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Nou pe simpatie: Bianca777 din Brasov
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«Hanno fatto quello che volevano loro». Lo ha detto il pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo durante la trasmissione 'In 1/2 H' in onda su Rai3, a proposito della decisione di affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti da parte degli agenti della Questura di Milano dove la giovane era stata accompagnata il 27 maggio scorso per via di un furto. Quando al pm è stato fatto notare che il ministro Maroni, nella sua relazione alle camere su quanto accaduto quella notte, si è basato anche su una relazione della polizia in cui è scritto «sentito il pm», Annamaria Fiorillo, che ha ribadito di non aver mai autorizzato l'affidamento, ha replicato «E con ciò? Ma poi hanno fatto quello che volevano loro». Di nuovo nel corso della trasmissione si è ritornati a parlare della frase che il pm ha scritto nella sua relazione - «la corda con cui la stanno impiccando» ha osservato Lucia Annunziata - e cioè «non ricordo di aver autorizzato..». A questo proposito il pm ha ripetuto: «Avrei dovuto scrivere ricordo di non aver mai autorizzato». Oltre ad aver di nuovo sottolineato di non essere mai stata convocata per dare la sua versione sulla vicenda e di aver sbagliato nel non rassicurare il commissario capo Giorgia Iafrate (anche lei di turno quella notte), il pm riguardo alle dichiarazioni dei giorni scorsi indirizzate al ministro Maroni ha precisato: «Quello che io ho esternato non riguardava la persona del ministro ma quello che ha detto». Il pm Fiorillo, nel corso della trasmissione, ha ribadito di aver avuto un «insopprimibile impulso» a riaprire la vicenda dell'affido di Ruby «quando ho sentito le parole di Maroni» definite «non conformi» alla sua esperienza diretta. Ha ripetuto di aver ricevuto molte telefonate, anche sei o sette, e che il suo intervento era stato «in ambito penale perchè la ragazza era stata indicata come artefice di un reato e in questo caso il pm dispone». Ha confermato che quando le dissero che Ruby era la figlia o la nipote del presidente egiziano Mubarach: «Dissi 'allora io sono Nefertiti, la regina del Nilò. Mi sembrava una situazione paradossale. Come fa una ragazza con parenti così importanti a stare in mezzo a una strada?», ha fatto notare spiegando che per giunta era già stata identificata e si era scoperto che Ruby era marocchina ed era anche scappata da una comunità. Riguardo all'atteggiamento del commissario capo Giorgia Iafrate, ha spiegato che sembrava «come se fosse tenuta allo svolgimento di quell'atto . Era rigida e io mi sono indispettita e ho avuto con lei una sorta di diverbio. Ho spiegato di nuovo quali erano le mie disposizioni»: la fotosegnalazione, l'inserimento della giovane in una comunità protetta e, qualora non ci fosse stato posto, «trattenerla» finche non fosse stato reperita una struttura che la potesse ospitare. «Poi non mi dicono più niente» ha affermato ancora il pm che ha precisato di aver saputo leggendo i quotidiani della telefonata fatta dal premier quella notte in Questura. Al termine dell'intervista Lucia Annunziata ha chiesto al pubblico ministero se non temeva di avere il trattamento che ha avuto un'altra donna magistrato e cioè Clementina Forleo: «L'ho messo in conto - ha risposto -. Ci sono però cose più grandi che dobbiamo seguire».
HO FATTO UN ERRORE «Io credo di aver commesso un errore quella notte a non insistere sulle mie disposizioni». Lo ha detto il pubblico ministero, Annamaria Fiorillo, del tribunale dei Minori di Milano, intervenuta alla trasmissione di Lucia Annunciata '1/2 h' in onda su Rai Tre in merito al fermo della giovane marocchina Ruby. «Quando mi fu ripetuto dell'illustre parentela - ha raccontato ancora Fiorillo - risposi verifichiamola. Se ne abbiamo certezza e c'è questa persona che chiede la minore in affido allora accertiamo la sua identità e poi procediamo». «Il funzionario della questura con cui parlai - ha continuato il magistrato - aveva un tono molto rigido, come se non potesse fare, dire altro e io sorprendendomi, ho ribadito le disposizioni . Siamo arrivate quasi a un diverbio. Continuava a ripetere che c'era questa persona che voleva la minore in affido mentre io insistevo con le disposizoni già date». «Dovevo capire che il funzionario, sì ricordo che era una donna, era costretta ad agire in quel mondo - ha proseguito nel suo racconto Fiorillo - e avrei dovuto dirle di passarmi i suoi superiori e di procedere come le aveva detto e invece non l'ho fatto».
RICORDO E NON RICORDO NEGLI ATTI«Gli atti relativi a questa mia attività sono tre relazioni di servizio che sono state fatte pervenire in Procura a compendio di altri atti e che sono stati presi in incarico da altri miei colleghi. In seguito il mio procuratore mi ha chiesto informazioni su quella notte e mi ha sollecitato a un ricordo». Cosi la pn Annamaria Fiorillo, del Tribunale dei minori di Milano, alla trasmissione di Lucia annunziata 'In ½ h' in onda su Rai Tre, sul fermo della giovane marocchina. «Quando sono stata chiamata a rinfrescare la memoria ho allegato una lettera - ha spiegato Fiorillo - il mio ricordo a quelle relazioni di servizio. E io scrissi: 'Espongo quanto emerge dal mio ricordo: ricordo che .... e ricordo ancora... e alla fine ho conclso con 'Non ricordo di aver autorizzato l'affidamento della minorè. E forse avrai dovuto scrivere: ricordo di non aver autorizzato l'affidamento della minore».
MARONI? RAGION DI STATO Potrebbe essere stata «una ragion di Stato» a portare il ministro dell'interno Roberto Maroni ad affermare davanti alle Camere che la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi quando Ruby venne accompagnata in Questura e poi affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti tutto avvenne in modo regolare e con l'ok della pm della Procura dei minorenni. Lo ha sostenuto il pm dei minori Annamaria Fiorillo, di turno quella notte, durante la trasmissione 'In 1/2 H' in onda su Rai 3 e condotta da Lucia Annunziata Il pm che ha negato di aver dato l'autorizzazione all'affido, rispondendo alla domanda se il ministro sia stato o meno in buonafede ha affermato: «Non sono in grado di valutare se c'è buonafede o malafede. Non mi compete assolutamente questo aspetto. Però osservo - ha proseguito - che ognuno di noi ha la responsabilità del ruolo che sta rivestendo e in quel momento il ministro parlava come un membro del governo quindi rispetto a questa cosa avrà le sue responsabilità politiche ma anche delle ragioni politiche. Potrebbe essere, chiamandola in modo molto generico, una ragion di Stato ». «Ma io penso - ha detto ancora il pm - che qualunque ragione per quanto grande e importante sia, non può essere così assorbente da consentire la violazione della legalità».
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