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luiza69 pe Simpatie
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DIGITAL FREESAT FORUM / News Only / Sgozzata la madre 29enne scomparsa Moderat de grass
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firesntorm1
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SGOZZATA LA MADRE 29ENNE
SCOMPARSA AD ASCOLI
"SVASTICHE SUL SUO CORPO"

                                      
    
          ASCOLI - Era scomparsa qualche giorni fa a Colle San Marco di Ascoli Piceno. Carmela, detta Melania, Rea, 29 anni, è stata trovata morta, uccisa, a due giorni dalla sua scomparsa, avvenuta lunedì dopo una gita con il marito Salvatore Parolisi e la loro bimba di 18 mesi. «Devo andare in bagno, torno subito»: aveva detto Melania al coniuge, ma non è stato così.

La sua salma è stata trovata senza vestiti, con una siringa infilata nel collo e segni di violenza, non sessuale. Tra i segni anche dei simboli, forse una svastica. Il corpo è stato trovato oggi pomeriggio a Ripe di Civitella (Teramo) a 18 chilometri in linea d'aria dal punto in cui la donna si era allontanata dai familiari, dopo una segnalazione telefonica al 113 di Teramo. La zona del ritrovamento è nei pressi dell'area militare di Casermette usata per le esercitazioni di tiro.

Il giallo sulla scomparsa è ancora più inquietante se si pensa che il 5 gennaio scorso, proprio nella stessa zona in cui è sparita la 29enne madre, fu rinvenuto il cadavere di un'altra donna uccisa, Rossella Goffo.
«Melania ti aspettiamo, hai una bambina che ti cerca...» l'appello lanciato dal padre della donna attraverso il Tg Marche. L'uomo aveva fatto cenno anche ad una visita medica fatta dalla donna nelle ultime ore: «è un piccolo problema, lo risolviamo», ha detto. Molto bella, lunghi capelli scuri, Carmela Rea negli ultimi tempi soffriva di un dolore alla schiena che la preoccupava un pò, ma niente di più.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Teramo e il sostituto procuratore Greta Aloisi, che coordina le indagini.


pus acum 15 ani
   
firesntorm1
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MELANIA, NIENTE STUPRO:
35 COLTELLATE SUL CORPO.
I PARENTI: "FAMIGLIA FELICE"

                
                                      
    
         ASCOLI - Mancano il movente e l'assassino, ma cominciano ad affiorare elementi importanti al vaglio delle Procure di Teramo e Ascoli Piceno che indagano sull'omicidio di Carmela 'Melania' Rea, la giovane madre trovata morta ieri in un'area picnic di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo). Si parte da tre certezze: 35 coltellate inferte con furia; un procedimento aperto contro ignoti per omicidio; un unico testimone della scomparsa, il marito. Salvatore Parolisi, caporalmaggiore e istruttore presso il 235/o reggimento Piceno, non riesce a parlare; oggi gli è toccato compiere il rito del riconoscimento ufficiale della salma prima che cominciasse l'autopsia.

LE COLTELLATE L'esame ha poi stabilito il numero delle coltellate «inferte con impeto, senza premeditazione», dirà l'anatomopatologo, nel periodo di tempo tra le 24 del 18 aprile e le 3 del 19. Quindi, 9-12 ore dopo la denuncia della scomparsa. Il delitto sarebbe stato commesso in un luogo diverso da quello in cui è stato trovato il corpo, un'area picnic in un bosco di Ripa di Civitella del Tronto, vicino a un'area di esercitazione militare, a 18 chilometri dal pianale di Colle San Marco, vicino ad Ascoli Piceno dove la coppia, con la figlia di 18 mesi, era andata lunedì per una scampagnata. Al posto di Salvatore - che oggi ha portato con sé una scatoletta con su scritto «I love you», contenente alcuni oggetti cari alla coppia e che a febbraio avrebbe dovuto trasferirsi a Sabaudia - parlano il fratello, Rocco, il cognato, Michele Rea, arrivati da Somma Vesuviana e Frattamaggiore (Napoli), i paesi d'origine di Salvatore e Carmela.

FAMIGLIA FELICE Tutti ripetono la stessa cosa: era una famiglia felice. Vivevano alla periferia di Folignano (Ascoli Piceno). «Poco dopo essere arrivati - racconta Rocco, riferendo la versione del fratello - Carmela ha detto che doveva andare al bagno; Salvatore voleva accompagnarla, ma siccome la bambina non voleva scendere dall'altalena, non l'ha seguita, chiedendole di portargli un caffè dal chiosco. Dopo 20 minuti, non vedendola tornare, ha dato l'allarme». Questa la ricostruzione, che combacia, nella parte della famigliola vista vicino all'altalena, con quella dei titolari del chiosco. «Mia sorella - ripete Michele - non si sarebbe mai allontanata da sola. Di ipotesi ne abbiamo fatte. È una cosa stranissima quella che è accaduta, e non ce la spieghiamo». Se Carmela è stata rapita, certamente dovevano essere almeno in due perché - dice il cognato - era alta e atletica.

FORSE NARCOTIZZATA Può darsi che la donna sia stata narcotizzata, almeno a giudicare dalla siringa, ancora con un pò di liquido, trovatale infissa in un seno. La sostanza sarà esaminata, così come il taglio sulla coscia destra, somigliante a una svastica. Quest'ultimo ha indotto il Gruppo antinazista EveryOne, a ipotizzare un orrido culto nostalgico, ricordando che il giorno di ritrovamento del corpo era il 20 aprile, anniversario della nascita di Hitler. Ipotesi fantasiosa, una delle tante prese in considerazione. Colpisce anche la coincidenza che Carmela Rea sia scomparsa vicino dal Bosco dell'Impero dove il 5 gennaio scorso fu rinvenuto il cadavere mutilato di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona scomparsa il 4 maggio 2010, bruna e con i capelli lunghi come Carmela-Melania.

Per questo delitto c'è un indagato per omicidio: l'operatore della questura di Ascoli ora distaccato a Teramo, Alvaro Binni, che, però si proclama innocente. Quel fatto sconvolse la tranquilla città marchigiana, proprio come questo, tanto da indurre il sindaco, Guido Castelli, a rivolgere oggi un appello: "Ascoli è una città meravigliosa e tranquilla. Non dobbiamo consentire alla paura di avere il sopravvento". Troppo presto per parlare di serial killer. L'impeto delle coltellate farebbe pensare a un gesto passionale: "Carmela era bella, troppo bella - dicono le sue vicine di casa - sembrava un'attrice". Sul suo corpo, comunque, non è stato trovato alcun segno di violenza sessuale.


pus acum 15 ani
   
firesntorm1
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MELANIA, MARITO ASCOLTATO
FINO A MEZZANOTTE



 
    
         •Martedì i funerali
ASCOLI - È stata una lunga notte di lavoro al comando provinciale dei carabinieri di Ascoli dove sono state svolte attività di intelligence mirate per cercare di dipanare il giallo dell'assassinio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma scomparsa da Colle San Marco mentre stava facendo una scampagnata con il marito e la loro bambina e trovata cadavere due giorni dopo nel Teramano. Il marito, il fratello e il cognato sono stati sentiti a lungo quali persone informate dei fatti sino alle 00:30 alla presenza dei pm di Ascoli Umberto Monti, Carmine Pirozzoli e della collega della Procura di Teramo Greta Aloisi. Erano arrivati in caserma intorno alle 17:30 di ieri. Al termine dell'audizione nessun provvedimento di fermo è stato emesso nei confronti di alcuno. I magistrati hanno voluto cristallizzare una serie di punti emersi ieri durante i sopralluoghi a Ripe di Civitella (Teramo) dove è stato trovato il 20 aprile il cadavere della donna e a Colle San Marco, dove due giorni prima, il 18 aprile, Melania è scomparsa mentre era in compagnia del marito Salvatore Parolisi e della loro bimba Vittoria di 18 mesi. I carabinieri stanno sentendo, e sentiranno nelle prossime ore, anche persone estranee alla famiglia della donna assassinata. Anche oggi e domani, Pasqua, proseguiranno senza sosta accertamenti tecnici, con particolare attenzione alle utenze telefoniche. Stamani verrà effettuato un ulteriore sopralluogo sul luogo della scomparsa, concentrato in particolare nel tratto di strada che Melania Rea ha percorso da sola per andare al bagno, prima di sparire nel nulla. Sul posto ancora i Ris e agenti della Guardia Forestale con i cani molecolari specializzati nell'individuazione di tracce di sangue. Verrà di nuovo controllata a fondo anche la zona alle spalle del cippo in ricordo dei Caduti della Seconda guerra mondiale, posizionato proprio all'inizio del pianoro di San Marco, a poche centinaia di metri dal parco giochi dove la famigliola si era fermata a giocare con la bambina. C'è attesa per conoscere i risultati dell'esame sul liquido trovato all'interno della siringa conficcata nel petto della vittima.

IL MARITO ASCOLTATO FINO A MEZZANOTTE È terminato dopo mezzanotte il colloquio tra il caporal maggiore dell'Esercito, Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, scomparsa il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa a colpi di coltello due giorni dopo nei boschi del Teramano, e i carabinieri che conducono le indagini. Parolisi è stato sentito come persona informata sui fatti, e quindi senza la presenza di un legale, per fare il punto di un lungo sopralluogo condotto ieri con i magistrati delle procure di Ascoli e Teramo e con gli investigatori. L'obiettivo, secondo fonti investigative, sarebbe stato di ricostruire il contesto familiare e sociale in cui si muoveva la coppia. Per questo era presente anche un parente del militare

"NON TROVO PACE" «Ci penso mille volte al giorno, se l'avessi accompagnata Melania sarebbe ancora viva. Non riesco a darmi pace, mi chiedo in cosa ho sbagliato quel giorno». Lo afferma in un'intervista a 'Repubblicà Salvatore Parolisi, marito di Carmela Rea, la donna di 29 anni scomparsa lunedì pomeriggio da Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa mercoledì pomeriggio a Ripe di Civitella, nel teramano. «Non riesco ad immaginare chi può aver incontrato Melania in quel vialetto, non posso proprio pensarci...». Parolisi ricostruisce il giorno della scomparsa: «Volevamo mangiare un panino, far giocare la piccola e più tardi saremmo andati da un'amica di Melania che aveva organizzato una festa per il compleanno della sorella. Eravamo arrivati da qualche minuto quando Melania ha avuto bisogno di andare in bagno. Nel bagagliaio dell'auto avevo la palla della bambina e altri giochi ma non ho nemmeno fatto in tempo a tirarli fuori. Melania ha imboccato quel vialetto dicendo che mi avrebbe portato il caffè. Sono rimasto con la bimba accanto alle altalene e non l'ho più vista. Ci penso e ci ripenso - prosegue il marito di Carmela Rea - ma ricordo solo una coppia di vecchietti e tanti motociclisti. Mi sono sembrate presenze del tutto normali. In questo parco ci viene tanta gente». «Ero qui con la mia famiglia - racconta - eravamo sereni, non pensavo certo che per me sarebbe iniziato questo incubo. Ho perso mia moglie quando ha imboccato quel viale. L'ho cercata disperatamente e quando l'ho trovata ho sentito che era successo qualcosa di terribile. Giovedì l'ho rivista sul tavolo dell'obitorio. Avrei voluto morire con lei, sdraiarmi accanto a lei e non svegliarmi più ma devo vivere ancora, nonostante il dolore tremendo che provo. Devo vivere per nostra figlia». Qualche tempo fa racconta Parolisi «c'era un tipo in paese che la guardava insistentemente. Mi ha detto 'Salvatore c'è uno che mi guarda fissa, non mi toglie mai gli occhi di dosso quando lo incontrò. Le ho chiesto se lui avesse tentato un approccio. E lei: 'mi guarda soltanto ma mi mette a disagiò. L'ho detto ai carabinieri non so se possa servire per l'indagine. Un fatto è certo: tra me e Melania non c'erano segreti, ci amavamo tanto».

I RISULTATI DELL'AUTOPSIA Emergono particolari inquietanti dall'autopsia effettuata ieri sul corpo di Carmela 'Melania' Rea, la giovane mamma scomparsa misteriosamente da Colle San Marco lunedì scorso, durante una scampagnata con il marito e la figlioletta di 18 mesi, e trovata uccisa due giorni fa nel Teramano. Alcune fra le circa 35 coltellate con cui è stato trafitto il suo corpo sarebbero state inferte post mortem. Un particolare che rende ancor più raccapricciante il delitto e fa pensare che l'omicida fosse spinto da una furia cieca. D'altra parte, come aveva già fatto notare il medico legale Adriano Tagliabracci, i colpi - che hanno raggiunto soprattutto il tronco e il collo - fanno propendere per un delitto d'impeto, non premeditato. Dalla cerchia familiare della donna gli investigatori stanno cercando di assumere più informazioni possibili, in primo luogo dal marito, Salvatore Parolisi, che è stato l'ultimo a vedere la donna viva. Carmela si era allontanata dal parco giochi dove la famigliola si era fermata perchè aveva necessità di andare in bagno; aveva scartato quelli pubblici, perchè li aveva trovati sporchi, e si era diretta quindi verso un chiosco bar. È lungo questo tragitto che è stata come inghiottita nel nulla.

MARTEDÌ I FUNERALI Lo zio paterno e il cugino sono stati gli ultimi a porgere l'estremo saluto a Carmela 'Melanià Rea, oggi verso le 18, prima che la bara in larice chiaro venisse chiusa dagli inservienti delle pompe funebri nell' obitorio dell'ospedale di Teramo. Dolore, lacrime, ma anche tanta rabbia nei parenti che fuori dell'obitorio dell'ospedale si stringono l'un l'altro e sostengono la cognata della vittima, la sorella di Salvatore Parolisi, la quale, piangendo, grida spesso il nome di Melania. Tra i presenti ci sono anche alcuni abitanti del condominio dove vive la coppia Parolisi, a Folignano (Ascoli Piceno). Prima della chiusura della bara era atteso anche il marito della vittima, ma Salvatore non è riuscito a raggiungere l'obitorio in tempo e molto probabilmente lo farà domattina. Secondo il programma concordato dai famigliari, la salma di Carmela partirà dall'obitorio di Teramo nella tarda mattinata di lunedì per raggiungere Somma Vesuviana (Napoli), il paese natale della giovane mamma. Qui, alle 11 di martedì, si terranno le esequie.

MARITO INTERROGATO COME TESTIMONE  In queste ore i Carabinieri di Ascoli Piceno stanno sentendo il caporal maggiore dell' esercito Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna scomparsa su Colle San Marco il 18 aprile e trovata uccisa a coltellate due giorni fa nei boschi del teramano. Parolisi viene ascoltato come persona informata sui fatti e quindi senza la presenza di legali, al termine di una lunga giornata in cui ha partecipato ad un sopralluogo con i magistrati delle Procure di Ascoli e Teramo

IL MARITO: "DOVEVO FARE DI PIÙ" «Ti accompagno...». «No, tanto torno subito». È racchiusa in questo brevissimo scambio di battute la tragedia di Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito, marito di Carmela (per tutti Melania) Rea, 29 anni, scomparsa durante una passeggiata sul colle San Marco ad Ascoli il 18 aprile e trovata due giorni dopo massacrata a colpi di arma da taglio nei boschi a Ripe di Civiterlla (Teramo). Salvatore ha dato l'allarme e ha partecipato alle ricerche fin dalle prima battute. Oggi è andato con i pm di Ascoli e Teramo che seguono il caso, in attesa di determinare la competenza territoriale, per un sopralluogo. Trent'anni, alto, fisico atletico e capelli chiari, bomber scuro con cappuccio bordato di pelliccia, ha «mimato» tutte le fasi della gita fatta insieme alla moglie e alla figlioletta di 18 mesi sul pianoro dove si trova un'area giochi vicino a un chiosco e, un pò più lontano, un bar ristorante. Con lui anche il fratello maggiore Rocco, poliziotto, due sorelle, il fratello di Melania, Michele Rea, e alcuni cugini, che da quando è stato scoperto il corpo della moglie non lo lasciano mai solo. Prima un'altalena, poi un'altra, con il militare in servizio presso il 235/o reggimento Piceno, che «spinge» il seggiolino dove era seduta la piccola. Poi il racconto di quando la moglie si è allontanata per andare in bagno: Melania non voleva andare nei bagni pubblici, troppo sporchi, e così si è diretta verso il bar ristorante «Il cacciatore». A quel punto lo scambio di battute che tanto tormenta Salvatore. Che oggi appena ricorda quelle frasi piange e dice ossessivamente «avrei dovuto fare di più, dovevo insistere per accompagnarla...».

Tre le strade per arrivare al ristorante: una che porta alla strada principale, poi un sentiero tra gli alberi e infine un'altra strada asfaltata che passa dietro l'area giochi e porta al bar con un percorso più lungo ma comunque in una zona tranquilla. È su quella strada che si perdono le tracce di Melania, mai arrivata al ristorante. Oggi Salvatore ha ripercorso i suoi passi, cercando invano una spiegazione alla scomparsa. Per lui sono «ore dolorose», racconta Rocco. Salvatore riesce a farsi forza quando è impegnato, ma non appena si ferma a pensare crolla e scoppia in lacrime. Anche per i familiari quello che è successo «è un mistero. Tutto è possibile». Per loro l'unica certezza è che Salvatore e Melania erano «una coppia invidiabilè, giovani, belli e con un splendida bambina. Sposati da tre anni, avrebbero festeggiato l'anniversario di nozze tra qualche giorno». Poi la tappa più difficile: altri 11 chilometri di strada, lungo la provinciale 53 che da Colle San Marco sale alla località sciistica di San Giacomo e poi scende fino al bosco delle Casermette, una pineta dove in un'area pic nic vicino ad un altro chiosco chiuso per la stagione dove è stato trovato il corpo sfigurato di Melania. Il marito e il fratello della giovane donna ora depongono fiori mentre i carabinieri perlustrano la boscaglia circostante. Un'altra zona comunque nota a Salvatore, dato che lì vicino c'è un'area militare usata per gli esercizi di tiro. Dopo la visita un altro cedimento: «vi prego - dice con voce incrinata - rispettate il mio dolore...Ho già detto quello che sapevo a chi di dovere...Rispettate il mio dolore»

CRIMINOLOGO: "STESSO KILLER DONNA MUTILATA A ROMA" Un serial killer itinerante. Potrebbe essere questo il nesso tra l'omicidio di Carmela Rea, la 29enne trovata morta nel teramano mercoledì scorso, e il caso della donna trovata uccisa e orrendamente mutilata in un campo non lontano dall'Ardeatina, a Roma, l'8 marzo scorso. Ad avanzare questa ipotesi è il criminologo Carmelo Lavorino, che analizza per l'ADNKRONOS il caso di via di Porta Medaglia. «Dobbiamo uscire dagli schemi di cui ci parlano nei film, da un modus operandi che è sempre lo stesso - spiega - La storiella del serial killer che segue gli schemi fa parte di una fantasia horror. Assassini del genere hanno una fantasia macabra illimitata, ogni volta che uccidono una persona lo fanno con metodiche nuove e con strumentazioni varie ». Per entrambi i delitti, secondo il criminologo, ci troviamo di fronte a «una metodica da rituale malativoso, con moltissimi risvolti punitivi e personali». L'omicida, sostiene, potrebbe essere «un soggetto deciso, freddo esecutore, itinerante, che si muove per l'intera Italia, organizzato e non controllato dalla polizia». Secondo Lavorino, «la donna uccisa e abbandonata in un campo a Roma faceva parte di un giro particolare, un giro di malavitosi probabilmente, ed era inserita in una situazione criminogenetica particolare e ad altissimo rischio».

SOPRALLUOGO CONCLUSO Si è concluso poco fa il sopralluogo effettuato dagli inquirenti e dagli investigatori nel luogo di ritrovamento del corpo di Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa da Colle San Marco (Ascoli Piceno) il 18 aprile e rinvenuta uccisa a coltellate nei boschi di Ripe di Civitella (Teramo). Al sopralluogo erano presenti alcuni familiari della donna - tra cui il marito Salvatore Parolisi, sottufficiale dell' esercito - che hanno deposto un mazzo di fiori nel punto esatto in cui si trovava il cadavere di Melania. I carabinieri hanno perlustrato i boschi circostanti. Intanto si è appreso che il corpo della donna resta a disposizione dell'Autorità giudiziaria ancora per qualche giorno.

PM SU LUOGO RITROVAMENTO Sopralluogo stamane dei pm di Ascoli Piceno Umberto Monti e di Teramo Greta Aloisi sul luogo in cui è stato trovato il corpo massacrato di Carmela-Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli e trovata uccisa due giorni fa nei boschi di Ripe di Civitella. Il punto esatto in cui il cadavere è stato rinvenuto è a fianco del chiosco della Pineta, in un luogo esposto e presidiato dal Corpo forestale dello Stato. Il chiosco, un casottino in legno, in questa stagione è chiuso, ma dovrebbe essere frequentato d'estate, dato che nei pressi ci sono molti tavoli e panche da picnic. L'area giochi di Colle San Marco, dove Melania era salita con il marito Salvatore Parolisi e la figlia di un anno e mezzo per poi allontanarsi senza più fare ritorno, dista dal punto di ritrovamento non più di 11 chilometri di strada asfaltata (la strada provinciale 53), con un tempo di percorrenza di una decina di minuti. I magistrati dovrebbero entrare anche all'interno del chiosco. Attualmente, in attesa di determinare la competenza territoriale, le procure di Ascoli Piceno e Teramo stanno lavorando fianco a fianco: quella abruzzese, in particolare, si sta occupando dell'autopsia (effettuata ieri) e degli accertamenti ad essa collegati, mentre quella marchigiana sta seguendo le indagini di polizia giudiziaria.

SOPRALLUOGO NEI BOSCHI I sostituti procuratori di Ascoli Piceno Umberto Monti e Greta Aloisi di Teramo sono sul pianoro di Colle San Marco insieme a Salvatore Parolisi, marito di Carmela-Melania Rea, scomparsa il 18 aprile e trovata cadavere due giorni fa a Ripe di Civitella (Teramo) e con il fratello della donna, Michele. In questo momento i magistrati e i carabinieri si trovano oltre l'area giochi dove la donna stava con il marito e la figlioletta e da cui si è allontanata per andare in bagno in un ristorante distante un centinaio di metri. Parolisi è arrivato con un'auto civetta dei carabinieri. Prima di giungere sul pianoro gli inquirenti hanno effettuato un sopralluogo nella boscaglia circostante.

SI INDAGA SUL TELEFONINO Il telefonino e due sim card. È sul cellulare che si concentra in queste ore il lavoro degli investigatori impegnati a far luce sull' omicidio di Carmela Rea, la donna di 29 anni scomparsa lunedì pomeriggio da Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata uccisa mercoledì pomeriggio a Ripe di Civitella, nel teramano, in un'area per picnic poco frequentata. Il cellulare aveva ormai la batteria scarica, ma sul corpo della donna è stata trovata anche una seconda sim card che potrebbe fornire elementi utili per ricostruire i suoi spostamenti. Ieri sul corpo di Carmela è stata effettuata l'autopsia che ha chiarito dettagli importanti: la donna non ha subito violenza sessuale e sul corpo aveva ben 35 coltellate. L'esame autoptico ha anche stabilito l'ora della morte che si può collocare in un arco di tempo che va dalle 24 del 18 aprile e le 3 del 19. Ora si attendono gli esami sul liquido presente nelle siringa che Carmela Rea aveva conficcata sul corpo per capire se prima di essere uccisa è stata narcotizzata. A Ripe di Civitella ieri sono arrivati anche i Ris di Roma che hanno effettuato un sopralluogo sul posto. Nel punto in cui è stato trovato il cadavere non c'erano molte tracce di sangue, circostanza che fa supporre che l'omicidio sia avvenuto altrove. A segnalare la presenza del corpo della donna è stata una telefonata anonima alla polizia partita da una cabina telefonica di Teramo, a circa 18 chilometri di distanza da Civitella.
La donna, originaria della provincia di Napoli ma residente ad Ascoli Piceno, era andata sul Colle San Marco, per una gita, insieme al marito, Salvatore Parolisi, ufficiale di carriera al 235esimo Reggimento Piceno, e allo loro bambina di 18 mesi. Carmela Rea si era allontanata dal marito dicendo che sarebbe andata al bagno in uno degli chalet aperti sul Colle ma i gestori dei locali aperti quel giorno non l'hanno vista. Il marito, non vedendola tornare, aveva chiamato i soccorsi dopo una ventina di minuti. Le ricerche sono state condotte da Carabinieri, Polizia, Vigili del fuoco, Vigili urbani, Soccorso Alpino e Corpo Forestale, accompagnati anche da unità cinofile per la ricerca delle persone. Fra le prime ipotesi della scomparsa, erano stati considerati anche il suicidio o l'allontanamento volontario visto che la donna sarebbe stata preoccupata per l'esito di una visita medica fatta recentemente. La donna è scomparsa dallo stesso luogo dove, il 5 gennaio, è stato trovato il cadavere di Rosella Goffo, la funzionaria della prefettura di Ancona, scomparsa il 4 maggio 2010.


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MELANIA, TROVATI ORECCHINO
E LACCIO EMOSTATICO
PARROCO: "DELITTO DISUMANO"

 
    
          ASCOLI - Corsa contro il tempo, di inquirenti e investigatori che indagano sull'omicidio di Carmela-Melania Rea, per acquisire e conservare le prove sul luogo in cui si presume sia avvenuto il delitto, la pineta di Ripe di Civitella (Teramo), dove ieri, grazie al fiuto di Atos, un cane molecolare, sono state rinvenute tracce biologiche oltre a un orecchino della donna, a una catenina e a un laccio emostatico. Quest'ultimo reperto fa il paio con la siringa ritrovata conficcata su un seno di Melania, molto probabilmente un tentativo di depistaggio o un messaggio sibillino del killer, che in ogni caso, all'appuntamento con la vittima, era andato 'preparato': con i due oggetti che fanno pensare subito alla droga, ma soprattutto con un coltello a serramanico, con cui ha infierito sulla giovane mamma. Debbono fare in fretta, gli inquirenti (sul posto, fino alle 5 di questa mattina, e ancora oggi, i Ris di Roma, con il colonnello Luigi Ripani), perchè il tempo promette pioggia e questo danneggerebbe irreparabilmente la scena del crimine. Fondamentale, per il ritrovamento dei reperti, il cambio di unità cinofile, con l'impiego del pastore belga malinois del soccorso alpino della Guardia di finanza specializzato nella ricerca in superficie. Il dispiegamento di forze, per dare un volto e un nome all'assassino (fonti della procura ascolana smentiscono che vi sia una rosa definita di sospetti), è massiccio, come pure è allargato il pool di magistrati: i tre pm ascolani Monti, Pirozzoli e Picardi (quest'ultimo si stava occupando della scomparsa di Melania) e la collega teramana Greta Aloisi. Non è escluso che, anche quando verrà stabilita la competenza territoriale, le due procure continueranno a lavorare fianco a fianco, come è avvenuto tra magistrati di Ascoli e Ancona nel caso di Rossella Goffo, la funzionaria della prefettura scomparsa dal capoluogo marchigiano un anno fa e ritrovata cadavere a Colle San Marco, lo stesso da cui si era allontanata Melania lunedì scorso. Importantissimo è fissare con il minor margine d'errore possibile l'ora della morte della Rea, per capire quante ore - e dove - sia stata in balia del suo assassino. È strano infatti, se la morte si colloca nel giorno stesso della scomparsa, che il cadavere sia stato esposto un giorno e mezzo senza che nessuno lo abbia visto (solo mercoledì pomeriggio forse un cercatore di funghi se ne accorge e avvisa i carabinieri con una telefonata anonima) e senza che gli animali, come i cinghiali che si trovano in zona, ne abbiano fatto scempio. Sul corpo di Melania ci sono solo le coltellate inferte dall'omicida e i segni di un vivace tentativo di resistenza da parte della donna. La vittima, peraltro, aveva un fisico statuario, era alta un metro e ottanta. Dunque, non una donna fragile, e soprattutto una donna determinata a combattere per la propria vita e per avere una chance di rivedere la sua bambina, i suoi affetti. L'assassino deve aver dovuto lottare non poco, e forse sul suo volto o sugli arti sono rimaste delle ferite. Un'altra speranza, per chi indaga, di scoprire il killer.

IL PARROCO:«KILLER NON È TRA NOI» «Questa è una Pasqua velata non solo dalle nuvole ma dalla tristezza», per la «morte disumana di una ragazza solare» il cui assassino «non credo sia della nostra comunità». A ricordare Carmela-Melania Rea è stato oggi nella sua omelia il parroco di Folignano - il piccolo comune dell'Ascolano dove la donna uccisa viveva con il marito Salvatore e la figlioletta - don Carlo Lupi. Solo domenica scorsa, la domenica delle Palme, «Melania era qui in mezzo a noi con Salvatore», ha detto il sacerdote, esprimendo la speranza che «si faccia giustizia al più presto». «Ma siamo qui - ha aggiunto - per celebrare la vita, non la morte. Cristo ha vinto il peccato e la morte». Nondimeno, la terribile fine della giovane mamma sta a ricordare a tutti «che il male è sempre in agguato» e rappresenta l'occasione «per una profonda riflessione». «Dobbiamo difenderci - ha anche affermato il parroco - dai pericoli di una società che sta perdendo sempre di più i valori cristiani e umani». Nessun cenno all'assassino, ma «escluderei - ha detto don Carlo all'ANSA - che possa essere uno della nostra comunità».


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firesntorm1
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MELANIA, SPUNTA UN TESTE:
"LA VIDE SCAPPARE"


 
    
          ASCOLI - Un testimone ha visto una donna che correva, con fare concitato, lungo la strada principale verso il pianoro di colle San Marco intorno alle 15:30-16 del 18 aprile, ma non è stato in grado di riconoscere in quella donna Carmela Melania Rea, la donna di 29 anni, di cui si sono perse le tracce più o meno a quell'ora, poi ritrovata uccisa a coltellate due giorni dopo nel Bosco delle Casermette, in provincia di Teramo. È uno dei risultati dell'attività di oggi, con i carabinieri impegnati ad ascoltare vari testimoni e persone presenti nel pianoro o lì nei pressi per ricostruire con esattezza tutti gli spostamenti fatti da Melania con il marito Salvatore Parolisi e la figlioletta di un anno e mezzo, prima di sparire. Una testimonianza presa con cautela, anche se i cani molecolari impiegati stamane sul pianoro hanno seguito tracce della donna fino alla piccola frazione di Colle, che si trova prima del pianoro. Controllato, ma senza risultati di rilievo, un casolare che si trova nella zona. Intanto si lavora anche su altri versanti: alla squadra degli investigatori si è aggiunto personale specializzato nell'analisi della scena del crimine e nella preparazione di profili psicologici delle persone coinvolte.

PROCURATORE: INDAGINE COMPLESSA È «un'indagine complessa» quella sull'omicidio di Carmela Melania Rea, che «speriamo possa diventare semplice». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno Michele Renzo, parlando con i giornalisti. «Stiamo setacciando un'area molto vasta tra il luogo della scomparsa e quello del ritrovamento - ha spiegato -. È un territorio molto ampio e da qui deriva la difficoltà del lavoro che stiamo facendo». Gli investigatori cercano «cose ben precise, altre ci auguriamo di trovarle strada facendo». La Procura di Ascoli Piceno, che lavora insieme a quella di Teramo, attende «gli accertamenti dei Ris e i risultati dell'autopsia. Li riteniamo entrambi molto importanti - ha aggiunto Renzo -, insieme al lavoro sul campo». Quanto all'ipotesi di delitto passionale, che ha trovato molto spazio sui media, il procuratore ha detto di non poter «scendere in questi dettagli». Poi Renzo si è chiuso nel suo ufficio, con i sostituti Picardi e Pirozzoli, del pool che sta seguendo l'inchiesta insieme a Umberto Monti, che invece si sta muovendo tra colle San Marco e il Bosco delle Casermette nel Teramano.

SOPRALLUOGO DEI PM Nuovo sopralluogo stamani dei magistrati che conducono l'inchiesta sulla morte di Carmela Melania Rea, la mamma di 29 anni, scomparsa dal pianoro di colle San Marco di Ascoli Piceno il 28 aprile e ritrovata uccisa a coltellate due giorni dopo nel Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella (Teramo). Da stamattina il pm ascolano Umberto Monti è di nuovo sul pianoro, dove sono stati nuovamente portati i cani molecolari, impiegati nelle prime fasi delle ricerche della giovane donna, di cui si erano perse le tracce durante una gita al San Marco con il marito Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito, e con la figlioletta di 18 mesi. Poi Monti e un altro dei sostituti di Ascoli, Carmine Pirozzoli, si dovrebbero spostare a Ripe, nel luogo in cui Melania fu trovata cadavere e dove si suppone sia stata uccisa dopo aver lottato con il suo aggressore. Una supposizione che, a quanto trapela da fonti investigative, non è ancora certezza: il nuovo sopralluogo dovrebbe quindi a raccogliere ulteriori elementi. In queste ore vengono anche sentiti vari testimoni, nel pomeriggio saranno ascoltati tra gli altri i gestori, il personale e i clienti del bar ristorante Cacciatore, dove Melania si era diretta per andare al bagno, ma dove non è mai arrivata. Il lavoro degli inquirenti in questa fase è mirato soprattutto a ricostruire tutte le fasi della presenza della giovane donna sul pianoro. Ma non solo: si cerca qualcuno che dovrebbe essere passato vicino al Chiosco della Pineta, a Ripe, prima della scoperta del cadavere. Tra gli obiettivi, quello di circoscrivere con maggiore precisione l'ora dell'aggressione a Melania e della sua morte.

APPELLO DEI PM: TESTIMONI PARLINO Un appello delle Procure di Ascoli e Teramo affinchè chi ha visto qualcosa parli, un appello in particolare rivolto all'uomo che telefonò dopo essersi imbattuto nel cadavere. E ancora interrogatori nella caserma dei carabinieri di Ascoli. L'indagine per l'omicidio di Carmela Rea, barbaramente uccisa a coltellate da mani ancora ignote, prosegue a ritmo serrato. Quattro procuratori la coordinano, vi prendono parte i carabinieri delle province di Ascoli e Teramo, la Guardia di Finanza con i cani del proprio soccorso alpino, il Corpo forestale dello Stato e i Ris di Roma, che fra venerdì e sabato hanno analizzato a fondo soprattutto il chiosco della pineta al Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella , in Abruzzo, dove giaceva il corpo di Melania. Lì sono stati trovati evidenti segni di colluttazione, con ferite d'arma da taglio sul legno. Un lavoro durato molte ore e che si è concluso con il sequestro di pezzi di legno appartenenti alla parete destra del chiosco e al basamento del manufatto dove è stato ritrovato il corpo. Tutto nella speranza di trovare tracce biologiche dell' assassino che, secondo quanto si immagina, nel furioso scontro con Rea in lotta per la propria vita, potrebbe essere stato a sua volta ferito o comunque aver lasciato qualche traccia sul legno (impronte, sangue, sudore, brandelli di pelle). Stando alla scena del crimine appare disorganizzata il killer appare del tipo 'disorganizzatò: la scena apparte ricostruita ad arte, ma in modo ingenuo, per depistare gli investigatori.

LA "SCENA ALTERNATIVA" Sul luogo in cui è stato ritrovato il cadavere c'è un «ordine» creato dall'omicida, ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli, Alessandro Patrizio, secondo cui è stata «montata una scena alternativa». Il riferimento, in particolare, è alla siringa e al laccio emostatico ritrovati in loco, con cui si presume che l'assassino abbia voluto indirizzare le indagini verso un'altra pista, magari quella della droga. Se così fosse, la messinscena sarebbe piuttosto naif.Melania è stata ritrovata con i pantaloni e gli slip abbassati, ma i primi esiti dell'esame autoptico escluderebbero la violenza sessuale. Un'altra falsa falsa pista creata ad arte dall' assassino? Anche su questi aspetti si sta concentrando in queste ore lo sforzo investigativo. Si cerca intanto il telefonista che nel pomeriggio del 20 aprile, con una chiamata fatta da Teramo e intercettata dal 113 locale, ha fatto scoprire il cadavere. «Non abbia paura, anche se ha tardato un' ora a dare l'allarme», è l' appello che gli rivolgono gli inquirenti chiedendo anche che si faccia avanti chiunque fra l'alba del 18 aprile (quando Melania è scomparsa a Colle San Marco) e il pomeriggio del 20 (quando è stata ritrovata) è transitato o ha addirittura sostato nella pineta del Bosco delle Casermette, fra il chiosco, le panche e i tavoli in legno per pic-nic utilizzati da famiglie ed escursionisti. In entrambi i casi qualcuno potrebbe raccontare qualcosa di interessante alle indagini, magari particolari all'apparenza insignificanti, ma che potrebbero invece essere determinanti per scoprire il volto dell'assassino. E fra i testimoni, nella caserma dei carabinieri di Ascoli, sono state sentite dal pm Carmine Pirozzoli alcune persone che nell'imminenza della scomparsa di Melania Rea, il 18 aprile, sono entrate in contatto col marito Salvatore Parolisi, che chiedeva loro se avevano visto una donna mora, da sola. Sono ciclisti e motociclisti che si trovavano quel giorno sul pianoro di San Marco e che verranno sentiti di nuovo domani per ricostruire la tempistica dei fatti relativamente al momento della scomparsa di Melania e le prime, infruttuose, ricerche messe in atto dal marito. Gli investigatori vogliono anche chiarire chi altro c'era a San Marco nel pomeriggio del 18 ed è entrato (e in che modo) in contatto con Parolisi. E ancora, si ricostruisce la giornata della coppia, da quando Melania si era fatta visitare per un dolore alla schiena alla decisione, estemporanea, di andare a trascorrere un pò di tempo sul pianoro, prima di raggiungere alcuni amici ad una festa di compleanno, prevista per le 16 di quel pomeriggio.


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MELANIA, INQUIRENTI SICURI:
"NESSUNA DOPPIA VITA"


    
          ASCOLI - Nessun elemento che potesse dare pensare ad una «doppia vita» di Carmela Melania Rea, scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e ritrovata uccisa a coltellate in un bosco del Teramano, è emerso nel corso delle indagini fin qui svolte. Gli investigatori di Ascoli e Teramo smentiscono oggi qualsiasi ipotesi che la donna avesse frequentazioni diverse dal contesto familiare e delle amicizie più strette. Una convinzione negli inquirenti, confortata anche dall'analisi dei tabulati telefonici relativi alle due sim card intestate alla donna e sull'uso del programma di chat Messenger che utilizzava per stare in comunicazione con i parenti e le amiche più care. Stamane è in corso presso il comando provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno una riunione operativa coordinata dal comandante provinciale Alessandro Patrizio per calendarizzare le attività che verranno espletate in giornata nell'ambito delle indagini: in vista altre audizioni di testimoni e persone informate sui fatti. Proseguiranno i sopralluoghi di carabinieri, forestale e guardia di finanza con i rispettivi cani da ricerche sia a Colle San Marco, sia al Bosco delle Casermette dove è stata ritrovata cadavere. Si cerca in particolare un luogo, fra questi due punti, dove la donna e l'assassino potrebbero aver sostato, prima di arrivare nella pineta dove è stata ritrovata morta. Verrà approfondita la testimonianza di una persona che ha raccontato di aver visto fra le 15:30 e le 16 del 18 aprile una donna «andare velocemente» lungo la strada che dal pianoro di San Marco, scende verso Ascoli. Proprio in quella zona c'è il bivio per la frazione Colle dove ieri i cani molecolari hanno fiutato qualche traccia tanto che sono stati effettuati prelievi in un pezzo di terra, ora in corso di analisi. In quella zona risiede anche una persona che fra i primi ha partecipato alle ricerche e sarebbe per questo salito in macchina con Parolisi, che conosceva già. L'odore di Carmela potrebbe semplicemente averlo «acquisito» sedendo nel sedile del passeggero dell'auto, dove prima era stata seduta Melania, quando col marito era andata in auto al San Marco. Sempre oggi verranno sentiti anche alcuni studenti di una scuola ascolana che il 18 aprile erano al pianoro a Colle San Marco dove avrebbero notato la presenza di Melania e Salvatore insieme alla bambina.

ERA GIA' STATA IN QUEL BOSCO Carmela Melania Rea era già stata al Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo) dove il 20 aprile scorso è stata ritrovata cadavere. L'avrebbe rivelato - secondo quanto riferiscono oggi alcuni quotidiani - il marito Salvatore Parolisi ad un amico, a sua volta sentito dai carabinieri di Ascoli quale persona informata sui fatti. Sarebbe accaduto una decina di giorni prima della scomparsa avvenuta il pomeriggio del 18 aprile a Colle San Marco dove la donna di origini campane ma residente a Folignano (Ascoli Piceno) era salita con il coniuge per far giocare la loro figlia di 18 mesi, Vittoria. Parolisi avrebbe raccontato che erano stati insieme a Ripe di Civitella e che, nonostante la presenza in auto della bambina, si erano appartati per scambiarsi effusioni. Un racconto che però il caporalmaggiore del 235/o Rav di Ascoli (dove si addestrano le soldatesse), avrebbe tenuto nascosto agli investigatori. Intanto trapelano i primi risultati dei riscontri sui tabulati telefonici di Melania e Salvatore. Il 18 aprile la donna ha risposto all'ultima telefonata fattale dalla madre alle 13:30: hanno parlato della piccola e dell'imminente partenza per Somma Vesuviana in vista delle feste pasquali. Alle 14:40 un'amica le ha inviato un sms, chiedendo di richiamarla, ma a questo messaggio non c'è mai stata risposta. Alle 15:20 Salvatore Parolisi fa la prima telefonata sul cellulare della moglie che aggancia la cella compatibile con Ripe di Civitella, ma la donna non risponde, come non risponderà più alle chiamate successive. Si è anche appreso che Parolisi ha consegnato spontaneamente ai carabinieri gli indumenti che indossava il giorno della scomparsa della moglie, un paio di pantaloni corti e una maglietta piuttosto leggera se si considera che la giornata a Colle San Marco, pur non freddissima, non era comunque propriamente estiva.

CORSA CONTRO IL TEMPO Sono al lavoro su vari fronti e con fretta spasmodica gli investigatori che debbono fare luce sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna scomparsa sul colle San Marco di Ascoli Piceno il 18 aprile e trovata uccisa a coltellate due giorni dopo in una pineta del Teramano. Fretta perchè i luoghi in cui si è dipanata la vicenda vengono gradatamente 'inquinatì: ieri sul colle San Marco sono arrivate centinaia di persone per celebrare secondo tradizione il 25 aprile e la festa del santo, mentre nel Bosco delle Casermette, dove probabilmente Melania ha lottato con il suo carnefice, sono giunti a frotte i «turisti dell'orrore». E oggi è anche caduta la pioggia sulla pineta abruzzese, invasa per di più da troupe televisive, che hanno inscenato ricostruzioni varie del presunto corpo a corpo, a beneficio dei telespettatori. Ma poichè la presenza dell'uomo non cancella tutto, oggi sono tornati sul pianoro del San Marco e tra i boschi del Teramano i cani molecolari, specializzati nell'individuazione di tracce biologiche. Che hanno trovato qualcosa circa un chilometro prima del pianoro, in un campetto nella piccola frazione di Colle, una manciata di case, dove sono state repertate alcune tracce. Una deviazione supportata da una testimonianza raccolta oggi: un uomo ha raccontato di avere visto, quel 18 aprile intorno alle 15:30-16 una donna che correva verso il pianoro, con fare concitato. Ma non ha saputo identificare con precisione quella figura femminile. Se era Melania, che cosa faceva così lontano dal bar ristorante 'Il cacciatorè dove - così aveva detto al marito Salvatore Parolisi - era andata a cercare un bagno pulito? E perchè stava correndo? In queste ore, gli sforzi degli investigatori, che hanno ascoltato parecchie persone già sentite nei giorni scorsi, è di ricostruire con precisione tutti gli spostamenti di Melania, del marito e della loro figlioletta di 18 mesi prima che salvatore lanciasse l'allarme. Gli inquirenti cercano in particolare un testimone che potrebbe essere stato nel Bosco delle Casermette molto prima del ritrovamento del cadavere, addirittura il giorno stesso della scomparsa, e che sia in grado di riferire sullo stato dei luoghi. Intanto è entrato in campo un profiler dei carabinieri, specializzato nell'analizzare la scena del crimine e in base a quella ricostruire un identikit psicologico dell'assassino. Il procuratore di Ascoli Piceno Michele Renzo parla di «un'indagine complessa che speriamo possa diventare semplice».«Stiamo setacciando un'area molto vasta tra il luogo della scomparsa e quello del ritrovamento - ha spiegato -. È un territorio molto ampio e da qui deriva la difficoltà del lavoro che stiamo facendo». Gli investigatori cercano «cose ben precise, altre ci auguriamo di trovarle strada facendo». Le Procure di Ancona e Teramo, che ancora lavorano fianco a fianco, attendono «gli accertamenti dei Ris e i risultati dell'autopsia», perchè ogni particolare che emerge modifica il quadro e costringe gli investigatori a risentire i testimoni per approfondire nuovi spunti, o per cercare nuovi punti di vista su aspetti già esplorati. Quanto all'ipotesi di delitto passionale, che ha trovato tanto spazio sui media, il procuratore non si sbottona: «Non posso scendere in questi dettagli».


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MELANIA, IL MARITO SU RAI3:
"A VOLTE SCHERZAVA COSÌ"


 
    
          ASCOLI PICENO - «Ho pensato pure non è che magari mi sta osservando, a volte è capitato pure che anche al mare, lei, andando in bagno, nel ritornare si nascondeva per vedere io cosa facessi, se ero geloso, magari, che ne so se mi giravo per vedere dove era, oppure io risalivo, qualche volta mi ha fatto anche risalire». Salvatore Parolisi, il marito di Carmela-Melania Rea, ha raccontato a Chi l'ha visto, in collegamento da Somma Vesuviana con la famiglia della donna assassinata, cosa ha fatto e pensato il 18 aprile sul Colle San Marco, quando ha visto che la moglie, dopo essersi allontanata per andare in bagno, non tornava indietro. «Non è che mi sta facendo qualche giochino, così una cosa simpatica - ha pensato Salvatore -, mi sono anche girato con una certa indifferenza per non farmi accorgere da lei, 'ti sei preoccupato?', per non farmi deridere da lei», poi, «ho visto che non mi aveva richiamato al cellulare, ho detto qua non c'è nessuno, che strano, perchè è passato molto tempo». La prima telefonata al numero di cellulare che Melania aveva con sè Salvatore Parolisi l'ha fatta verso le 15:10-15:20, circa un'ora dopo che la compagna si era allontanata in direzione della toilette del ristorante 'Il cacciatorè, che dal pianoro dove la coppia era arrivata con la bambina dista circa 20 minuti. «Lì per lì - ha spiegato Salvatore - non è che sia partito preoccupato, non sono andato nel panico, ho continuato a giocare con la bambina», considerato il tempo di percorrenza necessario per andare e tornare dal ristorante. E anche dopo, quando Melania non rispondeva, ha «atteso lì», che la moglie rispuntasse, per poi provare a richiamarla ancora, ipotizzando anche uno scherzo.

Nell'intervista il caporalmaggiore ha ripercorso tutti gli spostamenti di quel giorno, le visite mediche fatte in mattinata da Melania e dalla piccola Vittoria (con lui che aveva preso un giorno di permesso in caserma per accompagnarle), gli acquisti in vista della Pasqua, il pranzo in casa, la decisione di salire a San Marco, lui in pantaloncini e maglietta perchè la giornata «era calda, estiva». Rispondendo alle domande dei giornalisti Parolisi ha parlato anche del boschetto di Ripe di Civitella, dove Melania è stata trovata cadavere il 20 aprile: «lo conosco certo - ha spiegato -, ci ho fatto delle 'continuativè, addestramento militare, con le tende montate per la notte», portato e escludere, fra le lacrime, che l'assassino possa nascondersi nel suo ambiente di lavoro, «la mia seconda famiglia». «Faccio l'addestratore, insegno formalità, sacrificio e lealtà, è normale che questo possa dare fastidio, ma non al punto di arrivare a tanto...». Un passaggio l'ha dedicato anche agli 'attenzionatì dagli investigatori, fra cui «il dirimpettaio del mio amico Raffaele», che «ogni volta che Melania usciva fuori, anche solo a stendere la biancheria, la fissava», ma non era «una cosa eclatante», e Parolisi ne ha già riferito agli inquirenti. Alla fine, provato, lascia la diretta tv: «vorrei adempiere al mio compito di padre», e se ne va.

"LA MATTINA IN OSPEDALE E AL SUPERMERCATO" «La mattina verso le 8.30 avevamo una visita dal fisiatra per la piccola. Siamo andati all'ospedale di Ascoli Piceno. Dopo essere usciti ci siamo fermati al bar dell'ospedale e poi abbiamo raggiunto la macchina nel parcheggio». Lo ha detto a «Chi l'ha visto?» Salvatore Paolisi, il marito di Carmela Melania Rea, la donna di 29 anni assassinata e ritrovata mercoledì pomeriggio nell'area delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), ad una decina di chilometri dal luogo della scomparsa. «Poi siamo andati al supermercato 'Ipersimpli' che si trova dove è il campo sportivo. Poi siamo andati in un altro negozio per comprare un giocattolino per un neonato - ha aggiunto - Avendo comprato delle uova pasquali abbiamo pensato di portarle a casa per non farle sciogliere in macchina. La giornata era estiva».


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MELANIA, TRE I SOSPETTI.
IL MARITO: "SU DI NOI SCRITTE
TANTE COSE BRUTTE"



 
    
          ASCOLI PICENO - «Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia, insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l'ho detto, a chi di dovere». Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, misteriosamente assassinata in un bosco, è un fiume in piena: ce l'ha con i giornalisti, «perchè voi dovete vendere, e che la gente stia male poco vi importa», e alterna lacrime e lucidità nel rispondere, al telefono, alle domande che tutti da giorni si fanno: su come la moglie sia scomparsa nel nulla mentre era con lui e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco, sull'orario in cui Salvatore ha dato l'allarme, le prime ricerche, e più ancora sulla vita di coppia, le amicizie, i possibili dissapori. «Vi renderete conto - attacca - che le vostre insinuazioni o presunte certezze fanno male, che sono state scritte cose false? Chiedete a me se sono passati 20, 50 o 60 minuti (dal momento della sparizione di Melania all'allarme dato dal marito, ndr) ma non penso di dover dare riposte a voi. Non devo star qui a spiegare...». Anche se, annuncia, questa sera «sarò in diretta a Chi l'ha visto», la trasmissione Rai. «Forse sono stato troppo onesto - continua il caporalmaggiore -, i primi giorni ho lanciato un messaggio, ho detto 'rispettate il mio dolorè, verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. E invece, nessuno mi ha rispettato, e a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente». «Ma non sono solo io che sto soffrendo, i mia suoceri, la mia famiglia soffre, dovreste pensarci prima di logorare l'immagine di una persona». «Io cerco aiuto - ripete - cerco chi ha visto qualcosa, chi può aiutarci a capire. Ancora oggi - piange - non si sa come è morta...». «Spero che si risolva al più presto, per tutti noi».

TRE "ATTENZIONATI", TRA CUI IL MARITO
Non ci sono ancora nè un movente nè degli indagati per la morte di Carmela Melania Rea, ma è concentrata in particolare su tre uomini, appartenenti a tre ambiti diversi l'attenzione dei carabinieri che indagano sull'omicidio della giovane donna scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno il 18 aprile scorso e trovata uccisa a coltellate due giorni dopo nei boschi di Ripe di Civitella (Teramo). Sono il marito della donna Salvatore Parolisi, che ha dato l'allarme, un suo amico, agente di custodia, che ha partecipato alla prima fase delle ricerche, e un conoscente della coppia. Ambiti diversi ma che comunque ruotavano intorno a Melania, la quale - ormai è certo - non aveva una «doppia vita». Nessuno di loro sarebbe iscritto nel registro degli indagati delle Procure di Ascoli Piceno e Teramo che coordinano l'inchiesta per sequestro di persona e omicidio volontario. Ma secondo gli investigatori tutti e tre avrebbero qualcosa da dire in più rispetto a quanto hanno già dichiarato a magistrati e carabinieri. Per questo sono stati risentiti più volte. Ufficiali dei carabinieri di Ascoli sono in queste ore in trasferta in Campania in cerca di riscontri sulle dichiarazioni di Parolisi dopo la scomparsa della moglie, sulla sua ricostruzione del quadro familiare e dei rapporti interpersonali: un quadro corretto, a quanto pare, qualche volta di troppo e con alcuni ritardi nel parlare di cose importanti. Come la relazione extraconiugale (finita un anno e mezzo fa) con una delle reclute femminili da lui addestrate al Rav Piceno. O come un momento di intimità vissuto con Melania proprio nel Bosco delle Casermette una decina di giorni prima della scomparsa di lei. Ammissioni che i carabinieri sono riusciti a tirare fuori faticosamente, solo dopo che ne avevano parlato altri testimoni. E che, specie nel secondo caso, sembrano quasi prefigurare una giustificazione per l'eventuale ritrovamento di tracce biologiche di Parolisi nella pineta.

L'attenzione degli investigatori si concentra anche su un amico del caporalmaggiore, un agente di custodia che lo ha aiutato a cercare la moglie il 18 aprile. In quell'occasione i carabinieri avrebbero notato nell'uomo comportamenti che hanno destato qualche dubbio. È in direzione della frazione di Colle, dove l'agente vive, appena sotto il pianoro di Colle San Marco, che i cani molecolari ieri hanno intercettato qualche traccia di Melania, tanto che sono stati effettuati prelievi che verranno analizzati dai Ris di Roma. La terza persona è un amico di famiglia, residente a Folignano, che recentemente avrebbe manifestato qualche attenzione di troppo nei confronti di Melania. Intanto si lavora per individuare con esattezza se Melania è stata uccisa nel luogo in cui è stata trovata, oppure è stata portata lì morente o già morta. Troppo poco il sangue trovato nella pineta, troppo poco il sangue rimasto nella salma. Secondo gli inquirenti l'aggressione potrebbe essere cominciata altrove, con un copioso spargimento di sangue. La morte dovrebbe essere ricompresa in un arco di tempo che va da poco dopo la sparizione a circa 20 ore prima del ritrovamento.

L'AMICA: "PIC NIC DECISO ALL'ULTIMO MOMENTO"
«Ci dovevamo vedere verso le 16 a casa dei miei genitori. Carmela aveva una sciocchezza, una punta d'ernia e si doveva far visitare. Ma la visita è finita prima del previsto. Dovevano aspettarmi e quindi hanno deciso di andare a San Marco a far giocare la bimba mentre mi aspettavano». Lo ha detto in un'intervista a 'Chi l'ha Visto?' Sonia, l'amica di Carmela Rea, la donna uccisa e trovata morta a Ripe di Civitella, sottolineando quindi che il pic nic era stato deciso solo all'ultimo momento. «Alle 14.40 l'ho chiamata e lei non mi ha risposto», ha raccontato l'amica e ha aggiunto:«Solo un animale poteva fare una cosa del genere»

NESSUNA "DOPPIA VITA" Nessun elemento che potesse dare pensare ad una «doppia vita» di Carmela Melania Rea, scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e ritrovata uccisa a coltellate in un bosco del Teramano, è emerso nel corso delle indagini fin qui svolte. Gli investigatori di Ascoli e Teramo smentiscono oggi qualsiasi ipotesi che la donna avesse frequentazioni diverse dal contesto familiare e delle amicizie più strette. Una convinzione negli inquirenti, confortata anche dall'analisi dei tabulati telefonici relativi alle due sim card intestate alla donna e sull'uso del programma di chat Messenger che utilizzava per stare in comunicazione con i parenti e le amiche più care. Stamane è in corso presso il comando provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno una riunione operativa coordinata dal comandante provinciale Alessandro Patrizio per calendarizzare le attività che verranno espletate in giornata nell'ambito delle indagini: in vista altre audizioni di testimoni e persone informate sui fatti. Proseguiranno i sopralluoghi di carabinieri, forestale e guardia di finanza con i rispettivi cani da ricerche sia a Colle San Marco, sia al Bosco delle Casermette dove è stata ritrovata cadavere. Si cerca in particolare un luogo, fra questi due punti, dove la donna e l'assassino potrebbero aver sostato, prima di arrivare nella pineta dove è stata ritrovata morta. Verrà approfondita la testimonianza di una persona che ha raccontato di aver visto fra le 15:30 e le 16 del 18 aprile una donna «andare velocemente» lungo la strada che dal pianoro di San Marco, scende verso Ascoli. Proprio in quella zona c'è il bivio per la frazione Colle dove ieri i cani molecolari hanno fiutato qualche traccia tanto che sono stati effettuati prelievi in un pezzo di terra, ora in corso di analisi. In quella zona risiede anche una persona che fra i primi ha partecipato alle ricerche e sarebbe per questo salito in macchina con Parolisi, che conosceva già. L'odore di Carmela potrebbe semplicemente averlo «acquisito» sedendo nel sedile del passeggero dell'auto, dove prima era stata seduta Melania, quando col marito era andata in auto al San Marco. Sempre oggi verranno sentiti anche alcuni studenti di una scuola ascolana che il 18 aprile erano al pianoro a Colle San Marco dove avrebbero notato la presenza di Melania e Salvatore insieme alla bambina.


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MELANIA, UNA LUNGA AGONIA:
"ABBANDONATA SUL PRATO"


 
    
          ASCOLI PICENO - Melania Rea non è morta subito dopo l’aggressione. La sua è stata una lunga agonia. Il corpo della giovane donna di Folignano - scomparsa il 15 aprile sul pianoro di Colle San Marco dove era in gita con il marito e la figlia e ritrovata cadavere due giorni dopo nella pineta di Ripe di Civitella - si è contratto in uno spasmo estremo mentre l'assassino, dopo averle inferto trentacinque coltellate e infilato una siringa sotto il seno sinistro, si allontanava indisturbato.
Lo raccontano le dieci pagine della relazione consegnata ieri alla Procura di Ascoli Piceno dal professor Adriano Tagliabracci, il medico legale che ha effettuato l'esame autoptico sul cadavere della donna. Sotto le unghie di Melania il perito ha scoperto terriccio e aghi di pino che saranno ora esaminati nei laboratori dei carabinieri del Ris di Roma. Il dato rivela che le sue mani hanno artigliato il terreno in un'ultima, dolorosa contrazione. La presenza di aghi e di terriccio scuro quindi confermerebbero definitivamente che Melania Rea è stata uccisa accanto al chiosco della pineta di Ripe di Civitella, lo stesso posto dove una decina di giorni prima si era appartata con il marito, Salvatore Parolisi.
"È un primo rapporto sommario che necessita di ulteriori approfondimenti", spiegano gli investigatori, secondo i quali l’assassino ha avuto anche la possibilità di lavare il sangue di cui certamente si era macchiato. A pochi metri dal chiosco c'è infatti una fontana che è ora sotto l'esame degli specialisti delle investigazioni scientifiche, scrive oggi Repubblica. "Le indagini continuano in direzioni diverse dato che nessuna verità è assoluta", ha spiegato ieri il colonnello Alessandro Patrizio, comandante del Comando Provinciale dei carabinieri di Ascoli.
Ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo sono partiti per Fratta Maggiore, paese natale di Salvatore Parolisi che lì ha vissuto a lungo con la moglie per ricostruire il rapporto matrimoniale della coppia. L'esame dei tabulati telefonici ha permesso intanto di stabilire che Melania, prima di scomparire, non ha ricevuto chiamate sospette. In più la cella di Ripe di Casellette che alle 15,20 (venti minuti dopo la sua scomparsa) ha agganciato il suo cellulare si è collegata anche con il telefono del marito. "È una cella che copre un vasto raggio, arrivando sino ad Ascoli e sovrapponendosi ad altre celle", spiegano gli investigatori sottolineando la difficoltà dell'analisi dei tabulati telefonici.


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MELANIA, LA VERITÀ DAI RIS:
ESAMI SU TRACCE DI SANGUE
NELL'AUTO DEL MARITO


 
    
         ASCOLI PICENO - Forse la svolta è vicina nel giallo di Carmela Melania Rea, la ragazza trovata morta sul pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno. Nell'auto di Salvatore Parolisi, suo marito, sul sedile del passeggero, sono state rinvenute piccole tracce di sangue. Sarà compito dei carabinieri del Ris di Roma esaminarle oggi e definirne la provenienza. Esami aranno effettuati anche sugli altri reperti recuperati sul luogo del delitto: il cellulare della donna, la siringa e il laccio emostatico, i pantaloncini corti e alla maglia che il marito indossava quel giorno. Il marito disse agli inquirenti che lui e Melania, una decina di giorni prima della scomparsa, erano stati nel bosco a Ripe di Civitella, dove poi la donna è stata trovata cadavere, e avevano avuto un momento di intimità: una dichiarazione apparsa come un tentativo di mettere le mani avanti nel caso emergessero nel luogo tracce biologiche riconducibili all'uomo.

IL MARITO: "SU DI NOI SCRITTE TANTE COSE BRUTTE" «Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia, insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l'ho detto, a chi di dovere». Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, misteriosamente assassinata in un bosco, è un fiume in piena: ce l'ha con i giornalisti, «perchè voi dovete vendere, e che la gente stia male poco vi importa», e alterna lacrime e lucidità nel rispondere, al telefono, alle domande che tutti da giorni si fanno: su come la moglie sia scomparsa nel nulla mentre era con lui e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco, sull'orario in cui Salvatore ha dato l'allarme, le prime ricerche, e più ancora sulla vita di coppia, le amicizie, i possibili dissapori. «Vi renderete conto - attacca - che le vostre insinuazioni o presunte certezze fanno male, che sono state scritte cose false? Chiedete a me se sono passati 20, 50 o 60 minuti (dal momento della sparizione di Melania all'allarme dato dal marito, ndr) ma non penso di dover dare riposte a voi. Non devo star qui a spiegare...». Anche se, annuncia, questa sera «sarò in diretta a Chi l'ha visto», la trasmissione Rai. «Forse sono stato troppo onesto - continua il caporalmaggiore -, i primi giorni ho lanciato un messaggio, ho detto 'rispettate il mio dolorè, verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. E invece, nessuno mi ha rispettato, e a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente». «Ma non sono solo io che sto soffrendo, i mia suoceri, la mia famiglia soffre, dovreste pensarci prima di logorare l'immagine di una persona». «Io cerco aiuto - ripete - cerco chi ha visto qualcosa, chi può aiutarci a capire. Ancora oggi - piange - non si sa come è morta...». «Spero che si risolva al più presto, per tutti noi».


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MELANIA, NELLA PINETA
TROVATO UNO SCONTRINO.
IL MARITO: "DARÒ IL DNA"


 
    
          ASCOLI PICENO - È uno scenario complesso quello in cui è avvenuto l'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma di 29 anni trovata uccisa in una pineta nel Teramano. Così lo descrive il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno col. Alessandro Patrizio, che fin dall'inizio aveva avvertito: «non sono indagini facili». Non lo sono perchè non c'è ancora un movente cui ricondurre questa barbara uccisione, e per questo gli investigatori stanno valutando e scartando via via una serie di ipotesi, anche le più «bizzarre», o che addirittura vedano la Rea «agnello sacrificale» in una mattanza giustificata da «situazioni esterne». «Io - dice il col. Patrizio - gioco su più tavoli. Non ci fermiamo alle apparenze, anche se pure le apparenze hanno importanza». E così, mentre in procura ad Ascoli continuano a sfilare i testimoni, il marito di Melania, Salvatore Parolisi, si mostra in televisione per scrollarsi di dosso i sospetti che inevitabilmente lo hanno toccato. Ieri a Chi l'ha visto, e oggi a La vita in diretta, Parolisi, tra continui accenni di pianto, si lamenta per le falsità che legge su di lui e la sua famiglia. Non sono io a dovermi giustificare, sembra voler dire, «sono altri che devono fare il loro lavoro, per fare giustizia, giustizia tra virgolette».

E chissà, si chiede, se giustizia sarà mai fatta. E ancora: «Sono disposto a dare anche il mio sangue per il Dna», per essere una volta per tutte escluso dalle indagini. Il caporalmaggiore ha già spontaneamente consegnato i vestiti che indossava il giorno della scomparsa della moglie e le chiavi dell'auto, che non è sotto sequestro. Sull'auto, peraltro, sono state trovate tracce ematiche, ma sembrano vecchie. E poi Parolisi, istruttore al Reggimento Piceno, dove insegna tecniche di movimento, non è raro che abbia ferite sul corpo. Di sicuro non ne aveva dopo la scomparsa della moglie, quando con i carabinieri ha cominciato a battere palmo palmo la zona. Della cerchia più vicina alla coppia, dove gli investigatori stanno ancora scavando, fa parte anche Raffaele, una guardia carceraria che Salvatore ha chiamato per andare a cercare Melania. «Grossa fiducia» nell'amico, che sarebbe tra gli 'attenzionatì insieme ad altre persone, fra cui, un dirimpettaio dagli sguardi insistenti, un operaio amico di famiglia (che però quel giorno era al lavoro) e, sembra, una soldatessa. Certo che l'ambiente militare qualcosa può offrire alle indagini.

Ma il Reggimento è un fortino:«speriamo che le indagini si concludano presto. Noi continuiamo a lavorare», è l'unico commento che esce da lì. Accertamenti sono in corso sulla donna vista il giorno in cui Melania è scomparsa a circa un chilometro dal Pianoro di Colle San Marco. La donna non correva ma camminava a passo sostenuto. Il testimone che l'ha vista non ha saputo dire se si trattasse o meno di Melania. Potrebbe essere anche una donna coinvolta nel rapimento e nell'omicidio della Rea. Il bivio Colle è peraltro una strada alternativa per raggiungere Ripe di Civitella, dove è stato trovato il cadavere, dal pianoro di Colle San Marco. La tempistica è importante, per questo le speranze sono legate anche a uno scontrino - con la data del giorno della scomparsa o quello successivo - trovato in un cestino dei rifiuti nella pineta del Teramano. Qualcuno ha comperato forse un panino e una bibita per fare un picnic; utile sarebbe sapere da quella persona qual era lo stato dei luoghi. Insomma, si scava tra amicizie, parentele, ambiti lavorativi delle persone che avevano un qualche legame con Melania, e Salvatore. La giovane donna potrebbe aver visto o sentito qualcosa che non doveva? E per farla tacere, è possibile che abbia agito più d'una persona? Una che la preleva al Pianoro di San Marco e la porta in un luogo convenuto, un'altra che la 'scaricà nella pineta abruzzese, ancora agonizzante? «Non sono indagini facili», ripete il col. Patrizio, in attesa degli accertamenti tecnici dei Ris e mentre proseguono le indagini 'tradizionalì, per arrivare al movente che porterà all'assassino.

LUNGA AGONIA SUL PRATO Melania Rea non è morta subito dopo l’aggressione. La sua è stata una lunga agonia. Il corpo della giovane donna di Folignano - scomparsa il 15 aprile sul pianoro di Colle San Marco dove era in gita con il marito e la figlia e ritrovata cadavere due giorni dopo nella pineta di Ripe di Civitella - si è contratto in uno spasmo estremo mentre l'assassino, dopo averle inferto trentacinque coltellate e infilato una siringa sotto il seno sinistro, si allontanava indisturbato.
Lo raccontano le dieci pagine della relazione consegnata ieri alla Procura di Ascoli Piceno dal professor Adriano Tagliabracci, il medico legale che ha effettuato l'esame autoptico sul cadavere della donna. Sotto le unghie di Melania il perito ha scoperto terriccio e aghi di pino che saranno ora esaminati nei laboratori dei carabinieri del Ris di Roma. Il dato rivela che le sue mani hanno artigliato il terreno in un'ultima, dolorosa contrazione. La presenza di aghi e di terriccio scuro quindi confermerebbero definitivamente che Melania Rea è stata uccisa accanto al chiosco della pineta di Ripe di Civitella, lo stesso posto dove una decina di giorni prima si era appartata con il marito, Salvatore Parolisi.
"È un primo rapporto sommario che necessita di ulteriori approfondimenti", spiegano gli investigatori, secondo i quali l’assassino ha avuto anche la possibilità di lavare il sangue di cui certamente si era macchiato. A pochi metri dal chiosco c'è infatti una fontana che è ora sotto l'esame degli specialisti delle investigazioni scientifiche, scrive oggi Repubblica. "Le indagini continuano in direzioni diverse dato che nessuna verità è assoluta", ha spiegato ieri il colonnello Alessandro Patrizio, comandante del Comando Provinciale dei carabinieri di Ascoli.
Ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo sono partiti per Fratta Maggiore, paese natale di Salvatore Parolisi che lì ha vissuto a lungo con la moglie per ricostruire il rapporto matrimoniale della coppia. L'esame dei tabulati telefonici ha permesso intanto di stabilire che Melania, prima di scomparire, non ha ricevuto chiamate sospette. In più la cella di Ripe di Casellette che alle 15,20 (venti minuti dopo la sua scomparsa) ha agganciato il suo cellulare si è collegata anche con il telefono del marito. "È una cella che copre un vasto raggio, arrivando sino ad Ascoli e sovrapponendosi ad altre celle", spiegano gli investigatori sottolineando la difficoltà dell'analisi dei tabulati telefonici.


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