amica della 29enne uccisa, ha voluto smentire con una telefonata la paventata crisi tra la vittima e il marito Salvatore Parolisi. L'uomo, infatti, avrebbe ammesso di aver avuto una relazione con una commilitona due anni fa, ma "finita da tempo". "La coppia non era in crisi - afferma Imma - Melania non era depressa e la coppia era felice. Melania era il sole, lo dico in un'unica parola, amava ridere e scherzare".


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MELANIA, LA SOLDATESSA
A "CHI L'HA VISTO"


                
                                      
    
          ASCOLI PICENO - Emersi nuovi particolari relativi al caso di Melania Rea nel corso della trasmissione di Raitre 'Chi l'ha visto?'. Si tratterebbe di misteriosi episodi avvenuti nel pomeriggio del 18 aprile a Villa Lempa (Teramo). Qualcuno avrebbe infatti notato due soldatesse, «una delle quali in particolare molto agitata», insieme a un altro militare.
Come riferito da alcuni testimoni, si sarebbe trattato di «un comportamento molto strano, tanto che qualcuno voleva addirittura chiamare i carabinieri». Tra le altre testimonianze raccolte dalla trasmissione, anche quella di un allevatore di Colle San Giacomo. Luomo sostiene di aver visto due auto passare a gran velocità tra le 16 e le 16,30 del 18 aprile.

«Ero a cavallo - ha raccontato - ma non hanno decelerato vedendomi. Erano attaccate, meno di 15 metri l'una dall'altra, avevano vetri abbastanza scuri e una era di un colore rosso chiaro». Il titolare dell'Hotel Panorama di Colle San Giacomo ha invece notato, sempre nel primo pomeriggio del 18 aprile, un pullman di soldati di Chieti che è poi ripartito in direzione di Ripe di Civitella. Il testimone ha anche detto che la notte successiva, sempre a Colle San Giacomo, «c'è stato un enorme traffico di auto, insolito per una località a 1.200 metri d'altezza».

A 'Chi l'ha visto?' anche la testimonianza di Krizia Sardella, una soldatessa addestrata a suo tempo dal marito di Melania, Salvatore Parolisi, caporal maggiore dell' Esercito in forza al Reggimento Piceno. Riguardo all'ipotesi di un giro di prostituzione al Rav, la Sardella ha risposto: «Non sarebbe possibile, per la stanchezza, per gli orari». Dalla trasmissione è anche emerso che oggi è stata ascoltata la moglie di Raffaele P., la guardia carceraria che Parolisi chiamò perché lo aiutasse a cercare Melania, dopo che questa era scomparsa.

INCHIESTA AD ASCOLI. MISTERO SUL LUOGO DEL DELITTO L'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea passa in blocco alla Procura di Ascoli, anche se questo non sembra un segnale di un'improvvisa e decisiva svolta nelle indagini come parso in un primo momento. Più che di sostanza, infatti, sembra meramente 'tecnicà l'iniziativa della Procura di Teramo di passare il fascicolo sull'autopsia ai colleghi di Ascoli che già svolgevano le indagini di polizia giudiziaria, in fondo il grosso dell'inchiesta. Il passaggio di 'consegnè, peraltro, non è ancora ufficiale e inquirenti e investigatori ascolani non confermano il fatto che sia stato stabilito con certezza il luogo dove è stata uccisa Melania, scomparsa a Colle San Marco (Ascoli Piceno) il 18 aprile e ritrovata cadavere due giorni dopo al Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo).

È stata uccisa lì? L' autopsia non lo avrebbe ancora stabilito, ma a destare perplessità c'è il fatto che sul luogo del ritrovamento del corpo ci sarebbe dovuto essere molto più sangue rispetto a quello trovato sul terreno, e Melania è morta dissanguata. Ecco perchè si continua a cercare un altro luogo fra San Marco e le Ripe, dove potrebbe essere accaduto qualcosa, magari una prima aggressione. Ma non in auto, sembrerebbe stando ai primi esiti dell'autopsia, perchè la donna sarebbe stata accoltellata mentre era in piedi e poi a terra, e colpita pure quando era già morta. Questo sempre ammettendo che la Rea sia salita di sua volontà su un'auto e che conoscesse il suo assassino. L'altra ipotesi è che qualcuno l'abbia avvicinata e narcotizzata per ridurla all'impotenza, dato che non sarebbe stata stordita con un corpo contundente. E comunque, in questo quadro, non è escluso un omicidio a più mani. La trasmissione del fascicolo ad Ascoli può anche significare semplicemente che la Procura di Teramo ha preso atto che si indaga non solo per omicidio, ma anche per sequestro di persona.

E la donna è stata portata via da Colle San Marco, alle porte di Ascoli. C'è grande attesa per il nuovo e annunciato interrogatorio di Salvatore Parolisi, marito di Melania. Il caporalmaggiore dell' esercito, che si trova ancora a Somma Vesuviana dai parenti e con la figlioletta Vittoria di un anno e mezzo, non è stato contattato, almeno fino a questo momento. Il suo racconto non convince, tempi e spostamenti da lui riferiti non avrebbero completamente riscontro con i testimoni (pochi) di quanto avvenuto il 18 aprile. Parolisi verrà messo di fronte alle incongruenze del suo racconto e ne dovrà dare conto. In questi giorni la sua vita è stata rivoltata come un calzino, come quella di Melania e di tutti i familiari della coppia. Anche l'ambiente militare è stato 'attenzionatò. In particolare quello del 235/o Rav Piceno, dove Parolisi lavora all'addestramento delle soldatesse (attualmente è in licenza per gravi motivi familiari). E si torna a parlare della soldatessa di Lecce, ora impegnata a Roma. È con lei che Parolisi ha avuto la storia che ha ammesso agli inquirenti? È finita molto tempo fa ed era di poco conto, come lui dice, o fra i due ci sono stati contatti recenti? Domande che potranno trovare risposta, se non dal racconto dei protagonisti, dalla tecnologia e dallo studio dei tabulati telefonici. L'attività al 235/o Rav Piceno procede intanto con sostanziale tranquillità. Oggi, a margine delle celebrazioni per il 150/o dell'Esercito, il comandante Ciro Annicchiarico ha detto: «speriamo si faccia chiarezza, qualunque essa sia». Non è il solo a volere che il mistero non resti tale. Come per il caso di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona scomparsa proprio un anno fa e i cui resti sono stati trovati proprio a Colle San Marco. Ma qui un indagato per l'omicidio c'è (l'operatore della Procura di Ascoli Alvaro Binni), e c'è pure un possibile movente. Per Melania ancora no. Si sa soltanto che è stata vittima di un omicidio d'impeto, che può voler dire tutto: passione, rabbia, invidia, gelosia, necessità di farla tacere per sempre.


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MELANIA, IL SUO CADAVERE
NON FU TRASPORTATO


                
                                      
    
          ASCOLI PICENO - Ancora nessuna svolta nelle indagini sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma di origini campane che ha trovato la morte in una pineta nel Teramano. Ma l'orizzonte appare piatto solo ai cronisti, perchè sotto traccia continua il lavoro certosino degli investigatori, (in primo luogo i carabinieri del comandante provinciale col. Alessandro Patrizio), attraverso indagini 'classichè e quelle scientifiche dei Ris, che stanno via via sfornando i primi risultati. Si rafforza ad esempio la convinzione che Melania sia stata uccisa a coltellate proprio al Bosco delle Casermette, dove è stato trovato il cadavere. E non si esclude che il luogo sia 'simbolico' come se contenesse, cioè, un messaggio, diretto magari al marito della Rea, Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito in forza come addestratore al Reggimento Piceno. In quell'ambiente il militare avrebbe avuto delle storie con una o più soldatesse, e qualcuno potrebbe essersi vendicato in modo atroce delle disinvolte scappatelle dell'uomo. Oppure, Melania è stata lasciata lì perchè l'assassino non poteva liberarsi del suo corpo. Per questo avrebbe poi cercato di depistare le indagini infilando una siringa sotto un seno della donna, abbandonando accanto al suo corpo un laccio emostatico e due aghi di siringa, e soprattutto incidendole due segni (a forma di svastica) come se volesse emulare gli assassini di Yara Gambirasio. Segni che comunque non hanno alcun riscontro in casi analoghi.

UCCISA DOVE È STATA TROVATA Una messa in scena, insomma, come i tagli lasciati dalla punta di un coltello sul chiosco di legno accanto al quale è stato abbandonato il corpo, come in uno sfogo rabbioso o di orrore dopo la mattanza. Difficile, comunque, che il cadavere sia stato trasportato lì da un altro luogo. Il 18 aprile (quando Melania scompare) e il giorno successivo, dalle nove fino alle 23 circa, era in corso nell'area una esercitazione militare, e le sentinelle non avrebbero notato movimenti sospetti di auto. Sul pianoro di Colle San Marco, intanto, da dove Melania si è allontanata per essere poi inghiottita nel nulla, tutto è tornato alla normalità. Il titolare del chiosco che si trova accanto alle altalene dove il marito della donna aspettava il suo ritorno giocando con la figlioletta, si intrattiene con i clienti occasionali o spinti dalla curiosità, scherzando mentre serve al banco. È lui l'unico ad aver visto Parolisi quel pomeriggio e ad avere intravisto una donna insieme a lui. Gente a spasso con i cani, escursionisti, ciclisti hanno restituito al pianoro il suo volto abituale. Ma poco più in là, dov'è una stele che ricorda i primi caduti ascolani della Resistenza i cani hanno fiutato le ultime tracce di Melania, e altre - seppure meno definite - a circa un chilometro, al bivio Colle. Sono i luoghi dove la donna è stata presumibilmente avvicinata dal suo assassino e dove la sua vita ha cominciato a spegnersi. Ma non è da escludere che al pianoro, in realtà, non sia mai stata, e che il fiuto dei cani molecolari abbia dato un falso positivo. Di certo, allora, ci sarebbe solo l'ora (le 14:10) in cui Melania, il marito e la figlioletta Vittoria sono usciti di casa. Sulla tempistica, e altro ancora, dovrà di nuovo essere sentito Parolisi: nei suoi racconti ci sarebbero elementi ancora da chiarire e alcune contraddizioni.

SOTTO LE UNGHIE NO DNA Per ora, dice il fratello Rocco, non è stato convocato in Procura o dai carabinieri. È a Somma Vesuviana con la sua bambina, tranquillo, perche «non ha nulla da nascondere». Il chi e il perchè della fine di Melania non si conoscono ancora. Non ci sono indagati, rispondono secchi in Procura, mentre proseguono gli interrogatori. E il corpo della donna, da cui ci si aspettavano molte risposte, «ha già detto tutto quello che poteva dire», si è lasciato sfuggire il medico legale Adriano Tagliabracci, che ha eseguito l'autopsia. Melania si è difesa, ha cercato di parare i colpi, ma non ha graffiato nella lotta il suo assassino e dunque, sotto le sue unghie, non ci sono tessuti da cui ricavare il Dna. La relazione definitiva non è stata ancora consegnata. Ma si sa già che quando la Rea è stata uccisa la digestione era appena cominciata e che le coltellate, almeno le più importanti, sono tutte potenzialmente mortali e insieme hanno concorso al decesso, avvenuto dopo una lunga agonia.


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MELANIA, LA VERITÀ DAI RIS:
SANGUE NELL'AUTO


                                                        
    
         ASCOLI PICENO - Forse la svolta è vicina nel giallo di Carmela Melania Rea, la ragazza trovata morta sul pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno. Nell'auto di Salvatore Parolisi, suo marito, sul sedile del passeggero, sono state rinvenute piccole tracce di sangue. Sarà compito dei carabinieri del Ris di Roma esaminarle oggi e definirne la provenienza. Esami aranno effettuati anche sugli altri reperti recuperati sul luogo del delitto: il cellulare della donna, la siringa e il laccio emostatico, i pantaloncini corti e alla maglia che il marito indossava quel giorno. Il marito disse agli inquirenti che lui e Melania, una decina di giorni prima della scomparsa, erano stati nel bosco a Ripe di Civitella, dove poi la donna è stata trovata cadavere, e avevano avuto un momento di intimità: una dichiarazione apparsa come un tentativo di mettere le mani avanti nel caso emergessero nel luogo tracce biologiche riconducibili all'uomo.

ACCERTAMENTI SU DONNA Accertamenti sono in corso, nelle indagini per l'omicidio di Carmela Melania Rea, sulla donna vista il giorno in cui Melania è scomparsa a circa un chilometro dal Pianoro di Colle San Marco. La donna non correva ma camminava a passo sostenuto. Il testimone che l'ha vista non ha saputo dire se si trattasse o meno di Melania. Potrebbe essere anche una donna coinvolta nel rapimento e l'omicidio della Rea. Il bivio Colle è peraltro una strada alternativa dal pianoro a Ripe di Civitella, dove è stato trovato il cadavere.

"DISPOSTO A DARE SANGUE PER DNA" «Sono disposto a dare anche il mio sangue per il Dna»: lo ha detto Salvatore Parolisi, il marito di Carmela Melania Rea, ai microfoni de 'La vita in direttà su Rai1. Parolisi ha già spontaneamente consegnato i vestiti che indossava il giorno della scomparsa della moglie e le chiavi dell'auto, che non è sotto sequestro. Sull'auto, peraltro, sono state trovate tracce ematiche sul sedile accanto a quello del guidatore. Parolisi non ha saputo dire come mai si trovino lì. Non ha escluso che possa averlo perso lui stesso durante le attività di addestramento delle soldatesse del vicino Reggimento, dove insegna tecniche di movimento.

IL MARITO: "FIDUCIA IN RAFFAELE" «Grossa fiducia» nell'amico Raffaele, la guardia carceraria che per primo lo aiutò nella ricerca di Melania. Così il marito della donna trovata uccisa nel Bosco delle Casermette, Salvatore Parolisi, a proposito di una delle persone 'attenzionatè dagli inquirenti. Parolisi è stato intervistato da La vita in diretta e ha voluto allontanare i sospetti da sè e dalle persone di cui si parla in questi giorni, tra cui, appunto, l'amico Raffaele. Il marito di Melania Rea ha detto di essere stato lui stesso a chiamarlo, prima ancora di avvisare i carabinieri, perchè è uno del posto e forse avrebbe potuto conoscere qualcuno nelle forze di polizia, così che in questo modo la donna sarebbe stata cercata «più approfonditamente». Quanto alle altre persone, che non sono indagate ma, appunto, 'attenzionatè, c'è un pò di confusione: non so di chi si parli, ha detto in sostanza Parolisi, «se della persona che la guardava» quando Melania si affacciava sul terrazzo, o «del marito di Sonia». Sonia è Sonia Viviani, l'amica di Melania, intervistata ieri da Chi l'ha visto, che inviò l'ultimo sms a Melania. Peraltro, si è appreso che la guardia carceraria viene ascoltata in queste ore.

"SU DI NOI SCRITTE TANTE COSE BRUTTE" «Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia, insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l'ho detto, a chi di dovere». Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, misteriosamente assassinata in un bosco, è un fiume in piena: ce l'ha con i giornalisti, «perchè voi dovete vendere, e che la gente stia male poco vi importa», e alterna lacrime e lucidità nel rispondere, al telefono, alle domande che tutti da giorni si fanno: su come la moglie sia scomparsa nel nulla mentre era con lui e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco, sull'orario in cui Salvatore ha dato l'allarme, le prime ricerche, e più ancora sulla vita di coppia, le amicizie, i possibili dissapori. «Vi renderete conto - attacca - che le vostre insinuazioni o presunte certezze fanno male, che sono state scritte cose false? Chiedete a me se sono passati 20, 50 o 60 minuti (dal momento della sparizione di Melania all'allarme dato dal marito, ndr) ma non penso di dover dare riposte a voi. Non devo star qui a spiegare...». Anche se, annuncia, questa sera «sarò in diretta a Chi l'ha visto», la trasmissione Rai. «Forse sono stato troppo onesto - continua il caporalmaggiore -, i primi giorni ho lanciato un messaggio, ho detto 'rispettate il mio dolorè, verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. E invece, nessuno mi ha rispettato, e a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente». «Ma non sono solo io che sto soffrendo, i mia suoceri, la mia famiglia soffre, dovreste pensarci prima di logorare l'immagine di una persona». «Io cerco aiuto - ripete - cerco chi ha visto qualcosa, chi può aiutarci a capire. Ancora oggi - piange - non si sa come è morta...». «Spero che si risolva al più presto, per tutti noi».


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MELANIA, UNA SOLDATESSA
CONFESSA: "SONO L'AMANTE
DI SALVATORE DA DUE ANNI"

                                                      
    
          ASCOLI - Non era un semplice flirt, ma una storia vera, con tanto di coinvolgimento sentimentale, iniziata due anni fa e proseguita anche dopo la morte di Melania, 29 anni, straziata dalle coltellate probabilmente nel bosco delle Casermette lo scorso 18 aprile. La soldatessa, ex volontaria del 235° Reggimento di Ascoli, attualmente in servizio a Roma, è stata interrogata dai carabinieri a Lecce, deove la donna risiede. Ha fatto luce sui suoi rapporti con Salvatore Parolisi, marito della vittima, e ha dimostrato che nel giorno dell'omicidio si trovava a Roma in caserma, come scrive Il Mattino. Ma le indagini non abbandonano l'ipotesi di una donna in divisa dietro il macabro omicidio, anche perché l'arma potrebbe essere un coltellino simile a quello che le volontarie agli istruttori a fine corso, talvolta con una dedica incisa.

IL COLTELLO I carabinieri del Ros si sono presentati ieri nella Casa del coltello, non distante dalla caserma Clementi, per acquisire tre diverse armi-souvenir, modelli Smith&Wesson e M-Tech. Il titolare ha detto ai militari che recentemente alcune soldatesse avevano anche chiesto di incidervi un nome, che non ricorda, ma non avendo l'attrezzatura necessaria ha suggerito loro di andare in un altro negozio. Anche in questo caso, però, il gestore non ha saputo indicare il nome, in quanto l'operazione è stata fatta a mano e non con un programma computerizzato. L'intenzione è di comparare i coltelli con le ferite sul corpo di Melania e i segni lasciati dai fendenti a vuoto sul legno del casotto, per restringere ancor più il cerchio nell'ambiente militare. Il vero pugnale dell'omicidio è però sfuggito ancora una volta alle ricerche. Il pm Umberto Monti e tecnici specializzati hanno perlustrato a lungo ieri, con il metal detector, l'area boschiva intorno al chiosco dove è stato trovato il cadavere di Melania. Nulla. A vuoto anche la battuta con Bo e Holly, due cani della Hbdd. Animali in grado di fiutare tracce di sangue e reperti umani anche molti giorni dopo la scomparsa di una persona. Il tentativo era di sciogliere un altro dei nodi dell'inchiesta, il punto esatto dell'omicidio.

I TABULATI TELEFONICI I carabinieri hanno preferito approfondire prima tutta una serie di contatti con commilitoni e conoscenti in base ai tabulati telefonici appena consegnati. Un elenco poverissimo di numeri, invece, quello di Melania: i parenti più stretti, qualche amica, recapiti di servizio. Più passa il tempo, più si staglia il ricordo nitido di questa donna, senza apparenti nemici, senza frequentazioni meno che cristalline, totalmente votata alla famiglia. E la relazione extraconiugale del marito? Anche questo è un aspetto dell'inchiesta che attende una risposta.


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wahid772
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MELANIA, IL MARITO STAVA
PER TRASFERIRSI A SABAUDIA


                                                      
    
          ASCOLI - Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell'esercito di stanza al Reggimento di Ascoli Piceno, marito di Carmela Melania Rea, aveva una doppia vita. Emerge con forza dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da una soldatessa di cui era stato l'istruttore, e con la quale aveva una relazione iniziata più o meno quando la moglie era in attesa della piccola Vittoria. La vita privata del militare certo non costituisce un movente dell'omicidio, ma spiega l'interesse degli inquirenti per particolari che l'uomo ha taciuto, più o meno consapevolmente, e che potrebbero essere invece cruciali per capire il perché del delitto.

CHI E' LA SOLDATESSA Francesca, 27 anni, di origini laziali, il grado di caporale, è stata sentita in un interrogatorio fiume (11 ore) in una caserma di Lecce. Con i carabinieri la giovane donna ha non solo ammesso la relazione ma ne ha parlato come di un rapporto ancora in essere, mentre Parolisi l'aveva liquidata come una storia chiusa. La ragazza, invece, che si trova a Lecce per un corso di perfezionamento, non avrebbe lesinato particolari sulla natura del legame con l'ex istruttore, con il quale si era sentita al cellulare anche nelle ore in cui si stava compiendo la tragedia. E Melania sapeva di lei. Anche se all'epoca si trovava a casa dei suoi, a Somma Vesuviana, dove stava portando avanti la gravidanza. Ma forse, spinta dalla gelosia, aveva controllato le chiamate fatte dal marito sul telefonino, o aveva intercettato un messaggio equivoco. E così aveva scoperto la scappatella di Salvatore, e, decisa a non perderlo, aveva telefonato alla rivale per dirle di lasciarlo stare. Ma così non è andata.

INCONTRI FREQUENTI Francesca avrebbe raccontato di essersi vista più volte con l'amante, in luoghi discreti e mai nella casa di lui a Folignano (Ascoli Piceno), l'ultima volta nel gennaio scorso. Ma ha anche confessato di essersi sentita presa in giro, perché «a me diceva certe cose e invece magari sono stata una delle tante storie che una persona può avere fuori dal matrimonio», si è sfogata. «Se pure è stato vero, come diceva a me, che si voleva separare, sicuramente a Melania non avrebbe detto che si separava per un'altra donna, ma perché non andavano più d'accordo. Mai le avrebbe detto ti lascio per un'altra persona, perché comunque le voleva bene e non voleva farla soffrire, questo è sicuro», ha dichiarato. La coppia Melania-Salvatore, descritta come felice e inossidabile da parenti e amici, dunque non esisteva. Tanto più che Salvatore aveva chiesto il trasferimento da Ascoli, sembra a Sabaudia, per restare più vicino all'altra, e questo, di certo, non poteva andar bene a Melania, che doveva difendere non solo l'unità della coppia ma anche la serenità della figlioletta di soli 17 mesi.

L'ALTRA TESTIMONIANZA E sorprende anche la testimonianza resa l'altra sera a 'Quarto grado' dall'ex insegnante della donna, suor Ettorina, secondo cui Melania, solo un mese fa, le aveva detto che voleva iscrivere la bambina nella scuola da lei frequentata. Voleva lasciare Salvatore e tornare a Somma Vesuviana? Alla luce di queste indiscrezioni, si può ipotizzare che contrasti e litigi nella coppia fossero piuttosto frequenti, forse anche il giorno in cui Melania scompare. Dà l'idea di una donna corrucciata, ad esempio, quando al mattino si reca al supermercato insieme al marito e alla bimba. Le telecamere a circuito chiuso la ritraggono mentre con passo deciso avanza verso l'ingresso, mentre Salvatore resta indietro con la piccola. E anche all'interno del negozio i due sembrano non scambiarsi parola. Ma sono solo immagini.

I DIALOGHI E se avessero avuto una discussione anche al pianoro di Colle San Marco, da dove la donna scompare nel nulla per essere trovata morta due giorni più tardi? Parolisi ha raccontato che la moglie si era allontanata per andare in bagno. «Quando torni mi porti un caffe?», le aveva chiesto. «No, non te lo porto», avrebbe risposto lei, secondo quanto riferisce un amico della coppia, Raffaele P., la guardia carceraria che aiuta Salvatore nelle ricerche. Se quella non fosse stata una battuta e Melania, arrabbiata con il marito, se ne fosse andata per i fatti suoi? D'altra parte, quando ancora non si sapeva che fine avesse fatto, i parenti - ai microfoni delle tv - le lanciano un appello pregandola di tornare, dicendole che tutti i problemi si sarebbero risolti. Sapevano che il matrimonio non era rose e fiori? Ipotesi. Quel che è certo è che il suo corpo viene ritrovato al Bosco delle Casermette, un nome non casuale, perchè è lì che si svolgono le esercitazioni del Rav. Ed è lì che Salvatore sostiene di essersi appartato qualche settimana prima del delitto con Melania, mentre la bimba era in auto. Un luogo, dunque, denso di significati, che sembra escludere una volta per tutte la pista del killer occasionale. Oggi, festa della mamma, il pensiero corre alla bambina che Melania aveva fortemente voluto, e la pagina di Facebook a lei dedicata è piena di post per questa mamma sfortunata.


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MELANIA, IL MARITO DISSE
ALL'AMANTE: "LA LASCIO"

                                                      
    
          ASCOLI PICENO - «Stai tranquilla, dirò a Melania che è finita, che è meglio lasciarci, domani lo faccio..». A parlare con la sua amante, Francesca, il 17 aprile, è il caporal maggiore 30enne Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, scomparsa il 18 aprile e trovata morta il 20 aprile. Parolisi aveva promesso tante volte all'amante che avrebbe lasciato sua moglie, ma quella sera di domenica 17 aprile, al telefono, fu molto più convincente del solito con la sua ex allieva alla caserma di Ascoli, la 27enne con la quale da due anni teneva in piedi una relazione extraconiugale «importante, forte e impetuosa» come la stessa soldatessa ha rivelato agli inquirenti.  Sul delitto di Melania la pista passionale è sempre stata la più battuta, scoprire che il marito della vittima ha una doppia vita è tutto fuorché un dettaglio. Parolisi, di questa relazione extraconiugale aveva parlato con gli inquirenti in maniera piuttosto sbrigativa. L'aveva liquidata come «una scappatella di breve durata, una cosa lontana...».

Francesca invece ne ha parlato agli inquirenti come «un amore vero, importante», la storia di due persone che progettano una vita insieme. «Melania - ha affermato Francesca - sapeva della nostra relazione e aveva capito benissimo che non era la solita avventura. Mi ha telefonato due volte, cercando di convincermi a lasciar perdere suo marito. Ma anche quando eravamo lontani - ha detto la soldatessa - ci sentivamo di continuo». Francesca descrive Salvatore come «un uomo innamorato, pronto a lasciare Melania, anche dopo che è nata la bambina», scrive il Corriere della Sera. Il caporal maggiore aveva chiesto e ottenuto il trasferimento dalla caserma «Clementi» di Ascoli a quella di Sabaudia, città dove vive l'amante. La partenza era prevista ai primi di giugno.

«A Melania - ha raccontato la soldatessa - Salvatore non avrebbe dovuto dire che si separava per un'altra donna, ma solo che era meglio chiudere perché non andavano più d'accordo: non voleva farla soffrire...». Parolisi e la moglie il 18 aprile si trovavano a Colle San Marco per una scampagnata. «Poi Melania è andata in bagno e non l'ho più vista...», raccontò il militare. Prima che l'uomo desse l'allarme passarono almeno 50 minuti. L'uomo, mentre gli inquirenti cercavano tracce e reperti, ha sentito l'urgenza di far sapere che in quel luogo si era appartato con Melania 10 giorni prima della scomparsa». A giorni Parolisi verrà risentito dai magistrati di Ascoli. Michele, fratello di Melania, crede alla sua versione: «L'ho guardato negli occhi: prova il nostro stesso dolore».


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wahid772
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MELANIA. SVOLTA AL GIALLO,
IL MARITO A ORE DAI PM


                                               
    
         ASCOLI PICENO - Sono le ore più importanti ad Ascoli Piceno, quelle che porteranno alla svolta del giallo di Carmela Melania Rea. Gli inquirenti negli ultimi giorni hanno raccolto fiumi di testimonianze, a partire dalle undici ore di deposizione di Francesca, la soldatessa laziale che ha affermato di essere stata l'amante di Salvatore Parolisi. La giovane ha rivelato dettagli importanti che, pare, abbiano fatto emergere contraddizioni con la versione di Parolisi. E' questione di ore l'audizione del caporal maggiore dell'esercito di stanza ad Ascoli marito di Carmela Melania Rea. Fino ad oggi Parolisi non ha preso materialmente contatto con gli investigatori, ma ha fatto solo sapere attraverso gli organi di stampa di essere pronto a dare risposte e «a fare domande». Non si sa se il militare si presenterà con un avvocato. Tecnicamente non è indagato, e verrà sentito per assumere «sommarie informazioni testimoniali», quindi potrà scegliere se avvalersi o meno di un legale. Giorni fa si era ipotizzato che l'interrogatorio potesse essere fissato dopo i funerali di Melania, ma i tempi si sono invece nettamente accorciati. La salma è ancora a disposizione delle autorità, perché sono necessari altri esami, ma già questo fine settimana, al massimo la prossima, i resti della donna saranno restituiti ai familiari per le esequie.

IL MARITO ALL'AMANTE: "LA LASCIO" «Stai tranquilla, dirò a Melania che è finita, che è meglio lasciarci, domani lo faccio..». A parlare con la sua amante, Francesca, il 17 aprile, è il caporal maggiore 30enne Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, scomparsa il 18 aprile e trovata morta il 20 aprile. Parolisi aveva promesso tante volte all'amante che avrebbe lasciato sua moglie, ma quella sera di domenica 17 aprile, al telefono, fu molto più convincente del solito con la sua ex allieva alla caserma di Ascoli, la 27enne con la quale da due anni teneva in piedi una relazione extraconiugale «importante, forte e impetuosa» come la stessa soldatessa ha rivelato agli inquirenti. Sul delitto di Melania la pista passionale è sempre stata la più battuta, scoprire che il marito della vittima ha una doppia vita è tutto fuorché un dettaglio. Parolisi, di questa relazione extraconiugale aveva parlato con gli inquirenti in maniera piuttosto sbrigativa. L'aveva liquidata come «una scappatella di breve durata, una cosa lontana...».

Francesca invece ne ha parlato agli inquirenti come «un amore vero, importante», la storia di due persone che progettano una vita insieme. «Melania - ha affermato Francesca - sapeva della nostra relazione e aveva capito benissimo che non era la solita avventura. Mi ha telefonato due volte, cercando di convincermi a lasciar perdere suo marito. Ma anche quando eravamo lontani - ha detto la soldatessa - ci sentivamo di continuo». Francesca descrive Salvatore come «un uomo innamorato, pronto a lasciare Melania, anche dopo che è nata la bambina», scrive il Corriere della Sera. Il caporal maggiore aveva chiesto e ottenuto il trasferimento dalla caserma «Clementi» di Ascoli a quella di Sabaudia, città dove vive l'amante. La partenza era prevista ai primi di giugno.

«A Melania - ha raccontato la soldatessa - Salvatore non avrebbe dovuto dire che si separava per un'altra donna, ma solo che era meglio chiudere perché non andavano più d'accordo: non voleva farla soffrire...». Parolisi e la moglie il 18 aprile si trovavano a Colle San Marco per una scampagnata. «Poi Melania è andata in bagno e non l'ho più vista...», raccontò il militare. Prima che l'uomo desse l'allarme passarono almeno 50 minuti. L'uomo, mentre gli inquirenti cercavano tracce e reperti, ha sentito l'urgenza di far sapere che in quel luogo si era appartato con Melania 10 giorni prima della scomparsa». A giorni Parolisi verrà risentito dai magistrati di Ascoli. Michele, fratello di Melania, crede alla sua versione: «L'ho guardato negli occhi: prova il nostro stesso dolore».


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MELANIA, IL FRATELLO: "NON
VOLEVA LASCIARE IL MARITO"


                                                  
    
          ASCOLI PICENO - Il fratello di Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la 29enne morta nei boschi del teramano, ha difeso pubblicamente il parente, parlando con i giornalisti del caso di Melania e delle ultime indiscrezioni su una relazione extraconiugale di Salvatore. Sul matrimonio di quest'ultimo e di Melania, ha detto Rocco Parolisi, «ne escono di cotte e di crude. Noi ci rimettiamo agli inquirenti. Che le notizie seguano il loro corso - osserva -. Anche le indagini seguiranno il loro e saranno quelle a fare stato». «Quello che si sapeva è stato detto - aggiunge -, se c'è qualcosa da chiarire sarà chiarito. Poi chi dovrà, farà l'equazione». Intanto però Rocco non augura a nessuno «di passare quello che stiamo passando noi, non auguro a nessuno, neppure al peggiore nemico, il male che ci hanno fatto i giornalisti».
Rocco non pensa che il fratello parteciperà ad altre trasmissioni televisive, «perchè è come mettere il dito nella piaga». Basta con i processi mediatici: se le notizie trapelate «sono cose attinenti a quello che è successo, è giusto che vengano fuori». Ma in caso contrario, Rocco Parolisi sfida «chiunque a non avere uno scheletro nell'armadio, una marachella». Intanto Salvatore continua a dividersi tra la casa dei suoi genitori a Frattamaggiore e quella dei genitori di Melania a Somma Vesuviana, insieme alla piccola Vittoria.

E anche il fratello della ragazza morta, ai microfoni de La vita in diretta, ha avuto molto da dire sul caso. Melania, secondo Michele, non voleva lasciare Salvatore e il fatto che abbia manifestato l'intenzione di iscrivere la bambina nella scuola che lei stessa aveva frequentato a Somma Vesuviana, significava soltanto che nel suo paese intendeva tornare in attesa di trovare una casa a Sabaudia, dove il marito Salvatore aveva chiesto di poter essere trasferito. In pratica, ha spiegato Michele, si sarebbe «appoggiata» a casa dei suoi. L'uomo ha detto anche che il cognato, tra le altre possibili destinazioni, aveva indicato anche Napoli e Avellino. Di Sabaudia, però, è Ludovica P., il caporale ventisettenne con cui Parolisi aveva una relazione. Michele ha ribadito che Melania sembrava tranquilla, non ossessionata dall'idea del tradimento, e d'altra parte «era una ragazza che non si teneva niente».


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MELANIA, SI PUNTA AL MARITO:
"O INDAGATO O SI RIPARTE"

                                                      
    
         ASCOLI PICENO - Si conoscerà nel giro di poche ore la direzione che assumerà l'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna assassinata a coltellate in una pineta del Teramano dopo essere scomparsa da Colle San Marco, ad Ascoli, dov'era andata insieme al marito Salvatore Parolisi il 18 aprile scorso. Ed è proprio il vedovo, caporalmaggiore dell'esercito di stanza al Rav Piceno, lo spartiacque: dalla sua audizione, che appunto dovrebbe essere convocata a breve, si saprà se è indagato per omicidio o se le indagini dovranno ripartire da zero. È la sensazione colta negli ambienti investigativi, dove si fa capire chiaramente che Parolisi non ha detto tutto. A cominciare dalla sua relazione, stabile, con Ludovica P., 27 anni, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello. Una ragazza anche lei bellissima, come Melania, mora, il corpo sinuoso (come appare in una foto su Facebook, di cui la ragazza ha chiuso la finestra appena la sua immagine ha cominciato a circolare), amante dei cavalli, una laurea alla Sapienza di Roma. Salvatore, sentito dai carabinieri, al comando del col. Alessandro Patrizio, l'aveva liquidata come una storia di poca importanza. Ma non è vero. I due si frequentavano da due anni e sembra che l'ultima volta si siano visti pochi mesi fa, in un albergo di San Benedetto del Tronto. Non solo: il militare avrebbe parlato con lei il 17 aprile, alla vigilia della scomparsa di Melania, promettendole che avrebbe chiesto alla moglie la separazione. Secondo voci non confermate, il primo maggio, quando ormai la tragedia si era consumata, si sarebbero ancora sentiti, ma lui le avrebbe chiesto di chiamarlo al numero di una cabina telefonica, nel timore che la telefonata potesse essere rintracciata attraverso i tabulati dei suoi due telefoni cellulari, uno dedicato. Nè il tradimento nè questo comportamento bastano a fare di lui il colpevole, ma certo ne definiscono la personalità. Troppe omissioni, troppe incongruenze nel suo racconto di quel giorno. È probabile, infatti, che proprio il 18 aprile lui e Melania, che era al corrente della relazione extraconiugale, avessero litigato di brutto.


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MELANIA, PARLA L'AMANTE
DEL MARITO: "È INNOCENTE".
E L'AMICO RITRATTA


                                                          
    
          ASCOLI PICENO - Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, dormì a casa dell'amico Raffaele Paciolla nella notte fra il 20 e il 21 aprile, e non il 18, giorno in cui Melania è scomparsa, per essere poi ritrovata cadavere il 20. Lo ha detto ai cronisti l'avv. Tommaso Pietropaolo, amico di Paciolla, per smentire le ricostruzioni secondo cui Parolisi avrebbe trascorso la notte della sparizione della moglie in casa dell'amico agente di custodia, allontanandosi poi all'alba del giorno successivo. Questa mattina Paciolla, al quale Salvatore telefonò subito il 18 pomeriggio, perchè lo raggiungesse e Colle San Marco e lo aiutasse nelle ricerche di Melania, è tornato a palazzo di giustizia ad Ascoli Piceno. All'arrivo dell'agente, la pattuglia di giornalisti e cameraman che da giorni staziona fuori dal tribunale a caccia di notizie si è lanciata in una rincorsa al testimone: attimi concitati, in cui è stata bloccata pure un'autocorriera. Paciolla se ne è poi andato, senza parlare con i cronisti.

L'AMANTE: SALVATORE E' INNOCENTE Dopo l’uccisione di Melania Rea sono emerse, anche pubblicamente, tutte le amanti del marito, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi. Per una in particolare, Ludovica Perrone, aveva un apposito cellulare. E mentre l’amante sognava e credeva nel grande amore, lui probabilmente raccontava le sue storielle ai colleghi tra una flessione e l’altra. Ma per essere additato come assassino, le relazioni extraconiugali non sono sufficienti. E anche la famiglia della giovane mamma uccisa a coltellate crede nella sua innocenza. «Credevo nell'amore, ho ferite che non guariscono, non merito di essere sbattuta sui giornali», dice la soldatessa 27enne che svolge il suo servizio a Lecce. Qualcuno dei suoi commilitoni si lascia sfuggire un commento sulla Perrone: «una ragazza precisa, disciplinata, mai eccessiva nelle relazioni». «Non so più chi sia Salvatore, ma sono ancora convinta che non sia un assassino», dice lei di Parolisi, che racconta di lei come «un flirt finito da un pezzo». E lei ripete a se stessa «ce la farò, ne uscirò». È arrivata a Lecce a febbraio, per un corso di addestramento sui Puma, i blindati leggeri; si allena a diventare capocarrista, andrà via a fine maggio, «nel suo futuro ci sono missioni all'estero», dicono. Il giorno del delitto era in caserma a Lecce, tra superiori e commilitoni, a centinaia di chilometri dal maledetto bosco dov'è morta Melania. Altrimenti tutti avrebbero sospettato di lei. «Ero innamorata, ora ho il dubbio che mi abbia preso in giro», dice la Perrone, che non si è mai sentita «l'amante di Salvatore», supportata dalle parole di lui: «voglio te, solo te, lascerò Melania e vivremo insieme», dette tra alberghi e la Renoult che ospitava il loro amore clandestino «pure in certi giorni», ha fatto mettere a verbale lei, per spiegare le macchioline di sangue che le appartengono e che il Ris ha trovato sul sedile del passeggero. L'ultima volta si sono incontrati a San Benedetto del Tronto nell’ennesima pensione. Si sono sentiti ancora la sera prima che Melania morisse e forse una traccia su quel cellulare segreto può avere scatenato un'ultima terribile lite tra marito e moglie. Anche il 1° maggio lei lo ha chiamato e lui le ha intimato: «Non chiamarmi più sul cellulare!». «Per ogni corso c'erano trecento ragazze e per lui almeno tre o quattro storielle», si lascia scappare un’investigatore. 

LE COLTELLATE DOPO LA MORTE - Ventitré sono state le coltellate per uccidere Melania Rea. Ma un’altra decina di coltellate sono arrivate dopo la morte. Ce ne sono alcune, come dimostrano i diversi tempi di coagulazione del sangue, che sono state provocate successivamente: una messinscena per depistare, a cominciare dalla svastica incisa nella coscia, da alcuni tagli sulle braccia e dalla siringa conficcata nel seno sinistro. Il killer sarebbe quindi tornato nel bosco delle Casermette, a distanza di qualche ora. Quel boschetto è poco frequentato di giorno: di notte non ci passa nessuno. Gli inquirenti stanno controllando gli spostamenti di numerose persone, tra cui Parolisi.La sera del 18 aprile, il caporal maggiore, dopo aver partecipato fino a notte fonda alle ricerche di Melania, non ha dormito a casa sua, ma dall'amico Raffaele. Quest'ultimo ha poi raccontato di essersi svegliato la mattina, «ma Salvatore non c'era più, è uscito molto presto». Parolisi ha trascorso gran parte del 19 aprile nella caserma di Ascoli, dove lavora. Un comportamento che ha suscitato più di un interrogativo.  È emerso anche che in quei drammatici giorni Salvatore e la sua amante si sono sentiti ripetutamente. Sia prima che dopo la scomparsa di Melania.

L'AUDIZIONE DI PAROLISI Potrebbe essere questione di ore l’audizione di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’esercito di stanza ad Ascoli marito di Melania Rea. Sarà riascoltato per chiarire incongruenze e punti oscuri della sua ricostruzione dei fatti. Fino ad oggi Parolisi non ha preso contatto con gli investigatori, ma ha fatto sapere di essere pronto a dare risposte e «a fare domande». Non si sa se il militare si presenterà con un avvocato. Tecnicamente non è indagato.
Gli ultimi accertamenti hanno messo in luce tutta una serie di sue mancate verità. Il caporal maggiore aveva due cellulari, uno dedicato all’amante Ludovica P. di Sabaudia, dove si stava per trasferire. Tra lui e la soldatessa il legame era forte e quotidiano, tant’è che si sono sentiti la sera prima dell’omicidio di Melania e ancora il primo maggio quando le avrebbe chiesto di non parlare al cellulare ma di chiamarlo da una cabina telefonica. Un comportamento insolito, ma comprensibile se si pensa che sapeva di essere al centro delle indagini. Gli inquirenti hanno poi accertato che Melania sapeva della relazione e aveva anche parlato due volte con la rivale.
«Essere un adultero, non significa essere un assassino, ma deve chiarire», spiegano i carabinieri. Per i parenti di Melania, Salvatore ha già chiarito. Lo ritengono innocente. Così ieri il fratello di Melania, Michele: «Mio cognato, tra le altre possibili destinazioni, aveva indicato Napoli e Avellino. Non solo Sabaudia. Inoltre, Melania era tranquilla, non ossessionata dall’idea del tradimento, e d’altra parte era una ragazza che non si teneva niente. Non voleva lasciare Salvatore». Se alla fine, però, il marito risultasse estraneo, l’inchiesta dovrebbe ripartire da zero? Il dubbio c’è.


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wahid772
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MELANIA, L'AMICO RITRATTA:
"PAROLISI DORMÌ DA ME IL 20"


                                                      
    
          ASCOLI PICENO - Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, dormì a casa dell'amico Raffaele Paciolla nella notte fra il 20 e il 21 aprile, e non il 18, giorno in cui Melania è scomparsa, per essere poi ritrovata cadavere il 20. Lo ha detto ai cronisti l'avv. Tommaso Pietropaolo, amico di Paciolla, per smentire le ricostruzioni secondo cui Parolisi avrebbe trascorso la notte della sparizione della moglie in casa dell'amico agente di custodia, allontanandosi poi all'alba del giorno successivo. Questa mattina Paciolla, al quale Salvatore telefonò subito il 18 pomeriggio, perchè lo raggiungesse e Colle San Marco e lo aiutasse nelle ricerche di Melania, è tornato a palazzo di giustizia ad Ascoli Piceno. All'arrivo dell'agente, la pattuglia di giornalisti e cameraman che da giorni staziona fuori dal tribunale a caccia di notizie si è lanciata in una rincorsa al testimone: attimi concitati, in cui è stata bloccata pure un'autocorriera. Paciolla se ne è poi andato, senza parlare con i cronisti.

SOLDATESSA IN LICENZA È in licenza dal giorno dell'audizione Ludovica Perrone, di 27 anni, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello che per giorni è stata nella caserma Nacci di Lecce per seguire un corso di addestramento. Lo si apprende da fonti militari. La soldatessa è stata ascoltata dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna assassinata a coltellate in una pineta del Teramano dopo essere scomparsa da Colle San Marco, ad Ascoli, dov'era andata insieme al marito Salvatore Parolisi il 18 aprile scorso. La ventisettenne, che è stata l'amante del marito della vittima, Salvatore Parolisi - a quanto viene riferito - ha preferito andare in licenza per sfuggire all'attenzione mediatica.


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Burjny
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MELANIA, LA PRIMA FOTO DI
LUDOVICA: "CREDO IN TORE"

                                                  
    
          LECCE - Chi è Ludovica Perrone? La soldatessa ventisettenne, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello, è in licenza dal giorno dell'audizione e cerca in tutti i modi di sfuggire all'attenzione mediatica, tanto da cercare di cancellare ogni sua traccia dai social network ma ormai, dopo l’uccisione di Melania Rea, il suo nome sta diventando sempre più familiare a chi segue le indagini, anche ai semplici cittadini, e il suo profilo viene ricostruito dal grande pubblico attraverso le sue stesse parole e quelle degli ufficiali che lavorano con lei.
Per una parte dell’opinione pubblica è una sfascia-famiglie, l’amante del caporalmaggiore Salvatore Parolisi, marito e ora vedovo di Melania Rea. Per i suoi colleghi « è una ragazza precisa, molto equilibrata e fa le cose per bene. Sa creare buone relazioni, ma non è eccessiva, è prudente». È arrivata a Lecce a febbraio, per un corso di addestramento sui Puma, i blindati leggeri; si allena a diventare capocarrista, andrà via a fine maggio, «nel suo futuro ci sono missioni all'estero», dicono.
Dalle sue parole, invece, emerge un altro profilo ancora, quello della ragazza romantica e, forse, ingannata, ma che ancora crede alle parole dell’uomo per cui aveva perso la testa:
«Non so più chi sia Salvatore, ma sono ancora convinta che non sia un assassino», dice lei di Parolisi,
«credevo nell'amore, ho ferite che non guariscono, non merito di essere sbattuta sui giornali. Ero innamorata, ora ho il dubbio che mi abbia preso in giro».
Diversa la connotazione che lo stesso Salvatore Parolisi dà alla loro storia, da lui definita come «un flirt finito da un pezzo», anche se i due si sono sentiti anche la sera prima che Melania morisse e forse proprio una traccia su quel cellulare segreto può avere scatenato un'ultima terribile lite tra marito e moglie. Anche il 1° maggio lei lo ha chiamato e lui le ha intimato: «Non chiamarmi più sul cellulare!». Una ragazza che non si è mai sentita «l'amante di Salvatore», e che si faceva forza con le parole che lui le ripeteva: «voglio te, solo te, lascerò Melania e vivremo insieme», dette tra alberghi e la Renault che ospitava il loro amore clandestino «pure in certi giorni», ha fatto mettere a verbale lei, per spiegare le macchioline di sangue che le appartengono e che il Ris ha trovato sul sedile del passeggero.
E lei ripete a se stessa «ce la farò, ne uscirò».Il giorno del delitto era in caserma a Lecce, tra superiori e commilitoni, a centinaia di chilometri dal maledetto bosco dov'è morta Melania. Altrimenti tutti avrebbero sospettato di lei.


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Burjny
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MELANIA, IL MARITO SOTTO
TORCHIO IN CASERMA

                    
                        
    
          ASCOLI PICENO - Ascoltato a lungo nella caserma dei carabinieri di Castello di Cisterna, nel Napoletano, il caporalmaggiore dell'esercito Salvatore Parolisi, marito di Carmela Melania Rea, la donna trovata uccisa a coltellate il 20 aprile scorso a Ripe di Civitella (Teramo). L'uomo è stato sentito ancora come persona informata sui fatti dal pm Umberto Monti, in trasferta da Ascoli Piceno, e da due ufficiali dei carabinieri, che hanno raccolto anche le testimonianze dei familiari della coppia. Fuori dalla caserma, una folla di curiosi, divisi tra colpevolisti e innocentisti.

L'incontro era annunciato da giorni come l'appuntamento chiave dell'inchiesta, ma la svolta, per il momento, sembra rimandata. Parolisi è finito nell'occhio del ciclone soprattutto dopo le rivelazioni di una sua ex allieva del 235/o Rav Piceno di Ascoli, Ludovica P., 27 anni, con cui l'uomo ha avuto una relazione extraconiugale. La giovane ha parlato di un rapporto durato due anni, e che sarebbe andato avanti con incontri clandestini e contatti telefonici (lui con un cellulare dedicato, intestato però a un amico) anche a ridosso della scomparsa e dell'uccisione di Melania. La soldatessa è ora in licenza per evitare il clamore mediatico. Parolisi è entrato questo pomeriggio intorno alle 16 nella caserma di Somma Vesuviana, paese della Rea, insieme ai parenti. Poco più tardi, a bordo della sua auto, una Renalt 'Scenic' scura, è ripartito, scortato da due auto dei carabinieri, e si è trasferito nella caserma di Castello di Cisterna. Con lui, anche i genitori e il fratello di Melania.

Tutti sono stati sentiti per precisare alcuni aspetti delle dichiarazioni rese subito dopo il ritrovamento del cadavere. Il militare deve rendere conto di frasi e circostanze poco chiare, di alcune piccole e grandi bugie che, pur non facendo di lui un assassino, di certo hanno gettato molte ombre sulla sua immagine di marito irreprensibile. E allora si ritorna a parlare di dove si trovavano moglie e marito il 18 aprile, quando Melania è scomparsa a Colle San Marco (Ascoli Piceno). Si continuano a studiare i tabulati telefonici e le celle. Lavoro non facile poichè fra Ripe di Civitella e Colle San Marco, distanti in linea d'aria pochi chilometri, c'è una confluenza di celle telefoniche che non agevola il lavoro degli investigatori, un pò come già avvenuto per il caso dell'omicidio di Rossella Goffo, ritrovata cadavere proprio a Colle San Marco lo scorso 5 gennaio. Si tornerà a indagare ancora sul corpo di Melania, su quelle 9 ferite post mortem per cercare di capire quando sono state inferte dall'assassino, quanto tempo cioè era passato dal momento del decesso causato dalle precedenti 23 coltellate.

CURIOSI DAVANTI ALLA CASERMA Qualcuno aspetta addirittura di vederlo uscire dalla caserma in manette. Qualcun altro vuole semplicemente capire come andrà a finire la brutta storia di Carmela Melania Rea. Folla di curiosi davanti alla caserma dei carabinieri di Castello di Cisterna, all' interno della quale, secondo quanto appreso, ci dovrebbe essere Salvatore Parolisi, vedovo di Melania. «Ho sentito dalla tv che stava in questa caserma ed ora sono qui perchè sono sicuro che è colpevole e che stasera lo vedremo uscire con le manette - dice Sergio, di Pomigliano d' Arco, comune vicinissimo a Castello di Cisterna - lo stesso fatto che è stato trasferito da una caserma secondaria ad un' altra più importante, secondo me significa qualcosa». Cittadini-detective in questi giorni hanno addirittura osservato il movimento delle mani, del viso di Salvatore quando, in tv, raccontava quanto accaduto. «Gesticolava le mani in maniera strana, non mi ha convinto dal primo momento - ha aggiunto Marietta - secondo me nasconde qualcosa, qualcosa di brutto». Colpevolisti a parte c'è anche chi vuole semplicemente capire. «Non siamo noi a dire se è colpevole o innocente - racconta Gino - noi vogliamo soltanto sapere come sono andate le cose e mettere la parola fine a questa vicenda che ha scosso tutti».

AMICO: DORMI' DA ME IL 20 Parolisi, dormì a casa dell'amico Raffaele Paciolla nella notte fra il 20 e il 21 aprile, e non il 18, giorno in cui Melania è scomparsa, per essere poi ritrovata cadavere il 20. Lo ha detto ai cronisti l'avv. Tommaso Pietropaolo, amico di Paciolla, per smentire le ricostruzioni secondo cui Parolisi avrebbe trascorso la notte della sparizione della moglie in casa dell'amico agente di custodia, allontanandosi poi all'alba del giorno successivo. Questa mattina Paciolla, al quale Salvatore telefonò subito il 18 pomeriggio, perchè lo raggiungesse e Colle San Marco e lo aiutasse nelle ricerche di Melania, è tornato a palazzo di giustizia ad Ascoli Piceno. All'arrivo dell'agente, la pattuglia di giornalisti e cameraman che da giorni staziona fuori dal tribunale a caccia di notizie si è lanciata in una rincorsa al testimone: attimi concitati, in cui è stata bloccata pure un'autocorriera. Paciolla se ne è poi andato, senza parlare con i cronisti.

SOLDATESSA IN LICENZA È in licenza dal giorno dell'audizione Ludovica Perrone, di 27 anni, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello che per giorni è stata nella caserma Nacci di Lecce per seguire un corso di addestramento. Lo si apprende da fonti militari. La soldatessa è stata ascoltata dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna assassinata a coltellate in una pineta del Teramano dopo essere scomparsa da Colle San Marco, ad Ascoli, dov'era andata insieme al marito Salvatore Parolisi il 18 aprile scorso. La ventisettenne, che è stata l'amante del marito della vittima, Salvatore Parolisi - a quanto viene riferito - ha preferito andare in licenza per sfuggire all'attenzione mediatica.

LE COLTELLATE DOPO LA MORTE - Ventitré sono state le coltellate per uccidere Melania Rea. Ma un’altra decina di coltellate sono arrivate dopo la morte. Ce ne sono alcune, come dimostrano i diversi tempi di coagulazione del sangue, che sono state provocate successivamente: una messinscena per depistare, a cominciare dalla svastica incisa nella coscia, da alcuni tagli sulle braccia e dalla siringa conficcata nel seno sinistro. Il killer sarebbe quindi tornato nel bosco delle Casermette, a distanza di qualche ora. Quel boschetto è poco frequentato di giorno: di notte non ci passa nessuno. Gli inquirenti stanno controllando gli spostamenti di numerose persone, tra cui Parolisi.La sera del 18 aprile, il caporal maggiore, dopo aver partecipato fino a notte fonda alle ricerche di Melania, non ha dormito a casa sua, ma dall'amico Raffaele. Quest'ultimo ha poi raccontato di essersi svegliato la mattina, «ma Salvatore non c'era più, è uscito molto presto». Parolisi ha trascorso gran parte del 19 aprile nella caserma di Ascoli, dove lavora. Un comportamento che ha suscitato più di un interrogativo. È emerso anche che in quei drammatici giorni Salvatore e la sua amante si sono sentiti ripetutamente. Sia prima che dopo la scomparsa di Melania.


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