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MColLaCiuRi
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NAPOLI - «Embè? Pupilla non significa niente di male. Certo, il presidente vuole bene a Noemi. Non è una novità». Casa Letizia risponde alle accuse di Ruby Rubacuori. Dalle intercettazioni risulta che la marocchina abbia detto ad Antonio Passaro, che le chiedeva come la chiamasse il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «Lo chiamo papi, ma Noemi è la pupilla, io sono il c...». Noemi, che un anno e mezzo fa ricevette la visita a sorpresa e un collier con un brillante dal premier alla festa per i suoi 18 anni, si difende con un'intervista al Corriere del Mezzogiorno. «Non so che cosa abbia in testa, ma io nell’ultimo anno non sono stata ad Arcore. Ha qualche mia fotografia? Se dice certe cose deve provarle: potrei querelarla. Non l’ho mai conosciuta. Non paragonatemi a lei. È il mio opposto: io sono una brava ragazza italiana; vivo a casa e studio». Anche il padre Elio parla della figlia come una ragazza senza grilli per la testa. «Mia figlia non ha nulla a che vedere con questa storia. Studia all’università. È iscritta a Psicologia. Ora farà pure un film. Una commedia. Ma noi siamo gente con i piedi per terra. Gente all’antica: prima lo studio e poi il divertimento e lo spettacolo». La biondina di Casoria continua: «Berlusconi? Non l’ho visto, da parecchio». E parla degli incontri nelle residenze di Berlusconi: «Ma quale sesso e droga. Si cena e basta: come andare al ristorante. Io ci sono stata con i miei genitori e anche quando sono andata da sola, a Villa Certosa, ho partecipato a una cena tranquillissima, normale. Nessun dopocena». Il padre conferma, prevedibilmente, le parole della figlia: «Mia figlia è impegnata nello studio, non ha più visto Berlusconi e lo confermo. Potremmo vivere anche con un tozzo di pane e un po’ d’acqua. Non chiediamo nulla a nessuno e non chiederemo mai nulla. Solo di stare in pace» . E conclude: «L’ho sentito per Natale, per gli auguri. In occasione dei compleanni. Ma non abbiamo alcuna intenzione di continuare con questo stillicidio mediatico. Ci abbiamo rimesso in termini di salute, ma nessuno ci ha dato nulla. Né, tantomeno, abbiamo mai chiesto nulla. Siamo contenti così: di essere una famiglia di persone perbene. Abbiamo rinunciato a molte proposte, tra cui quella di scrivere un libro. La linea di profumi? Tutto pronto, ma meglio attendere tempi migliori. Nessuno ci corre dietro» .
RUBY, I CATTOLICI: "È CHOC, PREMIER FACCIA CHIAREZZA"
Martedì 18 Gennaio 2011 - 20:07 Ultimo aggiornamento: 20:08
ROMA - Dopo la pioggia di rivelazioni sul caso Ruby, il mondo cattolico si ritrova a interrogarsi su cosa stia accadendo, teme per la tenuta del Paese e chiede chiarezza. E se Famiglia cristiana attacca il premier, l'appello di fondo che arriva dai vescovi è alla sobrietà. È questo il messaggio che si coglie nelle poche parole del presidente della Cei, card. Bagnasco. Interpellato dai giornalisti, il presidente della Cei, ha risposto «ha già parlato Avvenire». Una sola frase, ma il rimando è corposo. Oggi il quotidiano dei vescovi titola in apertura 'Carte-choc sul premier' e pubblica un fondo del direttore Marco Tarquinio (rilanciato da Radiovaticana) che analizza tutti gli aspetti del caso. Certo, «al momento ogni accusa è da provare». Ma sentir parlare di «prostituzione minorile ferisce e colpisce».
La questione centrale è riassunta nelle parole pronunciate a settembre da Bagnasco: «In qualunque campo, quando si ricoprono incarichi di visibilità, il contegno è indivisibile dal ruolo». Sempre dagli ambienti legati alla Cei arriva un'altra importante presa di posizione: quella dell'agenzia Sir, che chiede di «fare chiarezza» e al più presto, perchè non si può tenere «sul filo» il Paese. Dopo 20 anni di iniziative giudiziarie che «confliggono con il sistema politico e con la stessa figura di Berlusconi» servono «punti fermi». Dal Vaticano per ora nessuna reazione ufficiale. Da registrare il fatto che l'Osservatore Romano ha pubblicato la nota con cui il Quirinale ha smentito telefonate tra Berlusconi e Napolitano. Interessante anche la scelta di Radiovaticana, che sul proprio sito, senza nessun cenno al caso Ruby, riporta una riflessione del gesuita padre Dariusz Kowalczyk «sulla scarsità dei politici cristiani» di spessore e valore.
Un vero e proprio affondo arriva invece da Famiglia Cristiana, che denuncia «una politica stretta intorno alla presenza di una sola persona, fino a un devastante conflitto fra le istituzioni» e riferendosi a Berlusconi, parla della «personalità di un politico che, forse, ha sbagliato secolo, immaginandosi simile ai signori rinascimentali ai quali tutto era permesso, grazie all'assenza di un'opinione pubblica». Tra i prelati, alla luce del sole prevale la linea della discrezione. Ma dietro le quinte, chi frequenta l'ambiente ed è in grado di descrivere l'umore che circola parla di «grande sconcerto e smarrimento. Sono rimasti spiazzati. È come se all'improvviso avessero percepito qual è la situazione e si chiedessero: 'ma allora era tutto vero?' ». In alcuni ambienti cattolici si fa strada l'idea che Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro. Ma questa resta una posizione sotto traccia. «Disorientamento» è il termine che usa anche il presidente dell'Azione Cattolica, Franco Miano, che si riconosce pienamente nelle posizione di Avvenire. «Non mi interessano le questioni di schieramento - dice - ma i problemi del Paese, il lavoro, la ripresa. La vita quotidiana reclama risposte, recitava un nostro documento di settembre. La richiesta è ancora più valida oggi». Perchè «al di là degli sviluppi dell'inchiesta, emerge la centralità di una questione morale in politica e c'è una grande pericolo corruttivo». «Quel che è accaduto spiazza - aggiunge Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori -. Come cattolici siamo attenti a un atteggiamento sobrio nel privato delle cariche pubbliche. E attenti alla legalità, che vale anche per i magistrati. In tutta questa storia vedo delle certezze: in quella villa non si parlava solo degli interessi dell'Italia. E delle forzature: nella tempistica dell'inchiesta e degli annunci».
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