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BrajndyCasey
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BERLUSCONI IN TRIBUNALE: "SOLDI A RUBY PER AIUTARLA. MATTINATA SURREALE"
MILANO - Per la seconda volta in pochi giorni, a otto anni dall'ultima volta, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è recato in tribunale a Milano per l'udienza del processo Mediaset. Dopo un'udienza di quasi tre ore, il premier ha lasciato l'aula e il palazzo di Giustizia: i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere sulla richiesta del pm, Fabio De Pasquale, di sfoltire la lista dei testimoni presentata dalla difesa di Berlusconi. Il Cavaliere è andato via dal Tribunale, ma non prima di fermarsi a parlare con i giornalisti e con alcuni suoi sostenitori. «Abbiamo sentito alcuni testimoni - ha detto il premier parlando con un microfono - vengo via con una sensazione drammatica di perdere tempo. Si tratta di processi incredibili, fatti solo per gettare fango su un avversario» Berlusconi non si è risparmiato un battibecco con il giornalista di Repubblica Giuseppe D'Avanzo, tra i suoi avversari più agguerriti, che fuori dall'aula gli ha chiesto perché, anzichè rendere dichiarazioni alla stampa, non le abbia rese ai giudici. «Senta signor Stalin, lei di che giornale è?». «Repubblica», ha risposto D'Avanzo. «Ecco, appunto», ha replicato il premier. «Vi ringrazio del sostegno e della fiducia che mi date, vi assicuro che me la merito tutta. Voglio dirvi una parola soltanto, sono commosso di questa vostra partecipazione - ha aggiunto Berlusconi parlando, fuori dal Tribunale, ai suoi sostenitori - Secondo i dati che mi hanno fornito, è la 2.605ma udienza nei processi in cui sono stato chiamato. Sapete che sono in 31 processi sono stato assolto. Ce ne sono ancora 6». «Ho passato una mattinata surreale ai limiti dell'inverosimile, una perdita di tempo paradossale con un dispendio di risorse generali che grida vendetta», ha detto ancora il presidente del Consiglio. «Tutto - ha aggiunto - è sul nulla perche non c'è una prova non c'è un documento e una testimonianza di un passaggio di denaro a sostegno delle tesi del pubblico ministero che sono solo frutto della sua fantasia».
"RUBY? SOLDI PER NON FARLA PROSTITUIRE" Silvio Berlusconi ha dato soldi a Ruby «per sottrarla a qualunque necessità, per portarla nella direzione contraria e non costringerla alla prostituzione». Lo ha spiegato lo stesso premier parlando con i cronisti prima dell'inizio dell'udienza del processo Mediaset. Berlusconi ha affermato di essere «paradossalmente accusato di prostituzione minorile, quando invece la ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia molto dolorosa che ci ha persino commosso». Il premier ha chiarito dunque di averla aiutata e «le avevo dato persino una chance di entrare in un centro estetico con un'amica». Centro estetico che «lei avrebbe potuto realizzare, se portava un laser per la depilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro, invece lei ha dichiarato di 60 mila euro». E quindi il presidente del Consiglio ha dato «l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità». Il premier ha definito il processo sul caso Ruby un processo «infondato e senza senso», perchè l'accusa di concussione è «addirittura risibile» e quella di prostituzione minorile «è irreale». «Sono sempre cortesissimo e ho chiesto un'informazione preoccupato per una situazione che poteva dar luogo ad un incidente diplomatico», ha aggiunto il premier parlando della telefonata in Questura del 27 maggio scorso. Berlusconi, spiegando che l'accusa di prostituzione minorile a suo carico nel processo Ruby «non esiste», ha chiarito che «la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto il fatto, che non ha avuto nemmeno una avance da parte mia».
"INTERCETTAZIONI SONO MANIPOLABILI" Silvio Berlusconi, parlando coi cronisti, ha spiegato perchè secondo lui le intercettazioni telefoniche «sono assolutamente manipolabili» e non possono dunque essere usate come prova nei processi «in un paese serio». «Basta che uno tagli una frase - ha spiegato il presidente del Consiglio - e sembra che il resto sia corretto». Le intercettazioni per il premier «non hanno nessuna affidabilità» perchè «sono imitabili le voci e col computer si possono prendere le singole parole e comporle». A un giornalista che gli chiedeva se stesse dicendo che la Procura ha commesso irregolarità con le intercettazioni, Berlusconi ha risposto: «Non sto dicendo questo, non dico assolutamente che questo sia successo, sto affermando che in un paese civile le intercettazioni telefoniche non possono essere portate in processo come prova, perchè sono assolutamente manipolabili». A un'altra domanda su alcune conversazioni dell'inchiesta sul caso Ruby che sembrerebbero relative ad una linea concordata per gli interrogatori difensivi, Berlusconi ha replicato: «Non ci sono, nemmeno per sogno, non esistono».
"DICHIARAZIONI SPONTANEE? VEDREMO" I giudici, data la presenza del premier in aula, hanno revocato la contumacia: Berlusconi, nel processo Mediaset, è imputato insieme, tra gli altri, a Fedele Confalonieri e al produttore americano Frank Agrama. Berlusconi non sa ancora se renderà dichiarazioni spontanee al processo Mediaset al quale oggi sta partecipando. Alle domande dei cronisti se avesse intenzioni di rendere dichiarazioni spontanee ha risposto: «Non so, non credo. Dipenderà se ne dicono talmente grandi...», riferendosi a quanto accadrà in dibattimento e lasciando intendere che decideranno i suoi difensori. Stessa risposta l'ha data alla domanda se ha intenzione di farsi interrogare. Il premier, spiegando ai cronisti il motivo per cui si è presentato all'udienza Mediaset, ha sottolineato che questa è «la 2.566/esima udienza» a suo carico e che l'opposizione «non ha il senso del ridicolo» quando gli dice «ti devi far processare». Il presidente del consiglio ha chiarito : «sono venuto a sottolineare che sono stato in 2.565 udienze con dei costi incredibili e con del fango incredibile diffuso da tutti i giornali nazionali ed internazionali». Fango, ha spiegato ancora il premier, che «viene su di me, che in fondo sono un ricco signore che potrebbe fare qualunque cosa più piacevole, ma soprattutto viene sul governo del paese e sul paese». Berlusconi si è definito «mortale purtroppo» e l'uomo «al mondo che ha avuto da difendersi direttamente o coi propri avvocati in così tante udienze». «Sono soltanto invenzioni dei pubblici ministeri, staccate completamente dalla realtà», ha detto berlusconi definendo le accuse a suo carico nel processo per presunte irregolarità nella compravendita di diritti tv. «In sintesi estrema vengo sospettato di essere socio occulto di un signore che vendeva diritti a Mediaset - ha spiegato il premier -, è inesistente come situazione». Secondo l'accusa, infatti, Berlusconi sarebbe stato il socio occulto del produttore americano Frank Agrama, uno degli imputati. «Gli hanno sequestrato tutti i conti e tutti i soldi - ha chiarito il premier riferendosi ad Agrama -, anche gli ultimi che ha fatto in Europa e li hanno trovati tutti, come è logico che sia, nella sua disponibilità e nei suoi conti». Queste, ha concluso il capo del governo, sono accuse «assolutamente infondate e demenziali».
"GIUSTIZIA MEDIATICA, SERVE RIFORMA" Silvio Berlusconi prima dell'inizio del processo Mediaset, ha spiegato che quelli a suo carico «sono processi mediatici» e «questa è la dimostrazione che nel nostro paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia». Il premier ha inoltre spiegato che la riforma «non è affatto punitiva» ma serve a «portare la magistratura ad essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica». «Sappiamo che sono processi mediatici - ha spiegato il premier -, di vero non c'è niente e questa è la dimostrazione che nel nostro paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia». La riforma della giustizia, secondo il presidente del Consiglio, «è una riforma completa che prevede un cambiamento profondo in tutto l'assetto della Magistratura e non è affatto punitiva».
TESTE: BERLUSCONI E AGRAMA SI CONOSCEVANO «Berlusconi e Agrama si conoscevano personalmente. Lo so, perchè li ho visti». Lo ha dichiarato in aula Paola Massia, che è stata collaboratrice del produttore statunitense Frank Agrama, e che è stata citata oggi dal suo difensore come testimone in aula. La testimone ha affermato che Agrama e Berlusconi si conoscevano personalmente rispondendo a una domanda del pm Fabio De Pasquale. Paola Massia, durante l'esame del pm, ha inoltre spiegato di aver lavorato con Agrama fino all'86 e per qualche mese dell'87, dichiarando di aver «venduto prodotti anche a Rete Italia» e che trattava con Carlo Bernasconi, manager del gruppo, morto qualche anno fa. La donna ha inoltre spiegato che nelle trattative Bernasconi «chiedeva e parlava con una persona». E quando il magistrato l'ha interpellata su chi era questa persona, la risposta è stata: «Berlusconi». Poco prima l'avvocato Roberto Pisano, legale di Agrama, le aveva chiesto se il produttore era, come sostiene l'accusa, «il socio occulto» del premier. La donna ha risposto: «Fino a quando sono stata lì non mi risulta».
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