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DIGITAL FREESAT FORUM / Other Countries & Languages / Berlusconi in tribunale. Moderat de grass
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BrajndyCasey
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BERLUSCONI IN TRIBUNALE:
"SONO L'UOMO PIÙ IMPUTATO
NELLA STORIA DELL'UNIVERSO"


    
          MILANO - Urla di incoraggiamento da parte dei sostenitori di Berlusconi, unite a urla di protesta e cori di sfottò da parte dei militanti dell'Italia dei Valori, hanno accompagnato l'arrivo del premier al tribunale di Milano, dove parteciperà all'udienza preliminare per il processo Mediatrade.
È stato chiuso l'accesso al settimo piano del palazzo di Giustizia milanese e, in particolare, alle aule dei Gip in attesa del previsto arrivo di Berlusconi, che nel processo Mediatrade è imputato di frode fiscale e appropriazione indebita assieme ad altre 11 persone, tra cui il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Gli accessi ai corridoi del settimo piano sono presidiati dalle forze dell'ordine, che hanno disposizione di non far entrare i cronisti o i curiosi.

SCHERMAGLIE FUORI DAL TRIBUNALE
«Bentornato, dentro ti stanno aspettando». Questo lo slogan inalberato da alcuni sostenitori dell'Italia dei valori che si sono sistemati sotto il Palazzo di Giustizia di Milano dalla parte opposta dove sorge il gazebo dove sono sistemati i sostenitori di Silvio Berlusconi e gli esponenti dei promotori della libertà in attesa che il premier giunga a Palazzo di Giustizia. Qualche automobilista e qualche ciclista passando davanti al gazebo li ha apostrofati con frasi del tipo «andate a lavorare». Affermazioni che hanno suscitato la reazione dei sostenitori del premier, molti ultrasessantenni, che a loro volta hanno reagito scandendo slogan in favore dello stesso Berlusconi. Un cordone di carabinieri, oltre all'ingente numero di forze dell'ordine presenti all'ingresso di via Freguglia, anche davanti all'entrata principale del Palazzo di Giustizia.

BERLUSCONI TELEFONA IN TV Come preannunciato, prima di recarsi in tribunale il presidente del Consiglio si è difeso in tv, in una telefonata a Maurizio Belpietro su Canale 5. «Non c'è stato un solo dollaro che è passato da me ad Agrama», ha detto Berlusconi a La Telefonata ricostruendo i fatti del processo Mediatrade. «Le accuse (per il processo Mediatrade) risalgono a fatti dei primi anni 90 per l'acquisto di film e telefilm prodotti dalla Paramount che passavano attraverso un imprenditore americano che aveva un ottimo rapporto con i vertici», spiega il premier. «L'accusa è infondata perchè non c'è prova. Ho conosciuto Frank Agrama due volte negli anni 80' e non l'ho mai più visto - aggiunge Berlusconi - Dal gennaio 1994, quando sono sceso in politica, mi sono allontanato dalle aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione di Mediaset che passava poi all'ufficio acquisti i film da comprare».
«Anche le indagini hanno mostrato che tutti gli utili che questo intermediario ha fatto - sottolinea il Cavaliere - sono stati rintracciati in conti di sua pertinenza. Nel corso degli anni il signor Agrama ha versato somme di denaro importanti a dirigenti Mediaset e qui la domanda che viene fuori è questa: È possibile che un imprenditore paghi parecchi milioni di euro al capo dell'ufficio acquisti della sua azienda che fa la cresta sugli acquisti? È impossibile e invece la Procura di Milano ha risposto di sì dimostrando di avere una volontà persecutoria». «Il processo Mediatrade rientra come quelli precedenti in un tentativo che viene fatto per cercare di eliminare il maggiore ostacolo che la sinistra ha nella conquista del potere. Sono accuse infondate e ridicole».«Io in Mediaset non mi sono mai occupato dell'acquisto di diritti tv. Dal gennaio 1994, quando sceso in politica, mi sono allontanato dalle aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione di Mediaset che passavano all'ufficio acquisti i film da comprare».

"SONO IL PIU' IMPUTATO DELL'UNIVERSO" «Sono l'uomo più imputato della storia e dell'universo», ha detto Berlusconi facendo riferimento alla «volontà persecutoria» nei suoi confronti. «È il 25/mo dei processi a cui io partecipo come imputato: 24 conclusi con archiviazione e assoluzione con formula piena per non aver commesso i fatti - aggiunge il premier - Me ne restano sei: cinque civili ed uno penale. In 17 anni sono oltre 1000 i magistrati che se ne sono occupati senza successo». «Ci sono state 2.564 udienze contro di me e contro il mio gruppo. Sono più di mille i magistrati che si sono occupati di me senza successo. E continuano, sapendo bene di non poter arrivare a condanna, ma mettendomi sui giornali di tutto il mondo e gettando fango su di me e sulle mie aziende, e facendomi perdere un sacco di tempo e di soldi», aggiunge il premier.
«Io prima non avevo avuto nessun rapporto con la giustizia da imprenditore. Anche questo rientra nel tentativo che viene fatto per cercare di eliminare il maggiore ostacolo che ha la sinistra per tornare al potere». Le convocazioni ai processi sono «conseguenti a quella incredibile sentenza della Corte Costituzionale che ha deciso che soltanto in Italia un presidente del Consiglio possa essere sottoposto al processo, distogliendo la sua attenzione dall'incarico e dalla funzione pubblica». «In tutti gli altri Paesi - aggiunge il premier - succede che i processi si sospendono fino al termine del suo incarico».
Silvio Berlusconi si presenterà a tutte le prossime udienze processuali? «A quelle dove potrò andare cercando di non sospendere mai i processi», ha risposto Berlusconi a Maurizio Belpietro che fa riferimento alla possibilità per il premier di ricorrere al legittimo impedimento. «Sono tutti processi assurdi e costruiti sul nulla - aggiunge Berlusconi - Ho più volte giurato sui miei cinque figli e sui miei sei nipoti che nessuno dei fatti su cui la Procura di Milano ha costruito le sue accuse è vero».
«Purtroppo il comunismo in Italia non si è mai arreso e non è mai cambiato, c'è ancora chi usa il codice penale come uno strumento di lotta ideologica e pensa che una parte politicizzata della magistratura possa usare qualsiasi mezzo per annientare l'avversario che è vittorioso nelle elezioni e forte nel consenso popolare», ha continuato il premier. «Bisogna continuare a tenere sotto una spada di Damocle giudiziaria e mediatica il nemico ideologico e politico che è Silvio Berlusconi - conclude - che è l'ostacolo che impedisce alla sinistra di raggiungere il potere».


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BrajndyCasey
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RUBY, PROCESSO OFF-LIMITS
PER FOTOGRAFI E TELEVISIONI


 
    
          MILANO - Rischia di partire senza i flash dei fotografi e le riprese delle telecamere delle tv di tutto il mondo il processo sul caso Ruby che si aprirà a Milano tra meno di una settimana e nel quale Silvio Berlusconi è chiamato a rispondere di concussione e prostituzione minorile. Anche se quella di mercoledì prossimo sarà un'udienza di `smistamentò e per giunta preceduta da altre tre udienze su casi di certo meno eclatanti, la Procura generale milanese questa mattina ha deciso di revocare tutti i permessi concessi nei giorni scorsi ai network televisivi e ai fotografi per accedere al palazzo di giustizia già da lunedì, giorno in cui il premier, salvo impegni istituzionali improvvisi, si ripresenterà in aula, davanti al gup Maria Vicidomini, per il caso Mediatrade. Sul divieto di entrare in Tribunale con le telecamere e le macchine fotografiche domani, molto probabilmente, si dovrebbe tenere una riunione informale tra i capi degli uffici e Giulia Turri, il presidente del collegio chiamato giudicare il capo del Governo. Una riunione in cui si cercherà, da quanto si è saputo, una mediazione per garantire il diritto di cronaca. Anche se la Procura generale sembra inflessibile nella sua linea di vietare l'accesso «per ragioni di sicurezza». Nei giorni scorsi il giudice Turri con un'ordinanza aveva stabilito che solo le telecamere della Rai avrebbero potuto entrare in aula per effettuare le riprese e poi sarebbe stata la stessa tv di Stato, a sue spese, a 'girarè le immagini agli altri network.

Decisione, in sostanza, 'bocciatà dalla Procura generale. Oltre al problema 'medià, i vertici del Palagiustizia milanese stanno anche valutando quale sia l'aula più idonea per celebrare il processo perchè comunque , tra giornalisti della carta stampata e pubblico, compresi i supporter di Berlusconi, si ipotizza parecchia folla: la scelta, come ha chiesto espressamente la Procura, dovrebbe cadere sull'aula della prima Corte d'Assise d'Appello, la più grande di tutto il palazzo e in passato teatro dei maxi processi alla criminalità organizzata e alle Brigate Rosse. Ma al di là delle attese per il processo dell'anno, mercoledì prossimo in realtà i 'lavorì d'aula dovrebbero limitarsi all'appello, all'eventuale deposito della costituzione di parte civile di Ruby - sul punto la ragazza con il suo legale, l'avv. Paola Boccardi, non ha ancora deciso - e alla organizzazione del calendario con tanto di rinvio del procedimento: mentre i pm puntano almeno a un'udienza alla settimana, le difese hanno chiesto tempo per leggere le oltre 20 mila pagine di atti depositate una decina di giorni fa come indagini integrative.

E poi, in base al gentleman agreement raggiunto con il presidente del Tribunale Livia Pomodoro, sperano che, come gli altri tre processi milanesi a carico del premier, anche questo venga celebrato il lunedì e pertanto chiedono di ritornare in aula il 6 giugno. Intanto tra quattro giorni, come lui stesso aveva assicurato parlando dal predellino della sua auto, ai fan che lo attendevano davanti al Tribunale, Berlusconi, eccetto contrordini, ritornerà al 'palazzacciò come imputato all'udienza preliminare per la vicenda Mediatrade, in cui è accusato di appropriazione indebita e di frode fiscale per presunte irregolarità sulla compravendita dei diritti tv. Per questa data è previsto l'intervento dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro i quali, dopo la loro ricostruzione, insisteranno con la richiesta di rinvio a giudizio per il Presidente del Consiglio, il figlio Pier Silvio, Fedele Confalonieri, del produttore Frank Agrama e di altre otto persone. Da quanto si è saputo, anche se non per lunedì prossimo, è in programma che Berlusconi renda dichiarazioni spontanee, come è in programma la richiesta, da parte delle difese al gup, di un incidente probatorio dopo il deposito, come indagini difensive, di un interrogatorio di Agrama. L'intenzione è che venga di nuovo riascoltato in videoconferenza Milano-Los Angeles, dove il produttore risiede. Infine, dovrebbe chiudersi con una richiesta di archiviazione l'inchiesta aperta dalla Procura per i minorenni di Milano nella quale Ruby, è indagata per aver rubato 3 mila euro a Caterina Pasquino, l'amica che per un alcuni mesi ospitata a casa e che con la sua denuncia per furto la fece finire in Questura la notte tra il 27 e 28 maggio scorsi. Da quanto si è saputo Caterina Pasquino avrebbe depositato al pm minorile Ciro Cascone la remissione di querela dopo che, come ha spiegato l'avvocato Paola Boccardi, legale della giovane marocchina, le due ragazze si sono incontrate e riappacificate.

PACE CON L'AMICA CHE LA MANDÒ IN QUESTURA
Ruby si è incontrata e riappacificata con Caterina Pasquino, l'amica che l'aveva ospitata a casa per alcuni mesi e che con la sua denuncia per furto la fece finire in Questura la notte tra il 27 e 28 maggio scorsi e indagata in un'inchiesta della Procura dei Minori di Milano. Lo ha reso noto il legale di Ruby, l'avvocato Paola Boccardi, riferendosi all'articolo pubblicato sul sito on line dell'Espresso.


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BrajndyCasey
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MEDIATRADE, BERLUSCONI
LUNEDÌ NON SARÀ IN AULA


    
          ROMA - Silvio Berlusconi lunedì prossimo non sarà in aula all'udienza preliminare per il caso Mediatrade, in quanto impegnato a Tunisi per affrontare l'emergenza immigrati. Lo hanno fatto sapere fonti legali che hanno precisato che il premier non solleverà alcun istanza di legittimo impedimento. Lunedì scorso il Presidente del Consiglio, a distanza di otto anni, era ritornato a palazzo di Giustizia, e aveva dato appuntamento ai suoi sostenitori per la settimana dopo. Silvio Berlusconi non verrà nemmeno in aula mercoledì prossimo all'apertura del processo sul caso Ruby, nel quale e ' imputato di concussione e prostituzione minorile: l'udienza dovrebbe essere di 'smistamentò e rinviata a una data da stabilire e forse in un giorno infrasettimanale. Invece il premier ha in programma, ovviamente salvo impegni istituzionali, di essere in aula al processo sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset, che riprenderà il prossimo 11 aprile.


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BrajndyCasey
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BERLUSCONI IN TRIBUNALE:
"SOLO FANGO"
CORI CONTRO LA BOCCASSINI


    
          MILANO - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è entrato nel palazzo di Giustizia di Milano, dove è in programma oggi l'udienza del processo Mediaset. Prima di entrare nel tribunale, dove i controlli di sicurezza e nell'aula della Prima corte d'Assise d'appello in tutta la mattinata sono stati serrati, il premier si è fermato con i giornalisti. «Nemmeno per sogno ma che condanna. C'è una magistratura che lavora contro il Paese. Contro di me accuse risibili, infondate e demenziali», ha detto Berlusconi. «In un paese civile le intercettazioni non possono essere portate a processo perchè manipolabili. Le intercettazioni - ha ripetuto - non fanno fede in un paese serio, non fanno fede nè per l'accusa nè per la difesa perchè sono manipolabili». «Siccome c'è da fare poco al governo sono qui a trovare un'occupazione», ha detto il Cavaliere prima di entrare in aula, ribadendo che su di lui «è stato gettato fango incredibile». «Un fango incredibile che viene su di me che in fondo sono un signore ricco, ma che viene su tutto il paese». I giudici, data la presenza del premier in aula, hanno revocato la contumacia: Berlusconi, nel processo Mediaset, è imputato insieme, tra gli altri, a Fedele Confalonieri e al produttore americano Frank Agrama.

"MENO MALE CHE SILVIO C'È" AGLI ALTOPARLANTI Da alcuni minuti gli altoparlanti sistemati davanti all'ingresso del Palazzo di Giustizia di Milano stanno diffondendo le note di 'Meno male che Silvio c'è'. L'inno a Berlusconi viene intonato dai circa 200 sostenitori del premier muniti di bandiere del Popolo delle libertà e tricolori. Numerose anche le bandiere della Copagri, mentre più defilato c'è un vessillo del Sole delle Alpi. La musica ad alto volume si sente distintamente anche all'interno del Palazzo di Giustizia. Tra i manifestanti il senatore Mario Mantovani, coordinatore lombardo del Pdl, che al microfono sta ringraziando le persone che sono giunte davanti all'ingresso del tribunale. «Siete accorsi davvero numerosi - ha detto Mantovani - a sostenere il presidente Berlusconi. Questa mattina Berlusconi avrebbe dovuto recarsi a Palazzo Chigi. C'è il problema dell' immigrazione. L'Europa che ci ha lasciato soli. Ebbene, nonostante tutti questi problemi Berlusconi è qui questa mattina per sottoporsi a un ennesimo processo che gli viene comminato da certa magistratura. Sono convinto che i bisogni del paese siano diversi e mai avrei pensato nella mia storia politica ad essere qui davanti a un tribunale a difendere la libertà».

APPLAUSI DEI SOSTENITORI L'arrivo del corteo di Silvio Berlusconi è stato accolto da urla di incitamento da parte di circa 200 sostenitori del premier che innalzano striscioni e bandiere e che sono stati sistemati al di là delle transenne a poche decine di metri dall'entrata del palazzo di Giustizia di via Freguglia a Milano. I sostenitori di Berlusconi hanno apostrofato al grido di 'Fannulloni, fannulloni' e 'Andate a lavorare' due impiegati del tribunale che si erano affacciati dalla finestra al primo piano del Palazzo di Giustizia. Intanto, il camion-palco che stava per essere allestito per un'eventuale manifestazione, è stato smontato e ha lasciato lo spiazzo davanti via Freguglia. Circostanza che lascia intuire un cambiamento di programma da parte degli organizzatori della manifestazione.

SLOGAN CONTRO LA BOCCASSINI «Boccassini dicci come mai i veri criminali non li processi mai». «Boccassini sei una guardona». Sono due tra gli slogan scanditi dai sostenitori del premier Silvio Berlusconi che si sono radunati oggi davanti all'entrata di via Freguglia del Palazzo di Giustizia di Milano. I sostenitori del premier, circa 200, intonano anche «chi non salta comunista è». Ed ancora «comunisti di m..».

PD: COMIZIO EVERSIVO «Siamo di fronte a comportamenti del presidente del Consiglio che sono ai limiti dell'eversione: che il massimo rappresentante del potere esecutivo, si faccia organizzare un palco da comizio fuori del tribunale di Milano per gridare e strepitare contro la magistratura è inaccettabile». Lo afferma il Pd attraverso il responsabile Sicurezza, Emanuele Fiano rispetto all'ipotesi di un comizio che il presidente del Consiglio si appresterebbe a fare davanti al Tribunale di Milano. «È la dichiarazione di fatto - spiega Fiano - di una guerra contro uno dei poteri costituzionali. Berlusconi sta provando a minare con il suo populismo mediatico l'integrità delle fondamenta democratiche del nostro Paese. Il suo comportamento è intollerabile e pericoloso per la tenuta delle istituzioni repubblicane».


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BrajndyCasey
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BERLUSCONI IN TRIBUNALE:
"SOLDI A RUBY PER AIUTARLA.
MATTINATA SURREALE"



 
    
          MILANO - Per la seconda volta in pochi giorni, a otto anni dall'ultima volta, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è recato in tribunale a Milano per l'udienza del processo Mediaset. Dopo un'udienza di quasi tre ore, il premier ha lasciato l'aula e il palazzo di Giustizia: i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere sulla richiesta del pm, Fabio De Pasquale, di sfoltire la lista dei testimoni presentata dalla difesa di Berlusconi. Il Cavaliere è andato via dal Tribunale, ma non prima di fermarsi a parlare con i giornalisti e con alcuni suoi sostenitori. «Abbiamo sentito alcuni testimoni - ha detto il premier parlando con un microfono - vengo via con una sensazione drammatica di perdere tempo. Si tratta di processi incredibili, fatti solo per gettare fango su un avversario»
Berlusconi non si è risparmiato un battibecco con il giornalista di Repubblica Giuseppe D'Avanzo, tra i suoi avversari più agguerriti, che fuori dall'aula gli ha chiesto perché, anzichè rendere dichiarazioni alla stampa, non le abbia rese ai giudici. «Senta signor Stalin, lei di che giornale è?». «Repubblica», ha risposto D'Avanzo. «Ecco, appunto», ha replicato il premier.
«Vi ringrazio del sostegno e della fiducia che mi date, vi assicuro che me la merito tutta. Voglio dirvi una parola soltanto, sono commosso di questa vostra partecipazione - ha aggiunto Berlusconi parlando, fuori dal Tribunale, ai suoi sostenitori - Secondo i dati che mi hanno fornito, è la 2.605ma udienza nei processi in cui sono stato chiamato. Sapete che sono in 31 processi sono stato assolto. Ce ne sono ancora 6».
«Ho passato una mattinata surreale ai limiti dell'inverosimile, una perdita di tempo paradossale con un dispendio di risorse generali che grida vendetta», ha detto ancora il presidente del Consiglio. «Tutto - ha aggiunto - è sul nulla perche non c'è una prova non c'è un documento e una testimonianza di un passaggio di denaro a sostegno delle tesi del pubblico ministero che sono solo frutto della sua fantasia».

"RUBY? SOLDI PER NON FARLA PROSTITUIRE" Silvio Berlusconi ha dato soldi a Ruby «per sottrarla a qualunque necessità, per portarla nella direzione contraria e non costringerla alla prostituzione». Lo ha spiegato lo stesso premier parlando con i cronisti prima dell'inizio dell'udienza del processo Mediaset.
Berlusconi ha affermato di essere «paradossalmente accusato di prostituzione minorile, quando invece la ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia molto dolorosa che ci ha persino commosso». Il premier ha chiarito dunque di averla aiutata e «le avevo dato persino una chance di entrare in un centro estetico con un'amica». Centro estetico che «lei avrebbe potuto realizzare, se portava un laser per la depilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro, invece lei ha dichiarato di 60 mila euro». E quindi il presidente del Consiglio ha dato «l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità». Il premier ha definito il processo sul caso Ruby un processo «infondato e senza senso», perchè l'accusa di concussione è «addirittura risibile» e quella di prostituzione minorile «è irreale».
«Sono sempre cortesissimo e ho chiesto un'informazione preoccupato per una situazione che poteva dar luogo ad un incidente diplomatico», ha aggiunto il premier parlando della telefonata in Questura del 27 maggio scorso. Berlusconi, spiegando che l'accusa di prostituzione minorile a suo carico nel processo Ruby «non esiste», ha chiarito che «la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto il fatto, che non ha avuto nemmeno una avance da parte mia».

"INTERCETTAZIONI SONO MANIPOLABILI" Silvio Berlusconi, parlando coi cronisti, ha spiegato perchè secondo lui le intercettazioni telefoniche «sono assolutamente manipolabili» e non possono dunque essere usate come prova nei processi «in un paese serio». «Basta che uno tagli una frase - ha spiegato il presidente del Consiglio - e sembra che il resto sia corretto». Le intercettazioni per il premier «non hanno nessuna affidabilità» perchè «sono imitabili le voci e col computer si possono prendere le singole parole e comporle». A un giornalista che gli chiedeva se stesse dicendo che la Procura ha commesso irregolarità con le intercettazioni, Berlusconi ha risposto: «Non sto dicendo questo, non dico assolutamente che questo sia successo, sto affermando che in un paese civile le intercettazioni telefoniche non possono essere portate in processo come prova, perchè sono assolutamente manipolabili». A un'altra domanda su alcune conversazioni dell'inchiesta sul caso Ruby che sembrerebbero relative ad una linea concordata per gli interrogatori difensivi, Berlusconi ha replicato: «Non ci sono, nemmeno per sogno, non esistono».

"DICHIARAZIONI SPONTANEE? VEDREMO" I giudici, data la presenza del premier in aula, hanno revocato la contumacia: Berlusconi, nel processo Mediaset, è imputato insieme, tra gli altri, a Fedele Confalonieri e al produttore americano Frank Agrama. Berlusconi non sa ancora se renderà dichiarazioni spontanee al processo Mediaset al quale oggi sta partecipando. Alle domande dei cronisti se avesse intenzioni di rendere dichiarazioni spontanee ha risposto: «Non so, non credo. Dipenderà se ne dicono talmente grandi...», riferendosi a quanto accadrà in dibattimento e lasciando intendere che decideranno i suoi difensori. Stessa risposta l'ha data alla domanda se ha intenzione di farsi interrogare.
Il premier, spiegando ai cronisti il motivo per cui si è presentato all'udienza Mediaset, ha sottolineato che questa è «la 2.566/esima udienza» a suo carico e che l'opposizione «non ha il senso del ridicolo» quando gli dice «ti devi far processare». Il presidente del consiglio ha chiarito : «sono venuto a sottolineare che sono stato in 2.565 udienze con dei costi incredibili e con del fango incredibile diffuso da tutti i giornali nazionali ed internazionali». Fango, ha spiegato ancora il premier, che «viene su di me, che in fondo sono un ricco signore che potrebbe fare qualunque cosa più piacevole, ma soprattutto viene sul governo del paese e sul paese». Berlusconi si è definito «mortale purtroppo» e l'uomo «al mondo che ha avuto da difendersi direttamente o coi propri avvocati in così tante udienze».
«Sono soltanto invenzioni dei pubblici ministeri, staccate completamente dalla realtà», ha detto berlusconi definendo le accuse a suo carico nel processo per presunte irregolarità nella compravendita di diritti tv. «In sintesi estrema vengo sospettato di essere socio occulto di un signore che vendeva diritti a Mediaset - ha spiegato il premier -, è inesistente come situazione». Secondo l'accusa, infatti, Berlusconi sarebbe stato il socio occulto del produttore americano Frank Agrama, uno degli imputati. «Gli hanno sequestrato tutti i conti e tutti i soldi - ha chiarito il premier riferendosi ad Agrama -, anche gli ultimi che ha fatto in Europa e li hanno trovati tutti, come è logico che sia, nella sua disponibilità e nei suoi conti». Queste, ha concluso il capo del governo, sono accuse «assolutamente infondate e demenziali».

"GIUSTIZIA MEDIATICA, SERVE RIFORMA" Silvio Berlusconi prima dell'inizio del processo Mediaset, ha spiegato che quelli a suo carico «sono processi mediatici» e «questa è la dimostrazione che nel nostro paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia». Il premier ha inoltre spiegato che la riforma «non è affatto punitiva» ma serve a «portare la magistratura ad essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica». «Sappiamo che sono processi mediatici - ha spiegato il premier -, di vero non c'è niente e questa è la dimostrazione che nel nostro paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia». La riforma della giustizia, secondo il presidente del Consiglio, «è una riforma completa che prevede un cambiamento profondo in tutto l'assetto della Magistratura e non è affatto punitiva».

TESTE: BERLUSCONI E AGRAMA SI CONOSCEVANO «Berlusconi e Agrama si conoscevano personalmente. Lo so, perchè li ho visti». Lo ha dichiarato in aula Paola Massia, che è stata collaboratrice del produttore statunitense Frank Agrama, e che è stata citata oggi dal suo difensore come testimone in aula. La testimone ha affermato che Agrama e Berlusconi si conoscevano personalmente rispondendo a una domanda del pm Fabio De Pasquale. Paola Massia, durante l'esame del pm, ha inoltre spiegato di aver lavorato con Agrama fino all'86 e per qualche mese dell'87, dichiarando di aver «venduto prodotti anche a Rete Italia» e che trattava con Carlo Bernasconi, manager del gruppo, morto qualche anno fa. La donna ha inoltre spiegato che nelle trattative Bernasconi «chiedeva e parlava con una persona». E quando il magistrato l'ha interpellata su chi era questa persona, la risposta è stata: «Berlusconi». Poco prima l'avvocato Roberto Pisano, legale di Agrama, le aveva chiesto se il produttore era, come sostiene l'accusa, «il socio occulto» del premier. La donna ha risposto: «Fino a quando sono stata lì non mi risulta».


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BrajndyCasey
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BERLUSCONI: "LE TELEFONATE
DI NOTTE? ONIRICHE"


 
    
          MILANO - Fuori dal tribunale, parlando con i suoi sostenitori dopo l'udienza del processo Mediaset, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato avanti per diversi minuti a conversare e a raccontare la sua opinione sui processi che lo riguardano, con un particolare occhio contro le intercettazioni telefoniche, soprattutto su quelle del caso Ruby. «Quando si parla al telefono sul far della notte si è più in una zona onirica che nella zona della realtà», ha detto il premier. «Ciò che si dice al telefono - ha spiegato il premier - in un paese libero e democratico è inviolabile». In un paese serio, ha concluso il premier, «le intercettazioni non vengono utilizzate, nè tantomeno pubblicate sui giornali».
Berlusconi, parlando coi cronisti nella pausa dell'udienza Mediaset prima di andarsene, ha fatto l'esempio della «cresta sulle carote» per spiegare le accuse, «inverosimili da gridare vendetta», a suo carico nel processo per le presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv di Mediaset. «Allora un signore che conosco ha scoperto che un suo parente faceva la cresta sulle carote - ha raccontato il premier - e lo ha licenziato il giorno stesso». Il Cavaliere ha voluto chiarire che se il capo dell'ufficio acquisti dei diritti tv Mediaset avesse davvero «fatto la cresta» sull'acquisto dei diritti, come sostiene l'accusa, sarebbe stato licenziato. «Questi - ha spiegato il premier - fanno la cresta di 21 milioni su 30 milioni di acquisti di diritti, in confronto ai 1000 milioni di diritti che acquistano in un anno e l'imprenditore tiene lì al suo posto questo signore a capo di questa struttura?! È una cosa così inverosimile da gridare vendetta».
Il premier ha definito «l'assurdo degli assurdi» la tesi dell'accusa secondo cui sarebbe stato il socio occulto del produttore americano Frank Agrama. Secondo l'accusa, ha proseguito Berlusconi, «io sarei stato socio di Agrama al 50% e avrei dovuto versare il 50% di questi soldi (i 21 milioni, ndr) a Mediaset, quando sarebbe bastata per me una telefonata agli uffici». Il secondo paradosso, secondo il presidente del Consiglio, è che «se un imprenditore viene a sapere che il suo capo degli uffici acquisti» fa «la cresta sull'acquisti dei diritti» non potrebbe essere «così pazzo da tenere a capo della struttura uno che compie un'operazione di questo genere». Il premier infine riferendosi alle accuse contestate ha ripetuto per due volte «mamma mia, mamma mia».


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