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MELANIA, MARITO ASCOLTATO FINO A MEZZANOTTE
•Martedì i funerali ASCOLI - È stata una lunga notte di lavoro al comando provinciale dei carabinieri di Ascoli dove sono state svolte attività di intelligence mirate per cercare di dipanare il giallo dell'assassinio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma scomparsa da Colle San Marco mentre stava facendo una scampagnata con il marito e la loro bambina e trovata cadavere due giorni dopo nel Teramano. Il marito, il fratello e il cognato sono stati sentiti a lungo quali persone informate dei fatti sino alle 00:30 alla presenza dei pm di Ascoli Umberto Monti, Carmine Pirozzoli e della collega della Procura di Teramo Greta Aloisi. Erano arrivati in caserma intorno alle 17:30 di ieri. Al termine dell'audizione nessun provvedimento di fermo è stato emesso nei confronti di alcuno. I magistrati hanno voluto cristallizzare una serie di punti emersi ieri durante i sopralluoghi a Ripe di Civitella (Teramo) dove è stato trovato il 20 aprile il cadavere della donna e a Colle San Marco, dove due giorni prima, il 18 aprile, Melania è scomparsa mentre era in compagnia del marito Salvatore Parolisi e della loro bimba Vittoria di 18 mesi. I carabinieri stanno sentendo, e sentiranno nelle prossime ore, anche persone estranee alla famiglia della donna assassinata. Anche oggi e domani, Pasqua, proseguiranno senza sosta accertamenti tecnici, con particolare attenzione alle utenze telefoniche. Stamani verrà effettuato un ulteriore sopralluogo sul luogo della scomparsa, concentrato in particolare nel tratto di strada che Melania Rea ha percorso da sola per andare al bagno, prima di sparire nel nulla. Sul posto ancora i Ris e agenti della Guardia Forestale con i cani molecolari specializzati nell'individuazione di tracce di sangue. Verrà di nuovo controllata a fondo anche la zona alle spalle del cippo in ricordo dei Caduti della Seconda guerra mondiale, posizionato proprio all'inizio del pianoro di San Marco, a poche centinaia di metri dal parco giochi dove la famigliola si era fermata a giocare con la bambina. C'è attesa per conoscere i risultati dell'esame sul liquido trovato all'interno della siringa conficcata nel petto della vittima.
IL MARITO ASCOLTATO FINO A MEZZANOTTE È terminato dopo mezzanotte il colloquio tra il caporal maggiore dell'Esercito, Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, scomparsa il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa a colpi di coltello due giorni dopo nei boschi del Teramano, e i carabinieri che conducono le indagini. Parolisi è stato sentito come persona informata sui fatti, e quindi senza la presenza di un legale, per fare il punto di un lungo sopralluogo condotto ieri con i magistrati delle procure di Ascoli e Teramo e con gli investigatori. L'obiettivo, secondo fonti investigative, sarebbe stato di ricostruire il contesto familiare e sociale in cui si muoveva la coppia. Per questo era presente anche un parente del militare
"NON TROVO PACE" «Ci penso mille volte al giorno, se l'avessi accompagnata Melania sarebbe ancora viva. Non riesco a darmi pace, mi chiedo in cosa ho sbagliato quel giorno». Lo afferma in un'intervista a 'Repubblicà Salvatore Parolisi, marito di Carmela Rea, la donna di 29 anni scomparsa lunedì pomeriggio da Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa mercoledì pomeriggio a Ripe di Civitella, nel teramano. «Non riesco ad immaginare chi può aver incontrato Melania in quel vialetto, non posso proprio pensarci...». Parolisi ricostruisce il giorno della scomparsa: «Volevamo mangiare un panino, far giocare la piccola e più tardi saremmo andati da un'amica di Melania che aveva organizzato una festa per il compleanno della sorella. Eravamo arrivati da qualche minuto quando Melania ha avuto bisogno di andare in bagno. Nel bagagliaio dell'auto avevo la palla della bambina e altri giochi ma non ho nemmeno fatto in tempo a tirarli fuori. Melania ha imboccato quel vialetto dicendo che mi avrebbe portato il caffè. Sono rimasto con la bimba accanto alle altalene e non l'ho più vista. Ci penso e ci ripenso - prosegue il marito di Carmela Rea - ma ricordo solo una coppia di vecchietti e tanti motociclisti. Mi sono sembrate presenze del tutto normali. In questo parco ci viene tanta gente». «Ero qui con la mia famiglia - racconta - eravamo sereni, non pensavo certo che per me sarebbe iniziato questo incubo. Ho perso mia moglie quando ha imboccato quel viale. L'ho cercata disperatamente e quando l'ho trovata ho sentito che era successo qualcosa di terribile. Giovedì l'ho rivista sul tavolo dell'obitorio. Avrei voluto morire con lei, sdraiarmi accanto a lei e non svegliarmi più ma devo vivere ancora, nonostante il dolore tremendo che provo. Devo vivere per nostra figlia». Qualche tempo fa racconta Parolisi «c'era un tipo in paese che la guardava insistentemente. Mi ha detto 'Salvatore c'è uno che mi guarda fissa, non mi toglie mai gli occhi di dosso quando lo incontrò. Le ho chiesto se lui avesse tentato un approccio. E lei: 'mi guarda soltanto ma mi mette a disagiò. L'ho detto ai carabinieri non so se possa servire per l'indagine. Un fatto è certo: tra me e Melania non c'erano segreti, ci amavamo tanto».
I RISULTATI DELL'AUTOPSIA Emergono particolari inquietanti dall'autopsia effettuata ieri sul corpo di Carmela 'Melania' Rea, la giovane mamma scomparsa misteriosamente da Colle San Marco lunedì scorso, durante una scampagnata con il marito e la figlioletta di 18 mesi, e trovata uccisa due giorni fa nel Teramano. Alcune fra le circa 35 coltellate con cui è stato trafitto il suo corpo sarebbero state inferte post mortem. Un particolare che rende ancor più raccapricciante il delitto e fa pensare che l'omicida fosse spinto da una furia cieca. D'altra parte, come aveva già fatto notare il medico legale Adriano Tagliabracci, i colpi - che hanno raggiunto soprattutto il tronco e il collo - fanno propendere per un delitto d'impeto, non premeditato. Dalla cerchia familiare della donna gli investigatori stanno cercando di assumere più informazioni possibili, in primo luogo dal marito, Salvatore Parolisi, che è stato l'ultimo a vedere la donna viva. Carmela si era allontanata dal parco giochi dove la famigliola si era fermata perchè aveva necessità di andare in bagno; aveva scartato quelli pubblici, perchè li aveva trovati sporchi, e si era diretta quindi verso un chiosco bar. È lungo questo tragitto che è stata come inghiottita nel nulla.
MARTEDÌ I FUNERALI Lo zio paterno e il cugino sono stati gli ultimi a porgere l'estremo saluto a Carmela 'Melanià Rea, oggi verso le 18, prima che la bara in larice chiaro venisse chiusa dagli inservienti delle pompe funebri nell' obitorio dell'ospedale di Teramo. Dolore, lacrime, ma anche tanta rabbia nei parenti che fuori dell'obitorio dell'ospedale si stringono l'un l'altro e sostengono la cognata della vittima, la sorella di Salvatore Parolisi, la quale, piangendo, grida spesso il nome di Melania. Tra i presenti ci sono anche alcuni abitanti del condominio dove vive la coppia Parolisi, a Folignano (Ascoli Piceno). Prima della chiusura della bara era atteso anche il marito della vittima, ma Salvatore non è riuscito a raggiungere l'obitorio in tempo e molto probabilmente lo farà domattina. Secondo il programma concordato dai famigliari, la salma di Carmela partirà dall'obitorio di Teramo nella tarda mattinata di lunedì per raggiungere Somma Vesuviana (Napoli), il paese natale della giovane mamma. Qui, alle 11 di martedì, si terranno le esequie.
MARITO INTERROGATO COME TESTIMONE In queste ore i Carabinieri di Ascoli Piceno stanno sentendo il caporal maggiore dell' esercito Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna scomparsa su Colle San Marco il 18 aprile e trovata uccisa a coltellate due giorni fa nei boschi del teramano. Parolisi viene ascoltato come persona informata sui fatti e quindi senza la presenza di legali, al termine di una lunga giornata in cui ha partecipato ad un sopralluogo con i magistrati delle Procure di Ascoli e Teramo
IL MARITO: "DOVEVO FARE DI PIÙ" «Ti accompagno...». «No, tanto torno subito». È racchiusa in questo brevissimo scambio di battute la tragedia di Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito, marito di Carmela (per tutti Melania) Rea, 29 anni, scomparsa durante una passeggiata sul colle San Marco ad Ascoli il 18 aprile e trovata due giorni dopo massacrata a colpi di arma da taglio nei boschi a Ripe di Civiterlla (Teramo). Salvatore ha dato l'allarme e ha partecipato alle ricerche fin dalle prima battute. Oggi è andato con i pm di Ascoli e Teramo che seguono il caso, in attesa di determinare la competenza territoriale, per un sopralluogo. Trent'anni, alto, fisico atletico e capelli chiari, bomber scuro con cappuccio bordato di pelliccia, ha «mimato» tutte le fasi della gita fatta insieme alla moglie e alla figlioletta di 18 mesi sul pianoro dove si trova un'area giochi vicino a un chiosco e, un pò più lontano, un bar ristorante. Con lui anche il fratello maggiore Rocco, poliziotto, due sorelle, il fratello di Melania, Michele Rea, e alcuni cugini, che da quando è stato scoperto il corpo della moglie non lo lasciano mai solo. Prima un'altalena, poi un'altra, con il militare in servizio presso il 235/o reggimento Piceno, che «spinge» il seggiolino dove era seduta la piccola. Poi il racconto di quando la moglie si è allontanata per andare in bagno: Melania non voleva andare nei bagni pubblici, troppo sporchi, e così si è diretta verso il bar ristorante «Il cacciatore». A quel punto lo scambio di battute che tanto tormenta Salvatore. Che oggi appena ricorda quelle frasi piange e dice ossessivamente «avrei dovuto fare di più, dovevo insistere per accompagnarla...».
Tre le strade per arrivare al ristorante: una che porta alla strada principale, poi un sentiero tra gli alberi e infine un'altra strada asfaltata che passa dietro l'area giochi e porta al bar con un percorso più lungo ma comunque in una zona tranquilla. È su quella strada che si perdono le tracce di Melania, mai arrivata al ristorante. Oggi Salvatore ha ripercorso i suoi passi, cercando invano una spiegazione alla scomparsa. Per lui sono «ore dolorose», racconta Rocco. Salvatore riesce a farsi forza quando è impegnato, ma non appena si ferma a pensare crolla e scoppia in lacrime. Anche per i familiari quello che è successo «è un mistero. Tutto è possibile». Per loro l'unica certezza è che Salvatore e Melania erano «una coppia invidiabilè, giovani, belli e con un splendida bambina. Sposati da tre anni, avrebbero festeggiato l'anniversario di nozze tra qualche giorno». Poi la tappa più difficile: altri 11 chilometri di strada, lungo la provinciale 53 che da Colle San Marco sale alla località sciistica di San Giacomo e poi scende fino al bosco delle Casermette, una pineta dove in un'area pic nic vicino ad un altro chiosco chiuso per la stagione dove è stato trovato il corpo sfigurato di Melania. Il marito e il fratello della giovane donna ora depongono fiori mentre i carabinieri perlustrano la boscaglia circostante. Un'altra zona comunque nota a Salvatore, dato che lì vicino c'è un'area militare usata per gli esercizi di tiro. Dopo la visita un altro cedimento: «vi prego - dice con voce incrinata - rispettate il mio dolore...Ho già detto quello che sapevo a chi di dovere...Rispettate il mio dolore»
CRIMINOLOGO: "STESSO KILLER DONNA MUTILATA A ROMA" Un serial killer itinerante. Potrebbe essere questo il nesso tra l'omicidio di Carmela Rea, la 29enne trovata morta nel teramano mercoledì scorso, e il caso della donna trovata uccisa e orrendamente mutilata in un campo non lontano dall'Ardeatina, a Roma, l'8 marzo scorso. Ad avanzare questa ipotesi è il criminologo Carmelo Lavorino, che analizza per l'ADNKRONOS il caso di via di Porta Medaglia. «Dobbiamo uscire dagli schemi di cui ci parlano nei film, da un modus operandi che è sempre lo stesso - spiega - La storiella del serial killer che segue gli schemi fa parte di una fantasia horror. Assassini del genere hanno una fantasia macabra illimitata, ogni volta che uccidono una persona lo fanno con metodiche nuove e con strumentazioni varie ». Per entrambi i delitti, secondo il criminologo, ci troviamo di fronte a «una metodica da rituale malativoso, con moltissimi risvolti punitivi e personali». L'omicida, sostiene, potrebbe essere «un soggetto deciso, freddo esecutore, itinerante, che si muove per l'intera Italia, organizzato e non controllato dalla polizia». Secondo Lavorino, «la donna uccisa e abbandonata in un campo a Roma faceva parte di un giro particolare, un giro di malavitosi probabilmente, ed era inserita in una situazione criminogenetica particolare e ad altissimo rischio».
SOPRALLUOGO CONCLUSO Si è concluso poco fa il sopralluogo effettuato dagli inquirenti e dagli investigatori nel luogo di ritrovamento del corpo di Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa da Colle San Marco (Ascoli Piceno) il 18 aprile e rinvenuta uccisa a coltellate nei boschi di Ripe di Civitella (Teramo). Al sopralluogo erano presenti alcuni familiari della donna - tra cui il marito Salvatore Parolisi, sottufficiale dell' esercito - che hanno deposto un mazzo di fiori nel punto esatto in cui si trovava il cadavere di Melania. I carabinieri hanno perlustrato i boschi circostanti. Intanto si è appreso che il corpo della donna resta a disposizione dell'Autorità giudiziaria ancora per qualche giorno.
PM SU LUOGO RITROVAMENTO Sopralluogo stamane dei pm di Ascoli Piceno Umberto Monti e di Teramo Greta Aloisi sul luogo in cui è stato trovato il corpo massacrato di Carmela-Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli e trovata uccisa due giorni fa nei boschi di Ripe di Civitella. Il punto esatto in cui il cadavere è stato rinvenuto è a fianco del chiosco della Pineta, in un luogo esposto e presidiato dal Corpo forestale dello Stato. Il chiosco, un casottino in legno, in questa stagione è chiuso, ma dovrebbe essere frequentato d'estate, dato che nei pressi ci sono molti tavoli e panche da picnic. L'area giochi di Colle San Marco, dove Melania era salita con il marito Salvatore Parolisi e la figlia di un anno e mezzo per poi allontanarsi senza più fare ritorno, dista dal punto di ritrovamento non più di 11 chilometri di strada asfaltata (la strada provinciale 53), con un tempo di percorrenza di una decina di minuti. I magistrati dovrebbero entrare anche all'interno del chiosco. Attualmente, in attesa di determinare la competenza territoriale, le procure di Ascoli Piceno e Teramo stanno lavorando fianco a fianco: quella abruzzese, in particolare, si sta occupando dell'autopsia (effettuata ieri) e degli accertamenti ad essa collegati, mentre quella marchigiana sta seguendo le indagini di polizia giudiziaria.
SOPRALLUOGO NEI BOSCHI I sostituti procuratori di Ascoli Piceno Umberto Monti e Greta Aloisi di Teramo sono sul pianoro di Colle San Marco insieme a Salvatore Parolisi, marito di Carmela-Melania Rea, scomparsa il 18 aprile e trovata cadavere due giorni fa a Ripe di Civitella (Teramo) e con il fratello della donna, Michele. In questo momento i magistrati e i carabinieri si trovano oltre l'area giochi dove la donna stava con il marito e la figlioletta e da cui si è allontanata per andare in bagno in un ristorante distante un centinaio di metri. Parolisi è arrivato con un'auto civetta dei carabinieri. Prima di giungere sul pianoro gli inquirenti hanno effettuato un sopralluogo nella boscaglia circostante.
SI INDAGA SUL TELEFONINO Il telefonino e due sim card. È sul cellulare che si concentra in queste ore il lavoro degli investigatori impegnati a far luce sull' omicidio di Carmela Rea, la donna di 29 anni scomparsa lunedì pomeriggio da Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa mercoledì pomeriggio a Ripe di Civitella, nel teramano, in un'area per picnic poco frequentata. Il cellulare aveva ormai la batteria scarica, ma sul corpo della donna è stata trovata anche una seconda sim card che potrebbe fornire elementi utili per ricostruire i suoi spostamenti. Ieri sul corpo di Carmela è stata effettuata l'autopsia che ha chiarito dettagli importanti: la donna non ha subito violenza sessuale e sul corpo aveva ben 35 coltellate. L'esame autoptico ha anche stabilito l'ora della morte che si può collocare in un arco di tempo che va dalle 24 del 18 aprile e le 3 del 19. Ora si attendono gli esami sul liquido presente nelle siringa che Carmela Rea aveva conficcata sul corpo per capire se prima di essere uccisa è stata narcotizzata. A Ripe di Civitella ieri sono arrivati anche i Ris di Roma che hanno effettuato un sopralluogo sul posto. Nel punto in cui è stato trovato il cadavere non c'erano molte tracce di sangue, circostanza che fa supporre che l'omicidio sia avvenuto altrove. A segnalare la presenza del corpo della donna è stata una telefonata anonima alla polizia partita da una cabina telefonica di Teramo, a circa 18 chilometri di distanza da Civitella. La donna, originaria della provincia di Napoli ma residente ad Ascoli Piceno, era andata sul Colle San Marco, per una gita, insieme al marito, Salvatore Parolisi, ufficiale di carriera al 235esimo Reggimento Piceno, e allo loro bambina di 18 mesi. Carmela Rea si era allontanata dal marito dicendo che sarebbe andata al bagno in uno degli chalet aperti sul Colle ma i gestori dei locali aperti quel giorno non l'hanno vista. Il marito, non vedendola tornare, aveva chiamato i soccorsi dopo una ventina di minuti. Le ricerche sono state condotte da Carabinieri, Polizia, Vigili del fuoco, Vigili urbani, Soccorso Alpino e Corpo Forestale, accompagnati anche da unità cinofile per la ricerca delle persone. Fra le prime ipotesi della scomparsa, erano stati considerati anche il suicidio o l'allontanamento volontario visto che la donna sarebbe stata preoccupata per l'esito di una visita medica fatta recentemente. La donna è scomparsa dallo stesso luogo dove, il 5 gennaio, è stato trovato il cadavere di Rosella Goffo, la funzionaria della prefettura di Ancona, scomparsa il 4 maggio 2010.
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